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Archivio mensile:giugno 2014

Max Ernst, Anatomia di giovane sposa, (Cologne, Groupe D) 1921

Max Ernst, Anatomia di giovane sposa, (Cologne, Groupe D) 1921

“Anche se questa fabbrica non esiste?”

“Qui esiste.” Il viso scuro e magro di Laws era stravolto dall’ira. “Ed è qui che mi trovo. E finchè sarò qui, ho intenzione di ricavarne il meglio che posso.”

“Ma” obiettò Hamilton “questa è un’illusione.”

“Illusione?” Laws fece un ghigno sarcastico; chiuse a pugno la mano e picchiò sul muro della cucina. “A me sembra abbastanza reale.” (Occhio nel Cielo, pag. 149)

Combattere le illusioni, questa è stata la missione della tradizione naturalista e materialista da Democrito ed Epicuro, da Lucrezio, fino a Spinoza. In primo luogo le illusioni prodotte dal pensiero, ovvero quelle che il pensiero ha sulla sua stessa natura, in base al quale pensare significa rappresentarsi la realtà. Ma la rappresentazione della realtà si manifesta in molti modi contemporaneamente ed ogni partecipante, ed ogni monade psichica, ne coglie l’essenza a partire dal suo punto di vista singolare, laddove la volontà si salda con la rappresentazione.

Leibniz, elaborando la teoria di carattere filosofico matematico della singolarità, elaborò il concetto di compossibilità, in base al quale le monadi, assimilate a punti singolari, producono delle serie che convergono intorno a uno di questi punti che si prolunga in altre serie convergenti, attorno ad altri punti. In pratica un altro mondo inizierebbe a partire dalla vicinanza dei punti che farebbero divergere le serie ottenute. La singolarità, o punto singolare, sarebbe per Leibniz un’inflessione, un punto critico. Un insieme di possibilità non sono necessariamente compossibili, per cui la relazione tra singolarità dipende dal fatto che:

Dio, quando crea il mondo, si trova a dover scegliere tra un’infinità di mondi possibili. