Virtual Kills the Video Stars…(appunto 1#)

Rachael_Sean_Young_Polaroid

«La mia agenda per oggi prevede sei ore di depressione autoaccusatoria» disse Iran.«Cosa? Perché hai messo in programma una cosa del genere?» Andava contro le finalità del modulatore d’umore. «Nemmeno sapevo se si potesse programmare a quel modo» disse cupo.«Me ne stavo qui seduta, un pomeriggio,» disse Iran «come al solito ero sintonizzata su Buster Friendly e i suoi Simpatici Amichetti, e lui stava parlando di una grande notizia che era sul punto di dare quando s’è inserita quell’orribile pubblicità, quella che odio; quella delle Braghette in Piombo Montibank. Così per un minuto ho tolto l’audio. E così ho sentito il palazzo, quest’edificio; ho sentito gli…» Fece un gesto per indicare tutto intorno a sé. «Appartamenti vuoti» completò la frase Rick. A volte anche lui li sentiva la notte. Eppure, a quell’epoca, un condapp abitato a metà si collocava nella parte alta della classifica di densità abitativa; fuori, in ciò che prima della guerra era stata la fascia suburbana, si potevano trovare edifici completamente vuoti… almeno, così aveva sentito dire. Aveva lasciato che quella informazione rimanesse di seconda mano; come la maggior parte della gente, non ci teneva a farne un’esperienza diretta. (Philip K. Dick, Ma gli Androidi sognano pecore elettriche?, pag.30-31)

Tutti dicono “la mia via, pur essendo grande, sembra al di fuori di ogni convenzione.”

In realtà proprio perchè essa è grande sembra essere al di fuori di ogni convenzione.

Se fosse simile a qualche altra cosa, da lungo tempo sarebbe diventata piccola. (Lao Tzu, Tao Te Ching, 67)

#_Appunti e Cut_Up su elettronica ed estensione dei sensi

La verità come concetto è affatto indeterminata e tutto dipende dal valore e dal senso di ciò che pensiamo: abbiamo sempre la verità che ci meritiamo (Gilles Deleuze)

Nel 1970 Alvin Toffler, in Lo Choc del Futuro, proponeva di intepretare i fenomeni di allergia al mutamento accelerato in termini di “transitorietà” dei nostri rapporti con il mondo esterno, e scriveva:

Il mutamento, rombando attraverso la società, allarga il varco tra ciò che crediamo e ciò che realmente è, tra le immagini esistenti e la realtà che dovrebbero rispecchiare. Quando questo varco è soltanto modesto, possiamo tener testa più o meno razionalmente al mutamento, possiamo reagire con un sano equilibrio mentale alle nuove condizioni, abbiamo una presa sulla realtà, reagiamo in modo inappropriato, diventiamo inefficienti, ci ritraiamo, o semplicemente, ci lasciamo prendere dal panico. All’estremo, quando il varco si spalanca troppo, soffriamo di psicosi, o addirittura ci aspetta la morte. (A. Toffler, Lo choc del futuro, pag. 182)

Toffler, sociologo apocalittico, poco sensibile alle seduzioni dell’immaginario, vedeva che il “varco” tra reale ed immaginario si faceva troppo ampio, aumentando tra gli anni ’50 e ’60, in relazione all’estendersi planetario del “sistema dei media”, con il suo sovraccarico di informazioni; uno spazio che si divaricava anche di fronte al presentarsi degli elementi immateriali di relazione fra uomo e mondo, sempre presenti nella storia dell’umanità, che erano rimasti celati dal peso delle tecnologie materiali nelle quali prendevano corpo. Una vera e propria divaricazione tra immagini e realtà che si presentava su scala massificata.

Marshall McLuhan concepiva invece i media come estensione dei sensi:

Ogni invenzione o tecnologia è un’estensione o un’autoamputazione del nostro corpo, che impone nuovi rapporti o nuovi equilibri tra gli organi e le altre estensioni del corpo. (…) In quanto estensione e accelerazione della vita sensoriale, ogni medium influenza contemporaneamente l’intero campo dei sensi, come spiegava tanto tempo fa il Salmista nel Salmo 115. (M.Mcluhan, Gli strumenti del comunicare, p. 64-65)

L’unico vero Dio e i falsi idoli (Salmo 115, Testo CEI 2008)

