Inner Space e immaginario sociale in Atrocity Exhibition, di J.G.Ballard

 Robert Rauschenberg, Retroactive, 1964

Robert Rauschenberg, Retroactive, 1964

…nei frammenti che cominciai a scrivere alla metà degli anni sessanta, e che andarono poi a costituire La Mostra delle Atrocità (…) a tutto presiedeva l’assassinio di Kennedy, un evento che era stato montato oltre ogni misura dal nuovo mezzo, la televisione. Le innumerevoli fotografie degli spari della Dealey Plaza, il filmato di Zapruder del presidente che spirava tra le braccia della moglie nella limousine scoperta, crearono una specie di macabro sovraccarico in cui l’autentica simpatia cominciava a scivolar via, e restava solo l’evento sensazionale, come capì subito Andy Warhol. Per me l’assassinio di Kennedy fu il catalizzatore che diede fuoco agli anni sessanta. Forse la sua morte, come il sacrificio di un re tribale, avrebbe potuto ridare energia a tutti noi, e riportare la vita nelle aride praterie. (J.G.Ballard. I Miracoli della vita, pag. 172)

Al fondo della scrittura ballardiana (…) e a dispetto della sua forma distaccata, quasi clinica, c’è una forte ispirazione cognitiva ed etica, un tentativo disperato di capire la complessità del mondo. (Antonio Caronia, La morbida geometria di James G. Ballard, in La mostra delle Atrocità)

In Atrocity Exhibition (La Mostra delle Atrocità), meta-fiction pubblicata nel 1970 nel Regno Unito da Cape, e successivamente da Nelson Doubleday jr, il quale poi decise di mandare al macero le copie del libro per timore di azioni legali nei suoi confronti (in particolare per il capitolo “Ecco perché voglio fottere Ronald Reagan”, allora governatore dello Stato della California), Ballard sviluppò le tecniche narrative che andava sperimentando già dalla metà degli anni ’60, nelle condensed novels (romanzi condensati), ispirandosi a William Burroughs, proponendo il tema del corpo messo a nudo: lo scambio tra interno ed esterno come tema sotterraneo del meccanismo narrativo.

Ronald Reagan e il disastro automobilistico concettuale. Su pazienti paretici allo stadio terminale sono stati effettuati numerosi studi, nei quali Reagan compariva in una serie di scontri d’auto simulati, per esempio tamponamenti multipli, collisioni frontali, attacchi a colonne d’auto (le fantasie di assassinii presidenziali hanno continuato ad essere al centro dell’attenzione, e i soggetti hanno mostrato una marcata fissazione polimorfa su parabrezza e tubi di scappamento). L’immagine del candidato presidenziale è stata oggetto di forti fantasie erotiche a carattere sadico-anale. E’ stato chiesto ai soggetti di costruire la vittima ottimale di un disastro automobilistico collocando una replica della testa di Reagan su foto non ritoccate di morti in uno scontro. Nell’82 per cento dei casi i soggetti hanno scelto massicci scontri interessanti la parte posteriore, con una preferenza per la materia fecale e le emorragie rettali. Sono stati condotti altri test per stabilire l’anno ottimale del modello: essi hanno indicato che la massima eccitazione tra il pubblico si ottiene con un modello vecchio di tre anni accompagnato da vittime infantili (ciò è confermato dagli studi dei costruttori sul disastro automobilistico ottimale). Si spera di costruire un modulo rettale di Reagan e del disastro capaci di massimizzare l’eccitazione tra il pubblico. (La Mostra delle Atrocità, pag. 153)

Il libro ebbe una precedente pubblicazione in Danimarca nel 1969 (con il titolo Grusomhedsudstillingen) ed una negli Stati Uniti nel 1972, con la Grove Press (con il titolo, “Love and Napalm. Export USA”), con una prefazione di William Burroughs, ma fu ritirata poco dopo dal commercio. La pubblicazione definitiva avvenne solo nel 1990, con un’edizione che contiene a sua volta una serie di fondamentali note interpolate, scritte dallo scrittore inglese.

