archivio

Archivio mensile:febbraio 2013

Stultifera Navis

La commedia è, come dissi, imitazione di persone più volgari dell’ordinario; non però volgari di qualsivoglia specie di bruttezza, [o fisica o morale], bensì [di quella sola specie che è il ridicolo: perché] il ridicolo è qualche cosa come di sbagliato e di deforme, senza essere però cagione di dolore e di danno. Così, per esempio, tanto per non uscire dall’argomento che trattiamo, la maschera comica: la quale è qualche cosa di brutto come di stravolto, ma senza dolore.” (Aristotele, Poetica, 5,1449b)

Parodia dell’ordine, debolezza ed insipidità della carne, sollazzo del contadino, fenomeno popolare più umano dell’umano, difesa per i semplici e mistero dissacrato della plebe; il Riso, il Comico, liberatorio ed eversivo, è stato temuto dalla Chiesa per secoli per la sua potenza di violare la regola, di rovesciare i codici mostrando la finzione del reale, al punto di concedere il solo rito del Carnevale come unica festa nella quale poteva essere derisa l’immagine del Diavolo e capovolta l’immagine di Dio. Il Carnevale, la violazione rituale dei precetti, doveva avvenire solo una volta all’anno perché la legge si impone con  la Paura, il cui nome era, ed è ancora per certi versi, il nome di Dio.

Fenomeno assolutamente umano, per Bergson il comico non può darsi in un ambito che non sia strettamente legato all’uomo. Un paesaggio non sarà mai comico, mentre ciò che può essere comico in un animale è il balenare di tratti tipicamente umani.  Il comico è anche l’insensibilità nei confronti dell’umano, una riduzione dell’empatia, essendo l’emozione il più grande nemico del comico. Forza dinamica, mutevole, dotata di una sua storicità, il comico e il riso sono sempre espressione di un gruppo sociale. Ride del comico, di “quel comico”, una determinata società, in un determinato momento storico. Il riso ha sempre bisogno di un’intesa e rinsalda un legame sociale a qualsiasi scala lo si osservi e svolge una funzione correttiva. Secondo il filosofo francese: tutte le forme di irrigidimento della vita sociale che non possono essere sanzionate dalla legge morale, il riso essendo un adattamento costante alle norme, ai discorsi, ed ai comportamenti, i quali non si lasciano organizzare facilmente in modalità rigide ed automatiche:

Ciò che la vita e la società esigono da ciascuno di noi, è un’attenzione costantemente sveglia, che discerna i contorni della situazione presente, e anche una certa elasticità del corpo e dello spirito che ci metta in grado di adattarci ad essa. Tensione ed elasticità: ecco due forze complementari l’una all’altra che la vita mette in ballo. Ne è privo il corpo? si hanno gli accidenti di ogni genere, le infermità, la malattia. Ne è privo lo spirito? Si hanno tutti i gradi della povertà psicologica, tutte le varietà della follia. Ne è privo il carattere? si hanno i profondi inadattamenti alla vita sociale, sorgenti di miseria, a volte occasioni di delitto (Henri Bergson, Il riso, pag. 47)

E’ la figura del distratto, l’interruzione imprevista di un automatismo laddove ci si attende agilità e viva flessibilità, oppure la riproduzione di una rigidità meccanica, che Bergson individua come cause dell’effetto comico. Tanto più naturale è la causa, tanto più forte è l’effetto comico. Si ride della distrazione, come un gesto sociale che richiama all’attenzione, tiene deste le attività d’ordine che rischierebbero di isolarsi e di addormentarsi. Rientra così nel campo delle funzioni normative (aspirando ad esse, anche immoralmente), perseguendo inconsciamente un perfezionamento della vita sociale ed individuale, richiedendo la più ampia socievolezza possibile, una sintonia, in una zona neutra della vita sociale in cui l’uomo si offre come spettacolo all’uomo.

Il Comico è l’automa irrigidito, mentre il Riso è la correzione, l’automa purificato, connesso al “macchinario” produttivo di senso, autentico ideale soggettivo. Il “fuori”, istanza della forza attiva, che si impadronisce del corpo piegandosi e scavando un Sè nell’uomo, attua la prescrizione della possibilità di scelta, della vocazione all’automatismo, attraverso la funzione normativa del Riso…a meno che non si parli del riso-schizo del folle.

Osteggiato dai dispositivi del potere, in quanto espressione del rifiuto degli schemi comportamentali, dell’automatismo normativo delle leggi morali; il Riso-Schizo del comico, del folle, è in realtà Antiproduzione: passa da un codice all’altro, libera la “gioia rivoluzionaria del Desiderio”.

