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Archivio mensile:maggio 2014

 Robert Rauschenberg, Retroactive, 1964

Robert Rauschenberg, Retroactive, 1964

…nei frammenti che cominciai a scrivere alla metà degli anni sessanta, e che andarono poi a costituire La Mostra delle Atrocità (…) a tutto presiedeva l’assassinio di Kennedy, un evento che era stato montato oltre ogni misura dal nuovo mezzo, la televisione. Le innumerevoli fotografie degli spari della Dealey Plaza, il filmato di Zapruder del presidente che spirava tra le braccia della moglie nella limousine scoperta, crearono una specie di macabro sovraccarico in cui l’autentica simpatia cominciava a scivolar via, e restava solo l’evento sensazionale, come capì subito Andy Warhol. Per me l’assassinio di Kennedy fu il catalizzatore che diede fuoco agli anni sessanta. Forse la sua morte, come il sacrificio di un re tribale, avrebbe potuto ridare energia a tutti noi, e riportare la vita nelle aride praterie. (J.G.Ballard. I Miracoli della vita, pag. 172)

Al fondo della scrittura ballardiana (…) e a dispetto della sua forma distaccata, quasi clinica, c’è una forte ispirazione cognitiva ed etica, un tentativo disperato di capire la complessità del mondo. (Antonio Caronia, La morbida geometria di James G. Ballard, in La mostra delle Atrocità)

In Atrocity Exhibition (La Mostra delle Atrocità), meta-fiction pubblicata nel 1970 nel Regno Unito da Cape, e successivamente da Nelson Doubleday jr, il quale poi decise di mandare al macero le copie del libro per timore di azioni legali nei suoi confronti (in particolare per il capitolo “Ecco perché voglio fottere Ronald Reagan”, allora governatore dello Stato della California), Ballard sviluppò le tecniche narrative che andava sperimentando già dalla metà degli anni ’60, nelle condensed novels (romanzi condensati), ispirandosi a William Burroughs, proponendo il tema del corpo messo a nudo: lo scambio tra interno ed esterno come tema sotterraneo del meccanismo narrativo.

Ronald Reagan e il disastro automobilistico concettuale. Su pazienti paretici allo stadio terminale sono stati effettuati numerosi studi, nei quali Reagan compariva in una serie di scontri d’auto simulati, per esempio tamponamenti multipli, collisioni frontali, attacchi a colonne d’auto (le fantasie di assassinii presidenziali hanno continuato ad essere al centro dell’attenzione, e i soggetti hanno mostrato una marcata fissazione polimorfa su parabrezza e tubi di scappamento). L’immagine del candidato presidenziale è stata oggetto di forti fantasie erotiche a carattere sadico-anale. E’ stato chiesto ai soggetti di costruire la vittima ottimale di un disastro automobilistico collocando una replica della testa di Reagan su foto non ritoccate di morti in uno scontro. Nell’82 per cento dei casi i soggetti hanno scelto massicci scontri interessanti la parte posteriore, con una preferenza per la materia fecale e le emorragie rettali. Sono stati condotti altri test per stabilire l’anno ottimale del modello: essi hanno indicato che la massima eccitazione tra il pubblico si ottiene con un modello vecchio di tre anni accompagnato da vittime infantili (ciò è confermato dagli studi dei costruttori sul disastro automobilistico ottimale). Si spera di costruire un modulo rettale di Reagan e del disastro capaci di massimizzare l’eccitazione tra il pubblico. (La Mostra delle Atrocità, pag. 153)

Il libro ebbe una precedente pubblicazione in Danimarca nel 1969 (con il titolo Grusomhedsudstillingen) ed una negli Stati Uniti nel 1972, con la Grove Press (con il titolo, “Love and Napalm. Export USA”), con una prefazione di William Burroughs, ma fu ritirata poco dopo dal commercio. La pubblicazione definitiva avvenne solo nel 1990, con un’edizione che contiene a sua volta una serie di fondamentali note interpolate, scritte dallo scrittore inglese.

