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Archivio mensile:gennaio 2012

“Attimo per attimo, ognuno scaturisce dal nulla. Ecco la vera gioia della vita”

Vivere nel regno della natura significa morire in quanto piccolo essere, attimo per attimo. Quando perdiamo il nostro equilibrio, moriamo, ma nello stesso tempo ci evolviamo anche, cresciamo. Tutto ci appare nell’atto di cambiare, di perdere il proprio equilibrio. La ragione per cui ogni cosa appare meravigliosa è che si trova in uno stato di sbilanciamento, mentre però il suo sfondo resta sempre in perfetta armonia.

La pratica degli antichi pittori di shikishi era quella di porre su carta l’inchiostro in un disordine artistico. Ciò è alquanto difficile. Anche se ci si sforza intenzionalmente di farlo, di solito il risultato appare sempre disposto secondo un certo ordine. Credete di avere il controllo, ma non lo potete avere; è quasi impossibile disporre l’inchiostro senza assolutamente alcun ordine.

Dopo che il vento cessa vedo un fiore cadere. Per il canto dell’uccello scopro la calma della montagna.

Prima che accada qualcosa nel regno della calma, noi non sentiamo la calma; solo quando qualcosa accade all’interno della calma noi la scopriamo veramente.

Per la luna c’è la nuvola; per il fiore c’è il vento.

(Liberamente tratto da: Shunryu Suzuki-roshi, Mente Zen)

Se la violenza si esercita senza altro garante che se stessa, senza nessuna istanza che la preceda (evidentemente, quindi, anche quando invoca un’istanza che l’autorizzi e la giustifichi), ciò si manifesta nel legame essenziale che essa ha con l’immagine. La violenza si mette sempre in immagine, e l’immagine è ciò che, da sé, si porta davanti a sé e si autorizza da sé. (…) Non del carattere mimetico che la doxa (dal greco δόξα , ‘opinione’ pubblica) attribuisce al termine “immagine”, ma dal fatto che, anche se mimetica, l’immagine deve comunque valere da se stessa e per se stessa, altrimenti finisce per essere solo un’ombra o un riflesso e non un’immagine (ed è proprio come un’ombra o come un riflesso che l’anti-mimetismo filosofico la tratta, mostrando così, però, quanto sia sensibile all’affermazione di sé dell’immagine e nell’immagine).

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“The Arab spring, and the riots that are shaking the Arab world, causing the falling of the regimes, are marked by the impact of social networks and the birth of the young Arab people of the web”.

We are people of the land. (Egyptian Tweet quoted on Washington Post)

In the beginning  was the Image and the image was with Twitter, even before getting owned by  Mainstream Media. 
Every revolution of the past century has been made, as well as represented, even (sometimes especially) with the images, and today digital information adapt technically to their dissemination through the world.


Social Networks are like an intangible medium that invite us to live in a simulated world, where everything is built, fabled and invented according to our needs. The difference is that we can choose, customising the contents and the meanings in the flow of information that invades us, anytime we connect to internet, as soon as we “turn on” our computers.
 The aesthetics digital realism of the images is the same of the pictures, more complex perhaps, which “metaphysics” of the real is always linked to the attempt to represent the matter the dreams are “made of”.

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Fotografia esatta dell’Italia di oggi, il naufragio della Carnival Costa “Concordia”, avvenuto venerdì 13 gennaio, sta assumendo tutte le caratteristiche di una “rappresentazione mitologica” nella quale poter scorgere tutti i difetti e le virtù degli italiani, quasi come fosse diventato un necessario rito di passaggio destinato ad avere un impatto decisivo sull’interpretazione e sull’applicazione delle norme e delle regole nel nostro paese, sull’organizzazione del tempo libero, sul marketing, sulle agende setting dei media, sul significato del Potere e del comando, sulle competenze, sui ruoli, sulle mansioni e probabilmente anche sul significato delle trasformazioni imposte dall’innovazione tecnologica ed informatica.

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Laura Knight (1877-1970), “A Dark Pool”

 

…voi siete vicini al mare e ascoltate le onde. Voi ascoltate il mare e sentite il rumore di un’onda, e ho un’ appercezione: distinguo un’onda. E Leibniz dice: voi non sentireste l’onda se non aveste avuto prima una piccola percezione inconscia del rumore di ogni goccia d’acqua che scivola l’una in rapporto all’altra, e che fanno l’oggetto delle piccole percezioni. C’e’ il rumore di tutte le gocce d’acqua, e voi avete la vostra piccola zona di chiarezza, cogliete chiaramente e distintamente una risultante parziale di questo infinito di gocce, di questo infinito del rumore, e ne fate il vostro piccolo mondo, la vostra proprietà. (G. Deleuze, Seminario su Leibniz, 15 aprile 1980)

Se disprezzano, temono e tirannizzano le bestie, è perchè una bestia è nascosta in loro e si sono inventati, per domarla, uno Spirito chiamato a governare il corpo ed il mondo.

