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Archivio mensile:marzo 2012

“My art, science fiction writing, is pretty new as literary arts go, but it labors under the curse of three thousand years of literacy. In some weird sense I’m in direct competition with Homer and Euripides” (Bruce Sterling)

“Signori e signore , ecco a voi l’Artificial Kid. Questa registrazione è stata resa possibile da Richter Money Manies e dall’Artificial Kid. Copyright Anno della Società di Reverie 499 di Artificial Kid per la Dissenso Cognitivo S.p.A., Reverie”

Secondo romanzo di Bruce Sterling, scritto nel 1980, ben prima quindi della pubblicazione dell’antologia Cyberpunk “Mirrorshades”, “The Artificial Kid” è ambientato su un pianeta immunizzato e colonizzato dagli umani da appena cinque secoli, Reverie, la cui fondazione è dovuta al leggendario pioniere Moses Moses, che intendeva creare un mondo senza disuguaglianze sociali dove nessuno avrebbe dovuto lavorare. Moses Moses si fece poi ibernare in una cripta crionica programmata per scongelarlo cinquecento anni dopo, diventando una sorta di totem per gli abitanti del pianeta.

Il tentativo di costruzione di un mondo senza caste si rivela però un esperimento malriuscito, Reverie si ritiene infatti sia governato da una plutocrazia invisibile conosciuta come la Cabala, nello sviluppo del romanzo si scoprirà inoltre che nel pianeta agisce una oscura materia chiamata “La Massa”.

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The most recent studies and researches on Mafia’s infiltration in Italian legal economy highlights such as the economic crisis is further fueling the growth of Mafia’s clan, feeding their expansion, providing datas and elements to reopen the debate on organized crime, now to be considered as “structural” factor of the economy.

Mafia’s violence must be considered as an important economic factor and has become constitutive element of the markets. For a considerable part of the Italian “entrepreneurs”, who is able to exercise violence is not an outcast but competes on crucial markets. Who is “skilled” to exercise violence, even only as a deterrent,  owns a capital.

The impressive figures achieved by Mafia in legal markets highlight the increasing weight of clans in the economy and in Italian society. A real boom that affects almost all sectors of national economy, by the agro-food retailing chain to tourism services, by business services to health care, by services for public administration to real estate sector, by financial services to road haulage, by management to waste industry, etc. A financial turnover estimated of 137 billion euros per year, which gives a profit of 104 billion, of which over 65 in cash. An amount equal to 7% of Italian GDP. Mafia must be considered the very first Italian enterprise.

The economy of Mafia is a Short Circuit in which companies transfer resources from legal business to the clans, by racket, drugs and usury, the criminal organizations then reinvest their capital in the legal economy. The huge income coming from international drug trafficking and drug dealing is reintroduced into banking system through offshore financial companies located beyond the national and European Union’s boundaries, and is partly reused to ensure credit to the companies wich cannot have gaining access to bank credit. Often the credit relation between mafia and legal companies ends up with the engulfment and the replacing of the firms.

Mafia’s money tempt in time of crisis, capitals are moving increasingly from South to North Italy and return in industrial relations and business partnerships, in exchange of know-how and in facilities to enter into the legal markets of northern Italy.

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“Mi piace la fantascienza perché spalanca le porte dello spazio e del tempo e soprattutto perché mi permette di affrontare in modo molto diretto le mie preoccupazioni essenziali” (Moebius)

La SF deve molto al contributo dello sguardo visionario di Moebius, lo spazio immaginario, corpi ed oggetti senza intermediazioni dell’io, che carica su di sè la visione schizofrenica proiettandola nella costruzione del doppio, in mondi nei quali l’obiettivo “…è semplicemente essere, in modo normale, camminare su due gambe. E’ questo che permette di vedere in rilievo. Tutti i paesaggi del mondo impongono uno sdoppiamento…” 

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La pubblicazione del XIII rapporto di SOS Impresa mette in evidenza come la crisi stia alimentando ulteriormente la crescita economica delle mafie e fornisce dati ed elementi per riaprire il dibattito sulla criminalità organizzata, ormai fattore “strutturale” dell’economia e della società italiana.

