Corpi-Macchina e Virus del linguaggio: William Burroughs

Jakob Mohr, Beweisse, 1910

Jakob Mohr, Beweisse, 1910

L'(es) funziona ovunque, ora senza sosta, ora discontinuo. Respira, scalda, mangia. Caca, fotte. Che errore aver detto l'(es). Ovunque sono macchine, per niente metaforicamente: macchine di macchine, coi loro accoppiamenti, colle loro connessioni. Una macchina-organo è innestata su una macchina-sorgente: l’una emette un flusso, che l’altra interrompe. Il seno è una macchina che produce latte, e la bocca una macchina accoppiata a quella. La bocca dell’anoressico oscilla tra una macchina da mangiare, una macchina anale, una macchina da parlare, una macchina da respirare (crisi d’asma). Così si è tutti bricoleurs; a ciascuno le sue macchinette. Una macchina-organo per una macchina-energia, sempre flussi e interruzioni. Il presidente Schreber ha i raggi del cielo nel culo. Ano solare. E state certi che funziona; il presidente Schreber sente qualcosa, produce qualcosa e può farne la teoria. Qualcosa si produce: effetti di macchine, e non metafore. (G. Deleuze – F. Guattari, L’Antiedipo, pag. 3)

Io devo avere un corpo: è una necessità morale, un’esigenza. E, per prima cosa, devo avere un corpo perché c’è qualcosa di oscuro in me. (G.Deleuze, La piega, pag. 139)

“Nei miei libri agisco da geografo” (William Burroughs, 1962)

William Seward Burroughs è stato innanzitutto un fuorilegge della letteratura, prima di diventare una delle icone culturali del ‘900, tra i padri della Beat Generation, nonché profeta del postmodernismo letterario. Nato a St. Louis, il 5 febbraio 1914, da una famiglia possidente del Missouri, il nonno William Seward Burroughs I è stato inventore di una delle più diffuse macchine computazionali dell’800, e fondatore della American Arithmometer Company, società che in seguito divenne la Burroughs Adding Machine Company, ed infine Burroughs Corporation nel 1953, continuando a produrre macchine di calcolo ed i primi computer, come il B205 Tube computer. Ma William Burroughs, unico erede maschio, non aveva nessuna intenzione di seguire l’impresa di famiglia.

Dopo gli studi in antropologia ad Harvard e in medicina a Vienna, arruolato nella U.S. Navy nel 1942, presso l’Office of Strategic Services (OSS), l’organizzazione d’intelligence che ha preceduto la CIA, durante il servizio militare sviluppò la dipendenza dalle droghe che già da adolescente lo avevano portato a contatto con la Morfina, per poi esplorare gli spazi allora sconosciuti degli stati mediati di coscienza, compiendo una delle più affascinanti operazioni di sperimentazione di narrazione tossica.

Esonerato dopo qualche mese, per disturbi mentali, nel 1943 William Burroughs ritorna a New York, cimentandosi nella disinfestazione degli scarafaggi, come barista, reporter e investigatore privato. L’incontro con Jack Kerouac, Neal Cassidy e Allen Ginsberg, con i quali instaurerà una complicità amicale e letteraria, diventerà la radice della letteratura Beat.

Nel 1944, dopo essere diventato tossicomane, mi successero un sacco di cose. Vivevo vicino alla Columbia University, è così che conobbi Ginsberg e Kerouac. Stavo con della gente che usava l’eroina; la presi; gli effetti furono gradevoli, continuai a prenderla e diventai tossicomane. L’idea che la tossicomania sia una malattia psicologica mi sembra assolutamente ridicola. Lo è allo stesso modo della malaria: è una questione di esposizione. Si prende qualsiasi droga o sostanza inebriante che faccia un effetto piacevole e che sia disponibile [ … ] Comunque, ebbi guai con la legge, mi sposai, mi trasferii a New Orleans, poi in Messico.

L’amore per le armi e per la criminalità dei bassifondi (Burroughs non è mai stato incline al pacifismo) sarà la causa principale di una delle svolte fondamentali della sua vita. Dopo vari incidenti giudiziari causati dallo spaccio e dal coinvolgimento in un’omicidio su cui scriverà un romanzo a quattro mani con Jack Kerouac, “E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche” – la storia di un omicidio non denunciato, di cui i due scrittori erano solo a conoscenza, in quanto frequentatori dell’omicida -, Burroughs si trasferisce con la sua compagna, Joan Vollmer, prima in Mississipi e poi a Città del Messico, dove una sera, nel settembre del 1951, durante un gioco, la uccide con un fatale colpo di pistola.

