Il crepuscolo della Città, di Charles Platt

Twilight of the City - Charles Platt

“…una volta insediata, una città è, o pare, una sorta di grande meccanismo che…inesorabilmente seleziona come propria popolazione quegli individui più idonei a vivere in una particolare regione o in un particolare ambiente.” (Robert Park, Human Communities: The City and Human Ecology,1952)

A partire dall’inizio degli anni ’70, poco dopo la decisione della presidenza di Richard Nixon di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, mettendo fine agli accordi di Bretton Woods del 1944 ed inaugurando il sistema degli scambi flessibili tra le diverse valute nazionali, il modello di urbanizzazione che aveva caratterizzato lo sviluppo americano dopo il secondo dopoguerra iniziò a declinare spaventosamente anche per l’effetto combinato del pesante indebitamento della spesa pubblica, causata sia dalla guerra del Vietnam, sia dalle politiche di defiscalizzazione e di sostegno all’acquisto della casa da parte del governo USA.

Ad aggravare la crisi inflattiva che investì rapidamente tutto il mondo occidentale, a partire dal 1973 intervenne poi la crisi energetica causata dalla decisione dell’OPEC di interrompere le forniture di petrolio, dopo la guerra dello Yom Kippur 5734 (6 ottobre 1973),  tra Israele, ed Egitto e Siria.

I mutamenti dei paradigmi produttivi, che avevano già provocato la perdita di parte del settore manifatturiero, non compensati dalla crescita del settore finanziario ed assicurativo, e l’esplosione della bolla immobiliare, contribuirono all’indebitamento di città come Chicago e San Francisco, portando al fallimento di Cleveland, ed alla crisi di New York, già inghiottita nello sprawl di oltre 40 milioni di abitanti che la conurbava fino a Washington. La grande mela, in particolare, tra il 1974 ed il 1975, esposta per oltre 1,2 miliardi di dollari dell’epoca, con le banche che rifiutavano i crediti, con la crisi del sistema di raccolta dei rifiuti, il black out del 13 luglio 1977, e le cronache quotidiane di episodi di violenza urbana, diventò l’emblema della crisi del modello delle grandi metropoli, per eccellenza. Le conseguenze per ristrutturare i debiti e l’organizzazione economica ed immobiliare delle città non furono indolori e costrinsero a pesanti tagli all’assistenza sociale, al sistema scolastico, ai servizi sanitari, persino alle forze di polizia locali.

La crisi delle città colpì anche l’Europa, in particolare i paesi più dipendenti dall’estero dalle risorse energetiche. Nel lessico politico e mediatico italiano cominciò a fare la sua apparizione la parola austerità, furono introdotte le “domeniche senza auto” e incominciò ad incrinarsi il mito di un modello di sviluppo inarrestabile, concepito per gli stili di vita delle metropoli dei baby boomers. Un modello di crescita basato sull’uso del petrolio, sulla produzione delle automobili, sulla figura dell’operaio massa, sul mantenimento statale di un ceto medio impiegatizio, sull’acquisto della prima casa, dei beni durevoli, sulla disattenzione per i rischi ambientali, sull’uso disinvolto degli elettrodomestici e su una dieta alimentare basata sull’intensificazione degli allevamenti animali e delle produzioni cereagricole.

Negli Stati Uniti, allo shock culturale conseguente la necessità di mutare repentinamente lo stile di vita della classe media, si aggiunse anche lo scandalo del Watergate che, insieme al fallimento della guerra in Vietnam, contribuì ad incrinare definitivamente l’atmosfera psicologica di un paese le cui giovani generazioni iniziavano a dubitare seriamente delle competenze e delle capacità della propria classe politica.

Proprio in quegli anni incominciò a diffondersi, attraverso i mezzi d’informazione, nel cinema e nella letteratura popolare, un nuovo clima culturale reazionario, sotteso ad una visione autoritaria, come risposta alla crisi, basato su una concezione apocalittica del futuro e su uno scetticismo nella ragione, nel progetto umanistico e nell’uomo. A proporre una visione positiva della crisi le controculture dei movimenti urbani  ed ecologisti, che proponevano di rivedere il sistema dei valori sociali, improntati sull’individualismo, sottoponendo a critica i modelli di consumo dominanti, mettendo in atto percorsi di liberazione del desiderio dai dispositivi di controllo sull’immaginario, contestando la visione della centralità dell’uomo in rapporto con la natura.

La visione apocalittica del futuro non era solo frutto della fantasia di futurologi ed intellettuali, nel 1970 l’amministrazione Nixon aveva commissionato uno studio sull’impatto della crescita della popolazione mondiale per gli interessi strategici USA. Il documento, pubblicato il 24 aprile 1974 come “National Security Study Memorandum 200: Implications of Worldwide Population Growth for U.S. Security and Overseas Interests (NSSM200), a firma di Henry Kissinger, venne poi accolto dalla presidenza di Gerald Ford, il 26 novembre 1975. La tesi basilare del Memorandum 200 è che la crescita della popolazione dei 13 paesi individuati nello studio, India, Bangladesh, Pakistan, Indonesia, Thailandia, Filippine, Turchia, Nigeria, Egitto, Etiopia, Messico, Colombia e Brasile, può provocare instabilità politica regionale e mettere in pericolo gli interessi americani, soprattutto per l’approvvigionamento delle materie prime in queste aree. Il Report, al di là dei propositi umanitari per favorire questi paesi, con l’obiettivo di premiare quei governi che si fossero impegnati per il controllo delle nascite, conteneva delle parti discutibili, in cui l’aumento della popolazione giovanile veniva visto come la leva potenziale di organizzazioni di natura anti-imperialista, contro gli interessi degli USA e delle corporation.

