I Simulacri di Philip K. Dick

Andy Warhol - Nine Jackies, 1964

Andy Warhol – Nine Jackies, 1964

Quando i simulacri degli obietti oscuri o luminosi s’imprimono sopra le parti oscure o illuminate de’ corpi interposti infra il fondo delle acque e la superficie, allora le parti ombrose di essi corpi si faranno piú scure, che saranno coperte dai simulacri ombrosi; ed il simile faranno le loro parti luminose; ma se sopra le parti ombrose e luminose s’imprimeranno i simulacri luminosi, allora le parti illuminate de’ predetti corpi si faranno di maggior chiarezza, e le loro ombre perderanno la loro grande oscurità; e questi tali corpi si dimostreranno di minor rilievo, che i corpi percossi dai simulacri oscuri. (Leonardo da Vinci – Trattato della Pittura, Parte III, 494)

Se gli uomini creano o immaginano macchine intelligenti, la ragione  è  che essi disperano in segreto della loro intelligenza, o che soccombono sotto il peso  di un’intelligenza mostruosa e inutile: la esorcizzano allora nelle macchine per poterne godere e ridere. Affidare questa intelligenza alle macchine ci sbarazza da qualunque pretesa al sapere, come il fatto di affidare il potere a degli uomini politici ci consente di ridere di qualunque pretesa di potere. (Jean Baudrillard, in La Trasparenza del Male, pag. 59)

Per Jean Baudrillard, gli ordini dei simulacri che si sono succeduti dopo il Rinascimento, parallelamente alle mutazioni della legge del valore, si sono caratterizzati negli ordini della contraffazione (lo schema dominante nell’epoca classica, fino alla rivoluzione industriale), ovvero un ordine di simulacri fondato sull’immagine, l’imitazione, puntando all’istituzione di una natura ad immagine di Dio; della produzione (lo schema dominante nell’era industriale), con i simulacri produttivi e produttivisti, fondati sull’energia e la forza, sulla materializzazione per mezzo della macchina e in tutto il sistema di produzione; e della simulazione (lo schema attuale retto dal codice), ovvero simulacri fondati sull’informazione, sul modello, sul gioco cibernetico, sull’iperrealtà.

Il terzo ordine dei simulacri fa parte di un ordine metafisico indeterminato, basato sul controllo cibernetico, sulla generazione mediante modelli, sulla modulazione differenziale. Il digitale ed il virtuale sono il loro principio metafisico. In questo spazio il simulacro è parte dell’unica ed indivisibile, attuale, sostanza di produzione e lavoro, produzione di esistenze singolari. Essere ed apparenza si fondono nell’essere stesso della sostanza.

“La natura delle cose ha il costume di occultarsi” (Eraclito, frammento 123)

Crollo della realtà nell’iperrealismo, nella reduplicazione minuziosa del reale, a partire dal medium televisivo, l’allegoria della morte del romanzo di Dick, I Simulacri, si muove lungo il bordo della crisi della rappresentazione e della retorica del reale per il reale, feticismo del potere che ha perso la sua specificità nel gioco dei media, elevazione del politico a simulacro, irruzione nell’immaginario dell’allucinazione della somiglianza del reale con il sogno: somiglianza del reale a sè stesso.

Nell’implosione dei modelli dell’ordine della contraffazione il reale diventa l’alibi per il modello, in un universo simulato in cui il reale è esso stesso la vera utopia, fuori dall’ordine del possibile, essendo il reale il vero oggetto perduto in uno spazio che è stato completamente codificato, cartografato, recensito, saturato di immagini. La Science Fiction può così operare nella resurrezione artificiale dei mondi “storici”, riallucinazione disperata del passato. Implosione dello spazio immaginario in espansione, verso la gravità infinita della singolarità. La conquista dello spazio derealizza lo spazio umano ribaltandolo in un iperreale di simulazione. Lo spazio letterario della Science Fiction può diventare così giocare la strategia della reinvenzione del reale come finzione, dell’allucinazione del reale, del vissuto, del quotidiano, rivitalizzando, riattualizzando, riquotidianizzando dei frammenti di una simulazione senza origine, immanente, senza passato e senza avvenire, una fluttuazione iperreale di tutte le coordinate spazio-temporali. (si veda in: Jean Baudrillard, Cyberfilosofia)