Sono obbligato a giungere alla terrificante conclusione che senza la morte di Joan io non sarei mai diventato uno scrittore, e a rendermi conto di quanto questo evento abbia motivato ed espresso la mia scrittura. Vivo sotto la minaccia costante di essere posseduto, e un bisogno costante di sfuggire alla possessione, al Controllo. Perciò la morte di Joan mi ha messo in contatto con l’invasore, lo Spirito del Male, e mi ha trascinato in una battaglia lunga un’intera vita, in cui non ho avuto altra scelta che scrivere la mia via d’uscita. (Prefazione a Checca)

Liberato su cauzione, dopo 13 giorni di prigione, ed espulso dal Messico come “straniero indesiderato”, dopo aver affidato i bambini ai nonni, Burroughs inizia un’esistenza nomadica, un cammino infernale che lo porterà tra la Colombia, Parigi, Copenaghen e Tangeri, nel 1954, all’epoca “città-libera” e capitale del narcotraffico nel Mediterraneo, nell’Interzona che gli farà scoprire tutte le sostanze psicotrope esistenti all’epoca, sperimentandole su sé stesso e scrivendo sotto il loro effetto, spingendosi al limite estremo di tolleranza alle droghe, fino ad un propizio viaggio per disintossicarsi, a Londra, nel 1956, dove inizierà la cura che lo riporterà sulla terra.

Non ne avevo mai abbastanza, trenta grani di morfina al giorno non mi bastavano, quaranta, sessanta grani al giorno e ancora non bastava. Non potevo più pagare […] me ne stavo là, con l’ultimo assegno tra le mani e d’un tratto mi resi conto che era l’ultimo assegno. Presi il primo aereo per Londra. A quarantacinque anni mi sono svegliato con LA MALATTIA, calmo, sano, relativamente in buona salute […] l’aspetto di carnagione rosea presa a prestito, tipica di coloro che riescono a sopravvive­re a LA MALATTIA […] La malattia è la tossico­mania, e io sono stato un tossicomane per quindici anni. La maggior parte dei sopravvissuti non ricor­da i dettagli dei delirio. lo invece sembra che abbia preso note del mio delirio e della malattia, anche se non ricordo esattamente come abbia fatto […]. Le mie note sono oggi pubblicate come Il pasto nudo e il titolo va letto alla lettera: Naked Lunch è il con­gelamento dell’attimo in cui chiunque può vedere cosa sta infilzando con la sua forchetta […] che tutti vedano ciò che c’è su quel lungo cucchiaio fatto di giornali […] siamo nutriti imboccati quotidianamente di notizie di morte, di esecuzioni, di assassini […] che tutti vedano con chiarezza attraverso l’inganno che induce in confusioni […] il lunch al quale si è invitati sarà un banchetto completo di questa totale nuda consapevolezza.

Al ritorno a Tangeri, e con l’aiuto di Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Peter Orlovsky, a cui si aggiunse Alan Ansen, che aveva incontrato a Venezia, di ritorno da Londra, gli oltre 1000 fogli battuti a macchina, scritti per necessità e senza senso apparente, parte dei quali erano stati inviati a Ginsberg come lettere, diventeranno il materiale che, riorganizzato con la tecnica del Cut Up appresa da Brion Gysin, tra il 1954 ed il 1957, saranno conosciuti, dopo la pubblicazione de Il Pasto Nudo, come la Nova Cospiracy (The Soft Machine, The Ticket That Exploded e Nova Express). Il Pasto Nudo (The Naked Lunch), pubblicato in Francia dalla Olympia Press, nel 1958, ha conosciuto una diffusione effettiva negli USA solo a partire dal 1962, dopo una controversia giudiziaria per oscenità durata anni.

A salvare Burroughs dallo stadio terminale della dipendenza in cui era scivolato durante il suo lungo soggiorno a Tangeri è stato un medico, John Yerbury Dent, raggiunto a Londra nella sua clinica con gli ultimi soldi rimasti. Dent somministrò allo scrittore un “vaccino” a base di Apomorfina tra il 1956 ed il 1959. Benchè sia molto discutibile la validità scientifica di questo principio attivo, derivato dalla morfina, usato nelle terapie per il morbo di Parkinson, e per le disfunzioni erettili, William Burroughs si convinse che a liberarlo dal “virus” della dipendenza da eroina sia stata proprio l’Apomorfina, che ricorre spesso nei suoi romanzi (insieme alla figura del dottore), come un antivirus in grado di liberare dalla possessione, allo stesso tempo in grado di agire come sostanza da cui i medici (il dottor Benway nei romanzi) e dispositivi di controllo traggono potere

Language is a Virus…

Il vibrante ronzio senza suono di una fitta foresta e degli accumulatori orgonici, l’improvviso silenzio delle città quando gli sbirri tossici e persino il Pendolare attiva le linee intasate dal colesterolo per stabilire un contatto. Segnali luminosi orgasmici esplodono sul mondo. Un fumatore di erba salta su urlando: “Ho la paranoia!” e corre nella notte messicana abbattendo i centri sottocorticali del mondo. Il Boia si caga addosso dalla paura alla vista del condannato. Il Torturatore grida nell’orecchio della sua vittima implacabile. Combattenti all’ultimo coltello si stringono in un abbraccio adrenalinico. Il Cancro è alla porta con un Telegramma Canterino… (Il Pasto Nudo, pag. 212)

Quello che William Burroughs ha messo in atto, con la sua scrittura biomorfica e semiotica, a “vignette”, non è solo un procedimento di sovversione e distruzione della struttura tradizionale del romanzo, piuttosto che di riarticolazione e invenzione delle forme moderniste. Attraverso un uso metafisico del linguaggio, diretto ed intuitivo delle condizioni irriducibili dell’esperienza, che si allontana dalla rappresentazione dell’ipseità, della presenza a sé stesso del soggetto, il risultato ottenuto è una mappatura di aree psichiche ancora inesplorate dalla letteratura fino agli anni ’50, che diventano delle vere e proprie aree geografiche, non geometriche (Annexia, Interzona, Freeland, etc.).

La testimonianza di Burroughs implica strutturalmente la finzione, il simulacro, e mette in atto la cartografia di un manicomio cosmico che ha costituito un vero e proprio processo di soggettivazione e di resistenza per lo scrittore (più che una sorta di attestazione testamentaria), per anni sul crinale della follia, sulla linea di confine tra la vita e la morte, in fuga da sé stesso. Il suo esperimento di letteratura radicale è un atto costitutivo di produzione di inconscio, colto nel suo continuum d’esistenza, che testimonia il senso dell’intuizione immediata, fin nel fondo dei corpi e delle loro mescolanze, percepiti sotto l’effetto di sostanze psicotrope, attraverso la ritenzione (ricordo primario), la riproduzione e registrazione del flusso dell’esperienza degli oggetti-eventi, all’interno di un sistema di sintesi disgiuntive, rapportate tra loro mediante la produzione di “intensità” sviluppate nella macchina testuale.

Il Verbo è diviso in unità che dovrebbero formare un pezzo unico ed essere prese come tali, ma i pezzi si possono prendere in un ordine qualsiasi essendo legati davanti e dietro, dentro e fuori, a poppa e a prua come una interessante composizione sessuale. Questo libro si riversa dalla pagina in tutte le direzioni, caleidoscopio di viste, assortimento di motivi e rumori di strada, scoregge e grida di rivolta, con saracinesche di acciaio che sbattono, urla di dolore e di pathos e urla semplicemente patologiche, gatti che copulano e l’indignato verso rauco del pesce gatto strappato all’acqua, borbottii profetici di brujo in trance da noce moscata, colli spezzati e mandragole urlanti, sospiri orgasmici, eroina silenziosa come l’alba in celle assetate, Radio Cairo che bercia come a un’asta di tabacco impazzita, e flauti del Ramadan che frugano il tossico in astinenza come un borsaiolo gentile, nella grigia alba metropolitana, palpa con dita leggere alla ricerca del vedere crepitio…Questa è Rivelazione e Profezia di ciò che posso raccogliere senza FM sulla mia radio a galena del 1920 con antenne di sborra…Dolce lettore, nel flash dell’orgasmo vediamo Dio dal buco del culo…Attraverso questi orifizi trasmuta il tuo corpo. La via d’USCITA è la via d’ENTRATA…Ora io, William Seward, libererò l’orda delle mie parole… (Il Pasto Nudo, pag.231-232)

Fuori dal tentativo di inventare un’alternativa radicale ai sistemi sociali dell’immediato dopoguerra, i testi di Burroughs sono dei report scritti da un pianeta allora sconosciuto, quello delle percezioni extrasensoriali provocate dalle droghe. I corpi, intesi come vere e proprie entità normative diventano carne sovrascritta, macchine morbide, superfici di registrazione e vengono trasformati in iscrizioni. La Lingua, il linguaggio (il codice, la scrittura), diventa un potente e definitivo virus, in grado di intrappolare gli individui attraverso le finzioni e le molteplici possibilità di controllo e seduzione, attraverso le impressioni sensoriali che si determinano nelle formazioni discorsive e si fissano nel suo metalinguaggio.

