La “Lettera Cosmica” di Stanislaw Lem

“Io m’ero illuso” riprese Pangloss, “di poter ragionare un pochino con voi delle cause e degli effetti, del migliore dei mondi possibili, dell’origine del male, della natura dell’anima e dell’armonia prestabilita.” (Voltaire, Candido)

 “The art of putting hypothetical premises into the very complicated stream of sociopsychological occurences” (S. Lem, On the structural analysis of Science Fiction)

Medico, Futurologo, studioso di Fisica, di Filosofia, di Logica Matematica, di Informatica, scrittore e saggista, Stanislaw Lem è stato uno dei pochi scrittori di SF ad avere una solida conoscenza degli argomenti scientifici di cui trattava nei suoi romanzi e saggi.

Fedele al principio per cui uno dei compiti principali di uno scienziato non sia tanto quello di definire le dimensioni del sapere acquisito quanto invece le dimensioni dell’ignoranza (l’invisibile Atlante del sapere), l’interesse nello sviluppo dei mondi letterari di Lem si è orientato prevalentemente sul tema del “primo contatto” con gli alieni e della sfida relativa all’entrata in comunicazione con le civiltà extraterrestri.

Una delle costanti dei romanzi di Lem sta proprio nel rapporto comunicativo tra uomo ed alieno, che non può essere compreso finché rimane alieno, cioè finché non viene “compreso” nella dimensione culturale e delle proiezioni di immagini di senso della comunicazione umana.

L’attenzione per il rigore scientifico nei suoi testi, e la forte critica agli altri autori di SF non dotati di adeguata preparazione scientifica, provocò una ingiusta radiazione di Lem dalla SFWA (Science Fiction Writers of America), con motivazioni pretestuose. Fu accusato anche di essere uno scrittore al soldo del regime socialista polacco. In seguito la SFWA offrì più volte le scuse e l’iscrizione in qualità di membro onorario a Lem, che ha però sempre declinato l’invito.

La Voce del Padrone

“Il mio non è un romanzo a sensazione, ma la storia di come la nostra cultura sia stata sottoposta alla prova di una universalità cosmica o, perlomeno, non puramente terrestre, e di cosa ne sia derivato.”

La Voce del Padrone (in polacco Glos Pana), pubblicato nel 1968, in piena guerra fredda, seguì di pochi anni il suo più grande successo letterario, Solaris, ed è il testo (filosofico) più complesso e personale di Stanislaw Lem.

Nel romanzo, scritto come una memoria postuma del protagonista – il matematico Howarth, con voce narrante in prima persona – un gruppo multidisciplinare di scienziati viene incaricato dal Pentagono di sviluppare un progetto segreto, chiamato La Voce del Padrone (His Master’s Voice HMV), con l’obiettivo di decodificare un misterioso messaggio  captato dalle apparecchiature militari, proveniente dal cosmo, dalla costellazione del Cane Minore. Una sorta di “lettera” stellare.

L’immagine dell’alieno, attraverso la decifrazione di una sequenza binaria, diventa come una

…frase di un libro che, anche se avulsa dal contesto, significa qualcosa: all’interno del libro, tuttavia, il suo significato si associa a quello di tutte le frasi sia precedenti che successive. Da questa interpenetrazione, da questo accrescimento e da questo perfezionamento focale scaturisce, alla fine, quel pensiero congelato nel tempo che è un’opera. Nel caso del codice stellare non si trattava tanto del significato dei singoli elementi, delle “pseudofrasi”, quanto della loro destinazione, che non riuscivo ad afferrare. E tuttavia esso possedeva un’armonia interna, puramente matematica, simile a quella che, in una grande cattedrale, si manifesta anche a chi la guardi senza comprenderne lo scopo, senza conoscere le leggi della statica, i canoni della costruzione né, tanto meno gli stili incarnati e fissati nelle forme. Ero simile a uno di quegli spettatori, fermi in contemplazione a bocca aperta. Il testo era insolito per il fatto di non possedere nessuna caratteristica puramente locale.”

