L’Enfer et son Double…

“The big tradition, I think, is unity. And I have that in mind; and with that, you know, you could break all the traditions- all the other so-called rules, because they are stylistic.. and most are not true. As long as the marks are related to one another, there is unity. Unity in the work itself depends on unity of the artist’s vision.” Roy Lichtenstein

Se il mondo prende una piega delirante, dobbiamo assumere un punto di vista delirante. Di fronte alla stretta compenetrazione tra comunicazione (linguistica, ma non solo) e lavoro salariato, l’ideologia postmoderna esalta la “libertà” della prima, occultando la barbarie della seconda. Una critica radicale alla società capitalistico-finanziaria contemporanea non può quindi che partire dalla critica della tradizionale filosofia del linguaggio.

I sintomi della crisi si accumulano al punto in cui lo spettacolo è costretto a parlare della sua stessa rovina, evocando i veri nemici del disastro.

Al limite di una strategia volta alla destrutturazione del codice del comando e del controllo si trova la la perdita delle referenze e delle somiglianze del codice del “segno” stesso.

“Di tutte le protesi che punteggiano la storia del corpo, quella del doppio è sicuramente la più antica.” (J.Baudrillard – La Trasparenza del Male)

Nel corso del ‘900, l’Arte è diventata macchina riproduttrice della forma-segno. Lo stesso per la produzione, entrata nella fase della produzione artistica attraverso l’estetica dei prodotti.

L’industria della moda e della pubblicità, tra tutte, hanno rinchiuso il soggetto in una estetica funzionale del corpo, proiettata nelle immagini pubblicitarie del “doppio”, attraverso le quali si viene intrappolati nei propri ideali narcisistici.

Il doppio non è protesi, è una figura immaginaria che assilla il soggetto, come altro da sè, come il riflesso nello specchio, come l’ombra.

L’immagine della ricchezza immaginaria del doppio poggia sull’immaterialità, “…è, e resta, un fantasma”, anche nella sua clonazione in un codice matrice dell’identico, reiterazione del medesimo, puntiforme, pixellato, renderizzato, serializzato. E’ questo immaginario costruito (per immagini) che traccia la carta dei segni riflessi e mediati dai modelli di massa, puntati sui desideri individuali.

The young man stepped into the hall of mirrors
Where he discovered a reflection of himself
Even the greatest stars discover themselves in the looking glass

Sometimes he saw his real face
And sometimes a stranger at his place
Even the greatest stars find their face in the looking glass

He fell in love with the image of himself
and suddenly the picture was distorted
Even the greatest stars dislike themselves in the looking glass

He made up the person he wanted to be
And changed into a new personality
Even the greatest stars change themselves in the looking glass

(Kraftwerk – The Hall of Mirrors)

Licenza Creative Commons

Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia.

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