Prima di tutto prendemmo la nostra immagine e la codificammo. Un codice tecnico sviluppato dai teorici dell’informazione. Quando scoprimmo che il materiale dell’immagine non era materia morta, ma mostrava di possedere lo stesso ciclo di vita di un virus, questo codice venne scritto a livello molecolare per risparmiare spazio. Se questo virus fosse stato diffuso in tutto il mondo avrebbe infettato l’intera popolazione, trasformandola in nostre repliche, quindi non era sicuro rilasciare il virus finché non fossimo stati certi che anche gli ultimi gruppi destinati a trasformarsi in repliche non avessero compreso quello che stava succedendo. A questo scopo inventammo una varietà di forme, cioè una varietà del contenuto informativo della molecola, il che, enfin, costituisce sempre una permutazione del materiale esistente. Informazioni accelerate, rallentate, alterate in maniera casuale irradiando il materiale virale con raggi ad alta energia emessi dai ciclotroni, in breve abbiamo creato un’infinita varietà a livello informativo, sufficiente a tenere occupati per sempre i cosiddetti scienziati nell’esplorazione della “ricchezza della natura”. “In questo lasso di tempo era di fondamentale importanza che nessun umano potesse immaginare di essere senza corpo. Ricordate che la varietà da noi inventata era una permutazione della struttura elettromagnetica formata da interazioni fra materia ed energia, quindi non la materia prima alla base di un’esperienza non corporea”. (Nova Express, pag. 54)

Gli agenti del controllo biopolitico, per Burroughs, sfruttano la capacità arbitraria e performativa delle parole e delle immagini: segni convenzionali che generano significati spontaneamente, doppio artificiale e meccanico. Questo potere dipende non dal fatto che immagini e parole facciano parte dell’esperienza effettiva degli individui, ma per la capacità di diventare parte dell’esperienza di significazione, per la loro capacità di creare pattern, finzioni e rappresentazioni, le quali hanno successo perché stabiliscono una relazione con l’immagine del mondo e della realtà, di cui assicurano la conservazione e la sopravvivenza, con la diffusione dei prodotti della significazione.

Un uso speciale di parole e fotografie può condurre al silenzio, le fotografie e gli album sono esercizi per dilatare la Coscienza, mi insegnano a pensare in blocchi di associazioni piuttosto che a parole […] Le parole, così come noi le usiamo, possono intromettersi in quella che io chiamo l’esperienza del non-corpo. E’ arrivato il momento di pensare abbandonando il corpo. lo punto verso l’esterno per capire tutto ciò che è possibile raggiungere per una totale comprensione dell’ambiente che mi circonda. Ciò che mi interessa è pensare con la voce interiore, in silenzio. Quando si comincia a pensare per immagini, senza parole, allora si è sulla buona strada […] La condizione senza parole è la tendenza evoluzionistica. Le parole sono strumenti goffi, verranno abbandonate prima che non si pensi. E’ qualcosa che avverrà nell’era spaziale. Molti scrittori “seri” rifiutano la tecnologia. Non capisco questo timore […] L’idea di usare un mezzo meccanico a scopi letterari sembra loro un sacrilegio. Questa è una delle obiezioni al “taglio” […] una sorta di reverenza superstiziosa verso la parola. Dicono: come si fa a tagliare la parola? Perché non posso farlo? (Autobiografia di William Burroughs)

Come di fronte alle macchie di Rorschach, il lettore è accompagnato a seguire le ossessioni sessuali e le tracce psichiche e paranoiche di personaggi crudeli, borderline e degradati, tra le visioni oniriche derivate dagli oppiacei. Viene forzato a rinunciare al controllo delle immagini ed a dare invece forma ai corpi-macchina mutanti che si muovono in un campo dominato dalla manipolazione dei sistemi di controllo biopolitico; un potere assoluto che vampirizza e che sostituisce i modelli disciplinari classici, sviluppatosi nella poderosa accelerazione economica sviluppista successiva al secondo conflitto mondiale.