Il matrimonio tra ragione ed incubo che ha dominato il ventesimo secolo ha prodotto il risultato di un crescente mondo surreale. Nel corso della mia vita il fungo atomico su Nagasaki è stato rimpiazzato dal menu psycho degli Hamburger giganti di Oldenburg. Gli assassini di presidenti e città sono diventate personalità mediatiche, abbelliti da intervistatori, i loro tic e balbuzie affascinano milioni di persone. La guerra in Vietnam è stata registrata per la televisione. Il profondo pessimismo di Sigmund Freud in Il disagio di Civiltà è stato rimpiazzato da McLuhan con il piacere nella proliferazione dei mosaici dell’informazione. La bomba all’idrogeno è un simbolo di potenza. Il nostro diritto morale a seguire le nostre psicopatologie come un gioco è proclamato da quasi tutte le riviste a diffusione di massa, da film e spettacoli sperimentali. La violenza stilizzata di Bonnie e Clyde offre una iconografia valida per l’esposizione di moda da grande magazzino. Mondo Cane apre un mercato enorme per la commercializzazione della paura. Le più selvagge fantasie della Science Fiction e dei fumetti diventano realtà ogni giorno. (J.G.Ballard, Introduzione all’edizione danese di La Mostra delle Atrocità, 1969)

In La Mostra delle Atrocità, lo spazio topologico ed il paesaggio mediatico si fondono e si innestano sui corpi. La scrittura diventa l’indagine di nuove mappe psico-concettuali del desiderio sessuale indotto dalle “nuove tecnologie” della comunicazione radiotelevisiva. I nomi delle icone pop (Jackie Kennedy, Ralph Nader, Jayne Mansfield, la regina d’Inghilterra, Mae West, etc.) non sono solo parte della vita contemporanea dei personaggi, ma formano la sostanza stessa dell’ambiente, il Media Landscape.

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Jakob Mohr, Beweisse, 1910

Jakob Mohr, Beweisse, 1910

L'(es) funziona ovunque, ora senza sosta, ora discontinuo. Respira, scalda, mangia. Caca, fotte. Che errore aver detto l'(es). Ovunque sono macchine, per niente metaforicamente: macchine di macchine, coi loro accoppiamenti, colle loro connessioni. Una macchina-organo è innestata su una macchina-sorgente: l’una emette un flusso, che l’altra interrompe. Il seno è una macchina che produce latte, e la bocca una macchina accoppiata a quella. La bocca dell’anoressico oscilla tra una macchina da mangiare, una macchina anale, una macchina da parlare, una macchina da respirare (crisi d’asma). Così si è tutti bricoleurs; a ciascuno le sue macchinette. Una macchina-organo per una macchina-energia, sempre flussi e interruzioni. Il presidente Schreber ha i raggi del cielo nel culo. Ano solare. E state certi che funziona; il presidente Schreber sente qualcosa, produce qualcosa e può farne la teoria. Qualcosa si produce: effetti di macchine, e non metafore. (G. Deleuze – F. Guattari, L’Antiedipo, pag. 3)

Io devo avere un corpo: è una necessità morale, un’esigenza. E, per prima cosa, devo avere un corpo perché c’è qualcosa di oscuro in me. (G.Deleuze, La piega, pag. 139)

“Nei miei libri agisco da geografo” (William Burroughs, 1962)

William Seward Burroughs è stato innanzitutto un fuorilegge della letteratura, prima di diventare una delle icone culturali del ‘900, tra i padri della Beat Generation, nonché profeta del postmodernismo letterario. Nato a St. Louis, il 5 febbraio 1914, da una famiglia possidente del Missouri, il nonno William Seward Burroughs I è stato inventore di una delle più diffuse macchine computazionali dell’800, e fondatore della American Arithmometer Company, società che in seguito divenne la Burroughs Adding Machine Company, ed infine Burroughs Corporation nel 1953, continuando a produrre macchine di calcolo ed i primi computer, come il B205 Tube computer. Ma William Burroughs, unico erede maschio, non aveva nessuna intenzione di seguire l’impresa di famiglia.

Dopo gli studi in antropologia ad Harvard e in medicina a Vienna, arruolato nella U.S. Navy nel 1942, presso l’Office of Strategic Services (OSS), l’organizzazione d’intelligence che ha preceduto la CIA, durante il servizio militare sviluppò la dipendenza dalle droghe che già da adolescente lo avevano portato a contatto con la Morfina, per poi esplorare gli spazi allora sconosciuti degli stati mediati di coscienza, compiendo una delle più affascinanti operazioni di sperimentazione di narrazione tossica.

