Cyber war, controllo digitale e dissidenza politica

NSA_World

Parte del controllo dei dati internet dei cittadini americani, e non solo, vietato negli USA, avverrebbe in Gran Bretagna, in base ad un accordo segreto tra le agenzie di sicurezza inglesi e la NSA. Le rivelazioni di Snowden confermate dai materiali pubblicati su Wikileaks.

Era dai tempi della “dottrina Breznev”, l’inizio della fase più acuta della guerra fredda tra USA e URSS, conclusasi solo con la caduta del muro di Berlino, che la stampa mondiale non si trovava ad affrontare casi così clamorosi di spionaggio e di obiezione di coscienza.

Le vicende che riguardano Julian Assange, rifugiatosi nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra dal giugno del 2012, per sfuggire all’estradizione in Svezia e USA, dove è accusato di spionaggio e Edward Snowden, l’analista informatico, collaboratore della Booz Allen Hamilton, società che fornisce consulenza della National Security Agency (NSA), a cui la Russia ha concesso l’asilo temporaneo; entrambi accusati di aver messo a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti e di tradimento, dividono l’opinione pubblica tra chi considera le loro rivelazioni abbiano fatto luce sulle violazioni dei diritti umani, soprattutto in merito all’acquisizione illegale di informazioni e dati personali, e chi invece ritiene semplicemente che abbiano commessi dei reati, e che pertanto vadano puniti.

Comunque si voglia inquadrarle, vicende che ricorderebbero più la dissidenza di Andrei Sacharov, il fisico nucleare sovietico, creatore della bomba all’idrogeno e diventato in seguito militante dei diritti civili ed esule politico, o, ancora, il monumentale caso di “scuola” dello spionaggio post-bellico delle “cinque stelle di Cambridge”, così ribattezzati dalla stampa dell’epoca gli ex studenti Donald Maclean, Kim Philby, Guy Burgess, Anthony Blunt e John Cairncross, che da comunisti convinti, svolsero per decenni attività di spionaggio a favore dell’URSS, ad alti livelli, a partire dagli anni Trenta.

KimPhilby riuscì a diventare addirittura primo segretario dell’Ambasciata della Gran Bretagna a Washington dal 1949, svolgendo un ruolo di ufficiale di collegamento tra il servizio segreto britannico (SIS) e la neonata CIA; mentre Maclean (nome in codice “Homer”), in qualità di Secondo segretario dell’Ambasciata britannica, riuscì ad avere accesso agli atti della Commissione per l’Energia Atomica, passandoli all’Unione Sovietica, che nel 1949 riuscì così a far esplodere la prima bomba atomica.

La loro attività proseguì ininterrotta fino al 1951, quando fu scoperta la fuga di informazioni da Washington grazie ad un sistema di decrittazione, il Venona. Maclean si rifugiò quindi a Mosca, insieme a Burgess che, dopo aver lavorato nella BBC, nel frattempo era diventato membro dell’Information Research Department, una struttura creata dall’MI5 per azioni di guerra psicologica e propaganda contro i sovietici, che però non ha mai prodotto risultati apprezzabili grazie alle sue soffiate.

Philby invece continuò la sua attività fino al 1963, quando fu scoperto e fuggì in Unione Sovietica, dove è rimasto fino alla sua morte per alcolismo. La vera attività di Blunt fu scoperta nel 1963, nel frattempo era diventato un eminente docente di storia ad Oxford, mentre solo a partire dal 1979 venne inserito nell’elenco delle cinque stelle di Cambridge Cairncross, il quale negli anni ’40 era riuscito ad entrare in contatto con il progetto Manhattan.

Anche l’URSS conobbe importanti defezioni nel proprio servizio segreto, come il caso di Oleg Gordievskij, agente del Kgb che forniva informazioni agli inglesi fin quando, nel 1985, scoperto, riuscì a sfuggire all’arresto diventando consulente dell’intelligence britannica, disponendo di una sontuosa villa in Scozia e di un salario da 250 mila sterline all’anno.

Traditori in patria, o agenti della “pace”, il ruolo dello spionaggio militare, durante la guerra fredda, ha svolto indubbiamente una funzione di stabilizzazione delle relazioni nell’epoca della deterrenza nucleare.