  1. Non a noi, Signore, non a noi,ma al tuo nome da’ gloria,
 per il tuo amore, per la tua fedeltà.
  2. Perché le genti dovrebbero dire:»Dov’è il loro Dio?».
  3. Il nostro Dio è nei cieli:
 tutto ciò che vuole, egli lo compie.
  4. I loro idoli sono argento e oro,
 opera delle mani dell’uomo.
  5. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono,
  6. Hanno orecchi e non odono,
 hanno narici e non odorano.
  7. Le loro mani non palpano,
 i loro piedi non camminano;
 dalla loro gola non escono suoni!
  8. Diventi come loro chi li fabbrica
 e chiunque in essi confida!
  9. Israele, confida nel Signore:
 egli è loro aiuto e loro scudo.
  10. Casa di Aronne, confida nel Signore:egli è loro aiuto e loro scudo.
  11. Voi che temete il Signore, confidate nel Signore:e gli è loro aiuto e loro scudo.
  12. Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
 benedice la casa d’Israele,
 benedice la casa di Aronne.
  13. Benedice quelli che temono il Signore,
 i piccoli e i grandi.
  14. Vi renda numerosi il Signore,
 voi e i vostri figli.
  15. Siate benedetti dal Signore,
 che ha fatto cielo e terra.
  16. I cieli sono i cieli del Signore,
 ma la terra l’ha data ai figli dell’uomo.
  17. Non i morti lodano il Signore
 né quelli che scendono nel silenzio,
  18. ma noi benediciamo il Signore
 da ora e per sempre. 

Le tecnologie delle civiltà agricole, e di quella industriale, sono, per McLuhan, estensioni dei singoli sensi. La tecnologia della stampa è una estensione della Vista, ed ha segnato un predominio così forte di questo senso da sconvolgere interamente il mondo precedente, esponendo le popolazioni ai meccanismi di esteriorizzazione dell’informazione. Se nelle civiltà in cui la trasmissione culturale avveniva per via orale era necessario il rapporto con altri uomini, in possesso dei codici dell’esteriorizzazione dell’informazione, con il libro, in particolare con la moltiplicazione della diffusione del libro stampato, l’uomo è tendenzialmente solo nel rapporto con la norma, con l’informazione, con Dio.

Le tecnologie elettriche ed elettroniche estendono invece tutto il nostro sistema nervoso.

“Con l’avvento della tecnologia elettrica l’uomo estese, creò, cioè al di fuori di sè stesso, un modello vivente del sistema nervoso centrale.” (Marshall McLuhan, “Gli strumenti del comunicare, pag. 63)

Un sistema nervoso che non ha una struttura arborescente, che non funziona ad algoritmi, come vorrebbero ritenere molti teorici delle Intelligenze Artificiali, ma che appare nel suo funzionamento come una giungla, come un rizoma:

A una certa scala il cervello sembra una vasta rete elettrica, alla scala più microscopica le sue connessioni e la sua organizzazione non assomigliano a quelle di alcun’altra rete naturale o costruita dall’uomo (…) Il cervello è un esempio di sistema che si auto-organizza. (…) Chi o che cosa organizza un quadro unitario? Calcoli o algoritmi eseguiti nel cervello? Chi c’è là dentro? (…) E’ chiaro che una teoria soddisfacente delle funzioni cerebrali superiori deve eliminare la necessità di omuncoli ed elettricisti, (…) deve poter rendere conto dei processi di definizione degli oggetti e di categorizzazione in un mondo dove non esistono nè schemi a priori né ordinamenti deduttivi che etichettino in anticipo gli eventi e gli oggetti (…) La dinamica chimica ed elettrica del cervello in effetti ricorda il caotico insieme di luci, suoni, movimenti e crescita rigogliosa che si trova in una giungla più che l’attività di un’azienda elettrica. (Gerald Edelman, Sulla Materia della Mente, 1993, pag. 49-56)

Il processo di esteriorizzazione dell’informazione accompagna lo sviluppo della civiltà. I media elettronici hanno rovesciato la situazione. L’era elettronica porta in primo piano due media che, proprio per essere un’estensione globale del sistema nervoso, e non di singoli sensi e funzioni, si caratterizzano per fornire processi e non prodotti, che sono contenitori o strumenti globali e non forme d’arte o strumenti specifici: la televisione ed il computer. La televisione estende il nostro sistema nervoso e crea un ambiente artificiale totale, un contenitore che richiede da parte dell’utente un coinvolgimento ed una partecipazione più forti che del cinema. Non c’è più distanza, né in senso fisico né simbolico, fra noi ed il piccolo schermo: c’è un paesaggio che ci ingloba e ci trascina in una “implosione concentrata”, in un flusso informativo che sembra incontrollato e che ristruttura tutto il nostro modo di vivere. Il computer estende una certa parte delle nostre funzioni logiche. Consente di immagazzinare una quantità enorme di informazioni e di organizzarla in un grande numero di modi, compatibili fra loro o alternativi; soprattutto ci mette in grado di estrarre lo scheletro informativo, immateriale, di gran parte dei processi di trasformazione della materia e di organizzazione della vita sociale. La sua estrema duttilità come strumento ne fa il luogo privilegiato di una nuova ipotesi riduzionista, differente da quella meccanicista, perché non si postula una riduzione dell’organico nell’inorganico, dello spirito alla materia, ma di entrambi ad una logica di tipo immanente, propria del sistema e non delle sue componenti. Insieme, la televisione ed il computer, con i loro derivati, disegnano la crisi del soggetto e del sapere moderno, e del dualismo che li avevano fondati.

