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Archivio mensile:aprile 2012

Bambino cibernetico

Richard Lindner, “Boy with Machine” (1954)

Il termine Cibernetica (dal greco Κυβερνήτης, l’arte del pilota o del timoniere, da cui deriva il termine latino gubernator) è stato usato da Platone nell’Alcibiade per indicare le tecniche di autogoverno, di governo del popolo. Oggi indica la scienza che studia i fenomeni di autoregolazione e di comunicazione, la teoria dei messaggi (Teoria dell’Informazione) e, particolarmente, dei messaggi effettivamente di comando. Il comando è inteso come l’invio dei messaggi che modificano il comportamento di chi/cosa li riceve.

La società può essere compresa solo attraverso lo studio dei messaggi e dei mezzi di comunicazione relativi ad essi: i messaggi fra l’uomo e le macchine, fra le macchine e l’uomo e fra macchine e macchine; in ognuno di questi casi i messaggi immessi o emessi non vengono trattati allo stato naturale, ma dopo un processo interno di trasformazione operato dagli organi/organismi/apparati, macchine viventi o no. La quantità di informazione che viene emessa o ricevuta dalle apparecchiature terminali dipende dalla capacità di trasmettere e di ricevere dalle apparecchiature stesse. Le informazioni vengono tradotte ed utilizzate dagli stadi successivi del funzionamento, con azioni effettive ed eseguite sul (o nel) mondo esterno. Il linguaggio del messaggio diretto ad una macchina è un codice al quale è possibile applicare tutte le nozioni della cibernetica e della teoria delle informazioni.

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Pubblicato da Bompiani nel 1959, Donnarumma all’assalto, romanzo-reportage che Ottiero Ottieri scrisse in forma di diario, nel 1955, nel periodo in cui ebbe il complicato incarico di selezionatore del personale alla Olivetti di Pozzuoli, l’avvenieristica “fabbrica sul mare” disegnata dall’architetto Luigi Cosenza, è uno dei più fortunati esempi di “letteratura industriale” del panorama letterario italiano del ‘900.

Lontano dall’impegno di partito, e dalle linee di fuga che portano al desiderio di un ritorno allo stato di natura, come nell’inchiesta sulla condizione operaia di Simone Weil – la cui traduzione a cura di Franco Fortini ebbe una fortunata circolazione in Italia, a partire dal 1952 -,  la letteratura industriale di Ottieri è la testimonianza di un impegno personale alla ricerca di un’etica che coniughi responsabilità, cultura e tecnologia,

Il protagonista del romanzo è uno psicologo lombardo inviato al sud per sottoporre a test psicotecnici i quarantamila aspiranti operai della fabbrica-modello appena realizzata, a cui il dovere professionale impone di decidere del destino di ognuno di loro, scegliendo tra le centinaia di intervistati solo i profili che interessano all’azienda, rendendolo sempre più consapevole di quanto “selezione scientifica e disoccupazione si negano. La selezione potrebbe avere anche un valore umano, se la domanda e l’offerta di lavoro stessero in equilibrio; la selezione sarebbe un orientamento, anche per loro, una scala di attitudini relative, non di meriti assoluti.”

L’incontro con un disoccupato sottoproletario, Antonio Donnarumma, ostinato e caparbio, il quale pretende di essere assunto senza nemmeno passare per i test psicotecnici, diventerà uno dei temi centrali del romanzo nel quale, man mano che procede il suo lavoro, il selezionatore entra sempre più nel vivo della realtà di sottosviluppo della “città” che circonda la fabbrica. Il suo lavoro diventa sempre più coinvolgente fino alla partecipazione al dramma che vivono sia gli esclusi dalla fabbrica che i lavoratori.

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“Poichè gustiamo con gioia ogni aspetto della vita come una manifestazione della grande mente, non ci interessa alcuna gioia straordinaria. In tal modo abbiamo una calma imperturbabile.”

Se qualcosa entra nel campo della vostra mente, lasciatelo entrare, e poi lasciatelo uscire. Non rimarrà a a lungo.

Se tentate di fermare il pensiero, significa che ne siete disturbati. Non fatevi disturbare da niente. Apparentemente si tratta di qualcosa provenga dal di fuori della vostra mente, ma in effetti si tratta solo delle vostre onde mentali, e se non vi fate disturbare dalle onde, gradualmente si faranno più calme. Sensazioni, pensieri ed immagini non sono altro che onde della vostra mente. Nulla proviene dal di fuori di essa. La mente include tutto.

Se la vostra mente è correlata a qualcosa di esterno a essa, si tratta di una piccola mente, una mente limitata. Se la vostra mente non è correlata a nient’altro, allora nella sua attività non sussiste più alcun modo d’intendere dualistico. Il fatto che tutto sia incluso nella mente ne costituisce l’essenza, anche se sorgono delle onde, l’essenza della mente è pura, come l’acqua chiara increspata dalle onde.

Grande mente e piccola mente sono una cosa. Con la grande mente noi accogliamo qualsiasi esperienza ci capiti come quando riconosciamo per nostra la faccia riflessa da uno specchio di fronte a noi. E naturalmente non c’è alcuna paura di perdere questa mente. Non c’è nessun posto per cui andare o da cui venire; non c’è nessuna paura della morte, nessuna sofferenza a causa della vecchiaia o della malattia.

Se intendiamo la mente così il nostro modo di agire acquista sicurezza.

(Liberamente tratto da: Shunryu Suzuki-roshiMente Zen)