Come abbiamo visto l’immagine è droga – Quando un paziente perde una gamba che subisce un danno? – Ovviamente l’immagine che ha di sé stesso – E così ha bisogno di una dose di immagine preparata – Le droghe allucinogene modificano lo schema di scansione della “realtà” in modo da mostrarci una “realtà” diversa – Non c’è nessuna “realtà” vera o reale – La “realtà” è semplicemente uno schema di scansione più o meno costante – Questo schema che accettiamo come “realtà” ci è stato imposto dal potere che controlla questo pianeta, un potere orientato principalmente verso il controllo totale. (Nova Express, pag. 57)

Il mondo paranoide-schizoide del tossico è un processo di demolizione, un prolungato desiderio di morte impersonale. Gli oggetti parziali che attraversano il corpo-macchina, bucandolo, penetrandolo, incarnandolo, possedendolo (la roba, la merda, lo sperma, il muco, i virus, etc.), trasportano e trasferiscono dei messaggi, delle informazioni:

Il corpo sa quali vene puoi bucare e convoglia l’informazione nei movimenti spontanei che fai quando ti prepari la dose…Certe volte l’ago sembra la bacchetta di un rabdomante. Altre volte devo aspettare il messaggio. Ma quando giunge arrivo sempre al sangue. (Il Pasto Nudo, pag. 76)

Lo sguardo del tossico, in lotta contro l’alieno ed antiumano sistema canceroso di controllo della droga, oppure contro la complessa ed arbitraria burocrazia degli apparati di sicurezza, produce associazioni cognitive attraverso il linguaggio, descritto come un “Virus Umano”. Il corpo diventa così una sorta di congegno che si esternalizza, come gli apparati elettronici. Il cervello diventa una macchina che elabora i fluidi e proietta immagini neuroniche.

Cut Up and Mix

Ho iniziato il mio viaggio alla morgue dei vecchi giornali, ripiegandoli con quelli di ieri e battendo a macchina la composizione che ne risultava – Quando si scorre un giornale come fa la maggior parte di noi si vede assai più di quanto non si creda – Per essere esatti si vede tutto ad un livello subliminale – Quando ripiego il giornale di oggi con quello di ieri e sistemo le immagini in modo da formare un montaggio del tempo, ritorno letteralmente indietro al momento in cui ho letto il giornale di ieri, cioè viaggio a ritroso nel tempo verso ieri – L’ho fatto otto ore al giorno per tre mesi – Sono andato a ritroso fin dove arrivavano i giornali – Ho scovato vecchie riviste e romanzi dimenticati e lettere – Ho fatto dei ripiegamenti e delle composizioni ed ho fatto la stessa cosa con le fotografie. Inserire articolo sul fotomontaggio. (…) Imparai a parlare e a pensare a ritroso ad ogni livello (La Morbida Macchina, pag. 81)

Le tecniche non lineari del Cut-Up e del Fold-In (creata da Burroughs) formano dei patchwork di testo, attraverso uno scambio probabilistico d’informazione, in cui i termini si deterritorializzano tra loro senza una trama apparente. Il testo diventa così una registrazione tecnica in cui l’osservazione del passato e del presente, elementi autobiografici, l’osservazione delle situazioni e delle persone, le informazioni dei giornali e delle letture danno una struttura random alle pagine, per approssimazione al possibile.

Uno scrittore può scrivere soltanto di una cosa: di quello che c’è davanti ai suoi sensi al momento di scrivere…Sono uno strumento di registrazione…Non presumo di imporre una “storia”, una “trama”, una “continuità”… Finché riesco a registrare direttamente certe aree del processo psichico posso avere funzioni limitate…il mio vero obiettivo non è quello di intrattenere… (Il Pasto Nudo, pag. 223)

“Tagliate le linee delle parole – Tagliate le linee della musica – Frantumate le immagini di controllo – Frantumate le macchine di controllo -Incendiate i libri – Uccidete i preti – Uccidete! Uccidete! Uccidete!” (La Morbida Macchina, pag. 92)

Odore di fotografie sul letto di morte – Cooperazione inane – Carogna sull’argine – Passaporto non buono – In generale lacerò i canini – Comprendere il costo: cadaveri impiccati i pantaloni aperti in odori erogeni verso Monterey – Davanti chiare e forti cartoline nude e scarpine da bambini – Un uomo ritorna a una cosa lasciata nella biancheria tolta al ragazzo caldo nel 1929 – Dandosi manate sulle cosce alzò il letto – “Johnny Fottere” – La coppa quel che rimane – Avanzi – La Termodinamica striscia verso casa – Giuoco di mani vuote – Fotografie di letto pongono domande morte – Acuta puzza di carogna (La Morbida Macchina, pag. 47)