Gli allarmi lanciati già a partire degli anni Sessanta sui pericoli che minacciavano il sistema ecologico mondiale, la proliferazione delle armi atomiche in un mondo in guerra tra i blocchi contrapposti, le stime sulla crescita demografica globale nei paesi del Terzo Mondo, le conseguenze del colonialismo con l’insorgere di guerre civili e regimi ostili ai paesi della Nato, la minaccia di epidemie e le crisi urbane, contribuirono fortemente a mettere in discussione, negli Stati Uniti,  l’idea della governamentalità sui processi economici e sociali. Il dibattito che ne scaturì pose fine all’interventismo dello Stato nell’economia, così come si era realizzato dal New Deal in poi, ed aprì la strada ad una mutazione epistemologica essenziale delle teorie liberali, basata sullo studio della natura dell’attività umana, in cui il lavoro diventa una macchina che, scomposta in termini economici, produce reddito, un flusso di salari, la cui cifra complessiva è costituita dalla società delle unità-impresa dell’homo aeconomicus.

A a fare da sfondo alle visioni apocalittiche di un dibattito che si addensava come una immensa nube nera sulla crisi del modello economico e delle grandi sistemi urbani degli anni ‘70, la rivoluzione tecnologica mostrava intanto già le prime avvisaglie. A partire dal 1977, un anno simbolicamente rappresentato dalla presentazione del primo personal computer, per il mercato domestico, il Commodore PET (Personal Electronic Transactor) e dalla nascita della Apple Computer Inc. con il successivo lancio sul mercato della serie Apple II, l’industria tecnologica americana inizierà a muoversi verso la realizzazione della Società dell’Informazione e delle città globali, della mobilità elettronica dei capitali e della dispersione spaziale delle attività produttive. Dopo pochi anni gli Stati Uniti si trovarono con questa svolta tecnologica ad una condizione di assoluta egemonia mondiale, industraile e militare. Il 1977, tra gli eventi da ricordare, è non casualmente anche l’anno in cui Jean François Lyotard  viene incaricato dal governo del Quebec di redarre un rapporto sul sapere nelle società più sviluppate, in cui il filosofo francese attribuisce al termine postmodernità lo statuto dei saperi increduli delle “metanarrazioni”, il cui oggetto cambia nel momento in cui le società entra nell’era postindustriale, modificando i rapporti tra le istanze statuali e quelle economiche.

Hai soltanto quello che prendi…

Twilight of the City (pubblicato in Italia nel novembre del 1979 con il titolo “Crepuscolo sulla città”, Urania, n. 811), di Charles Platt, è un romanzo del 1977 in cui echeggia una visione post-apocalittica del futuro delle città degli Stati Uniti. Lo scenario è caratterizzato da una catastrofe sociale simile a quella che, a partire dal 1975, era stata proposta dalla BBC in Survivors, la serie televisiva ideata da Terry Nation (autore di Doctor Who), in cui l’umanità, colpita da una pandemia causata da un virus mutante, modificato geneticamente, viene quasi interamente sterminata, nell’ordine del 99% della popolazione, costringendo i sopravvissuti a riorganizzare completamente le loro esistenze, prima che finiscano le ultime scorte alimentari.

Charles Platt, scrittore, giornalista e programmatore di computer britannico, di nobili origini, trasferitosi negli Stati Uniti negli anni ’70, è autore di diverse pubblicazioni, tra cui il successivo e più fortunato The Silicon Man (1991), salutato positivamente da William Gibson per l’originale esplorazione del cyberspazio. In Twilight of The City, Platt preferisce ignorare gli scenari geopolitici che ancora animavano le fantasie fantapolitiche degli anni ‘70, proponendo una distopia in cui i personaggi vivono in una località degli Stati Uniti, ipoteticamente tra la West Coast ed il MidWest, nel 1997, alle soglie di una crisi causata da ragioni esclusivamente economiche, di cui si ignora anche la portata ad effetto globale. Pur essendo, l’autore, un programmatore di computer, in Twilight of the City, è inutile cercare tracce delle utopie cibernetiche che hanno preceduto il Cyberpunk. La tecnologia informatica sembra essere quasi superflua, dedicata solo ad alcuni effetti spettacolari, fino a diventare non più necessaria nel corso della narrazione.

