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Archivio mensile:aprile 2014

Freas, Who-500

 

“Questo è il suo apparato visivo. Visione binoculare, con messa a fuoco e selettività delle immagini automatiche. Dipendenti cioè da motori alimentati da questa micropila, che si trova qui, nella cavità toracica. Così pure per gli altri componenti artificiali del suo corpo. È interessante notare come il suo apparato visivo sia fornito di una serie completa di filtri. Lo hanno fatto anche meglio di prima. A dire il vero, può anche sfruttare gli infrarossi, se vuole.” (…)

“Adesso… qui, su entrambi i lati degli occhi, ci sono due selettori acustici. Sono le sue orecchie. Devono avere pensato che sarebbe stato meglio concentrare entrambe queste funzioni basilari in una sola parte della testa artificiale. L’impianto acustico è direzionale, ma non è efficiente come quello fornito dal buon Dio. Un’altra cosa: la ‘pellicola’ che chiude questa apertura è notevolmente solida… capace di proteggere questi delicati meccanismi. Il risultato è questo: quando chiude gli occhi, è anche sordo. Immagino che questo renda più riposante il suo sonno. (…) C’è una protezione anche sull’apparato orale effettivamente funzionante. Le mandibole, le glandole salivari e i denti sono artificiali. La lingua no. L’interno della bocca è rivestito di plastica. Non sappiamo ancora di quale natura.” (…)

“Ma come è stato sistemato, tutto questo, nel suo cervello? Come riesce a far funzionare le sue parti artificiali?”

Barrister scosse il capo.

“Non lo so. Le fa funzionare come se fosse nato così, perciò deve esserci una specie di connessione tra i suoi centri nervosi involontari e autonomi. Ma non sappiamo ancora esattamente come è stato eseguito il lavoro. È dispostissimo a collaborare, come ho detto, ma non voglio agire in modo da distaccare dei contatti, o roba del genere. Potrei non essere più capace di riparare i danni. So soltanto una cosa: da qualche parte, dietro a tutte quelle diavolerie meccaniche, c’è un cervello umano funzionante, all’interno di quel cranio. Come siano riusciti a sistemarlo là dentro, è un altro discorso. Dovete ricordare che in questo campo hanno un notevole vantaggio su di noi.” Posò un altro foglio di carta sulla scrivania, senza far caso al pallore di Rogers. “Ecco il suo centro motore. Il disegno è soltanto abbozzato, ma noi pensiamo che si tratti di una micropila abbastanza ordinaria. Si trova là dove c’erano i polmoni, vicino al dispositivo che fa funzionare le sue corde vocali e il più ingegnoso sistema di circolazione dell’ossigeno che abbia mai visto in vita mia. L’energia prodotta è elettrica, naturalmente, e fa agire il braccio, la bocca, l’apparato audiovisivo, e tutti gli altri dispositivi.” (Incognita Uomo, pag. 32-33)

Incognita Uomo (In lingua originale Who?), scritto nel 1958 dal Algis Budrys, esule Lituano nato a Königsberg, nella Prussia orientale, nel 1931, emigrato con la famiglia negli Stati Uniti all’età di 5 anni (il padre è stato console del governo lituano in esilio), più che essere classificato come un romanzo di fanta-spionaggio è da considerarsi sicuramente come uno dei primi romanzi di SF in assoluto in cui al centro della trama c’è l’identità del Cyborg, l’oggetto del romanzo che effettua lo straniamento cognitivo: di per sé un oggetto postmoderno.

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Andy Warhol - Nine Jackies, 1964

Andy Warhol – Nine Jackies, 1964

Quando i simulacri degli obietti oscuri o luminosi s’imprimono sopra le parti oscure o illuminate de’ corpi interposti infra il fondo delle acque e la superficie, allora le parti ombrose di essi corpi si faranno piú scure, che saranno coperte dai simulacri ombrosi; ed il simile faranno le loro parti luminose; ma se sopra le parti ombrose e luminose s’imprimeranno i simulacri luminosi, allora le parti illuminate de’ predetti corpi si faranno di maggior chiarezza, e le loro ombre perderanno la loro grande oscurità; e questi tali corpi si dimostreranno di minor rilievo, che i corpi percossi dai simulacri oscuri. (Leonardo da Vinci – Trattato della Pittura, Parte III, 494)