Il matrimonio tra ragione ed incubo che ha dominato il ventesimo secolo ha prodotto il risultato di un crescente mondo surreale. Nel corso della mia vita il fungo atomico su Nagasaki è stato rimpiazzato dal menu psycho degli Hamburger giganti di Oldenburg. Gli assassini di presidenti e città sono diventate personalità mediatiche, abbelliti da intervistatori, i loro tic e balbuzie affascinano milioni di persone. La guerra in Vietnam è stata registrata per la televisione. Il profondo pessimismo di Sigmund Freud in Il disagio di Civiltà è stato rimpiazzato da McLuhan con il piacere nella proliferazione dei mosaici dell’informazione. La bomba all’idrogeno è un simbolo di potenza. Il nostro diritto morale a seguire le nostre psicopatologie come un gioco è proclamato da quasi tutte le riviste a diffusione di massa, da film e spettacoli sperimentali. La violenza stilizzata di Bonnie e Clyde offre una iconografia valida per l’esposizione di moda da grande magazzino. Mondo Cane apre un mercato enorme per la commercializzazione della paura. Le più selvagge fantasie della Science Fiction e dei fumetti diventano realtà ogni giorno. (J.G.Ballard, Introduzione all’edizione danese di La Mostra delle Atrocità, 1969)

In La Mostra delle Atrocità, lo spazio topologico ed il paesaggio mediatico si fondono e si innestano sui corpi. La scrittura diventa l’indagine di nuove mappe psico-concettuali del desiderio sessuale indotto dalle “nuove tecnologie” della comunicazione radiotelevisiva. I nomi delle icone pop (Jackie Kennedy, Ralph Nader, Jayne Mansfield, la regina d’Inghilterra, Mae West, etc.) non sono solo parte della vita contemporanea dei personaggi, ma formano la sostanza stessa dell’ambiente, il Media Landscape.

L’esplorazione dell’Inner Space, lo spazio interiore ballardiano, entra in una sorta di Interzona, uno spazio immaginario in cui la coscienza si perde nelle profondità informali del proprio abisso ed entra in rapporto con oggetti parziali, tra i disastri meccanici e le catastrofi mediatiche, con i feticci del paesaggio reale/virtuale del mondo esterno, mettendo a nudo la convergenza delle radici non sessuali della sessualità lungo le psicosi e le perversioni dei personaggi; l’ambiente schizo in cui gli artefatti, gli oggetti ed i prodotti massificati dai media diventano estensioni stesse degli organi.

La linea di demarcazione tra paesaggio interno e paesaggio esterno è crollata. I terremoti possono essere originati da sconvolgimenti sismici all’interno della mente umana. L’intero universo randomizzato dell’era industriale esplode in frammenti criptici (…) Il corpo umano diventa paesaggio. (…) Questo ingrandirsi dell’immagine a un punto tale che essa diviene irriconoscibile è un leit-motiv di La Mostra delle Atrocità. Questo è ciò che nel campo dell’arte fa Bob Rauschemberg: fa letteralmente saltare per aria (blowing up), ingrandendola, l’immagine. Poiché le persone sono fatte di immagini, questo è, alla lettera, un libro esplosivo. L’immagine dell’uomo esplode in rocce, pietre e alberi (William Burroughs, prefazione a La Mostra delle Atrocità)

Lontano dalle utopie e dall’esplorazione dell’Outer Space della fantascienza classica, Ballard, in La Mostra delle Atrocità, lavora come uno psicologo o un antropologo sociale sulla sistemazione e sulla catalogazione dei miti e dell’iconografia del paesaggio mediatico degli anni ’60, di un mondo che “viene creato dalla pubblicità”, tra le macerie delle catastrofi psicologiche, amplificate dai media e prodotte dalle psicopatologie dei sistemi morali indotti dai media stessi.

L’ambito clinico che ricorre nel libro, le casalinghe oggetto degli esperimenti sugli effetti delle immagini di violenza e di guerra sul loro comportamento sessuale, o in relazione al design delle automobili, le indagini psicologiche sul dolore, sull’isolamento e la rabbia, sono il materiale grezzo ed il pretesto su cui Ballard costruisce l’ipotesi della fusione tra scienza e pornografia, come nel suggestivo e potente impatto emozionale dei docufiction di Gualtiero Jacopetti dei primi anni ’60.