Oggi è molto diverso, ed i protagonisti sono perlopiù hacker o giovanissimi contractors, analisti informatici precari, che a contatto quotidiano con informazioni “segrete” o “riservate” che un tempo sarebbero state opportunamente gestite da poche decine di adetti, decidono di rispondere alla loro coscienza, aprendo un enorme punto di domanda sul significato dei diritti civili nell’era dell’Information Technology.

 La condanna per 35 anni di carcere a Bradley Manning, il soldato ed analista informatico che ha fornito ad Assange centinaia di migliaia di documenti riservati, scaricati durante il periodo in cui era in servizio a Baghdad per gli Stati Uniti, pubblicati su wikileaks, ha acceso un dibattito sulla stampa anglo-americana sul ruolo dell’obiezione di coscienza nell’era digitale, oltre che sullo status giuridico che assume la dissidenza politica in un contesto in cui, come è avvenuto nel caso del giovane militare, persino la corte marziale ha dovuto riconoscere che non sussiste il reato di “connivenza con il nemico”, derubricandolo dai 22 capi d’imputazione, un reato per il quale sarebbe stato previsto l’ergastolo.

In un ordine mondiale in cui statale e politico si compenetrano, tutto è virtualmente politico e tutti sono amici, il nemico è infatti il “justus hostis” economico che serve alla politica per giustificare la sua macchina da guerra, che oggi è dispiegata più nei dispositivi di cattura e controllo delle informazioni, essendo prettamente il campo economico-finanziario quello in cui si misurano i rapporti di forza. La guerra è nei fatti relegata ad una azione di polizia globale permanente nei confronti di un nemico intestino, investito del ruolo di “nemico della pace”, condannato alla devianza ed alla coazione a “delinquere” dall’abisso della sproporzione dei mezzi militari e di distruzione di massa.

Ed è infatti un vero e proprio scenario da cyber-guerra, più che da spy story, quello rivelato dallo scoop del Guardian del 7 giugno scorso sul programma PRISM che, nonostante la distruzione dei documenti forniti da Snowden, così come rivelato dal direttore del giornale britannico, non cessa di creare problemi ai suoi protagonisti. Tra questi Gleen Greenwald, il cronista dello scoop, il cui compagno, con cui condivide una unione matrimoniale, è stato tenuto inspiegabilmente in stato di fermo per 9 ore ed interrogato, subendo il sequestro delle apparecchiature elettroniche, all’aeroporto di Heathrow, un mese fa.

Il CyberSweep, gioiello della tecnologia del controllo digitale

Conferme sull’esistenza delle attività di spionaggio sui dati personali degli utenti, non solo americani, continuano intanto ad emergere incrociando le informazioni di Snowden con i materiali pubblicati nel corso degli ultimi anni su Wikileaks. Secondo un articolo pubblicato su CorpWatch, un blog curato da una organizzazione no-profit di giornalismo investigativo, la Glimmerglass, una società californiana leader in “cyber soluzioni”, fornitrice di agenzie governative di un software chiamato CyberSweep (giunto alla versione 2.0 e annunciato come la migliore soluzione nel contrasto del cyber-crimine e del cyber-terrorismo), il programma PRISM potrebbe avvalersi delle funzionalità garantite da questa tecnologia. Il CyberSweep è descritto come un sistema in grado di processare segnali ottici per estrarre i dati di target precisi ed aggregarli, ovvero capace di individuare i flussi di dati di persone individualizzate ed interessate da investigazioni o minacce conosciute alle attività economiche e finanziarie.

Il funzionamento della tecnologia era stato già descritto su Wikileaks negli spy files, pubblicati nel dicembre del 2011, dove è possibile visualizzare un powerpoint che ne descrive le funzionalità. Il CyberSweep è descritto come in grado di estrarre, selezionare e monitorare tutti i dati provenienti da fisso e mobile, voce e video, internet, web 2.0 e social networking con speciali dispositivi(probes) e sniffer (analizzatori di traffico di dati). Cosa ancora più interessante, il sistema può essere usato nelle postazioni dove i cavi sottomarini vengono connessi con i sistemi terrestri (submarine landing stations).

