Alexander Brener, antifashionista che non teme le rovine

Le poesie non vanno solo scritte, andrebbero urlate” (A. Brener)

Alexander Davidovic’ Brener (Александр Бренер), classe 1957, non è solo un vandalo dei manufatti artistici, è un attivista politico ostile al business dell’arte contemporanea in tutte le sue espressioni. Nel 1997 diventò celebre a livello mondiale per aver disegnato con la vernice spray il simbolo del dollaro su un dipinto di Kazimir Malevic’, “Suprematismo” (croce bianca su sfondo bianco), esposto al museo Stedejlik di Amsterdam. Arrestato e portato in giudizio, prima della sentenza che lo condannò a cinque mesi di reclusione dichiarò alla corte: “La croce è un simbolo di sofferenza, il dollaro è un simbolo del mercanteggiamento. Sul piano umano l’idea di Gesù Cristo ha un significato superiore a quello del denaro. Quello che ho fatto non è contro la pittura. Vedo il mio atto come un dialogo con Malevic‘”.

Ex studente di filologia a San Pietroburgo, emigrato con la sua famiglia in Israele agli inizi degli anni ’80; nel 1992, dopo il collasso del socialismo, Brener ritornò a Mosca, ambiente ideale per fondare il suo progetto artistico basato sulla disillusione nei confronti di qualsiasi sistema politico esistente. La situazione dell’arte contemporanea, secondo la filosofia di Brener, altamente politicizzata (nel senso che i paesi economicamente più forti controllano ed abusano del valore di bene comune e spirituale ereditato dall’arte del ’900) pone l’artista nella condizione di mero meccanismo di implementazione del sistema dell’arte, la sua opera un giocattolo nelle mani dei mercati e delle ideologie.

Le performance di Brener attraversano il campo del linguaggio fisico diretto del corpo. Tra le più memorabili azioni, nel 1994, al museo Puskin di Mosca, si esibì davanti ad un quadro di Van Gogh defecando nei suoi pantaloni e rimanendo per due ore in stato di trance, ripetendo ossessivamente “Vincent, Vincent”. In seguito l’artista russo spiegò la sua azione come un dialogo con gli inizi del modernismo, laddove gli escrementi nei pantaloni rappresentavano sia il piacere nei confronti della manifestazione artistica, sia la simbolica materializzazione della monolitica ideologia della pittura modernista, della quale Van Gogh va ritenuto uno dei fondatori.

Oltre alle arti visive, Brener si è dedicato anche in azioni di protesta nei confronti dello stato della poesia in Russia. In un reading a Mosca contestò Dimitry Prigow, poeta d’avanguardia il cui stile vuole ottenere una “analisi fredda” della società, saltando sullo stage, gridando “Sta bruciando! Sta bruciando!” e grattandosi le natiche. Successivamente, in un altro reading di poesia, è stata la volta di una leggenda della poesia russa, Evgenij Evtušenko, interrotto da Brener durante la manifestazione al grido di “Silenzio! Mia madre vuole dormire!”. In questo caso Evtušenko, infastidito dall’esibizione, fece intervenire le sue guardie del corpo.

Durante una iniziativa organizzata dall’artista russo Velikanov, fu arrestato mentre si masturbava pubblicamente sulla piattaforma per i tuffi di una piscina costruita durante il socialismo, sul sito dove sorgeva una chiesa ortodossa distrutta. Le sue azioni hanno preso di mira anche il senso della morale pubblica, come quando si esibì in un amplesso con sua moglie, in piazza Puskin, a Mosca. Va menzionata senz’altro la sua azione più politica, quando al centro della Piazza Rossa, durante la guerra in Cecenia, si esibì in completo da pugile gridando “Eltsin, vieni fuori!”. In un’altra occasione invece lanciò tre bottigliette di ketchup sulla facciata dell’ambasciata bielorussa.

L’azione performance di Brener sul dipinto di Malevic’

L’opera di Malevic’, “Suprematismo”, ha una storia singolare, fu esposta a Berlino, nel 1927, in una personale dell’artista il quale, avendo necessità di ritornare in URSS prima della fine della esposizione, decise di affidare le sue opere a Hugo Haring, fino al suo ritorno in Germania. Malevic’ non potè più tornare in Germania e, dopo la sua morte, avvenuta nel 1935, non fu trovata una memoria relativa alle disposizioni date ad Hugo Haring per la custodia delle opere esposte nella personale del 1927. In seguito i dipinti esposti nella esibizione di Berlino non furono mai restituiti all’Unione Sovietica e finirono al museo Stedelijk di Amsterdam.

L’azione-performance di Brener, il disegno del segno del dollaro sul quadro “Suprematismo”, si pone come un détournement che mette in evidenza, proprio per la complessa storia delle opere di Malevic’ mai restituite alla Russia, il caotico processo storico prodottosi con la fine delle dittature fascista, nazista e del socialismo reale, dalle quali è scaturita l’egemonia americana e l’ordine mondiale sotto l’insegna della moneta statunitense.

Le avanguardie artistiche, secondo Brener, sono le uniche forme che si sono opposte alle divisioni sociali e politiche che si sono scontrate aggressivamente per il primato ideologico ed il controllo totalitario delle società nel XXI° secolo, grazie al sofisticato linguaggio dell’arte contemporanea, basato sull’integrità della libera espressione artistica individuale.

Con la fine del bipolarismo, molte delle questioni irrisolte sul significato dell’arte contemporanea, alla radice della supremazia economica occidentale, sono emerse in forma di scontro tra culture nel sistema di attribuzione di valore dell’opera artistica e nel ruolo del mercato dell’arte come espressione simbolica della civiltà globale. Nel sistema dell’arte contemporanea, il ruolo assunto dalle istituzioni e dai funzionari (curatori ed artisti) seleziona le figure specialistiche, tra artisti di successo e non, attribuendo le quotazioni di mercato e degradando le figure che stanno fuori dai circuiti del mercato dell’arte. La strategia del mantenimento della supremazia economica culturale e simbolica dell’occidente passa anche attraverso le istituzioni e gli operatori che garantiscono il valore nel mercato reale degli oggetti culturali, dai tesori delle antiche culture, spesso trafugati durante i processi di colonizzazione o di dominio militare, fino alle opere delle avanguardie contemporanee.

L’identità normativa, acquisita nel corso del ’900, della collezione di Malevic’ esposta a Berlino nel 1927 rappresentava pertanto per Brener una espressione della Tecnologia, nel senso della τέχνη, una forma concreta del biopotere attuato sull’espressione artistica da destrutturare con una “anti-tecnologia della resistenza”, ovvero la creazione di pratiche folli, dissociate, antipatiche, schizofreniche, in grado di istigare dubbi e domande che non possono essere incluse nella cassetta degli attrezzi delle tecnologie del potere.

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