La madonna esplosa. Per Travis l’ascensione sopra l’area di bombardamento del corpo della moglie, madonna esplosa del poligono di tiro, era la celebrazione di quegli intervalli rettilinei attraverso i quali egli percepiva il continuum spazio-temporale che lo circondava. Lì ella diventava tutt’uno con le madonne dei cartelloni pubblicitari e dei film oftalmici, la Venere dei ritagli di rivista: le posizioni del suo corpo coronavano la ricerca che egli aveva intrapreso attraverso le periferie dell’Inferno. (La Mostra delle Atrocità, pag. 23)

Il mondo degli eventi pubblici, mediati dalla televisione, le immagini delle riviste a diffusione di massa, costituiscono lo spazio geometrico quadridimensionale dell’universo mentale di La Mostra delle Atrocità, l’immagine di una realtà che influenza i comportamenti, su cui il lettore è invitato a navigare senza indulgenza, senza punti di riferimento, sulle acque profonde e torbide della coscienza, lungo lo spazio non sequenziale di un mare di immagini e di materiali eterogenei.

“Un individuo è un oggetto quadridimensionale di forma molto estesa; nel linguaggio ordinario diciamo che possiede una grande estensione nel tempo e un’estensione insignificante nello spazio” (La Mostra delle atrocità, pag. 15)

Evento che ha un ruolo centrale in La Mostra delle Atrocità è l’assassinio del presidente J.F.Kennedy, dalla cui morte il libro trae ispirazione, in un tentativo estremo di dare senso alla tragedia.

La morte di Kennedy, il primo presidente tele-mediatizzato dell’era moderna, creato a sua volta dai media stessi, ha rappresentato per Ballard una frattura geologica nel panorama delle comunicazioni, un trauma nella psiche collettiva che ha portato con sé una scia di misteri e teorie cospirazioniste che ancora oggi proliferano.

J.F.Kennedy è stato indubbiamente  il primo presidente degli Stati Uniti ad usare sapientemente la nuova tecnologia della televisione, come in un teatro politico, entrando nelle case degli americani, grazie al suo potente istinto e servendosi di giornalisti pedine che nelle conferenze stampa in diretta lo facevano apparire come il migliore, il più intelligente, il più controllato. Da questo punto di vista, la presidenza Kennedy è quella che ha fatto irrompere la compressione temporale dei media televisivi nella dimensione della politica, riducendo considerevolmente la distanza dagli elettori, allo stesso tempo iniziando il ridimensionamento dei contenuti del linguaggio politico, che iniziò a cedere sovranità all’imperialismo dell’immagine.

Nel dispositivo narrativo ballardiano, la frattura tra la coscienza frammentata e divisa, e la violenta sovrastimolazione sensoriale della rappresentazione dei media, rappresentata dalle immagini dell’assassinio del presidente Kennedy, porta al collasso della rappresentazione logica del mondo ed all’incapacità di un responso emotivo.

“Ma Kennedy non è già morto?” Il capitano Webster studiava i documenti sparsi sul tavolo anatomico del dottor Nathan. Questi erano 1) spettroeliogramma del Sole; 2) verifiche della pista e prove di decollo per la superfortezza B-29 Enola Gay; 3) elettroencefalogramma di Albert Einstein; 4) sezione trasversale di un trilobita precambriano; 5) fotografia della battigia della depressione di Qattara, in Egitto, scattata a mezzogiorno del 7 agosto 1945; 6) il Giardino trappola per aerei di Max Ernst. Si voltò verso il dottor Nathan: “Lei dice che tutto questo costituisce un’arma omicida?” (La Mostra delle Atrocità, pag. 51)

L’attenzione di Ballard è rivolta agli effetti che i contenuti formali della violenza “comunicata” dai media hanno sulla psiche, sul valore ed il comportamento che viene forgiato dalle forze sociali che sono al di là del controllo della coscienza, ovvero le forze e le potenze ambientali, laddove l’uomo visivo, razionale, non riesce a trovare una “connessione” tra queste forze e le loro vittime, nella Parola nascosta dalla cultura visiva.