Scritto nell’estate del 1963, originariamente con il titolo The First Lady of Earth, sviluppando un racconto scritto nel marzo dello stesso anno dal titolo Novely Act, pubblicato su Fantastic nel Febbraio del 1964; I Simulacri (The Simulacra), pubblicato da Ace Books nell’agosto del 1964, è il romanzo in cui Philip K. Dick inizia l’allontanamento formale dalla fantascienza classica, andando verso l’universo caotico dell’indistinguibilità tra umano e meccanico, sviluppando l’incubo utopico orwelliano del controllo attraverso il montaggio di una struttura narrativa quantistica, che si muove a frammenti e colpi di scena, in cui i piani di realtà sono paralleli senza una trama centrale. Come in The Man of the High Castle (Tradotto in Italia: La Svastica sul Sole), anche in questo romanzo Dick sviluppa l’ossessione per il ritorno del nazismo, laddove i simulacri sono elementi costitutivi della realtà, o della sua rappresentazione, essendo la storia stessa un simulacro in cui il potere si manifesta attraverso personaggi che sono allo stesso tempo servi e padroni, vittime e carnefici consapevoli: simulacri e marionette.

Nella distopia ambientata intorno al 2050, il mondo di I Simulacri è dominato dagli USEA, gli Stati Uniti d’Europa e America, una confederazione nata nel 1994 con l’adesione della Germania Occidentale, governata da un solo partito, il Partito Democratico-Repubblicano. Il resto del mondo è diviso dall’Impero francese, dall’Asia popolare e dall’Africa Libera (o Africa Nera). La società degli USEA è stata germanizzata ed è diventata matriarcale ed il governo si è dissolto in un oscuro sistema bizantino. Il presidente, Rudi Kalbfleisch, der Alte (il vecchio, in tedesco), viene eletto ogni quattro anni, ma il vero potere è gestito dalla moglie, la bellissima Nicole Thibodeaux, la quale sposa i presidenti e domina il potere attraverso la televisione, dove conduce delle popolarissime trasmissioni televisive che influenzano le tendenze culturali e sociali. In pratica, ogni quattro anni i cittadini dell’USEA votano per eleggere il marito di Nicole, la quale è il vero principio ispiratore dello stato, un’Alma Mater , oggetto di un culto ossessivo in una società dove la psicoterapia è stata bandita, eccetto per un solo psicoterapeuta, il dott. Egon Superb.

…è evidente a tutti, tanto ai Ge quanto ai Be, che è lei (Nicole ndr) la vera autorità in questo sistema. Ed è importantissimo preservare la convinzione che in qualche modo, almeno indirettamente, lei detiene questa autorità per scelta del popolo che ha votato. (…) “Non abbiate paura”, disse Nicole. Sapete qual è il vero fondamento del potere politico? Non le armi o gli eserciti, ma la capacità di far fare agli altri ciò che si vuole che facciano. Con ogni mezzo appropriato. Io so che posso spingere la Polizia Nazionale a fare quello che voglio…nonostante ciò che ne pensate voi. E posso convincere anche Hermann Goering a fare quello che voglio.  (I simulacri, pag. 102.105)

La stessa Nicole nasconde un segreto sulla natura del potere che è conosciuto solo da una ristretta cerchia di persone degli apparati dello stato, in lotta contro il potere dei monopoli economici delle grandi imprese.

…quand’è che la nostra società è diventata matriarcale? Verso il 1990, conosco la risposta. C’erano state prima delle avvisaglie, e il cambiamento era avvenuto gradualmente. Di anno in anno der Alte perdeva popolarità, e la First Lady diventava sempre più famosa, più amata dalla gente. Era stato il pubblico a provocare il cambiamento. Sentiva il bisogno di una madre, di una moglie, di un’amante, o forse di tutti e tre? Comunque ottenne ciò che voleva: ebbe Nicole, e Nicole era certamente tutte e tre, e molto di più. (I Simulacri, pag. 32)

