Il messaggio dell’imperatore

L’Imperatore Qin Shi Huang (秦始皇, 260-210 a.C.)

…Oltre alle divinità campestri e al loro culto che ci occupa tutto l’anno in modo tanto bello e vario, il nostro pensiero va soltanto all’imperatore. Ma non all’imperatore attuale; o piuttosto, andrebbe all’imperatore attuale se l’avessimo conosciuto o se sapessimo qualcosa di preciso intorno a lui. Ci siamo sempre sforzati – è l’unica curiosità che sentiamo – di apprendere qualcosa, ma incredibile a dirsi, non ci siamo mai riusciti; non dal pellegrino, che pure attraversa tante terre, non nei paesi vicini, non nei lontani, non dai navigatori, che non navigano soltanto sui nostri fiumicelli, ma anche sui fiumi sacri. Si sentivano dire tante cose, ma non se ne poteva ricavare nulla.

Tanto vasta è la nostra terra, nessuna fiaba la percorre intera – solo il cielo l’abbraccia tutta – e Pechino non è che un punto, e il castello imperiale un puntino. Ma l’imperatore, come tale, è invece grande come il mondo. L’imperatore vivo però, un uomo come noi, giace come noi su un divano di misure abbondanti, certo, ma tuttavia limitate. Come noi egli si stira qualche volta le membra, ed è molto stanco, sbadiglia con la sua bocca delicatamente disegnata. Ma noi come possiamo saperlo a migliaia di miglia verso il sud, quasi al confine dell’altipiano del Tibet? E poi ogni notizia, anche se ci dovesse raggiungere, verrebbe tardi, troppo tardi, sarebbe vecchia da un pezzo. Intorno all’imperatore si serra la sfavillante eppur tetra moltitudine dei cortigiani – malvagità ed inimicizia in veste di servitori e di amici – il contrappeso dell’impero che s’ingegna continuamente con le sue frecce avvelenate di far precipitare l’imperatore dal piatto della bilancia. L’impero è immortale, ma il singolo imperatore cade e precipita, persino intere dinastie finiscono per scomparire e spirano in un rantolo solo. Di queste lotte e dolori il popolo non apprenderà mai nulla; come ritardatari, come stranieri, essi stanno all’estremità delle strade affollate, rosicchiando tranquilli le provviste portate con sè, mentre in mezzo alla piazza del mercato ha luogo l’esecuzione capitale del loro sovrano.

Vi è una leggenda che esprime benissimo questi rapporti: L’imperatore – così dice la leggenda – ha inviato a te, singolo individuo, miserabile suddito, ombra minuscola fuggita dall’abbagliante sole imperiale nelle più remote lontananze, a te, proprio a te ha inviato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto inginocchiare il messaggero presso al letto e gli ha mormorato il messaggio all’orecchio; tanto era importante per lui, che se l’è fatto ripetere piano ancora una volta. Con cenni del capo ha confermato l’esattezza delle parole. E dinanzi a tutti coloro che assistevano alla sua morte – tutte le pareti vengono abbattute e sui vasti e alti scaloni stanno in cerchio i grandi del regno – dinanzi a tutti costoro egli ha congedato il messaggero. Il messaggio s’è messo subito in cammino: un uomo forte, instancabile; avanzando ora un braccio, ora l’altro egli si fa strada attraverso la moltitudine; se incontra resistenza, indica il suo petto, dove sta il segno del sole. Così egli avanza facilmente come nessun altro. Ma la folla è così grande; non ha mai fine. Se fosse libero il campo come volerebbe! E ben presto tu sentiresti il picchio superbo dei suoi pugni sulla sua porta. Ma invece sono inutili i suoi sforzi; ancora cerca di aprirsi un varco nelle sale del palazzo interno; mai ne potrà uscire; e se anche gli riuscisse, a che gioverebbe? dovrebbe lottare per discendere le scale; e se anche questo gli riuscisse, non avrebbe guadagnato nulla: dovrebbe ancora attraversare i cortili; e dopo i cortili il secondo palazzo esterno che cinge il primo; e così ancora per millenni; e se riuscisse finalmente a precipitarsi fuori dell’ultima porta – ma mai, mai questo potrà accadere –  ci sarebbe ancora tutta la città imperiale davanti a lui, il centro del mondo, in cui si addensa tutta la sua feccia. Nessuno può attraversarla, tantomeno con il messaggio di un morto. Ma tu stai seduto presso la tua finestra, e sogni quel messaggio, quando viene la sera.

Proprio così, così senza speranza e pieno di speranza il nostro popolo vede l’imperatore.  Non sa quale imperatore stia regnando ed anche sul nome della dinastia vi sono dei dubbi.

(F.Kafka, da: La costruzione della muraglia cinese)

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