Questa tecnologia è in grado quindi di intercettare i segnali dai cavi sottomarini, senza richiedere l’autorizzazione all’accesso alle compagnie che gestiscono i dati, ed è facile immaginare anche che il sistema sia stato progettato per sfruttare l’extraterritorialità giuridica, un problema che abbiamo visto essere alla base della necessità di dislocare al di fuori del territorio degli Stati Uniti, parti e componenti del programma di controllo divulgato da Snowden.

La Glimmerglass stessa ammette che la tecnologia è in grado di analizzare i dati Gmail, Yahoo ed il traffico di dati prodotto da Facebook e Twitter. Stando però a quanto dichiarato ufficialmente dalla società, sarebbero già diverse le agenzie di sicurezza governative a farne uso. Sarebbe il caso di chiedersi quali.

In base ai documenti forniti da Snowden al Guardian, l’NSA avrebbe investito circa 25 milioni di dollari in una struttura in Cornovaglia (GB), il Cyber Development Centre di Bude, uno dei centri che opererebbe per la Government Communications Headquarters (GCHQ) la megastruttura dell’intelligence inglese, realizzata a Chelthenam, specializzata per lo sviluppo dei sistemi cifrati e per fornire supporto informativo alle forze armate britanniche.

Il progetto, realizzato in collaborazione con analisti della NSA, dal nome “Tempora”, a partire dal 2011 avrebbe già istallato oltre 200 probes (dispositivi per captare i flussi di dati) sui cavi sottomarini transoceanici in fibra ottica, sui quali passa il 90% del flusso delle comunicazioni digitali globali, alla velocità di 640 gigabits per secondo, che vengono spacchettati in un formato chiamato “redundant fiber optic paths” e poi riassemblati dall’altra parte dell’oceano.

La tecnologia fornita dalla Glimmerglass interviene nel momento in cui i dati vengono spacchettati, attraverso un sistema chiamato 3D Micro-Electro-Mechanical-System (MEMS) mirror array”, brevettato nel 2002. Il dispositivo è composto di migliaia di minuscoli specchi, della dimensione di 1 millimetro l’uno, montati su un chip di silicone. Ogni singolo specchietto può essere manovrato in controllo remoto da un operatore ed è in grado di catturare il segnale che viaggia su fibra ottica e reindirizzarlo, evitando l’interruzione o il disturbo della trasmissione dei dati. L’operazione avviene in millisecondi con un solo click del mouse. Si tratta di una tecnologia, quella della Glimmerglass, che ha ridotto grandemente i costi dei dispositivi per catturare i dati, e che sarebbe garantita per una durata di almeno 30 anni di vita.

Almeno sette compagnie, in base a quanto dichiarato da Snowden, avrebbero preso parte all’istallazione dei dispostivi per catturare i dati: la British Telecom, la Global Crossing, l’Interoute, la Level 3, la Viatel, la Verizon Business e la Vodafone Cable.

Il progetto Tempora sarebbe in grado di gestire 600 milioni di eventi telefonici al giorno, ovvero 21 petabytes di dati che verrebbero conservati per circa 30 giorni prima di essere cancellati.

Secondo le dichiarazioni di Snowden, riprese dal Guardian, il GCHQ britannicosarebbe il maggiore produttore di metadati al mondo, con 300 analisti, invece dei 250 impegnati dalla NSA (dati di Maggio 2013), ed il governo degli Stati Uniti avrebbe pagato 100 milioni di sterline negli ultimi tre anni (di questi ben 17,2 milioni destinati alle attività di storaggio dei dati raw raccolti da internet), per accedere alle informazioni raccolte dal struttura di Bude, in nord Cornovaglia, che svolgerebbe così le attività vietate dalle leggi degli Stati Uniti per la protezione dei dati dei cittadini americani.

L’accesso ai dati (email, telefonate, comunicazioni Skype, traffico social network, apps), con Tempora, avrebbe avuto inoltre un incremento del 7000%, mentre il materiale analizzato e processato avrebbe avuto un incremento del 3000%.

Pubblicato su Agoravox 

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