La tecnica del Fold In, in cui una pagina di testo viene tagliata in due parti ed unita alla metà di un’altra pagina, come la ricorrenza del tema musicale, la tecnica del collage in pittura, provocano intenzionalmente l’effetto di deja-vu e del flash-back nel lettore. Il procedimento di giustapposizione del Cut-Up, lungi da essere un mero espediente tecnico, viene usato da Burroughs con la chiara coscienza che la manipolazione di testi che hanno un obiettivo preciso può rivelare motivazioni ed intenzioni ideologiche nascoste. La tecnica usata dallo scrittore rompe il codice delle forme narrative della soggettivazione predeterminata e apre alla proliferazione delle mutazioni postumane, anticipando le tecniche di sovversione usate dagli hacker, come in Nova Express, nel capitolo Punti di Coordinata (pianificare la tossicodipendenza), in cui lo scrittore illustra come i ruoli di sorveglianza sui devianti si rovescino, rivelando la falsa retorica contro le droghe degli anni ’50 e ’60,  che nascondeva le reali intenzioni del governo, ovvero ricavare un profitto dalla dipendenza dalle droghe degli individui:

Adesso mi chiederete se voglio che il problema dei narcotici continui ad esistere e io dico: “Proteggete la malattia: Proteggere la società dalla malattia deve diventare un reato”. Negli Stati Uniti la soluzione del problema prevedeva l’utilizzo per molti anni del carcere, di precedenti piani relativi alle droghe, dell tossicodipendenza e del crimine – Ampio fronte di “Cura” di organismi di assistenza – Narcotici che precedono l’utilizzo delle droghe – Il fatto è degno di nota – 48 fasi – il prigioniero è stato trattenuto – è stato separato – gli è stato richiesto – Una qualche forma di tossicodipendenza costituisce la base – bisogna essere del tutto tossicodipendenti – Qualsiasi sovversione della capacità volontaria del Capitale della Volontà e della Banca del Tesoro – Infezione dedicata al traffico in cambio di narcotici ha dimostrato una Maria Tifoide che diffonderà il problema dei narcotici nel Regno Unito – Finalmente in vista della guarigione – guarigione del problema sociale e come tale pericolosa per la società – Mantenere il cancro dei tossicodipendenti per il nostro profitto – contatto personale pernicioso – Crescita del mercato – Si rilasci il Pubblico Ministero per tentare qualsiasi buco – Si tagli Combattere la tossicodipendenza di Malcolm Monroe ex Pubblico ministero, in “Western World”, ottobre 1959. (Nova Express, pag. 56-57)

L’oggetto come esprimibile, il corpo, passa per designazioni perdute, in uno spazio vuoto della significazione che diventa il luogo del senso e dell’evento che si compongono, dal caos, con il loro non senso. La necessità impossibile di rinvio all’esperienza singolare è la condizione irriducibile di una traccia in larga parte impercorribile dal lettore. Burroughs fa appello alla credenza dell’altro, nella forma intuitiva, ad un evento in cui è stato presente ma che non è più presente .

Gilles Deleuze e Felix Guattari videro nella scrittura di Burroughs uno dei precursori della loro ricerca sulle forme di resistenza ai dispositivi del controllo capitalistico, ed all’abisso schizo a cui può condurre l’incapacità di vigilanza e autocontrollo di fronte ai dispositivi libidinali. L’algebra del bisogno dettato dalla macchina desiderante del corpo del drogato, come quello del masochista, è prigioniera dell’organismo, che si popola di intensità specifiche a partire da un grado Zero che corrisponde al Corpo senza Organi, piano d’immanenza e campo di consistenza del desiderio.

Se tutto il piacere consiste nel provare sollievo dalla tensione, la droga consente di provare piacere dall’intero processo vitale, disconnettendo l’ipotalamo, cioè il centro dell’energia psichica e della libido. (Il Pasto Nudo, pag. 46)

La vergogna del tossico scompare con la sua socievolezza non sessuale che dipende anch’essa dalla libido…Il tossico considera il proprio corpo in modo impersonale come uno strumento per assorbire il mezzo in cui vive, ne valuta i tessuti con le mani fredde di un commerciante di cavalli. “Non serve a niente bucarsi lì”. Occhi da pesce morto guizzano su una vena devastata. (Il Pasto Nudo, pag. 77)

Il concetto di Corpo senza Organi (CsO) per Deleuze e Guattari indica una pratica, un insieme di pratiche, un limite su cui si sta già come su un campo di battaglia. Un programma per esprimere chiaramente e distintamente tutto ciò che può entrare in relazione con il corpo, a partire dalla lotta contro gli organi stessi, aprendo il corpo alle connessioni ed ai concatenamenti, ai circuiti, alle suddivisioni, alle soglie, a passaggi e distribuzioni d’intensità, a territori e deterritorializzazioni. Non si tratta di una lotta indolore. L’organismo viene disfatto, la coscienza viene strappata al soggetto per diventare un mezzo d’esplorazione. La percezione diventa allucinatoria e percorsa da spasmi di dolore al punto che il CsO, soprattutto quello del drogato, si popola di dolore e intensità di freddo, di onde frigorifere.