I modelli veicolati dal potere dei simulacri creano una sorta di allucinazione, un buco nero del reale, intorno a cui ruota l’immaginario. L’illusione è così forte che anche di fronte all’evidenza i personaggi del romanzo stentano a credere alla realtà, come in questo dialogo tra Looney Luke, un contrabbandiere in possesso di una piccola flotta di astronavi usate, e di basso costo, che porta in giro a vendere per colonizzare Marte, dove è possibile farsi assegnare un terreno e lavorarlo, con Ian Duncan e Al Miller, due suonatori di anfore che riusciranno anche ad essere invitati per esibirsi alla Casa Bianca, al cospetto della First Lady:

“Looney Luke”, chiese Ian “lei ha mai visto Nicole?” Fu un pensiero improvviso, da parte sua una specie di intuizione. “Certo che l’ho vista” rispose deciso Luke. “Anni fa. Avevo delle marionette, quelle azionate a mano, e andavo in giro insieme a mio padre rappresentando spettacoli di marionette. Alla fine riuscimmo ad esibirci alla Casa Bianca”. “E poi cosa successe?” chiese Ian. Dopo una pausa, Luke rispose, “Lei…ci ignorò del tutto. Disse che le nostre marionette erano indecenti, o qualcosa del genere.” E tu la odi per questo, si rese conto Ian. Non l’hai mai perdonata. “E lo erano?” chiese poi a Luke. “No” rispose Luke. “Certo, in uno dei numeri c’era una scena di spogliarello; avevamo anche delle marionette che rappresentavano delle ballerine. Ma nessuno aveva mai avuto da ridire, prima di allora. Mio padre la prese molto male, ma a me non fece né caldo né freddo.” Il suo volto era impassibile.

“E Nicole era First Lady già allora?” domandò Al. “Oh, sì” disse Luke. “Sono settantatrè anni che ricopre quella carica, non lo sapeva?” “Non è possibile” esclamarono quasi all’unisono Al e Ian. “E’ possibile invece” ribattè Luke. “E’ una donna molto anziana, ormai. Deve esserlo. E’ una nonna. Ma ha ancora un aspetto giovanile, credo. Ve ne renderete conto quando la vedrete.”

Sbalordito, Ian disse, “Alla TV…”

“Si, è vero” convenne Luke. “Alla TV dimostra vent’anni, o giù di lì. Ma se andate a guardare i libri di storia…peccato però che siano proibiti a tutti, tranne ai Ge. I veri libri di storia. Voglio dire, non quelli che vi danno da studiare per i test politici. Se riuscite a leggerne uno, potete farvi i conti da soli. Lì dentro ci sono tutti i fatti, sepolti da qualche parte.”

I fatti, si disse Ian, non contano un bel niente quando tu vedi con i tuoi occhi che lei è giovane come una volta. E noi lo vediamo tutti i giorni. Stai mentendo Luke, pensò. Lo sappiamo, lo sappiamo tutti. Il mio amico Al l’ha vista, e me lo avrebbe detto se è davvero come la descrivi tu. Tu la detesti, è questa la ragione. Sconvolto, girò le spalle a Luke, perché adesso non voleva avere più niente a che fare con quell’uomo. First Lady da settantrè anni…perciò adesso doveva essere vicina alla novantina. Quell’idea lo fece rabbrividire, e lui la scacciò dalla mente. O almeno, ci provò. (I Simulacri, pag. 133-134)

La popolazione degli USEA è divisa in due caste, i Ge (Geheimnisträger, ovvero i detentori del segreto), ed i Be (Befehlträger, ovvero gli esecutori degli ordini). Il segreto che circonda gli apparati di potere dello stato riguarda la vera natura dei presidenti, che sono dei Sim, dei simulacri, realizzati dalla potentissima Karp und Sohnen Werke. L’ultimo der Alte vero, in carne ed ossa, è morto da una cinquantina d’anni.

