Spirit’s echoes

Paul Delvaux, L’Eco, 1943

Overhead the albatross hangs motionless upon the air
And deep beneath the rolling waves
In labyrinths of coral caves
The echo of a distant tide (Pink Floyd, Echoes)

“Sedendo dietro la scrivania del laboratorio, a luci abbassate, (il dottor Nathan) aspirava lentamente il fumo della sigaretta dal bocchino dorato e osservava la figura in ombra dell’uomo seduto di fronte a lui, che dava la schiena alla luce tremolante delle vasche dell’acquario. A tratti un pezzo della sua testa sembrava mancare, come un funzionario disintegrato uscito da un quadro di Francis Bacon. (…) Altri frammenti cominciavano a comparire nei luoghi più disparati: testi di cinetica chimica, depliant pubblicitari, il pilot di una serie televisiva. Anche i giochi di parole, gli intrecci verbali più curiosi sembravano acquistare un ruolo importante. Quale era il linguaggio che poteva abbracciare tutti questi elementi , o almeno fornire una chiave: codici di computer, origami, formule dentali?” (J.G.Ballard, Atrocity Exhibition)

Già nell’antichità, si poteva constatare una progressiva semplificazione dei caratteri scritti, poi della composizione tipografica, che corrispondeva all’accelerazione della trasmissione dei messaggi e portava logicamente all’abbreviazione radicale del contenuto dell’informazione. La tendenza a fare del tempo di lettura un tempo intensivo quanto il tempo verbale è nata dalle necessità tattiche della conquista militare, e più particolarmente del campo di battaglia, campo di percezione occasionale, spazio privilegiato della visione impertinente, degli stimoli rapidi, degli slogan e degli altri logotipi guerreschi.

Il campo di battaglia è il luogo in cui si spezza il commercio sociale, in cui l’avvicinamento politico fallisce a vantagio dell’effetto terroristico. L’insieme delle azioni belliche ha perciò sempre la tendenza a organizzarsi a distanza, o piuttosto ad organizzare le distanze. Gli ordini, la parola, sono trasmessi da strumenti a lunga gittata che saranno malgrado tutto spesso inauditi in mezzo alle urla dei combattenti, al rumore delle armi e, in seguito, delle esplosioni e detonazioni. Allora le bandierine metaforiche, i gagliardetti multicolori, gli emblemi schematici sostituiscono i segnali vocali che vengono meno, costituendo un linguaggio delocalizzato che, questa volta, si riduce a brevi e lontani colpi d’occhio, inaugurando la trasformazione di vettori che nel 1794 si concretizza con la prima linea telegrafica aerea tra Parigi e Lille. (…)

Un pò più tardi, nel momento in cui la fotografia diventava istantanea, anche i messaggi e le parole, ridotti a pochi segni elementari, cominciavano ad entrare in collisione alla velocità della luce. (…)

Questa corsa di velocità fra il trans-testuale e il trans-visuale continuerà fino al sopraggiungere dell’ubiquità istantanea dell’audiovisivo, al tempo stesso telededizione e televisione, ultimo transfert che rimette in causa una volta per tutte le vecchie problematiche del luogo di formazione delle immagini mentali e del consolidamento della memoria naturale.

I limiti fra le cose scompaiono, il soggetto e il mondo non sono più separati, il tempo sembra sospeso“, scriveva il fisico Ernst Mach, noto soprattutto per aver messo in evidenza il ruolo della velocità del suono in aerodinamica. Di fatto il fenomeno telepologico è sempre pesantemente segnato dai suoi inizi guerreschi, non avvicina il soggetto e il mondo…ma alla maniera del combattente antico, anticipa il movimento umano e supera in velocità qualsiasi spostamento del corpo in uno spazio annientato.

(Paul Virilio, La macchina che vede, pag. 21-23)

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