E poi alla noia ci si assuefa, così come ci si assuefa a dosi sempre maggiori di cocaina. La roba cominciava a scarseggiare. Eccoci dunque in ‘sto buco di città a farci di sciroppo per la tosse. Poi vomitarlo e andare avanti, sempre avanti, con il freddo che sempre senti quando nel copro non circola più la roba… (Il Pasto Nudo, pag. 25)

La produzione è immediatamente consumo e registrazione: produzione di consumo e produzione di registrazione. Non c’è più distinzione tra uomo e natura: la macchina-organo è attraversata da flussi cosmici, collegata ad un dispositivo, una macchina sociale, come un vero e proprio processo macchinico. Ogni macchina organo interpreta il mondo attraverso il proprio flusso, secondo l’energia che fluisce e passa da/per essa e forma un enorme oggetto non differenziato, collegato come un organismo all’intero universo. E’ un programma che Burroughs mette in atto coscientemente.

Ho sviluppato una fisica del sistema nervoso umano o più esattamente è il sistema nervoso umano a definire la fisica da me elaborata – Certo potrei costruire un altro sistema basato su principi differenti – Il dolore è un fattore quantitativo – Come il piacere (Nova Express, pag. 87)

Il corpo diventa un intralcio su cui vengono effettuate operazioni di sintesi e di analisi in cui passano flussi di “piacere” come attraverso filtri e valvole, come in una macchina idraulica:

I tossici si lamentano sempre del Freddo, come dicono tirandosi su il bavero del cappotto nero e stringendoselo intorno al collo rugoso…stronzata tossica al cubo. Un tossico non vuole stare al caldo, vuole stare al Freschino-Fresco-FREDDO. Ma il freddo lo vuole come vuole la Roba – NON FUORI dove non gli fa bene ma DENTRO in modo da starsene seduto con la spina dorsale a mò di martinetto idraulico congelato…col metabolismo che si avvicina allo ZERO assoluto. Spesso i tossicodipendenti in fase terminale passano anche due mesi senza andare di corpo e l’intestino sviluppa aderenze – non succederebbe anche a voi? – che necessitano dell’intervento del tirabouchon o del suo equivalente chirurgico…Così è la vita nella Vecchia Ghiacciaia. Perché sbattersi tanto e perdere TEMPO? (…) Certe entità vanno a botti termodinamici. (…) Ho sentito un sacco di cose trite e ritrite ma nessun altro GRUPPO OCCUPAZIONALE si avvicina al vecchio RALLENTAMENTO termodinamico della droga. (Il Pasto Nudo, pag. 249-250)

Droga, sesso e potere controllano il tempo e lo spazio, i corpi; ma le parole e le immagini controllano la mente, chiudendola al riconoscimento dei pattern convenzionali, a percepire, pensare e dire le “giuste forme” che vengono veicolare dai media per determinare le interazione degli individui nell’ambiente sociale. La parola (linguaggio) è parte del processo di soggettivazione e di riproduzione sociale di una relazione simbiotica che, per Burroughs, implica il corpo e la parola-virus; l’umano non è un’identità ma una relazione eterogenea esposta all’infezione virale della parola. la quale proviene dai dispositivi del potere. La parola è l’Altro che produce il soggetto, lo abita come un’infezione, ed è la chiave che distingue tra esseri umani, animali e macchine, come nel test di Turing. La voce “interiore” è la manifestazione del virus alieno, che colonizza il corpo, sub-vocalizzando compulsivamente l’io. Il monologo interiore è l’espressione dell’umano, ciò che produce il senso di continuità del sè, collegandolo alle meccaniche celesti, ancorandolo alla produzione della soggettività.

In seguito al provvidenziale incontro con il dott. Dent a Londra, il quale gli somministrò una terapia a base di apomorfina, Burroughs si convinse che la sostanza fosse in grado di costituire l’antivirus perfetto per sconfiggere i demoni, fino a farla diventare una delle chiavi dei suoi romanzi.

L’apomorfina combatte le invasioni dei parassiti stimolando i centri regolatori a normalizzare il metabolismo – Una variante potente di questo farmaco potrebbe disattivare tutte le unità verbali e ricoprire la Terra di silenzio, scollegando l’intera sindrome da calore (Nova Express, pag. 45)

Si ritiene che il virus rappresenti una degenerazione di una forma di vita più complessa. Si ritiene che un tempo sia stato in grado di avere una vita indipendente. Ora è caduto al confine tra la materia viva e la materia morta. Può rivelare qualità soltanto in un organismo ospitante usando la vita di un altro – la rinuncia alla vita stessa, la caduta verso una macchina inorganica, inflessibile, verso la materia morta. (Il Pasto Nudo, pag. 141-142)

Il corpo, per il semplice fatto di essere un corpo, per Burroughs, è una prigione, è soggetto al controllo ed è un ostacolo, fino a disfarsi e rasentare l’autodistruzione, fino a diventare una massa gelatinosa, come il Soggetto Americano Deansiogenizzato, esposto dal dottor “Dita” Schafer, nel capitolo Congresso Internazionale di Psichiatria Tecnologica.

