Il mito di Asclepio e Glauco rappresentato nell’Ofiuco

Illustrazione del Mercatore, le due costellazioni del Serpente e dell’Ofiuco

Ofiuco deriva dal greco ofioukos (Ὀφιοῦχος), tradotto in latino anguitenens, ovvero “colui che tiene il serpente”.

Com’è noto, lo Zodiaco è suddiviso in 12 segni, in ognuno dei quali il Sole rimane per circa un mese, cioè per 30 giorni. Si tratta di una lunghezza convenzionale ed apparente, perché la lunghezza reale sull’eclittica delle costellazioni che danno nome ai segni non corrisponde a quella dello Zodiaco. Per esempio il Toro è lungo 35 giorni, mentre lo Scorpione solo 7. L’eclittica taglia non 12 ma 13 costellazioni, perché tra Scorpione e Sagittario c’è il segno Ofiuco, il tredicesimo, il cui periodo astronomico va dal 30 novembre al 17 dicembre circa, al cui interno si verifica il novilunio del serpentario.

Tredici sono infatti i cicli lunari che caratterizzano l’anno astronomico, durante i quali la luna assume le fasi “nuova”, “crescente”, “piena” e “calante”. Il calendario lunare islamico, e quello “lunisolare” ebraico, derivano entrambi dal calendario babilonese, in cui l’inizio del mese era calcolato sull’osservazione della luna “nuova”.

La distinzione tra astrologia ed astronomia, nell’osservazione dei segni, è necessaria per un aspetto sostanziale, in quanto i segni zodiacali non corrispondono alla posizione reale delle costellazioni del cielo. Il punto equinoziale infatti si è spostato, ed attualmente non si trova più nel segno dell’Ariete (in cui coincideva l’equinozio di primavera), ma nel segno dei Pesci. L’asse terrestre, per effetto della precessione degli equinozi, così come definita da Ipparco, si inclina ogni anno di 50”26 circa, salvo perturbazioni del moto terrestre (che possono essere causate anche da cataclismi), ovvero un grado ogni 72 anni, una rivoluzione completa ogni 25.920 anni circa. Se nel 60 a.C quindi l’equinozio di primavera cadeva nel segno dell’Ariete, nel 2100 dopo Cristo, cadrà nel segno dei Pesci.

Sorvolando sul noto significato catastrofico che la tradizione ebraico-cristiana attribuisce alla precessione degli equinozi, che sarebbe semplicemente causata dall’effetto gravitazionale della Luna intorno all’asse terrestre ( il computo del tempo basato sulla divisione dello Zodiaco deve quindi cambiare ogni 2160 anni)  la questione era nota già dall’antichità e questo computo venne effettuato con ritardo, fin dal VIII secolo a.C., sotto il regno del re babilonese Nabossar.

L’introduzione del calendario attuale si rese necessaria durante il periodo di papa Gregorio XIII, nel 1582. Il calendario gregoriano fu introdotto con la bolla Inter Gravissimas, proprio per evitare il continuo spostarsi in avanti dei giorni e dei mesi rispetto al moto terrestre ed al calendario astronomico.

Asclepio e Glauco

Asclepio, secondo uno dei miti più diffusi in antica Grecia, era figlio del dio Apollo e Coronide, figlia del re tessalo Flegia. Apollo, avendo saputo che Coronide, ancora incinta di suo figlio, aveva ceduto all’amore di un mortale, Ischi, figlio di Elato, uccise la moglie infedele. Ma, mentre Coronide bruciava sulla pira funebre, Apollo, preso dal rimorso, con l’aiuto di Ermes, strappò dalle sue viscere il bimbo prima che le fiamme ne consumassero il corpo.

Il bambino, Asclepio, fu affidato al centauro Chirone, che lo educò alla medicina, alla chirurgia, ed allo studio dei farmaci, al punto che scoprì un rimedio per risuscitare i morti, tra questi riportò in vita Capaneo, Licurgo, Glauco (figlio di Minosse) e Ippolito (figlio di Teseo).

Ade, temendo che la sua scoperta potesse sconvolgere l’ordine dell’universo, lo fece folgorare da Zeus. Poi, pentitosi, lo fece risuscitare ponendo la sua immagine tra le stelle con un serpente tra le mani.

Il serpente è giustificato mitologicamente da un secondo mito. Mentre Asclepio stava cercando il modo di risuscitare Glauco, annegato in una giara di miele mentre inseguiva un topo, ad un tratto un serpente tentò di salire sul suo bastone. Dopo aver ucciso il serpente con lo stesso legno, giunse un altro serpente con in bocca un’erba che ripose sul capo del primo serpente, facendolo tornare in vita. Asclepio utilizzò la stessa erba per Glauco, che così ritornò in vita.

Il mito dei rettili sarebbe comunque più antico, grazie alle caratteristiche farmacologiche del proprio veleno che, usato in piccole dosi, ha proprietà terapeutiche. Il serpente anticamente era già consacrato al culto delle Dee Madri ed alla Luna, ed è simbolo della prevalenza della Luna rispetto al Sole durante il semestre invernale.

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