Chiamiamo umorismo non più il movimento che sale dalla legge verso un più alto principio, ma il movimento che discende dalla legge verso le sue conseguenze. Tutti conosciamo i modi di raggirare la legge per eccesso di zelo: è mediante la sua scrupolosa applicazione che si tende a mostrarne l’assurdità, e a suscitare precisamente quel disordine che si presumeva dovesse impedire o scongiurare. Si prende la legge in parola, alla lettera; non si contesta il suo carattere ultimo o primo; si fa come se, in virtù di questo carattere, la legge riservasse a sé i piaceri che ci vieta. (Gilles Deleuze, Il Freddo ed il Crudele, pag.95-96)

Per Deleuze, che in Differenza e Ripetizione attribuisce a ironia (arte dei principi e del ritorno e rovesciamento dei principi) e humour (arte delle conseguenze delle discese, delle sospensioni e delle cadute) il compito del ribaltamento della legge morale – trasgressione, eccezione, esibizione della singolarità contro i particolari sottomessi alla legge -, il comico fa parte del processo di rovesciamento del platonismo e della forma superiore perfetta espressa nelle idee, del capovolgimento del Bene e del Male. Il concetto è efficacemente espresso nell’esempio dell’umorismo del masochista, per cui la stessa legge che impedisce di realizzare un desiderio, sotto pena di una conseguente punizione, diventa una legge che pone la punizione all’inizio e ordina di conseguenza di soddisfare il desiderio. L’umorismo sostituisce la significazione (l’Idea), rompendo la somiglianza della falsa dualità platonica tra essenza ed esempio.

Allo stesso modo dello Zen, i cui koan dimostrano l’assurdità delle significazioni e mostrano il non senso delle designazioni, in cui l’evento stesso è l’identità della forma del vuoto, non l’oggetto com’è designato ma come è espresso o esprimibile, mai presente. La negazione non esprime più nulla di negativo ma libera solo l’esprimibile puro. Il vuoto (Wu) è il luogo del senso o dell’evento che si compongono con il proprio non senso, là dove non ha più luogo che il luogo. Il vuoto è un elemento paradossale, un non senso di superficie, il punto aleatorio sempre spostato da cui scaturisce l’evento come senso. (Gilles Deleuze, Logica del senso, pag. 122-127)

Nonostante io reciti i mantra non riesco ad allontanare i pensieri durante la meditazione.” “Il mantra funziona come una spazzola per i pensieri. Prova ad immaginare una spazzola che, con lo stesso movimento ripetuto incessantemente, svuota e pulisce la tua mente. Vedrai, non immagini cosa si possa ottenere con queste tecniche di visualizzazione” Il monaco mise a frutto il consiglio del maestro e raggiunse l’illuminazione, cosa di cui tutti si resero subito conto. Infatti il suo cranio rasato rifletteva la luce ed abbagliava gli altri monaci da tanto era lucido. (Koan Zen del XIII secolo)

il comico è iscritto nel registro di produzione della realtà, nel corpo pieno del “socius”, fin dalla macchina sociale dell’epoca classica, fondata sull’alleanza e sulla genealogia, ove l’essenziale è marcare ed essere marcati e suddivisi su una terra indivisibile: il Desiderio, “molla di ogni divenire”, si oppone così alla follia dominante della ragione:  

“Il bisogno come pratica del vuoto non ha altro senso: andare a cercare, a catturare, a parassitare le sintesi passive là ove stanno. Abbiamo un bel dire: non siamo erba, è un pezzo che abbiamo perduto le sintesi clorofilliane, bisogna pur mangiare…Il desiderio diventa allora questa abbietta paura di mancare. Ma appunto questa frase, non sono i poveri o i defraudati a pronunciarla. Loro, al contrario, sanno che son vicini all’erba, e che il desiderio ha “bisogno” di poche cose, non le cose che si lasciano loro, ma le cose stesse di cui non si cessa che spossessarli, e che non costituivano una mancanza nell’intimo del soggetto, ma piuttosto la oggettività dell’uomo, l’essere oggettivo dell’uomo per cui desiderare è produrre, produrre in realtà. Il reale non è impossibile, nel reale, anzi, tutto è possibile.” (G.Deleuze-F.Guattari, “L’Anti.Edipo”, pag. 30)

Read More

Oscar Pistorius

La vicenda che ha coinvolto Oscar Pistorius nella morte della sua compagna, la top model Reeva Steenkamp, sembra rientrare perfettamente nella casistica degli omicidi passionali. Il fatto che sia accaduto il 14 febbraio, proprio nella giornata del “One Billion Rising”, il primo flash mob planetario contro il femminicidio e la violenza sulle donne, cala un velo pietoso sulla parabola del primo atleta ibrido finalista di una gara olimpica, bionico e postumano, primo Cyborg ad avere avuto un riscontro televisivo mondiale.

Nothing like getting home to hear the washing machine on and thinking its an intruder to go into full combat recon mode into the pantry! Waa” (Tweet di @Oscar Pistorius, 27 Novembre 2012)

Che si sia trattato di un’omicidio premeditato, o preterintenzionale, di fronte ad un fatto di “cronaca” come questo sorgono in ogni caso domande che vanno al di là del fatto stesso, e riguardano il concetto di Bene e di Male, la natura umana di un essere su cui sono stati innestati organi meccanici o elettronici.