L’uomo si contorce…la carne si trasforma in gelatina viscida, trasparente, che svanisce in una foschia verde, rivelando un mostruoso centopiedi nero. Zaffate di un fetore sconosciuto riempiono la sala strinando i polmoni, stringendo lo stomaco in una morsa…(Il Pasto Nudo, pag. 112)

Oppure in questa descrizione di un tossico:

Un venerdì Fats si fiondò nella piazza, scimmia fetale di un grigio traslucido, ventose sulle piccole e morbide mani di un grigio violaceo, e la bocca circolare di una lampada di fredda cartilagine grigia foderata di denti cariati, neri ed erettili, alla ricerca delle pittoresche cicatrici della droga…(Il Pasto Nudo, pag. 210)

I tossici di Burroughs sono alla costante ricerca di alleati e complicità per le composizioni/concatenazioni e per le mutazioni, si oppongono all’alterità dei non tossici e del controllo tra rapporti violenti, voraci, e rivalità, svuotandosi nella dimensione visionaria durante gli stati modificati di coscienza per identità degli effetti e continuità dei generi, veri e propri processi produzione immateriale che accoppiano le macchine anatomiche. La visione cancerosa della droga, che prolifera e si impadronisce dell’organismo (desiderio del proprio annientamento), sviluppa la visione della linea di fuga della soggettivazione mediata dal corpo che può espungere idraulicamente il “virus” attraverso un altro fluido o flusso. Il tempo scandisce e registra la natura dei bisogni assoluti del corpo, dettandone l’uso, sovvertendo linee le temporali che organizzano e standardizzano i bisogni sociali.

Il tossico funziona col tempo della droga. Il suo corpo è il suo orologio e la droga ci passa in mezzo come in una clessidra. Il tempo ha un significato per lui in riferimento ai suoi bisogni. Poi il tossico fa la sua brusca irruzione nel tempo degli altri e, come tutti gli Emarginati, tutti i Postulanti, deve aspettare, a meno che finisca con l’armonizzarsi con il tempo dei non tossici. (Il Pasto Nudo, pag. 219)

Satira devastante del ridicolo e del falso nel modello dell’American Way of Life, alcuni dei temi delle cartografie di Burroughs, come quelle della Nova Cospiracy, sono sicuramente ascrivibili al genere della Science Fiction. Nella trilogia della Nova, i protagonisti principali, Sammy The Butcher, Izzy, The Sublimal Kid, sono dei virus prassiti che vivono nella nebulosa del Granchio (Cancer, in inglese: cancro) che invadono i corpi umani attraverso il linguaggio. Questi criminali sono paragonabili agli apparati della grande macchina del controllo biopolitico (società, cultura, governo). L’ispettore Lee della Nova Police (paragonabile alla famosa Apomorfina), l’alter ego dello scrittore, non può combattere i virus per il timore che possano distruggere il pianeta terra li lasciano andare per adottare dei mezzi clandestini contro di loro. I criminali della Nova traggono vantaggio dalla manipolazione e dalla divisione ideologica dei terrestri, attraverso i mass media ed la manipolazione effettuata da un Reality Studio, attraverso il quale viene diffuso il simulacro di una apparente libertà e felicità creata dai Nova. La verità però è un’altra ed è quella del controllo e della schiavizzazione e privazione della libertà degli individui che cadono sotto il loro controllo. La polizia invece di contrastare i criminali Nova reprime tossici, omosessuali e criminali comuni. Gli strumenti di controllo sociale sono per Burroughs, soprattutto nella trilogia della Nova, i principali nemici della società umana.

Questi temi andranno a fondersi nelle radici del Cyberpunk, influenzando William Gibson e Bruce Sterling, che troveranno in questo flusso di “bilioso muco rettale” dei messaggi come provenissero da Marte, alcuni dei quali diventeranno elementi dei personaggi dei loro romanzi e racconti:

Lee si mise gli occhialoni fotografici fusi in testa e vide la Guida(…) Specchio Alternato e la Guida dello Schermo si mise gli occhialoni e camminò attraverso ombre piene di grigio che gli si dissolsero in testa. (La Morbida Macchina, pag. 124)

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