Seccamente, con il suo solito tono sbrigativo, Garth McRae disse, “Spegnetelo”. Il simulacro di Kalbfleisch si immobilizzò. Le braccia si tesero, irrigidendosi nel gesto finale, il volto avvizzito divenne inespressivo. Il simulacro smise di parlare e automaticamente le telecamere si spensero anch’esse, una dopo l’altra; non avevano più niente da trasmettere, e i cameramen, tutti Ge, lo sapevano. (I simulacri, pag. 47)

All’ultimo gradino della società ci sono i Chupper, una “razza” di esseri umani creata dalle mutazioni genetiche causate dalle radiazioni atomiche in seguito al fall out causato dalla guerra con la Cina comunista del 1980 e dagli esperimenti nucleari. I Chupper vivono i località desertiche, come gli aborigeni dell’Australia, in totale stato di marginalità sociale.

In questa zona il passato regnava incontrastato, in tutta la sua pienezza. Il loro passato collettivo: la guerra che aveva preceduto l’epoca attuale, le sue conseguenze. Le mutazioni ecologiche nella vita di tutti. Quello era un museo, un museo vivente. Un movimento che si arrotolava su sé stesso…Nat chiuse gli occhi. Mi domando, pensò, se nascano dei nuovi Chupper. Deve essere ereditario, dal punto di vista genetico; so che lo è. O meglio, si disse, ho paura che lo sia. Questo è uno scherzo della natura, destinato ad esaurirsi, eppure…continua. Sono sopravvissuti. E altrettanto ha fatto l’ambiente che li circonda, come un processo evolutivo. E’ questa la causa, dai trilobiti in poi. Nat provò un senso di nausea. (I Simulacri, pag. 121)

Tra i personaggi del romanzo, considerato da Philip Dick stesso uno dei suoi migliori soprattutto per il disastroso finale, con uno degli scenari più tragicomici mai immaginati dall’autore:

Bertold Goltz, il carismatico capo di un gruppo neofascista chiamato i Figli di Giobbe, che reclama una purificazione razziale del paese, in particolare per tutti i diversi, ovvero coloro che avevano subito mutazioni genetiche.  Goltz è un Be che però è stranamente a conoscenza che il governo intende far tornare nel futuro Hermann Goering, Attraverso uno strumento creato dallo scienzato tedesco Sepp von Lessinger, in grado di viaggiare nel tempo. Nel romanzo la commissione Wolff dell’esercito chiede effettivamente a Nicole di cercare uno scambio con Hermann Goering, facendolo ritornare nel futuro con l’apparecchio Lessinger. In pratica al gerarca nazista si proporrebbe di scambiare la sua salvezza in cambio della liberazione degli ebrei prigionieri nei campi di sterminio. Goltz organizza così una cospirazione che solo alla fine del romanzo rivelerà il vero ruolo del personaggio.

Altro personaggio eccentrico è un pianista esule dei regimi socialisti, Richard Kongrosian, sofferente di disturbi psichici che lo stanno portando alla schizofrenia,  un anancastico compulsivo che si sente costretto a fare tutto ciò che fa, convinto di diventare invisibile e di emanare un cattivo odore percepibile anche attraverso telefoni e citofoni nonché di essere dotato di poteri psionici, per i quali crede di essere responsabile di tutti gli incidenti psicomotori che accadono nel mondo.

Sarà proprio Kongrosian nello sviluppo del romanzo, a dare forma ad uno dei temi dickiani che anticipano la SF a venire, il superamento del confine tra naturale ed artificiale, fra organico e manufatti, che si trasferisce all’interno del corpo dell’uomo.