Se gli uomini creano o immaginano macchine intelligenti, la ragione  è  che essi disperano in segreto della loro intelligenza, o che soccombono sotto il peso  di un’intelligenza mostruosa e inutile: la esorcizzano allora nelle macchine per poterne godere e ridere. Affidare questa intelligenza alle macchine ci sbarazza da qualunque pretesa al sapere, come il fatto di affidare il potere a degli uomini politici ci consente di ridere di qualunque pretesa di potere. (Jean Baudrillard, in La Trasparenza del Male, pag. 59)

Per Jean Baudrillard, gli ordini dei simulacri che si sono succeduti dopo il Rinascimento, parallelamente alle mutazioni della legge del valore, si sono caratterizzati negli ordini della contraffazione (lo schema dominante nell’epoca classica, fino alla rivoluzione industriale), ovvero un ordine di simulacri fondato sull’immagine, l’imitazione, puntando all’istituzione di una natura ad immagine di Dio; della produzione (lo schema dominante nell’era industriale), con i simulacri produttivi e produttivisti, fondati sull’energia e la forza, sulla materializzazione per mezzo della macchina e in tutto il sistema di produzione; e della simulazione (lo schema attuale retto dal codice), ovvero simulacri fondati sull’informazione, sul modello, sul gioco cibernetico, sull’iperrealtà.

Il terzo ordine dei simulacri fa parte di un ordine metafisico indeterminato, basato sul controllo cibernetico, sulla generazione mediante modelli, sulla modulazione differenziale. Il digitale ed il virtuale sono il loro principio metafisico. In questo spazio il simulacro è parte dell’unica ed indivisibile, attuale, sostanza di produzione e lavoro, produzione di esistenze singolari. Essere ed apparenza si fondono nell’essere stesso della sostanza.

“La natura delle cose ha il costume di occultarsi” (Eraclito, frammento 123)

Crollo della realtà nell’iperrealismo, nella reduplicazione minuziosa del reale, a partire dal medium televisivo, l’allegoria della morte del romanzo di Dick, I Simulacri, si muove lungo il bordo della crisi della rappresentazione e della retorica del reale per il reale, feticismo del potere che ha perso la sua specificità nel gioco dei media, elevazione del politico a simulacro, irruzione nell’immaginario dell’allucinazione della somiglianza del reale con il sogno: somiglianza del reale a sè stesso.

Nell’implosione dei modelli dell’ordine della contraffazione il reale diventa l’alibi per il modello, in un universo simulato in cui il reale è esso stesso la vera utopia, fuori dall’ordine del possibile, essendo il reale il vero oggetto perduto in uno spazio che è stato completamente codificato, cartografato, recensito, saturato di immagini. La Science Fiction può così operare nella resurrezione artificiale dei mondi “storici”, riallucinazione disperata del passato. Implosione dello spazio immaginario in espansione, verso la gravità infinita della singolarità. La conquista dello spazio derealizza lo spazio umano ribaltandolo in un iperreale di simulazione. Lo spazio letterario della Science Fiction può diventare così giocare la strategia della reinvenzione del reale come finzione, dell’allucinazione del reale, del vissuto, del quotidiano, rivitalizzando, riattualizzando, riquotidianizzando dei frammenti di una simulazione senza origine, immanente, senza passato e senza avvenire, una fluttuazione iperreale di tutte le coordinate spazio-temporali. (si veda in: Jean Baudrillard, Cyberfilosofia)

Scritto nell’estate del 1963, originariamente con il titolo The First Lady of Earth, sviluppando un racconto scritto nel marzo dello stesso anno dal titolo Novely Act, pubblicato su Fantastic nel Febbraio del 1964; I Simulacri (The Simulacra), pubblicato da Ace Books nell’agosto del 1964, è il romanzo in cui Philip K. Dick inizia l’allontanamento formale dalla fantascienza classica, andando verso l’universo caotico dell’indistinguibilità tra umano e meccanico, sviluppando l’incubo utopico orwelliano del controllo attraverso il montaggio di una struttura narrativa quantistica, che si muove a frammenti e colpi di scena, in cui i piani di realtà sono paralleli senza una trama centrale. Come in The Man of the High Castle (Tradotto in Italia: La Svastica sul Sole), anche in questo romanzo Dick sviluppa l’ossessione per il ritorno del nazismo, laddove i simulacri sono elementi costitutivi della realtà, o della sua rappresentazione, essendo la storia stessa un simulacro in cui il potere si manifesta attraverso personaggi che sono allo stesso tempo servi e padroni, vittime e carnefici consapevoli: simulacri e marionette.

