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Archivio mensile:dicembre 2013

Twilight of the City - Charles Platt

“…una volta insediata, una città è, o pare, una sorta di grande meccanismo che…inesorabilmente seleziona come propria popolazione quegli individui più idonei a vivere in una particolare regione o in un particolare ambiente.” (Robert Park, Human Communities: The City and Human Ecology,1952)

A partire dall’inizio degli anni ’70, poco dopo la decisione della presidenza di Richard Nixon di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, mettendo fine agli accordi di Bretton Woods del 1944 ed inaugurando il sistema degli scambi flessibili tra le diverse valute nazionali, il modello di urbanizzazione che aveva caratterizzato lo sviluppo americano dopo il secondo dopoguerra iniziò a declinare spaventosamente anche per l’effetto combinato del pesante indebitamento della spesa pubblica, causata sia dalla guerra del Vietnam, sia dalle politiche di defiscalizzazione e di sostegno all’acquisto della casa da parte del governo USA.

Ad aggravare la crisi inflattiva che investì rapidamente tutto il mondo occidentale, a partire dal 1973 intervenne poi la crisi energetica causata dalla decisione dell’OPEC di interrompere le forniture di petrolio, dopo la guerra dello Yom Kippur 5734 (6 ottobre 1973),  tra Israele, ed Egitto e Siria.

I mutamenti dei paradigmi produttivi, che avevano già provocato la perdita di parte del settore manifatturiero, non compensati dalla crescita del settore finanziario ed assicurativo, e l’esplosione della bolla immobiliare, contribuirono all’indebitamento di città come Chicago e San Francisco, portando al fallimento di Cleveland, ed alla crisi di New York, già inghiottita nello sprawl di oltre 40 milioni di abitanti che la conurbava fino a Washington. La grande mela, in particolare, tra il 1974 ed il 1975, esposta per oltre 1,2 miliardi di dollari dell’epoca, con le banche che rifiutavano i crediti, con la crisi del sistema di raccolta dei rifiuti, il black out del 13 luglio 1977, e le cronache quotidiane di episodi di violenza urbana, diventò l’emblema della crisi del modello delle grandi metropoli, per eccellenza. Le conseguenze per ristrutturare i debiti e l’organizzazione economica ed immobiliare delle città non furono indolori e costrinsero a pesanti tagli all’assistenza sociale, al sistema scolastico, ai servizi sanitari, persino alle forze di polizia locali.

La crisi delle città colpì anche l’Europa, in particolare i paesi più dipendenti dall’estero dalle risorse energetiche. Nel lessico politico e mediatico italiano cominciò a fare la sua apparizione la parola austerità, furono introdotte le “domeniche senza auto” e incominciò ad incrinarsi il mito di un modello di sviluppo inarrestabile, concepito per gli stili di vita delle metropoli dei baby boomers. Un modello di crescita basato sull’uso del petrolio, sulla produzione delle automobili, sulla figura dell’operaio massa, sul mantenimento statale di un ceto medio impiegatizio, sull’acquisto della prima casa, dei beni durevoli, sulla disattenzione per i rischi ambientali, sull’uso disinvolto degli elettrodomestici e su una dieta alimentare basata sull’intensificazione degli allevamenti animali e delle produzioni cereagricole.

Negli Stati Uniti, allo shock culturale conseguente la necessità di mutare repentinamente lo stile di vita della classe media, si aggiunse anche lo scandalo del Watergate che, insieme al fallimento della guerra in Vietnam, contribuì ad incrinare definitivamente l’atmosfera psicologica di un paese le cui giovani generazioni iniziavano a dubitare seriamente delle competenze e delle capacità della propria classe politica.

Proprio in quegli anni incominciò a diffondersi, attraverso i mezzi d’informazione, nel cinema e nella letteratura popolare, un nuovo clima culturale reazionario, sotteso ad una visione autoritaria, come risposta alla crisi, basato su una concezione apocalittica del futuro e su uno scetticismo nella ragione, nel progetto umanistico e nell’uomo. A proporre una visione positiva della crisi le controculture dei movimenti urbani  ed ecologisti, che proponevano di rivedere il sistema dei valori sociali, improntati sull’individualismo, sottoponendo a critica i modelli di consumo dominanti, mettendo in atto percorsi di liberazione del desiderio dai dispositivi di controllo sull’immaginario, contestando la visione della centralità dell’uomo in rapporto con la natura.

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urania

Tra le prime opere ad anticipare i temi che andranno a costituire il paesaggio della letteratura Cyberpunk, City Come A-Walkin’, pubblicato nel luglio del 1980 da John Shirley (in Italia uscirà nel n. 902 di Urania, nell’ottobre del 1981, con il nome “Il rock della città vivente”), scritto durante il periodo in cui l’autore era front-man di un gruppo punk di Portland,  è da considerarsi uno dei principali prototipi del genere,  un debito letterario riconosciuto da William Gibson stesso nella prefazione ad una nuova edizione del romanzo, pubblicata negli USA nel 1996, nella quale attribuisce a John Shirley il titolo di “Patient Zero del Cyberpunk”, ed a City Come A-Walkin’ il carattere di un romanzo precursore nel quale è possibile osservare alcuni elementi tipici del non ancora nato movimento letterario, del quale ha inoculato per primo il virus.

Il debito dell’autore di Neuromante nei confronti di John Shirley non è solo letterario, l’incontro con lo scrittore in una convention di Science Fiction a Vancouver e la pubblicazione di City Come A-Walkin’, in versione paperback originale, edito dalla Dell Publishing di George T. Delacorte, incoraggiò Gibson a proseguire nella scrittura e contribuì anche a gettare le basi per la costituzione dello spazio narrativo-editoriale per un nuovo tipo di racconto SF.

La città si alza e cammina reclama ciò che è suo, gli indù e le loro incarnazioni, Catz e le sue chitarre Zeus un cigno per Leda… A volte il mondo prende la forma degli dei a volte gli dei prendono la forma d’uomini a volte gli dei camminano sulla Terra come mortali… E stanotte la città si è alzata, ha camminato, e noi siamo tutti obsoleti…(Pag. 11)

Terzo lavoro dell’autore, dopo Transmaniacon e Dracula in Love, salutato da Robert Silverberg come “la voce senz’altro più promettente della fantascienza USA per gli anni ’80”,  City Come A-Walkin’ è ambientato in un futuro vicino e possibile, bizzarro, in cui la tecnologia costituisce una logica evoluzione di quella conosciuta nel tempo presente. Il racconto, influenzato dalle controculture punk della Bay Area di San Francisco, si muove in un ambiente urbano violento, caratterizzato dalla minacciosa presenza della Mafia e da sistemi tecnocratici di sorveglianza panottica, tra organizzazioni private di vigilanti fascisti e dal consumo di droghe,  diventerà parte dell’intelaiatura dei temi sui quali Gibson stava cercando di sviluppare la sua ricerca narrativa proprio in quegli anni.

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