I libri del rogo salvati da Ray Bradbury

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Pubblicato sul secondo numero della rivista Galaxy Science Fiction per la prima volta nel 1951, sotto forma di un racconto lungo dal titolo “The Fireman”, sviluppando un breve racconto pubblicato nel 1948, “Pillar of Fire”, Fahrenheit 451 è poi diventato nel 1963 il più celebre romanzo di Ray Bradbury, la cui distopia è ambientata in un incubo dell’esistenza contemporanea: una società in cui i libri vengono bruciati ed in cui il sapere è sostituito solo dall’immaginario televisivo. Distruzione della “mente stampata su una materia“, iperbole della soppressione della scrittura immaginativa, quale incubo peggiore per un scrittore di SF o di romanzi utopici, conseguenza di un modello di organizzazione di una società oppressiva e militarizzata che ingabbiava l’originalità e l’idiosincrasia: il mondo dell’immediata tragedia del dopoguerra in cui, per T.W. Adorno, “dopo Auschwitz anche scrivere una poesia era diventato barbaro”.

“Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.”

Fahrenheit è l’unità di misura in gradi in cui la verità brucia e passa di stato. 451 il numero visibile sull’elmetto del protagonista, Montag, un pompiere che (nel mondo rovesciato del romanzo) fa parte di una squadra che brucia i libri, anziché spegnere i roghi, alla ricerca di chi ha commesso il “reato di lettura”, agenti di una oppressiva organizzazione sociale che sacrifica l’espressione individuale per il culto dell’efficienza e dell’Armonia Sociale.

“Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto i libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stesso”.

Montag però non resiste alla tentazione di scoprire cosa si nasconde nei libri che brucia con il lanciafiamme, la cui lettura gli aprirà le porte di un nuovo mondo. Quando verrà scoperto dal suo capo, fuggirà in un bosco dove, lungo un fiume, scoprirà una comunità di fuggiaschi, uomini-libro, che sono riusciti a salvare i libri dal rogo imparandoli a memoria.

“Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l’uomo medio potrà vederne il 99% sarà un libro.”

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