Nel racconto, Michael Caidlin, il protagonista, è socio ed autore di canzoni per Bobby Black (il vero nome è Bobby Schwartz), una giovane celebrità di un particolare genere, definito il Rock Suicida. Tutto inizia da un incrocio stradale, dove Michael si scontra colpevolmente con l’auto guidata da Lisa, una ragazza in fuga da un ghetto della città, dove viveva in un condominio occupato, la quale ha l’obiettivo di raggiungere una tenuta di campagna dove pensa di trasferirsi definitivamente, offrendosi di lavorare in cambio di ospitalità e di un salario. Lisa, la cui auto ha avuto la peggio, confessa a Michael, il quale vuole fornirle i dati per l’assicurazione, di aver rubato l’autovettura e di essere nei guai. Michael decide quindi decide di farla salire nella sua macchina ed andare via prima che arrivi la polizia. Nell’auto però, riconoscendo di avere avuto torto nella causa dello scontro tra le auto, dopo aver offerto dei soldi a Lisa, rimane colpito dalla suo carattere orgoglioso e determinato. Lisa, la cui povertà si evince dall’abbigliamento che indossa, viene da un altro mondo rispetto a quello benestante di Michael, che decide all’istante di invitarla a venire ad un party di Vip dove si stava recando. La radio intanto trasmette una canzone di Bobby Black:

Devi andartene lo sai/ Non c’è più niente in questa terra/ Per cui valga la pena / Di vivere/ Dici/ Che non puoi restare/ Che non sopporti più/ Nessun posto/ Nessuno./ Così ti senti insoddisfatta/ Farai tacere coscienza ed orgoglio/ E ti butterai/ Giù da una montagna/ O ti lascerai/ Portare via dalle onde(…) (Pag. 8)

Durante il party, Lisa viene presentata a Bobby Black, un giovane poco più che ventenne, idolo delle ragazzine, il quale, manifestando chiaramente un conflitto di personalità latente con il suo socio Michael, rimane profondamente stupito dal non riuscire a fare colpo su Lisa, la quale fino a quel giorno non aveva mai sentito nemmeno le sue canzoni. Bobby invita quindi Lisa a venire a vedere il concerto che terrà in serata, in un posto d’onore, in prima fila.

Lei guardò il soffitto alto, ampio, a cupola; poi scrutò il pubblico di giovanissimi che stavano entrando nello stadio, come ambasciatori di una nazione immaginaria in cui la psicosi costituisse la norma. Vestivano in stile post-unisex. L’abbigliamento dei maschi era tutto pelle nera, seta scarlatta e vinile, con tacchi alti, pantaloni aderenti, cerniere vistose, camicie aperte sui fianchi, il tutto decorato da simboli oscuri, insegne militari, e catene ornamentali. Indossavano berretti a visiera e avevano le facce dipinte di grigio pallido e di blu. Sembravano giovani nazisti che partecipassero ad un ballo in un campo di concentramento. (…) A parte l’esagerata distinzione tra i sessi c’era un’aria di forte sensualità.  (pag. 18)

Il Concerto di Bobby Black, la cui scenografia è stata ideata da Michael, è una “esperienza totale” tra gigantesche immagini tridimensionali, raggi laser, fuochi pirotecnici ed altri effetti speciali, in cui il suicidio viene presentato come una via di fuga per la libertà “dal momento che la droga, il sesso, il denaro, le macchine veloci e lo sport non servono più a distogliere il pensiero da una situazione socio-economica estremamente amara” (pag.19). Il rock suicida di Bobby Black però non è affatto visto come un fenomeno di una tendenza controculturale, ed è contrastato, oltre che da un movimento religioso chiamato “Gli Spartani d’America”, guidato dal reverendo Isaacs, dai movimenti radicali che lo ritengono un’arma di propaganda antipopolare.

Nel mondo delle canzoni di Bobby Black, che prima di diventare famoso aveva vissuto nei ghetti della città, membro di una gang giovanile, facendo anche il ladro per vivere, l’attenzione sembra essere rivolta più che altro ad un pubblico di giovani benestanti, in grado di permettersi i suoi eventi live, che Bobby porta in tourneè per tutti gli Stati Uniti.

Credevamo che la porta fosse aperta/ Che il domani fosse là/ Ma non credere/ A quello che si dice/ Non esiste domani e non c’è porta/ Allora per che cosa viviamo?/ Ehi, cos’è successo al futuro?/ Ci hanno detto che era lì/ Ehi, a quanto pare/ Non c’è più futuro/ E non c’è niente/ Per sostituirlo/ Così forse potremmo anche crepare/ Si, potremmo crepare/ Le cose, tanto, non miglioreranno/ La nave affonda/E  allora, amico, se bisogna affogare/ Perché tenere duro fino in fondo?/ Meglio farla subito finita…(pag.24)

Nella rappresentazione della società di Twilight of the City, i violenti conflitti urbani, e gli scontri tra gang rivali nei sobborghi delle città, sono completamente oscurati dai media, i quali, in nome dell’austerità, nascondono anche la rappresentazione della condizione di ricchezza dei ceti agiati. Per evitare le sommosse le città vengono alimentate dal governo da un costoso sistema di assistenza sociale e di assegnazione di case popolari. Michael, apparentemente indifferente a quello che succede nei sobborghi, nei ghetti,  a dispetto dei testi delle canzoni che scrive per Bobby Black, è convinto che il declino industriale sia inesorabile e che possa essere combattuto con un forte sostegno all’industria dello spettacolo.

“Ma dove stava scritto che gli americani possiedono il diritto inalienabile di mangiare carne tutti i giorni e di passare ogni anno le vacanze in Europa? Nei decenni dell’opulenza, negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, la vita era una corsa sfrenata. Chi aveva mai creduto che sarebbe durata per sempre? (pag.30)

…Aria e suoni della città/ C’è da lottare per fare qualcosa/ Hai soltanto quello che prendi/ Questa vita moderna/ Non concede tregua a nessuno/ Hai soltanto quello che prendi/ Politici, industriali/ Parlano di risparmio/ E sanno quello che dicono/ Perché sono loro a guadagnare/ Noi siamo quelli che perdono/ Presto non avremo più niente/ Vattene finchè puoi/ Passeranno solo un paio d’anni/ Prima che tutto crolli/ Hai soltanto quello che prendi…(Pag. 31)

La città è deserta. Circolano solo le auto che hanno il costoso permesso di circolazione. Le giovani coppie della borghesia vivono una vita separata dai poveri, ignorano la campagna, e per appartarsi hanno a disposizione addirittura un “palazzo del piacere”, un parco dell’amore a pagamento, con cabine d’isolamento, cybernet, esploratori onirici, bagni, ed un’area che simula i prati di campagna, con erba di plastica, brezze artificiali nelle quali vengono immessi deodoranti e disinfettanti, finti canti di usignoli. Un’area sorvegliata a vista da guardiani armati con occhiali ad infrarossi.

Nei pressi della città il governo sta realizzando New Vista, un enorme complesso immobiliare di 15 km di lunghezza ed 8 km di larghezza, con centinaia di torri in vetro e cemento, una sorta di Manhattan trapiantata in campagna. Un paradiso tra colline artificiale, dotato di infrastrutture tecnologiche per produrre cibo irradiato, in grado di durare anni prima di scadere. Ad alimentare di energia New Vista è in fase di realizzazione una centrale a fusione nucleare.

“Non siamo a  corto di sabbia e cemento, e nemmeno di vetro per le finestre. (…) Tenere in ordine una città come questa costa meno che tenerne in ordine una vecchia. (Pag.48)

La crisi politica intanto si aggrava. Il presidente degli Stati Uniti annuncia un imminente discorso dopo un ulteriore rimpasto di governo. I liberali sono stati praticamente tutti sostituiti con uomini del Pentagono, mentre sono rimasti in carica solo ex presidenti di industrie di livello nazionale, acciaio, alimentari, edilizia, trasporti, energia. In un dialogo in un bar in cui Michael ha presentato Lisa a due suoi vecchi amici, Vickers, un futurologo, consulente tecnico del governo per le risorse energetiche, ideatore del progetto New Vista; e Jamieson, un intellettuale indipendente; la situazione politica viene discussa in tutta la  sua gravità:

 (…) Abbiamo un presidente che già da anni ha venduto lo Stato all’esercito e all’industria, e che ora non possiede più la minima autorità. Fino ad oggi ha cercato, per quanto debolmente, di fare da arbitro nella lotta di potere, ma ormai la partita è chiusa. E’ circondato da una parte da ex-militari, e dall’altra da individui corrotti che rappresentano gli interessi delle grandi dinastie industriali. Ti sembra una situazione sana? (…)
– E’ da un po’ che Jamieson predice una dittatura, o un colpo di stato militare – spiegò Vickers con un sorriso (…) – D’improvviso si voltò verso Lisa – E’ chiaro che tu vieni da una delle zone più povere, a giudicare dal tuo aspetto. Per cui non sei tanto isolata dalla realtà. Non ti è chiara la verità di quello che dico?

Lisa voleva essere gentile, ma al tempo stesso sentiva di dover essere sincera. – E’ da quando sono al mondo che la politica è corrotta – rispose. – Negli anni Settanta, quando gettarono fuori Nixon, credevano di aver sistemato tutto, credevano che non potesse più succedere. A me sembra che sia successa una cosa sola: la gente che non ci andò di mezzo capì che in futuro doveva stare più attenta, se voleva cavarsela.

-Si, si, è vero, però esiste una differenza di qualità tra la democrazia degenerata degli anni settanta e la plutocrazia alleata al Pentagono degli anni Novanta.

– Mi spiace, non capisco bene, io cosa dovrei fare? – Lisa si strinse nelle spalle. – Il voto non serve a niente. Ci vogliono soldi, o conoscenze.

– Se la gente crede davvero che il voto sia inutile – disse Jamieson – Perché non si organizza? Perché non dimostra? (…)

– Nelle zone povere si tengono dimostrazioni – rispose Lisa – Ma non servono a niente. (…)

– Il punto è che – disse Vickers (…) – fondamentalmente oggi tutti sono assistiti. Nonostante la Nuova Austerità, nessuno muore di fame. Ci sono i sussidi statali. Per cui, perché dovremmo aspettarci dimostrazioni di massa? Specialmente con le prospettive che ci sono di un ritorno alla ricchezza. La fusione nucleare… (Pag. 68)

Le speranze di ripresa dell’economia, affidate alle nuove tecnologie nucleari, si rivelano però illusorie. La crisi, causata dalla diminuzione delle risorse e dal crollo dell’economia, che perdura da oltre 15 anni, si sta avvitando trascinata da un disastroso raccolto, dalla decimazione dei cereali da parte di insetti mutanti,  e dall’inquinamento marino che causa la moria dei pesci. Di fronte al rischio della carestia e dal venire meno degli impegni internazionali degli USA, l’annunciato discorso del presidente degli Stati Uniti, in diretta televisiva, si rivelerà un autentico shock per l’intera nazione:

Amici americani – cominciò – buonasera a tutti. (…) Le notizie che devo darvi stasera non sono buone notizie. (…) Ma in questo periodo di crisi, io e i miei collaboratori abbiamo deciso che ci resta una sola via per ricostruire questa grande nazione e mettere finalmente termine alla cosiddetta Era della Scarsezza(…) misure che arrestino una volta per tutte il declino della nostra economia, che proteggano le nostre risorse da ogni manipolazione scrupolosa, che ristabiliscano ordine e legalità in un periodo in cui il caos minaccia la struttura stessa della società. (…) Un comitato speciale, che comprende alcuni rappresentanti del Congresso, ha deciso che l’unica alternativa possibile è imporre il controllo delle risorse strategiche per la sopravvivenza della nazione. Queste risorse comprendono i depositi di minerali, i combustibili, gli isotopi dell’uranio, il terreno arabile…(…) sono soggetti al controllo anche le proprietà private come scorte di petrolio e benzina, legname e metalli come l’oro, l’argento, il nichel, l’alluminio, il platino, lo stagno…(…) e le munizioni, armi da fuoco, veicoli corazzati, e quantità di cibo superiori a quanto è necessario per nutrire un singolo individuo per sette giorni. (…) – Il presidente si chinò in avanti, con aria confidenziale, – Cosa significa tutto questo per te, americano medio? Come verranno assicurati questi controlli? Per prima cosa, saranno previste misure di legge per chiunque occulti le risorse di cui ho appena parlato. Le misure di legge hanno effetto “da adesso”. Considerato lo stato di emergenza nazionale, il Congresso ha accettato di abolire la consueta procedura di discussione formale e approvazione delle leggi. (…) Dato che oggi la nostra sopravvivenza dipende dalle risorse, non possiamo più permettere che queste risorse vengano usate a fini personali nell’ambito di un’economia libera. I prezzi devono essere stabilizzati, i beni “devono” essere conservati, e l’unico modo per garantire che ciò accada è affidarsi al controllo federale. (…) Sono certo che comprenderete la gravità della situazione, e farete tutto il possibile per collaborare con noi in questo periodo di crisi. Contingenti limitati della Guardia Nazionale saranno autorizzati, se necessario, a far sì che tutti cooperino con queste misure. A nessuno sarà permesso di sfuggire alla legge, di possedere, controllare o consumare più di quello che gli è necessario. (Pag. 84-87)

Il discorso del presidente provoca disagio anche tra i protagonisti di Twilight of the City, riuniti in un party in una tenuta di campagna a casa di Laurence, un amico di Michael che si è inventato stilista, realizzando le costosissime giacche che indossa Bobby Black. Il party sarà il luogo in cui si consumerà la fine del rapporto di lavoro tra Michael e Bobby, quest’ultimo letteralmente impazzito per Lisa, fino a decidere d’impulso di spendere metà dei suoi averi per acquistare una tenuta in campagna, nella quale intendeva far vivere la ragazza, che invece rifiuta risolutamente l’offerta.

Nella discussione che nasce tra i presenti, Jamieson, che aveva visto già nella progressiva erosione nei diritti costituzionali l’approssimarsi della svolta autoritaria del governo, è il più pessimista di tutti e vede in questo provvedimento “anti-accumulo” attuarsi un processo irreversibile in cui i grandi proprietari e le banche intendono abbandonare al loro destino tutte le masse di poveri ed emarginati della società. I ricchi, secondo Jamieson, si ritireranno nei rifugi del Midwest. Tutti dovranno abituarsi a cambiare il proprio stile di vita ed alla povertà.

Jamieson si alzò – Un anno o due fa, ho preso la precauzione di procurarmi un modesto rifugio. Un posto dove poter scappare se avevo bisogno di solitudine. Adesso ha un’importanza particolare, perché credo che la città si metterà in subbuglio. Non i ghetti, dove nessuno ha niente da perdere, non le zone abitate dalla classe media. Dimostrazioni che la Guardia Nazionale reprimerà. Furti di quelle risorse che non è più possibile accumulare. Per un po’, la città sarà un posto pericoloso.

Michael scosse la testa – Mi sembra tutto così astratto. –

– La violenza nelle strade non è astratta. Può darsi che tu sia al sicuro a casa tua; d’altra parte, puoi fidarti degli agenti che dovrebbero proteggerti? Ognuno per sé, o almeno così penserà la gente quando si renderà conto delle dimensioni della situazione. (…) Quello che è successo stasera si andava preparando da molto tempo, anche se tutti preferivano chiudere gli occhi. Politici e uomini d’affari non facevano che ipotecare il futuro, per tenere in vita una parodia di normalità. Ma desso, adesso bisogna pagare i debiti – Jamieson sorrise tristemente – Hai soltanto quello che prendi…(pag. 99-100)

Nelle settimane successive si avverano le premonizioni di Jamieson, che propone a Michael e Lisa di rifugiarsi con lui in una casa in campagna, acquistata in previsione degli eventi catastrofici. Al riparo dalla città, i tre assistono ai travolgenti cambiamenti sociali in corso attraverso  i notiziari, inizialmente pieni di racconti di violenza urbana, rivolte razziali, dimostrazioni, scontri con le forze dell’ordine, arresti. Improvvisamente, però, anche i notiziari cambiano tono. Cambiano i volti dei programmi di notizie, sostituiti da uomini e donne simpatici, compiacenti, che emanano sicurezza e sorrisi. La rappresentazione della realtà viene così sostituita da una visione artefatta del mondo, in cui sembra che non stia accadendo più nulla. Con l’inizio del razionamento dei cibi e delle risorse sparisce la pubblicità.

E’ solo una questione di risorse – disse Jamieson – Le cose hanno incominciato ad andare male alla fine degli anni Sessanta. Le materie prime si stavano esaurendo, e di conseguenza il loro prezzo aumentava. Con qualche eccezione: il costo della benzina è stato tenuto basso per anni, perché aumentarlo sarebbe stata una mossa politica sbagliata. E per un po’ le grosse industrie hanno guadagnato tempo passando il lavoro ai paesi poveri, dove i costi ridotti della manodopera equilibravano gli aumenti delle materie prime. Ma alla fine i prezzi sono talmente saliti da rendere incontrollabile l’inflazione, e le industrie sono andate a catafascio perché nessuno poteva più permettersi di acquistare certi prodotti. Il governo ha giocherellato con le variabili, come sempre: si è lasciata crescere la disoccupazione, le spese di gestione sono state ridotte. Ne è conseguita una recessione che ha peggiorato tutto. E i prezzi hanno continuato a salire, perché niente diminuiva, dall’energia all’acciaio, alla plastica. Poi hanno tentato di gonfiare l’economia cambiando tattica, spendendo soldi in progetti per incrementare l’occupazione. Il governo ha dato il via a tanti progetti che personalmente considero pazzie, ad esempio la città di Vickers, New Vista. Alla lunga anche questo ha peggiorato la situazione, perché si sono consumate ulteriori quantità di risorse non riciclabili, cioè le stesse che erano all’origine della crisi: energia, acciaio, apparecchature elettriche, plastica. Guarda, l’unica soluzione razionale possibile, dato che il costo dei materiali saliva sempre più in fretta della produttività, dell’efficienza, era ridurre i consumi. E riciclare il più possibile. Ma l’idealismo rurale degli anni Settanta era tramontato da un pezzo, e l’industria del riciclo non è mai stata in attivo. Un’industria che sfruttasse le risorse dei terreni poteva ottenere facilitazioni fiscali e concessioni governative, ma un’industria che riciclasse i metalli, ad esempio, non otteneva niente, e per di più doveva combattere contro l’apatia di una massa di gente abituata a buttare tutto. C’erano troppe idee vecchie, sbagliate: che il futuro dovesse essere sempre migliore, che col passare degli anni si facessero i soldi, che con un po’ d’intelligenza si potesse avere successo, eccetera.

Forse un uomo politico carismatico, con idee nuove, poteva rimediare a tutto prima che la crisi raggiungesse l’apice. Ma ‘nessuno’ voleva idee nuove. Tutti volevano essere rassicurati anche se le cose peggioravano, nessuno voleva sentire parlare di sacrifici e di rinunce. Per cui uomini vecchi, stanchi, con idee antiquate, hanno continuato a farsi rieleggere. (…) Alla fine gli uomini d’affari si sono accorti di quello che stava succedendo.(…) Non appena fu evidente che lo sfruttamento rendeva sempre meno, i dirigenti industriali passarono al contrattacco. C’è stata la fatale alleanza tra industriali e politici, estesa in seguito ai comandanti delle forze armate.  (pag. 101-102)

Due anni dopo, nel 1999, le città della costa orientale degli Stati Uniti sono state abbandonate a sé stesse. Gli apparecchi elettrici funzionano solo grazie ai generatori. Michael e Lisa, che nel frattempo si sono trasferiti a New Vista, vivono con Reid, che si è unito a loro da poco, creando una micro-comunità basata su un forte senso di solidarietà reciproca. New Vista, non ancora finita, dove inizialmente si erano trasferite mezzo milione di persone in fuga dalla città vecchi, prima dell’inizio del razionamento, adesso non ha più di diecimila abitanti. Nella vecchia città, intanto, Il regime di razionamento delle risorse è controllato da un piccolo esercito di volontari armati, l’Esercito della Pace, dopo che anche la Guardia Nazionale ha abbandonato gli abitanti a sé stessi. Dopo l’inizio del periodo di razionamento, i servizi pubblici sono diventati inservibili. Lo stesso razionamento del cibo ha incominciato ad essere inefficiente. La benzina è introvabile e non è possibile utilizzare i mezzi di trasporto. Epidemie come scarlattina, colera e tifo hanno decimato la popolazione.