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Cable-Map 800px

Le nuove cybermafie tra riciclaggio, eversione neofascista, ‘ndrine calabresi, appalti, servizi segreti paralleli, massoneria, narcotraffico, paradisi fiscali, fondi neri, truffe informatiche, compravendita di voti, tangenti, controllo delle informazioni personali e dossieraggio. Un filo di perla collega alcune delle inchieste giudiziarie sul sottobosco berlusconiano. Da Gennaro Mokbel al senatore Sergio De Gregorio, da Valter Lavitola a Federica Gagliardi… 

«Tu calcola che ne pago 80 su Roma… delle forze dell’ordine». (Intercettazione di Gennaro Mokbel)

La gigantesca truffa da 2 miliardi di euro dello scandalo Telecom Italia Sparkle-Fastweb che esplose nel febbraio del 2010 sui media italiani, esponendo alla luce una parte del brulicante mondo del sottobosco della “finanza creativa” del ventennio berlusconiano, come nella migliore tradizione degli scandali del belpaese fece emergere, paradigmaticamente, tra i protagonisti principali: politici, imprenditori dal passato oscuro e l’immancabile ombra dei servizi segreti.

Il network criminale venuto allo scoperto, almeno in base alle inchieste giudiziarie, rappresenta una vera e propria evoluzione antropologica della criminalità organizzata, una nuova Cyber-Mafia, simile a quelle descritte nella letteratura cyberpunk. Un mondo nel quale il controllo delle informazioni e dei flussi finanziari frutto di riciclaggio e raggiri, di narcotraffico e commercio di armi, è il cuore di un sistema criminale che non ha confini. Il quadro che emerge è la punta dell’iceberg di un sistema al servizio delle oligarchie finanziarie che, sovrastando gli interessi nazionali, si digitalizzano, si deterritorializzano in denaro elettronico, passando alla velocità delle fibre ottiche da una parte all’altra del pianeta, attraverso le scatole cinesi create nei paradisi fiscali, da San Marino a Hong Kong, da Londra a Managua, da Panama alle repubbliche Caucasiche, da Singapore alle isole Cayman, per poi riapparire nelle filiali europee grazie alla rete di appoggi costituita da faccendieri, broker, società off-shore, clan mafiosi globalizzati, servizi segreti deviati, esperti di diritto, giornalisti, ex terroristi, politici, funzionari ai vertici della pubblica sicurezza e magistrati corrotti.

Fondi neri a Panama

In base all’accusa formalizzata dagli inquirenti, a conclusione delle indagini per l’inchiesta Phuncards-Broker, Telecom Italia Sparkle e Fastweb fungevano da cassa, dalla quale estrarre le somme per il riciclaggio, in cambio dell’aumento dei crediti Iva verso l’erario, dell’aumento di fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell’Iva, pagata alle società “cartiere” C.M.C. s.r.l., Web Wizard srl, I-Globe s.r.l. e Planetarium s.r.l., tutte costituite da altri partecipanti all’associazione. Le uscite per il pagamento dell’Iva prelevate dalle bollette dei clienti nell’ordine di centinaia di milioni di euro, erano spese solo apparenti e venivano versate in favore delle società cartiere, in realtà indirizzate poi su altre società fittizie per creare dei fondi neri.

In Inghilterra l’ingegnoso sistema poteva contare su una rete di imprese fantasma, di cui gli indagati a vario titolo possedevano delle quote societarie che facevano riferimento a Andrew Neave e Paul O’Connor, soci e amministratori della Fulcrum Inc., della società di diritto inglese Acumen Uk Ltd., della Acumen Europe e della società di diritto finlandese ACCRUE Telemedia Oy. Neave risultava anche presidente della Ubique Italia Holding di cui O’Connor era socio, mentre l’ex giudice Colin Dines, e suo figlio Edward, figuravano rispettivamente presidente e socio della Diadem Uk Ltd, di proprietà per il 50% della Acumen Uk.

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