La violenza mafiosa è oggi un fattore economico importante ed è diventata elemento costitutivo di una parte considerevole delle imprese e degli “imprenditori” italiani. Chi è in grado di esercitare violenza non è affatto un emarginato ma compete su mercati concorrenziali. Chi ha la possibilità di esercitare la violenza, anche solo come elemento deterrente, possiede un capitale. Sono solo alcune delle riflessioni che affiorano leggendo i dati pubblicati dall’ultimo rapporto, il XIII, di SOS Impresa.

Le impressionanti cifre raggiunte dall’economia mafiosa mettono in evidenza il peso crescente dei clan nell’economia e nella società italiana. Un vero e proprio boom che interessa quasi tutti i comparti dell’economia nazionale, dalla filiera agro-alimentare al turismo, dai servizi alle imprese ed alla persona agli appalti, dalle forniture pubbliche al settore immobiliare, dai servizi finanziari, al settore dell’autotrasporto, alla gestione e smaltimento dei rifiuti, etc. Un fatturato stimato in 137 Mld di euro all’anno, un utile di 104 Mld di cui oltre 65 in denaro liquido. Una cifra pari al 7% del Pil italiano.

L’economia mafiosa è un cortocircuito in cui le aziende trasferiscono risorse dall’attività d’impresa alle mafie, attraverso pizzo ed usura le organizzazioni poi reinvestono i capitali nell’economia legale. La raccolta dei proventi delle attività di narcotraffico spaccio viene reimmessa nel sistema bancario oltre i confini nazionali e comunitari e viene in parte riutilizzata per garantire credito alle imprese in difficoltà, che spesso finiscono così per essere fagocitate e/o sostituite. Sono soldi che fanno gola in tempo di crisi ed i capitali si spostano sempre più da sud a nord, in cambio di relazioni industriali e collaborazioni imprenditoriali, scambio di know-how e facilitazioni per entrare nel tessuto economico delle aree del nord Italia.

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“Io m’ero illuso” riprese Pangloss, “di poter ragionare un pochino con voi delle cause e degli effetti, del migliore dei mondi possibili, dell’origine del male, della natura dell’anima e dell’armonia prestabilita.” (Voltaire, Candido)

 “The art of putting hypothetical premises into the very complicated stream of sociopsychological occurences” (S. Lem, On the structural analysis of Science Fiction)

Medico, Futurologo, studioso di Fisica, di Filosofia, di Logica Matematica, di Informatica, scrittore e saggista, Stanislaw Lem è stato uno dei pochi scrittori di SF ad avere una solida conoscenza degli argomenti scientifici di cui trattava nei suoi romanzi e saggi.

Fedele al principio per cui uno dei compiti principali di uno scienziato non sia tanto quello di definire le dimensioni del sapere acquisito quanto invece le dimensioni dell’ignoranza (l’invisibile Atlante del sapere), l’interesse nello sviluppo dei mondi letterari di Lem si è orientato prevalentemente sul tema del “primo contatto” con gli alieni e della sfida relativa all’entrata in comunicazione con le civiltà extraterrestri.

Una delle costanti dei romanzi di Lem sta proprio nel rapporto comunicativo tra uomo ed alieno, che non può essere compreso finché rimane alieno, cioè finché non viene “compreso” nella dimensione culturale e delle proiezioni di immagini di senso della comunicazione umana.

L’attenzione per il rigore scientifico nei suoi testi, e la forte critica agli altri autori di SF non dotati di adeguata preparazione scientifica, provocò una ingiusta radiazione di Lem dalla SFWA (Science Fiction Writers of America), con motivazioni pretestuose. Fu accusato anche di essere uno scrittore al soldo del regime socialista polacco. In seguito la SFWA offrì più volte le scuse e l’iscrizione in qualità di membro onorario a Lem, che ha però sempre declinato l’invito.

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