Non attribuiscono la loro superiorità sugli animali all’arte di spingere più avanti la libertà naturale, ad una scienza dell’armonia che li sbarazzerebbe di questo terrore, tanto universalmente presente tra le bestie, di essere o mangiati o affamati. No, ciò che li distingue dai loro “fratelli inferiori” dipende da una misteriosa sostanza, da uno Spirito.

Privati di un tale privilegio l’orso, il cane, il ratto lavatore cadono nella disgrazia di dover cercare la loro pietanza vagando per savane, foreste e strade; gli uomini, invece, avendolo ereditato dagli dei, godono non della felicità ma dell’oro, simbolo di una superiorità che permette di ottenere tutto.

L’onore così conferito da una potenza sottile e volatile li convince a trattare come delle vere bestie allo stato bruto coloro che si trovano ad un livello inferiore nella gerarchia dello spirito. Chiamamo dunque asini calzati e vestiti, montoni arrabbiati, porci o macachi le mandrie senz’anima di contadini, di proletari, di colonizzati, sottomessi al giogo di un pastore, re, prete, generale o burocrate. Lo stesso discredito ingloba, del resto, gli improduttivi, donne e bambini incessantemente indotti in tentazione dai demoni della lussuria e del divertimento.

La valutazione secondo lo spirito, che situa l’uomo al di sopra della donna e l’uomo bestiale al di sotto dell’uomo essenziale, agisce allo stesso modo di una società per azioni i cui dividendi siano pagati in risentimenti e vessazioni. Il principio, per quanto monarchico fosse in origine, conviene pure alla democrazia. Nessuno è in effetti così rozzo, così sommario, così sprovvisto di beni e di potenza da non prevalersi nella sua “qualità” di uomo per battere la sua donna, picchiare il gatto, malmenare immigrati e bambini. Chi vuol fare l’angelo ha bisogno di una bestia.

Quale ammirevole giustizia nella cascata di disprezzo che si riversa da un individuo sull’altro, dal capo supremo fino alla cloaca dell’animalità dove vengono evacuati, sotto il segno del capro espiatorio, i sensi di colpa, le paure, le impotenze di coloro che si atteggiano a signori della creazione.

(Tratto da:Raoul Vaneigem, Ai ViventiL’orrore della bestia rimossa.)

Dragone, olio su legno, scuola cinese, XIX° secolo

 

Una ciotola del monaco per calmare i draghi
ed un bastone per separare le tigri che combattono.
Anelli di metallo in cima al bastone
tintinnano chiaramente.
La forma di queste espressioni non va presa alla leggera
Il prezioso bastone del Tathagata
ha lasciato tracce da seguire .


(dal Canto dell’Illuminazione,  證道歌, di Yongjia Xuanjue, 永嘉玄覺)


Roy Lichtenstein, "I Can See the Whole Room! ... and There's Nobody In It!", 1961

“No control machine so far devised can operate without words, and any control machine which attempts to do so relying entirely on external force or entirely on physical control of the mind will soon encounter the limits of control.”

(William Burroughs, The Naked Lunch)

Per la maggior parte di noi è molto difficile tenere costantemente presenti i limiti e la relatività della conoscenza concettuale. Poichè la nostra rappresentazione della realtà è molto più facile da afferrare che non la realtà stessa, noi tendiamo a confondere le due cose ed a prendere i nostri concetti e i nostri simboli come fossero la realtà. Uno dei principali scopi del misticismo orientale è quello di liberarci da questa confusione. I buddisti Zen dicono che serve un dito per indicare la luna: ma non ci si sta più a preoccupare del dito quando si è individuata la luna.

Il saggio Taoista Chuang-Tzu ha scritto:

“Il fine della nassa è il pesce: preso il pesce metti via la nassa. Il fine del calappio è la lepre: presa la lepre metti via il calappio. Il fine delle parole è l’idea: afferrata l’idea metti da parte le parole”.

(Da Frijof Capra, Il Tao della Fisica)

Durante il periodo Kamakura, Shinkan studiò la dottrina di Tendai per sei anni e poi studiò lo Zen per sette anni; poi andò in Cina dove contemplò lo Zen per tredici anni. Quando tornò in Giappone, molti volevano parlare con lui e gli facevano domande confuse. Ma quando Shinkan riceveva qualche visitatore, cosa rarissima, era molto difficile che rispondesse a quelle domande.

Un giorno uno studioso di Illuminazione, un uomo che aveva una cinquantina d’anni, disse a Shinkan: “Ho studiato il pensiero filosofico di Tendai da quando ero bambino, ma c’è una cosa che non riesco a capire. Tendai sostiene che anche l’erba e gli alberi diventeranno illuminati. Questo a me sembra molto strano”. “A che serve discutere come fanno a diventare illuminati l’erba e gli alberi?” domandò Shinkan. “L’importante è come fai a diventarlo tu. Te lo sei mai domandatato?”. “Non ci avevo mai pensato in questi termini” disse stupito il vecchio. “Allora và a casa e pensaci sopra” tagliò corto Shinkan.

(Da 101 storie Zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps)