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Archivio mensile:febbraio 2014

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Appignani (Cavallo Pazzo) alle spalle di Pasolini

Settembre 1991. Tutto pronto per la serata finale del 48° festival del Cinema di Venezia e per la consegna dei Leoni d’oro. La diretta da Piazza S.Marco,  trasmessa in eurovisione, vede nel parterre ospiti d’eccezione, con mezzo cinema italiano presente, oltre ad autorevoli esponenti del cinema straniero, tra cui i registi ed attori in concorso Nikita Mikhalkov, Manoel De Oliveira, Zhang Yimou, Gus Van Zandt, Terry Gilliam, Philippe Garrel, River Phoenix, ed altri. In prima fila siedono l’uno accanto all’altro il ministro degli esteri tedesco  Hans Dietrich Genscher e quello italiano, Gianni De Michelis, e poi ambasciatori dell’India, del Giappone, dell’Indonesia e del Sudafrica.

Una celebrazione in pompa magna, con le sedie disposte nell’intera piazza, ed uno schieramento di carabinieri e polizia per garantire l’ordine pubblico. Attraverso i teleschermi di mezza Europa, dopo la sigla, un’inquadratura  panoramica di piazza S.Marco, gremita, passa dopo poco ad una più stretta sul palco sul quale avanza il Pippo Baudo nazionale, in elegante  giacca bianca e cravatta grigia su pantaloni neri. Appena il tempo però per un rispettoso inchino al pubblico, un saluto per dare inizio alla serata conclusiva, ed ecco che irrompe la figura imprevista di un uomo che si avvicina trafelato al presentatore, il quale inizia a difendersi con il braccio sinistro cercando di allontanarlo. L’uomo cerca di afferrare il microfono mentre esclama concitatamente “Sono Cavallo Pazzo, Pippo  ti prego, ho bisogno di parlarti…ti voglio parlare Pippo, non mi mandare dalla Polizia…ti prego Pippo…ti prego, ti prego…non mi abbandonare qua…”.  Ormai tutte le telecamere sono partite ed il regista, con la tecnologia esistente all’epoca, non può effettuare un’interruzione  video prima che trascorra un minuto. La scena va quindi in onda in eurovisione, in diretta, per circa una trentina di secondi, mentre sul palco gli addetti alla sicurezza si avventano con violenza sul guastatore che nel frattempo continua a gridare nel microfono di Pippo Baudo “Fammi parlare…fammi parlare…” Una opportuna inquadratura panoramica della piazza risolve poi la regia dall’imbarazzo.

L’autore di questa azione si chiamava  Mario Appignani, autoproclamatosi Cavallo Pazzo, uno degli ex leader degli Indiani Metropolitani, l’ala creativa nata tra gli odori acri dei lacrimogeni del movimento del ’77  e tra le dita minacciose a forma di P38 di quanti non avevano capito la differenza tra la seduzione paranoica del confronto militare con lo Stato ed il dislocarsi altrove e nomadicamente. L’interruzione della diretta televisiva causò un black out di ben sei minuti, un’enormità se si considera la compressione spazio temporale dei tempi televisivi, dove non solo non è ammesso che lo spettacolo venga contraddetto da nessuno, ma dove il tempo spettacolare stesso è il tempo del consumo.

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