Dal momento in cui il corpo dell’uomo ha perduto la qualità di unico, la supremazia naturale che su di esso riverberavano i segni della mostruosità incisi nel corpo del mostro di Frankestein, dal momento in cui il simulacro si è in qualche modo liberato dalla storia dell’uomo, ed è diventato una superficie su cui i segni scivolano via, appaiono e scompaiono in un gioco di riflessioni e di rifrazioni, da questo momento anche il corpo dell’uomo ha mostrato il suo carattere artificiale, e anche l’uomo è, o può essere, un simulacro. (…) Lo spazio della coscienza, la tradizionale attività del soggetto, centro di pulsioni padroneggiate o selvagge, di emozioni, capace di mediazioni tra «le passioni e gli interessi», sede di una volontà che si incontra e si scontra con altre volontà soggettive a comporre parallelogrammi delle forze di straordinaria complessità, ma in linea di principio interpretabili e dominabili, tutto questo spazio e questa attività si restringono fino quasi a scomparire. Lo sviluppo scientifico continua a produrre interrogativi, più o meno radicali, sulle condizioni di esistenza e di possibilità di una conoscenza certa, ma lo sviluppo tecnologico produce macchine che non sono più, o sono sempre meno, proiezioni controllabili del braccio e del sistema nervoso dell’uomo, ma al contrario sedi di procedure standardizzate e autoregolantisi che governano, in modo discreto porzioni sempre più ampie della nostra vita. L’antagonismo sociale, nelle forme che si sono conosciute anche in Italia in anni recenti, non funziona più – se mai ha potuto funzionare – come coagulo della ribellione, per non dire della rivoluzione, ma viene segmentato, codificato e in qualche modo assunto dal sistema proprio per arricchire il sistema dei bisogni e dare risposte ad esigenze espresse, magari anche in forma radicale e violenta, nei luoghi produttivi e sul territorio. (Antonio Caronia, L’Einstein perduto. Interpretazioni a confronto sulla fantascienza, 1982)

La malattia di Kongrosian, che ha bisogno dello sguardo di Nicole per esistere, ha come manifestazione collaterale la psicocinesi, ovvero la possibilità di spostare gli oggetti o di assorbirli, restituendo all’esterno pezzi dei propri organi interni. Nelle pagine in cui si manifesta questa mutazione della malattia, assolutamente poco frequenti per Philip K. Dick, si può scorgere l’abbozzo di quei temi “organici” del carattere sinestetico del rapporto tra uomo e tecnologie che faranno parte della struttura della letteratura cyberpunk, e di parte della letteratura di Ballard (ad esempio in The Atrocity Exhibition), o delle immagini di Cronenberg (in Videodrome ad esempio).

“Mi sta succedendo qualcosa di terribile” gemette Kongrosian, appena li vide “Non riesco più a separare me stesso dall’ambiente che mi circonda; capite quel che provo? E’ orribile!” Si avvicinò a loro, tremando visibilmente; roteava gli occhi, in preda ad un terrore cieco; il collo, la fronte e le mani grondavano sudore. “Mi capite?” (…) “Guardate…vedete la scrivania? Adesso io ne faccio parte e la scrivania fa parte di me! State a vedere.” Fissò intensamente il tavolo, muovendo la bocca, finchè un vaso di rose color rosso pallido si sollevò al di sopra di essa, spostandosi poi in aria in direzione di Kongrosian e scomparve. “Adesso è dentro di me” disse Kongrosian con voce tremula. “L’ho assorbito. Adesso è me. E…” Gesticolò in direzione della scrivania. “E io sono lì!”

Nel punto in cui era stato il vaso, Nicole vide prendere forma, densità e colore un complicato groviglio di materia organica intrecciata, lisci vasi sanguigni e ciò che sembrava essere una parte del sistema endocrino. Una sezione, si rese conto, dell’anatomia interna di Kongrosian. Forse, pensò, la sua milza con il sistema circolatorio che faceva funzionare. L’organo, qualunque fosse, pulsava con regolarità, era vivo e attivo. Com’è complesso, si disse Nicole che non riusciva a distogliere lo sguardo da quella scena (…)

“Mi sto rovesciando!” si lamentò Kongrosian. “Ben presto, se continuà così, avvolgerò l’intero universo e tutto ciò che vi è contenuto, e la sola cosa che resterà al di fuori di me saranno i miei organi interni…

La pistola (di Pembroke ndr) si stava allontanando dalla sua mano. “Aiutatemi!” mugolò Kongrosian. “Sta diventando me, ed io divento lei!” La pistola svanì all’interno del corpo di Kongrosian. Nella mano di Pembroke apparve una massa rosa e spugnosa di tessuto polmonare; la lasciò cadere e nello stesso tempo Kongrosian urlò per il dolore. (I Simulacri, pag. 219-220)

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Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia

 

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3 commenti
    • …sembra interessante, dovrò leggere questo De Bello Alieno, spero sia anche divertente… 🙂

      • wwayne ha detto:

        Moltissimo. L’ho divorato in 2 giorni. Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire é già una grande soddisfazione. Grazie per la risposta! : )

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