Presupponendo si tratti di un linguaggio a sematica chiusa, nascosti in una base militare segreta situata nel deserto del Nevada, l’allevamento di scienziati affida ad Howarth il compito di elaborare una teoria matematica in grado di decifrare la sequenza. In realtà la “notizia” proveniente dalle stelle sembra essere niente altro che il “rumore” cosmico di un fascio di emissione neutrinica la cui trasmissione, tradotta in codice binario, si ripete identicamente ogni 416 ore. Sulla base del postulato che il codice sia effettivamente binario, Howarth riesce ad ottenerne la decifrazione di una porzione del 2-4%.

Ragionavo più o meno così: la cultura è qualcosa di necessario e, nello stesso tempo di casuale. E’ come l’imbottitura di un nido, un rifugio dal mondo, un piccolo antimondo sul quale il mondo maggiore esprime un tacito assenso, che è poi l’assenso dell’indifferenza, non essendovi in esso una risposta alla domanda su bene e male, su bellezza e bruttezza, su leggi e costumi. Il linguaggio, prodotto della cultura, è come l’ossatura del nido, tiene insieme tutti gli elementi di imbottitura e li assembla nella forma che agli abitanti del nido pare necessaria. E’ un riferimento all’identità delle creature che nidificano, il loro comune denominatore, la costante della loro somiglianza che vale solo entro i limiti di quella sottile struttura”

Howarth, pur cosciente dei limiti del modello matematico adottato e che la limitatezza del misero arsenale di concetti di cui disponeva la civiltà (terrestre) nella sua versione tecnologica corrente” avrebbe potuto alterare la natura dell’informazione, influendo sulla capacità di affrontare e risolvere i problemi in forma concettuale, formula quindi l’ipotesi che in realtà il segnale possa essere la descrizione di un oggetto avente una funzione militare. Sulla base della sua ipotesi gli scienziati si dividono quindi in due gruppi, approdando a due risultati diversi: i “biofisici” ottengono una sostanza gelatinosa chiamata “Uova di Rana”, mentre i “biochimici” ottengono una sostanza solida, simile ad un metallo rosso, chiamata da loro “Il Signore delle Mosche”, per l’effetto che produce sugli insetti.

Un flusso di informazioni, per esempio quello del linguaggio umano, non sempre ci si presenta come un’informazione, a volte lo recepiamo come un caos di suoni”

Pur essendo le ipotesi inverificabili, Prothero, uno degli scienziati del progetto che opera sulla variante della ricerca “Uova di Rana”, lavorando sui neutrini, particelle elementari in grado di attraversare i corpi, riesce ad ottenere dei risultati interessanti nella sperimentazione di una sorta di arma termonucleare in grado di esplodere a distanza, attraverso un sistema di trasporto simultaneo di energia alla velocità della luce, in grado di esplodere quindi in qualsiasi parte del pianeta, anche al di sotto della crosta terrestre, rendendo di fatto inutile la strategia della deterrenza nucleare basata sul DEW (Distant Early Warning), ovvero l’intervallo di tempo che separa il lancio dei missili intercontinentali dalla loro apparizione sugli schermi radar: E’ una reazione a distanza – concluse Prothero – l’energia sparisce in un punto insieme all’atomo che scompare, per riapparire in un altro”. I due decidono quindi di proseguire gli esperimenti in segreto, senza informare il Pentagono, con la collaborazione di altri due scienziati.