(Alcuni stralci sono liberamente traditi e tratti da: Antonio Caronia, Virtuale, Cap. I, “Il cervello messo a nudo dai suoi scapoli virtuali”, 2010)

 

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6 commenti
  1. Branoalcollo ha detto:

    Decenni fa fecero un convegno molto interessante su McLuhan a Venezia, quando ancora il “virtuale” era una novità, ora invece non saprei se godiamo di una postazione privilegiata, certo è che senza computer non potremmo più stare.

    • …si, sono un mezzo fondamentale, che cambia la nostra socialità, non ne potrei mai fare a meno. Ho messo questi appunti perchè oggi riflettevo sulle dimissioni del Papa, un evento sicuramente di portata storica. Al di là di tutto, mi sembra vogliano anche essere un segnale per un rinnovamento spirituale. Io non sono affatto religioso, però penso che la rete aiuti a trovare una spiritualità…chissà, in fondo potrebbe esserci il Dio binario di Leibniz…

      P.S. grazie per aver letto e commentato 🙂

  2. Branoalcollo ha detto:

    di niente, un piacere, a proposito di Leibniz pare che il suo metodo sul calcolo infinitesimale sia stato ispirato direttamente dalla lettura de I Ching…l’oracolo cinese con il lancio delle monetine…un lancio casuale dal responso infallibile…chissà…

  3. …di Leibniz ho letto solo la Monadologia, e qualcosa de relato su di lui (La Piega di Deleuze), non so se conoscesse I Ching, per quanto nel 1700 molti elementi della cultura orientale fossero abbastanza conosciuti nei circoli culturali tedeschi…però in effetti l’automatismo psichico della percezione, attraverso il calcolo differenziale, ovvero la determinazione reciproca dei differenziali (dx/dy): determinazione completa dell’oggetto come percezione e determinabilità dello spazio-tempo come condizione, per cui lo spazio-tempo non costituisce più un dato puro, ma l’insieme ed il nesso dei rapporti differenziali nel soggetto, mentre l’oggetto non è più un dato empirico, ma il prodotto di questi rapporti nella percezione cosciente; un concetto che apre all’Evento ed al mondo come totalità di Eventi ed all’assenza di un punto di vista universale…si tutto questo rimanda ad una psicologia trascendentale della percezione molto simile agli I Ching… 🙂

  4. Branoalcollo ha detto:

    Sì li conosceva, avevo letto qualcosa anni fa, poi ho trovato questa conferma…”il reverendo Padre Bouvet ed io abbiamo scoperto il senso apparentemente più vero, secondo la lettera, dei caratteri di Fohi [Fu Xi], fondatore dell’Impero, che consitono solo nella combinazione di lineee intere e spezzate e che passano per i più antichi della Cina, come anche per i più semplici. Ci sono 64 figure comprese nel libro chiamato Ye Kim [I Ching], ossia il Libro delle Variazioni […] si tratta dell’aritmetica binaria che quel grande legislatore sembra aver posseduto e che io ho ritrovato alcune migliaia di anni dopo.”

    (Gottfried Wilhelm von Leibniz in una lettera a Nicole de Redmond del 1715, in un articolo riportato de La Stampa del 29/10/2011)

    • …dopo che mi hai detto che Leibniz conosceva gli I Ching, ho fatto un pò di ricerche sul web…ed in effetti è proprio come dici tu. Ignoravo l’interesse di Leibniz per la cultura orientale, che invece è ampiamente documentato. Ho trovato una cosa molto interessante, cmq. Nel 1697, Leibniz, ha pubblicato la Novissima Sinica, una raccolta di lettere e saggi dei missionari gesuiti in Cina. Un padre gesuita, Joachim Bouvet, tornato dalla Cina, dopo aver visto il saggio, gli scrisse una lettera in cui gli parlò dei 64 esagrammi dello I Ching. Nella lettera che Leibniz gli scrisse in risposta, gli parlò delle sue ricerche sull’aritmetica binaria, e cioè il calcolo per 1 e per 0 (di cui annotava anche le implicazioni metafisiche e il potere di rappresentare il rapporto tra Dio e il Nulla), Bouvet quindi, comprendendo che la struttura binaria spiegava la struttura degli esagrammi cinesi, inviò a Leibniz una lettera nel 1701 (che però Leibniz ricevette solo nel 1703) insieme ad una incisione su legno della disposizione degli esagrammi.
      L’incisione rappresentava la disposizione degli esagrammi in modo diverso dallo I Ching, ma questo errore permise a Leibniz di vedere in essi una sequenza signifìcativa di cui renderà ragione in “Explication de l’arithmétique binaire” (1703). L’errore consentì a Leibniz di vedere in questi esagrammi la perfetta rappresentazione della progressione dei numeri binari che infatti si scrivono secondo la sequenza 000, 001, 010, 110, 101, 011, 111. Leibniz così ha anticipato di un secolo e mezzo, la logica matematica di George Boole. Ed anche il vero linguaggio dei computer,

      …è meraviglioso 🙂

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