Michael, Reid e Lisa ritrovano a New Vista, in una circostanza stranamente casuale, Bobby Black, che era diventato nel frattempo uno dei capi dei volontari della città. Bobby ha perso tutti i suoi averi in seguito alla proclamazione dello stato d’emergenza, e sostiene di essere ricercato dai suoi stessi commilitoni, che sono alla ricerca di magazzini di provviste. La pena per chi accumula provviste è la fucilazione immediata. Michael, Reid e Lisa, decidono di credere a Bobby, ma scoprono poco dopo che a New Vista sono già arrivati i miliziani armati dell’Esercito della Pace. Nel tentativo di fuggire Reid viene ferito a morte. Michael riesce, durante la fuga, a prendere un prigioniero, un volontario, il quale rivela la verità su Bobby Schwartz (Bobby Black), il quale aveva portato lui l’Esercito della Pace a New Vista in cerca di provviste immagazzinate contro la legge. Dopo aver ucciso il miliziano, Michael e Lisa, trovato un rifugio per la notte, rinfacciano a  Bobby di aver mentito loro. L’ex cantante, che aveva continuato a seguirli nella speranza di essere perdonato, cerca invece di convincerli ad unirsi alla città, dove è possibile rimettere in sesto un’organizzazione sociale funzionante.

Non hai ancora afferrato il punto – disse Michael – Noi non abbiamo nessun  valore. I valori fanno parte di quello che ha causato il disastro. Finchè esisterà un fine, sarà usato per giustificare i mezzi. (pag. 135)

Bobby decide quindi di lasciare Michael e Lisa. Mentre si avvia tra gli edifici viene però fermato da un commando di volontari di un’altra città. Bobby è senza uniforme, senza documenti e senza fucile, e non riesce ad evitare la sentenza sommaria. Muore fucilato sotto gli occhi di Michael e Lisa che osservano la scena nascosti dietro la finestra dell’edificio dove si erano temporaneamente rifugiati.

Michael e Lisa riescono a fuggire con alla ricerca della fattoria di Laurence, dove sperano di trovare rifugio. Lì trovano una comune tipo hippie organizzata per l’autosufficienza alimentare, sotto la direzione di Harris, che ha preso le redini della situazione mettendo tutti al lavoro, pena l’esclusione dalla comunità. Dopo alcune settimane di ritrovata pace, Michael però decide di ritornare alla città vecchia.

…Michael si rese sempre più conto che doveva affrontare quell’inquietudine, definirla, esplorarla, risolverla una volta per tutte. Non sapeva dove cercare, ma era sicuro che se esisteva una risposta l’avrebbe trovata all’esterno della fattoria. (pag. 146)

Ovunque guardasse , Michael vedeva segni di violenza, riconosceva i sintomi del crollo del vecchio centro cittadino. I marciapiedi traboccavano di sporcizia e rifiuti: stracci, lattine, giornali, mobili a pezzi, filo spinato, ossa…Ossa umane. Crani scheletrici, dall’aspetto feroce, frugavano in giro. Slogan bizzarri, appena leggibili, erano tracciati sui muri. E quasi tutti gli edifici sembravano abbandonati. Le finestre erano sbarrate. (pag.151)

Il dollaro in città era diventato completamente inservibile ed il sistema economico che si è formato si basa sullo scambio dei generi di prima necessità come viveri, indumenti e gli introvabili farmaci. Il mercato è controllato dall’Esercito della Pace ed il tasso di scambio è del tutto arbitrario, per cui un chilo di grano può avere una unità di misura 4, mezzo chilo di fagioli 3, un paio di occhiali da vista 5, una ruota di bicicletta 10, un motore elettrico 15, per cui un motore elettrico può costare due chili e mezzo di fagioli, oppure tre paia di occhiali. “…la piazza del mercato era un’isola di umanità vestita di stracci cuciti in casa, di gente che si affollava sotto le facciate di edifici vecchi in rovina” (Pag. 159)

A raccogliere i beni superflui per lo scambio è l’organizzazione religiosa degli spartani del reverendo Isaacs, che incita la popolazione a fare a meno di tutto, soprattutto degli oggetti tecnologici, che vengono scambiati per un valore enormemente inferiore a quello reale. Jamieson rivelerà poi a Michael che l’organizzazione del reverendo Isaacs, già prima della crisi, era sovvenzionata con fondi neri dal governo, per propagandare il bisogno dell’austerità. Gli Spartani adesso sono sostenuti dall’Esercito della Pace, che reimmette sul mercato le merci che vengono raccolte dai missionari.