Esonerato dopo qualche mese, per disturbi mentali, nel 1943 William Burroughs ritorna a New York, cimentandosi nella disinfestazione degli scarafaggi, come barista, reporter e investigatore privato. L’incontro con Jack Kerouac, Neal Cassidy e Allen Ginsberg, con i quali instaurerà una complicità amicale e letteraria, diventerà la radice della letteratura Beat.

Nel 1944, dopo essere diventato tossicomane, mi successero un sacco di cose. Vivevo vicino alla Columbia University, è così che conobbi Ginsberg e Kerouac. Stavo con della gente che usava l’eroina; la presi; gli effetti furono gradevoli, continuai a prenderla e diventai tossicomane. L’idea che la tossicomania sia una malattia psicologica mi sembra assolutamente ridicola. Lo è allo stesso modo della malaria: è una questione di esposizione. Si prende qualsiasi droga o sostanza inebriante che faccia un effetto piacevole e che sia disponibile [ … ] Comunque, ebbi guai con la legge, mi sposai, mi trasferii a New Orleans, poi in Messico.

L’amore per le armi e per la criminalità dei bassifondi (Burroughs non è mai stato incline al pacifismo) sarà la causa principale di una delle svolte fondamentali della sua vita. Dopo vari incidenti giudiziari causati dallo spaccio e dal coinvolgimento in un’omicidio su cui scriverà un romanzo a quattro mani con Jack Kerouac, “E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche” – la storia di un omicidio non denunciato, di cui i due scrittori erano solo a conoscenza, in quanto frequentatori dell’omicida -, Burroughs si trasferisce con la sua compagna, Joan Vollmer, prima in Mississipi e poi a Città del Messico, dove una sera, nel settembre del 1951, durante un gioco, la uccide con un fatale colpo di pistola.

Sono obbligato a giungere alla terrificante conclusione che senza la morte di Joan io non sarei mai diventato uno scrittore, e a rendermi conto di quanto questo evento abbia motivato ed espresso la mia scrittura. Vivo sotto la minaccia costante di essere posseduto, e un bisogno costante di sfuggire alla possessione, al Controllo. Perciò la morte di Joan mi ha messo in contatto con l’invasore, lo Spirito del Male, e mi ha trascinato in una battaglia lunga un’intera vita, in cui non ho avuto altra scelta che scrivere la mia via d’uscita. (Prefazione a Checca)

Liberato su cauzione, dopo 13 giorni di prigione, ed espulso dal Messico come “straniero indesiderato”, dopo aver affidato i bambini ai nonni, Burroughs inizia un’esistenza nomadica, un cammino infernale che lo porterà tra la Colombia, Parigi, Copenaghen e Tangeri, nel 1954, all’epoca “città-libera” e capitale del narcotraffico nel Mediterraneo, nell’Interzona che gli farà scoprire tutte le sostanze psicotrope esistenti all’epoca, sperimentandole su sé stesso e scrivendo sotto il loro effetto, spingendosi al limite estremo di tolleranza alle droghe, fino ad un propizio viaggio per disintossicarsi, a Londra, nel 1956, dove inizierà la cura che lo riporterà sulla terra.

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James Rosenquist, President Elect

James Rosenquist, President Elect

 

Il tentato golpe del 1964 del Generale De Lorenzo. L’oscuro ruolo del colonnello Renzo Rocca nel reclutamento delle milizie neofasciste. Base Gladio Capo Marrargiu, il campo d’addestramento della strategia della tensione. Chi comandava la Stay Behind italiana, prima del Piano Solo? 

Noi della CIA non corrompiamo. Se avete un problema di corruzione, nella vostra società, esso esisteva molto prima che la CIA arrivasse. Corrompere significa dare denaro a chi fa cose per noi, e noi non diamo denaro per questo. Diamo denaro a chi non ha abbastanza denaro per fare quello che vuole. Fondamentalmente noi sosteniamo i regimi democratici e, fra tutti i paesi che dovrebbero capirlo, c’è l’Italia. È stato l’aiuto americano che per trent’anni ha impedito all’Italia di cadere in un comunismo autoritario. E ci siamo riusciti sostenendo i partiti del centro democratico, sempre.