Lo sviluppo dei successivi test sull’arma termonucleare, da parte della “Fronda clandestina” nel progetto, porta Howarth ad interrogarsi sull’etica delle ricerche per scopi militari, sui limiti delle scienze umane e su quanto le proiezioni dell’inconscio intervengano sull’interpretazione della realtà, modificandola. In una successiva ispezione condotta dal senatore McMahon, in un colloquio privato, Howarth rivela i suoi timori sugli esperimenti condotti con le “Uova di Rana”. Alla domanda del senatore su come sia stato possibile che dalla stessa sequenza si siano ottenuti due risultati tanto diversi, Howarth risponde Se inviassimo per telegrafo il genotipo di un uomo e se, su questa base, il destinatario fosse capace di sintetizzare soltanto i globuli bianchi, si ritroverebbe davanti delle specie di amebe e una gran parte dell’informazione non utilizzata. Non si può affermare che chi, avendo a disposizione un genotipo umano, ne ricava solamente dei globuli bianchi, abbia decifrato correttamente l’informazione”. Dopo il colloquio Howarth diventa sempre più consapevole su quanto le “Uova di Rana” non siano altro che un “prodotto artificioso, il risultato di una falsa lettura del codice (…) i mittenti non avevano affatto inteso inviarci un vaso di Pandora; e noi, invece, da veri scassinatori, ne avevamo danneggiato la serratura estraendo dal contenuto tutto ciò che la scienza terrestre aveva di più predatorio e mercenario. (…) Per quanto obiettivi si cercasse di essere, restava il fatto che distruggere è più facile che creare (non fosse altro che per la legge del minimo sforzo). La distruzione è, per il suo gradiente, conforme alla principale corrente del Cosmo, mentre la creazione è sempre costretta a procedere controcorrente.”

Prima del ciclo di esperimenti decisivi sull’arma termonucleare, Howarth, consapevole delle conseguenze penali in cui rischia di incorrere, insieme ad un altro scienziato, decide di rivelare tutto. Nella successiva riunione del consiglio del gruppo di ricerca viene discusso il rapporto sulla conclusione del progetto, tutti i partecipanti al progetto vengono edotti di quello che il gruppo stava elaborando e la “Fronda Clandestina” decide di dare le dimissioni. Nella parte finale del romanzo i quattro, dopo essere stati convocati a Washington ed essere stati invitati a concludere le ricerche, durante un consiglio scientifico in cui si discute il rapporto finale, espongono le diverse teorie ottenute in due anni di ricerche, sui due rami principali della “Voce del Padrone”, formulando le diverse ipotesi sull’interpretazione dell’origine del fascio neutrinico e sul suo eventuale significato. Nel suo intervento Howarth ammette di non esser in grado di presentare prove a favore delle sue convinzioni sulle informazioni contenute nel messaggio, né sulla sua origine e significato.

“Chiuso nella stanza senza finestre dell’ex poligono atomico, non riuscivo a smettere di pensare che il grande deserto oltre le mura, con la buia volta sospesa su di esso e, più in là ancora, l’intera Terra, venivano costantemente penetrati ora dopo ora, secolo dopo secolo ed era dopo era, da un immenso fiume di particelle invisibili la cui corrente portava una notizia che raggiungeva allo stesso modo altri pianeti del sistema Solare, altri sistemi dello stesso tipo e altre galassie; che quella corrente era stata inviata da ignote distanze di tempo, e da ignoti abissi, e che quella era la verità.”

La chiusura definitiva della “Voce del Padrone” lascia il mondo così com’era. I risultati degli esperimenti sulle “Uova di Rana” ottengono un altro impiego scientifico, giustificando i costi del progetto. Nelle ultime pagine della sua “memoria” Howarth, riflettendo sulla condizione umana, vede nell’empatia, nello sforzo di immedesimazione negli altri e nella compassione per l’altro solo una proiezione nella quale, come su uno schermo, “proiettiamo” una immagine vaga di noi stessi, Siamo come lumache attaccate alla propria foglia, mi affido alla protezione della mia matematica e, quando non mi basta, ripeto tra me e me quest’ultimo brano di un poema di Swinburne”

Dal troppo amore per la vita

Dalla speranza e dal timore liberati,

Rendiamo grazie brevemente agli dei

Chiunque essi siano

Perché non c’è vita che duri per sempre;

perché i morti non si alzano più;

Perché anche il più stanco fiume

Sfocia alla fine del mare.

Allora non ci sveglieranno né le stelle né il Sole…

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Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia.


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