La violenza della cultura dominante consiste nel ritenere giusto invadere e forgiare gruppi ed individui con norme assunte per propria scelta. Nel mondo elettronico diamo per scontata la coesistenza di tutte le culture e l’immediatezza con cui vi si accede, mentre la semplice diversità nel tipo di scelta culturale pone quotidianamente in dubbio i diritti di una cultura di imporsi su un’altra. (…) Senza eccezione, allora, l’attività dei media, vecchi e nuovi, in quanto invasori dello spazio pubblico e privato, fa nascere di volta in volta la questione e l’immagine della violenza. Alla velocità della luce, le istituzioni politiche americane tremano e vacillano. (Marshall McLuhan, La Violenza dei Media, in L’uomo e il suo messaggio, pag. 95)

La densa e frammentata tecnica narrativa sperimentale con il ricorso alla ripetizione dello schema, gli elenchi per libera associazione, il linguaggio clinico dei manuali di anatomopatologia e di medicina traumotologica e plastica; producono una scrittura frattale ed ipertestualizzata nella cui temporalità e topologia paradossale i campi vanno dall’immaginario psichico a quello spaziale, un Aion in cui ogni istante si divide infinitamente nel passato indistinto e nel futuro, in un presente vivente, con accelerazioni e repentini rallentamenti.

“Intersezione di piani.” Il dottor Nathan indicò la foto di un giovane dalla barba rada, con l’occhio sinistro strabico e la metà del viso spostata. “L’intersezione di piani: a un primo livello, le tragedie di Cape Kennedy e del Vietnam serializzate sui manifesti, una serie di morti a caso mimetizzati negli auto-disastri sperimentali di Nader e dei suoi collaboratori. Il loro esatto ruolo nell’inconscio merita comunque un esame più approfondito, perché in effetti essi potrebbero avere una parte ben diversa da quella che abbiamo loro assegnato. A un altro livello, invece, abbiamo i dintorni immediati della persona, i volumi spaziali racchiusi fra le sue mani, la geometria delle sue posizioni, i valori temporali contenuti in quest’ufficio, gli angoli fra le pareti. A un terzo livello ancora, il mondo interno della psiche. Dove questi piani si intersecano, nascono delle immagini, e comincia a chiarirsi, ad acquistare validità una qualche forma di realtà.” (La Mostra delle Atrocità, pag. 72)

Snodo dell’immaginario, l’immagine interna del corpo proiettato all’esterno, del sistema nervoso messo a nudo, che diventa parte del paesaggio; la percezione della realtà in La Mostra delle Atrocità rappresenta uno dei più efficaci documenti di un punto di svolta nel rapporto tra uomo e tecnologie: la mutazione della percezione della realtà, attraverso la virtualità del paesaggio mediatico, giunto negli anni ’60 già ad un livello di massificazione.

I media elettrici muovono le informazioni e la gente alla velocità della luce. Questa qualità istantanea e totale costituisce la condizione dell’uomo di massa, un effetto che non si verifica tanto in virtù della dimensione quanto grazie alla velocità di coinvolgimento e di totalità. Inoltre la dimensione nascosta in tutti i media elettrici, che si tratti di telefono, di televisione o di radio, è che “Il mittente è spedito”. Quando siamo al telefono o in onda, possiamo essere da qualsiasi parte e dappertutto nello stesso momento. La violenza che tutti i media elettrici infliggono ai loro utenti risiede nel fatto che essi vengono immersi in una rete di estensioni dei loro sistemi nervosi. Come se ciò non bastasse, come violenza o violazione dei diritti individuali, l’eliminazione dei corpi fisici degli utenti dei media elettrici li priva anche del modo di rapportare l’esperienza programmatica al proprio io, proprio mentre il coinvolgimento istantaneo sopprime l’identità privata. (Marshall McLuhan, La violenza dei media, in L’uomo e il suo messaggio, pag. 91)

Tra immagine e realtà, nel secondo dopoguerra, in relazione all’estendersi a livello planetario del sistema dei media elettrici, secondo Marshall Mc Luhan, iniziò a verificarsi un violento sovraccarico d’informazione, alla base della causa della privazione dell’identità e la perdita del significato individuale e personale.