(William Colby, intervistato da Oriana Fallaci nel marzo del 1976)

Nell’immediato secondo dopoguerra, dopo che l’Unione Sovietica riuscì a dotarsi della capacità di produrre armi nucleari, gli Stati Maggiori dei principali paesi membri dell’appena creata NATO, nel 1949, predisposero i piani di difesa in Europa occidentale sulla base dell’ipotesi di una guerra convenzionale e di un rapido attacco via terra degli eserciti vicini all’Unione Sovietica, i quali avrebbero potuto sfruttare il vantaggio di azioni insurrezionali e di guerriglia delle organizzazioni comuniste locali. L’ipotesi portò alla revisione delle strategie militari, con una risalto maggiore dato alla guerra non ortodossa, da condurre con strutture paramilitari segrete in posizione di difesa arretrata e di manovra in ritirata. A corollario di questo modello di difesa, gli americani si impegnarono in una guerra psicologica condotta in nome di un anticomunismo aggressivo ed apocalittico che vedeva l’Italia, confinante con la Jugoslavia e con il partito comunista più forte e meglio organizzato d’Occidente (il PCI), come principale campo di battaglia e laboratorio per testare le strategie di propaganda anticomunista e di contro-insorgenza.

Il primo atto classificato dal massimo organismo statunitense per la sicurezza nazionale, il National Security Council, datato 14 novembre 1947, certificò le preoccupazioni degli USA con una formula inequivocabile: “Il governo italiano, che propende ideologicamente verso le democrazie occidentali, è debole e soggetto ai continui attacchi da parte di un forte partito comunista”. Le successive direttive del NSC, tra il 1948 ed il 1954, diedero mandato ai direttori della CIA, Roscoe HillenkoetterWalter B. Smith e Allen Dulles, di effettuare le operazioni coperte (covert operations) per prevenire la vittoria del PCI alle elezioni. Una direttiva dell’NSC dell’11 gennaio 1951 precisò poi che analoghe misure andavano intraprese anche “nel caso che i comunisti guadagnino la partecipazione nel governo italiano con mezzi legali o minaccino di ottenere il controllo del governo italiano, o nel caso che quel governo cessi di mostrare una determinazione a opporsi alle minacce comuniste interne ed esterne”.

A supervisionare le nuove organizzazioni di difesa nell’ambito NATO e le prime strutture informative parallele che accompagneranno la storia della Repubblica italiana, furono posti uomini della CIA come William Colby, a Roma dal 1951 al 1959, che aveva effettuato importanti operazioni dell’OSS dietro le linee, in Francia e Norvegia, durante la seconda guerra mondiale, ed aveva avviato le operazioni Stay Behind in Scandinavia. Colby rivestì il ruolo di political attaché dell’ambasciata USA, durante il periodo in cui a via Veneto era ambasciatrice la fervente anticomunista Claire Boothe Luce(1953-1956) e vicecapo della CIA era Robert Paul Driscoll, pupillo del direttore dell’agenzia, Allen Dulles. Driscoll, trasferito in Tunisia, si occupò di organizzare la presenza informativa della CIA in Grecia e a Beirut, ma continuò ad effettuare operazioni in Italia, in collaborazione con il ministro Fernando Tambroni.

William Colby è stato sicuramente una delle figure chiave nel controbilanciare la crescita politica del Partito Comunista Italiano. In seguito divenne capo della CIA a Saigon, in Vietnam, e direttore generale dell’agenzia tra il 1973 ed il 1976. Nel 1978 pubblicò un’autobiografia nella quale fece esplicito riferimento alle “Stay Behind nets”.

In quegli anni, a partire dal 1949, era in Italia anche Carmel Offie, consigliere politico, membro dell’Office of Policy Coordination (OPC), l’ufficio creato dal Dipartimento di Stato per la guerra psicologica, la propaganda ed il finanziamento delle iniziative per la destabilizzazione dell’Unione Sovietica, nonché patrocinatore della nascita dell’intervento autonomo della CIA nel nostro paese.

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