Ad esempio: un essere umano che si affida alla neurofarmacologia è meno Cyborg di un essere bionico con le protesi Cheetah in fibra di Carbonio, di Pistorius? E cosa è allora un ciclista le cui prestazioni sono modificate dall’uso di anabolizzanti? Che implicazioni hanno con la psiche l’uso di queste tecnologie mediche?

Come cambia l’Etica ed il diritto di fronte al postumano, già reale, al cambiamento così radicale che medicina, farmacologia e tecnologia stanno portando nel mondo in cui viviamo? Lo sviluppo della tecnologia moderna, la mediazione della realtà attraverso le immagini dei teleschermi, la modificazione del rapporto tra possibile e impossibile, inoltre, nel momento in cui un oggetto, un processo, un avvenimento, si realizza; in cui il possibile sembra quasi dissolversi nel “reale”; ci pone di fronte ad un fatto che cessa davvero di essere possibile? diventando questo il reale stesso? E l’immagine di quegli oggetti, di quelle “cose”, di quella potenza in atto è reale? 

Read More

Rachael_Sean_Young_Polaroid

«La mia agenda per oggi prevede sei ore di depressione autoaccusatoria» disse Iran.«Cosa? Perché hai messo in programma una cosa del genere?» Andava contro le finalità del modulatore d’umore. «Nemmeno sapevo se si potesse programmare a quel modo» disse cupo.«Me ne stavo qui seduta, un pomeriggio,» disse Iran «come al solito ero sintonizzata su Buster Friendly e i suoi Simpatici Amichetti, e lui stava parlando di una grande notizia che era sul punto di dare quando s’è inserita quell’orribile pubblicità, quella che odio; quella delle Braghette in Piombo Montibank. Così per un minuto ho tolto l’audio. E così ho sentito il palazzo, quest’edificio; ho sentito gli…» Fece un gesto per indicare tutto intorno a sé. «Appartamenti vuoti» completò la frase Rick. A volte anche lui li sentiva la notte. Eppure, a quell’epoca, un condapp abitato a metà si collocava nella parte alta della classifica di densità abitativa; fuori, in ciò che prima della guerra era stata la fascia suburbana, si potevano trovare edifici completamente vuoti… almeno, così aveva sentito dire. Aveva lasciato che quella informazione rimanesse di seconda mano; come la maggior parte della gente, non ci teneva a farne un’esperienza diretta. (Philip K. Dick, Ma gli Androidi sognano pecore elettriche?, pag.30-31)

Tutti dicono “la mia via, pur essendo grande, sembra al di fuori di ogni convenzione.”

In realtà proprio perchè essa è grande sembra essere al di fuori di ogni convenzione.

Se fosse simile a qualche altra cosa, da lungo tempo sarebbe diventata piccola. (Lao Tzu, Tao Te Ching, 67)

#_Appunti e Cut_Up su elettronica ed estensione dei sensi

La verità come concetto è affatto indeterminata e tutto dipende dal valore e dal senso di ciò che pensiamo: abbiamo sempre la verità che ci meritiamo (Gilles Deleuze)

Nel 1970 Alvin Toffler, in Lo Choc del Futuro, proponeva di intepretare i fenomeni di allergia al mutamento accelerato in termini di “transitorietà” dei nostri rapporti con il mondo esterno, e scriveva:

Il mutamento, rombando attraverso la società, allarga il varco tra ciò che crediamo e ciò che realmente è, tra le immagini esistenti e la realtà che dovrebbero rispecchiare. Quando questo varco è soltanto modesto, possiamo tener testa più o meno razionalmente al mutamento, possiamo reagire con un sano equilibrio mentale alle nuove condizioni, abbiamo una presa sulla realtà, reagiamo in modo inappropriato, diventiamo inefficienti, ci ritraiamo, o semplicemente, ci lasciamo prendere dal panico. All’estremo, quando il varco si spalanca troppo, soffriamo di psicosi, o addirittura ci aspetta la morte. (A. Toffler, Lo choc del futuro, pag. 182)

Toffler, sociologo apocalittico, poco sensibile alle seduzioni dell’immaginario, vedeva che il “varco” tra reale ed immaginario si faceva troppo ampio, aumentando tra gli anni ’50 e ’60, in relazione all’estendersi planetario del “sistema dei media”, con il suo sovraccarico di informazioni; uno spazio che si divaricava anche di fronte al presentarsi degli elementi immateriali di relazione fra uomo e mondo, sempre presenti nella storia dell’umanità, che erano rimasti celati dal peso delle tecnologie materiali nelle quali prendevano corpo. Una vera e propria divaricazione tra immagini e realtà che si presentava su scala massificata.

Read More