L’immaginario sociale, nell’Inghilterra della metà degli anni ’60, iniziava a modificarsi sensibilmente sotto la spinta dello spettacolo, il cui contenuto è la causa efficiente della situazione, mentre la causa formale riguarda gli effetti che procedono dalla struttura totale della situazione, la quale include il pubblico e/o gli utenti dei media.

L’accumulazione degli spettacoli, l’allontanamento nella rappresentazione di tutto ciò che viene vissuto, è il senso di quanto avvertiva Guy Debord, che vedeva nello spettacolo l’erede di tutta la debolezza del progetto filosofico occidentale, dominato dalla categoria del “vedere”; ovvero il distacco delle immagini da ciascun aspetto della vita e la loro fusione in un mondo oggetto di sola contemplazione. Il rapporto sociale, mediato dalle immagini e dalle informazioni, l’attività sociale sdoppiata nello spettacolo, è la causa principale della modifica dei linguaggi, dei modelli di rappresentazione della realtà, e della ridefinizione dei ruoli di genere e delle strutture patriarcali, mettendo in scena l’apparenza dei corpi, stimolando i desideri. Lo spettacolo ricostruisce così l’illusione religiosa, realizzando l’esilio dei poteri umani in un al di là, compiendo una scissione nell’uomo, producendo una circolazione del processo tecnico dell’isolamento delle “folle solitarie”.

Il mutamento in corso in quegli anni, la gigantesca espansione dello spettacolo, è chiaramente percepito da Ballard, che in La Mostra delle Atrocità riprende il tema della tecnologia come estensione o autoamputazione del corpo di Marshall McLuhan, un processo di esteriorizzazione dell’informazione che accompagna l’intera storia della civiltà.

E’ una corrispondenza inevitabile e sapientemente costruita tra “forma” e “contenuto”. Lo stravolgimento della forma romanzo tradizionale, qui più ancora che nel postmoderno americano, è la traduzione stilistica di quella rottura tra fra tecnologia e forma, di quell’ipertrofia della tecnologia, in cui Ballard individua uno dei problemi centrali dell’era postindustriale. Forse perché l’interesse di Ballard si era appuntato fin dall’inizio sull’esplorazione dei rapporti fra ipertrofia tecnologica e modificazione delle strutture profonde della psiche, la sua scelta stilistica era sembrata a lungo meno radicale di altre. (Antonio Caronia, La morbida geometria di James G. Ballard, in La mostra delle Atrocità)

I nuovi media basati sull’immagine, sullo spettacolo, secondo la suggestione di Mc Luhan, influenzano il campo dei sensi. Ogni media sviluppa uno o più organi, funzionando come un’estensione, come una protesi. La vista, l’udito, stimolati dai media diventano così estensioni del sistema nervoso. La tecnologia elettrica estende così l’uomo fuori da sé stesso, come un modello vivente del sistema nervoso centrale, funzionando come un meccanismo di esteriorizzazione dell’informazione.

I media elettronici cambiano ancora una volta la situazione da un certo punto di vista, la rovesciano. Con la nascita degli ultimi media visivi della civiltà industriale (fotografia e cinema) e il pieno dispiegarsi dell’industria culturale, l’intreccio tra produzione e consumo si era fatto più stretto, e il consumatore, proprio nella sua condizione di solitudine, era stato integrato nella macchina spettacolare come mai prima di allora, costretto a produrre nelle sale cinematografiche un lavoro di riconoscimento e di fruizione di forme tratte da un repertorio a cui egli stesso aveva molecolarmente contribuito, ma che era costretto a consumare in una dimensione atomizzata e frammentata, di massa (Antonio Caronia, Virtuale, pag. 17)

Inseparabili ed allo stesso tempo inaccessibili all’analisi, gli oggetti prodotti dalle immagini dei media sono al di là della ragione, rimangono come attrattori dell’immaginario; luogo in cui si manifesta il segreto, orizzonte della scomparsa del soggetto. Il soggetto obbedisce ai segni del paesaggio mediatico, incorporandoli, connettendoli al proprio corpo, attuando una metamorfosi che si estende sull’intero spazio dell’immaginario. Oggetti, segni, concetti; liberati dall’idea, iniziano a proliferare ed ad auto-riprodursi creativamente, ad essere riorganizzati semiologicamente. La pornografia postmoderna che ne deriva si perde così nell’eccesso dello splendore effimero degli oggetti-corpi trascritti direttamente nel sistema nervoso.