Poco fuori della vecchia città, ad opporsi all’esercito della Pace, c’è solo un esercito di minorenni, momentaneamente forte della deterrenza degli armamenti trafugati da un deposito nei pressi di un rifugio antinucleare, abbandonato dalla Guardia Nazionale, probabilmente non segnalato sulle mappe. La banda di giovani dispone di mezzi militari corazzati, esplosivi e mitragliatrici di un notevole quantitativo di benzina per mettere in funzione le macchine, e minaccia di dichiarare guerra all’esercito della pace, che invece dispone solo di fucili. Michael riconosce tra i ragazzi Sheldon, il figlio irrequieto e problematico, ormai quindicenne, del suo vecchio amico Laurence, fuggito di casa dopo l’arrivo di Harris nella fattoria. Il ragazzo, ormai completamente perso nel suo delirio di onnipotenza, è diventato il capo della banda armata. Michael scopre che anche Jamieson, il suo vecchio amico, si è trasferito da poco in una casa abbandonata lì vicino. Jamieson sta aiutando i ragazzi della banda di Sheldon nella comprensione del funzionamento degli oggetti elettromeccanici che trovano e cerca disperatamente di convincerli a trovare un accordo pacifico con l’Esercito della Pace.

Nel finale del romanzo, Michael si convince sempre di più che l’unica soluzione possibile per ricostruire una forma di società solidale e collaborativa, dopo la catastrofe, è di consentire ai sopravvissuti di organizzarsi liberamente in comunità nelle fattorie di campagna, senza dover essere costretta a sottostare alle regole di scambio imposte nei mercati dagli strozzini, con la minaccia delle armi. Lo sviluppo delle fattorie, per Michael, è l’ unica alternativa possibile alla fine dello stato, è quella di ricominciare con il lavoro agricolo, il cui sviluppo viene bloccato dalla gente di città che controlla ciò che resta della tecnologia.

“La città è morta. Le piccole comunità che stanno attorno crescono e rifioriscono. Le ho viste due settimane fa. (…) Piccole città con brandelli modesti di tecnologia, basate sull’agricoltura, in grado di produrre quel tanto che basta ad allevare i figli, educarli, ad avere strutture essenziali. (…) Qui da noi le risorse basilari sono tutte scomparse: non c’è più petrolio, non c’è più ferro buono per tutti gli usi, non ci sono metalli, a parte qualche avanzo di poca utilità. C’è solo legna e carbone per produrre energia, e terra e acqua per produrre cibo. Ormai esiste lo spazio per qualche piccola industria, ma niente di colossale come prima. E’ impossibile arricchirsi a spese di altri. Impossibile costruire imperi industriali. Tutto resterà di dimensioni modeste, per forza. (…) Pace e libertà di fare quello che vuoi” (pag. 184-186)

Leggi anche: Il “Patient Zero” del Cyberpunk, City Come A-Walkin’, di John Shirley

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13 commenti
  1. It rings a bell…come si suol dire, certo ci vorrebbero altre utopie meno catastrofiche… se nemmeno l’arte le sa più immaginare, allora andiamo molto male…

    • …questa distopia in effetti è particolarmente catastrofica, però sta dentro una tendenza che ha avuto un grande impatto a livello popolare. La serie televisiva Survivors della BBC, che si basa su un tema analogo (forse Platt si è ispirato a questa serie televisiva) venne trasmessa anche in Italia, dalla Rai, nell’inverno del 1979, con il nome “I sopravvissuti”, suscitando una grande impressione nell’immaginario popolare, al termine di un periodo che aveva visto incrinarsi il mito della crescita, e già profondamente colpito dalla violenza politica urbana, esaltata dai media. E’ in quel periodo che in Italia vengono introdotte le prime importanti norme di tutela ambientale, come le norme per la tutela delle acque, i primi movimenti antinuclearisti, etc. 😉

      • sei un pozzo di scienza Emiliano, la serie non me la ricordo, io guardavo Spazio 1999, che era piuttosto angosciante…

    • …ma io avevo 8 anni quando alla Rai diedero “I sopravvissuti”, e ne rimasi tantissimo impressionato… 😀

      • anch’io c’ero ma o l’ho rimossa o non l’ho vista proprio…

    • …qualche anno fa, la Yamato ha prodotto l’intera serie in tre splendidi cofanetti, con la versione originale della BBC…purtroppo sono introvabili, e fuori catalogo…anche se su qualche torrent è possibile scaricarli. C’è un sito molto curato di qualche anno fa, realizzato proprio per chiedere la ristampa della serie, con delle informazioni molto dettagliate e con delle sintesi molto interessanti degli episodi su: http://sopravvissuti.altervista.org/
      Sono certo che, se riesci a procurarti almeno la prima serie di Survivors, ti colpirà… 😉

  2. visto le prime quattro puntate della prima serie…ricorda alla lontanissima Lost…e forse per quello mi piace…

    • …è un “monumento” dei serial televisivi, ma quello che è straordinario è l’impatto emotivo che ha provocato nel rapporto con l’idea di città e di organizzazione della vita economica e sociale…su cui ci sarebbe da fare più di una riflessione… 🙂

      • sì, vero…ricominciare daccapo in una natura contaminata, fino a che gli interessi del singolo non cozzano con i piccoli gruppi di sopravvissuti…

  3. alla fine ho visto Survivors I, II e III, molto interessante, grazie ancora per il consiglio 🙂

  4. Molto angosciante ma se non altro c’è stato il tentativo di vedere gli uomini nelle loro meschinità quotidiane…alle prese sempre con i soliti meccanismi di prevaricazione e gestione del potere.

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