La morte “morbida” di Marilyn Monroe. Mentre si vestiva, in piedi di fronte a lui, il corpo di Karen Novotny sembrava liscio e temprato come quei piani gelati. Eppure uno spostamento del tempo avrebbe svuotato i morbidi interstizi, lasciando delle pareti simili a lava levigata. Lui ricordò la Vestizione di Ernst: la pelle scavata di Marilyn, seni di pomice scolpita, cosce vulcaniche, un viso di cenere. La vedova di Vesuvio. (La Mostra delle Atrocità, pag. 58)

Le catastrofi psichiche in La Mostra delle Atrocità sono già avvenute, come l’assassinio di J.F.Kennedy, la morte di Marylin Monroe, o sono progettate come quella di Jacqueline Kennedy, trasformate in rituali di massa dai media e rielaborate nell’equilibrio psichico fragile ed instabile dei personaggi, come nelle mutanti personalità di Traven/Travis/Trabert/Tallis/Travers/etc, il quale appare di volta in volta in ruoli diversi, persa la dimensione del reale, attraversato senza nessuna aura o protezione del corpo dai flussi desideranti che investono i simulacri degli oggetti prodotti dai media, sovraesposto alla trasparenza della promiscuità di tutte le reti di connessione che simulano la realtà.

I segni prodotti dal sistema dei media dissimulano che non c’è più nulla, che non è possibile separare il vero dal falso, il reale dalla sua resurrezione artificiale, poiché tutto è già morto e resuscitato in anticipo. La verità si fa segreta e genera paranoia, la visione di un disegno cospiratore che si sostituisce all’ermeneutica dello svelamento e dell’interpretazione. L’immagine viene così smontata ed incorporata in un ambiente psicogeografico che comprende il corpo stesso del soggetto.

Il falso tempo ed il falso spazio dell’appartamento. Questi piani trovavano nell’appartamento i loro equivalenti rettilinei. Gli angoli retti tra le pareti e il soffitto costituivano un fondamento stabile per un valido sistema temporale, al contrario della soffocante cupola del planetario, che esprimeva una noiosa e infinita simmetria. Guardando Karen Novotny mentre passava per le stanze, riusciva a collegare il movimento delle sue cosce e dei suoi fianchi all’architettura del pavimento e del soffitto. Questa giovane donna, con la freddezza dei suoi arti, era un modulo: moltiplicandola nello spazio e nel tempo dell’appartamento ne avrebbe ricavato una valida unità di esistenza. (La mostra delle Atrocità, pag. 59)

La pornografia è, per Ballard, la “forma di Fiction più letteraria di tutte”, testo verbale che conserva il legame con la realtà esterna, che fa leva sulle sue risorse interne per creare una narrazione complessa in grado di catturare l’attenzione del lettore; una delle forme in cui si catalizza il mutamento sociale, i cui “periodi di massima diffusione hanno coinciso con le epoche di maggiore progresso scientifico”. La Scienza, con i suoi bizzarri eperimenti descritti in La Mostra delle Atrocità, è produttrice di ossessioni pornografiche:

…per Traven la scienza è l’ultimo stadio della pornografia, un’attività analitica il cui scopo principale è quello di isolare gli oggetti o gli eventi dal loro contesto spaziale e temporale. E’ questa ossessione, e l’attività di quantificazione che le è legata, ciò che la scienza condivide con la pornografia. (La Mostra delle Atrocità, pag. 53)

Ispirandosi ai cadavers exquisis dei surrealisti,  Ballard descrive l’immagine del mondo come una proiezione rovesciata degli organi interni del corpo. L’immagine del sistema nervoso, i livelli spinali messi a nudo, ricorrono nello scambio interno esterno dello spazio clinico-narrativo concepito come una branca della neurologia.

Campione toracico. Il paesaggio spinale che si rileva al livello del T-12 è quello delle rupi porose di Tenerife, e anche quello di Oscar Dominguez, nativo delle Canarie, che inventò la tecnica della decalcomania, portando così alla luce il primo paesaggio spinale. Le rupi vetrificate, sospese sopra la palude silenziosa, creano una sensazione di angoscia profonda. L’inospitalità di questo mondo minerale, con le sue escrescenze inorganiche, è alleviata soltanto dalle sfere che ondeggiano nel cielo limpido. Vi sono dipinti dei nomi: Jackie, Lee Harvey, Malcolm. Lo specchio di questa palude non riflette nulla. E qui il tempo non fa concessioni. (La Mostra delle Atrocità, pag. 45)

Malattia mentale, disturbo, “morte degli affetti”, sono l’interfaccia tra i personaggi ed il mondo. I segni, le idee di un effetto, appartengono al presente e sono colti spinozianamente nella costituzione variabile degli effetti di mescolanza e nella variabilità delle catene associative.

Nella deterritorializzazione della fantascienza prometeica effettuata da Ballard in La Mostra delle Atrocità, nello spazio interiore della coscienza, la vera natura della mente è quella di essere un’idea, essa stessa molteplicità pura, e il vero rapporto con il corpo è l’oggetto di questa idea. L’idea è ciò che accade al corpo. Il corpo è preso a modello per l’indagine sulla mente ed è un modo dell’estensione, che è infinita, ontologicamente indissociabile dal paesaggio, che è natura naturante, ed entra in composizione con gli altri corpi, i quali sono a loro volta altri “paesaggi”, estensione di altri corpi. Ogni cosa è mente e corpo, cosa e idea, compresa isonomicamente e isologicamente nella connessione, nell’uguaglianza in linea di principio tra estensione e pensiero.

La realtà è una e in atto e la sostanza è compresenza di tutti gli enti, un piano orizzontale infinito, infinita produzione di esistenze singolari. La sostanza esiste incondizionatamente per produrre contenuti e stratifica tutte le conformazioni singolari. Pensiero e materia perdono ogni connotazione formale e e diventano un unico processo di affermazione d’esistenza.

Nessun attributo ha una capacità d’essere maggiore di altri, e la sostanza è causa sui, è infinitamente ed incondizionatamente causata e prodotta; le nozioni comuni della sostanza, i modi, sono mediati dall’esperienza. La conoscenza, che per Spinoza è circolazione affettiva, avviene quando un modo reagisce ad un contatto, quando avviene l’incontro con il gioco delle superfici creato dall’Evento, in cui le mescolanze dei corpi diventano effetti incorporei. L’istante dell’Evento ballardiano è atopico, non è mai quando accade, perchè non esiste, ma sussiste, ed è compresente e privo di fondamento.

Minkoski e il suo spazio-tempo. La causa, almeno in parte, stava in una confusione di modelli matematici, aveva deciso il dottor Nathan. Sedendo dietro la scrivania del laboratorio, a luci abbassate, aspirava lentamente il fumo della sigaretta dal bocchino dorato e osservava la figura in ombra dell’uomo seduto di fronte a lui, che dava la schiena alla luce tremolante delle vasche dell’acquario. A tratti un pezzo della sua testa sembrava mancare, come un funzionario disintegrato uscito da un quadro di Francis Bacon. Dati ancora incompatibili: la madre era una psicopatica inguaribile di sessantacinque anni ricoverata a Broadmoor, il padre un bambino che doveva ancora nascere in una clinica ginecologica di Dallas. Altri frammenti cominciavano a comparire nei luoghi più disparati: testi di cinetica chimica, depliant pubblicitari, il pilot di una serie televisiva. Anche i giochi di parole, gli intrecci verbali più curiosi sembravano acquistare un ruolo importante. Quale era il linguaggio che poteva abbracciare tutti questi elementi, o almeno fornire una chiave: codici di computer, origami, formule dentali? (La Mostra delle Atrocità, pag. 127)

 

Sullo stesso autore:

Crash! The Dark Side of the Human

Critica e psicopatologia dell’architettura funzionalista in High Rise di J.G.Ballard

Millennium People di J.G.Ballard. Gentrification e rivolta nichilista

Il postliberalismo in “Regno a Venire” di Ballard. Geofilosofia ultra-feticista e incubo totalitario…

Licenza Creative Commons

Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: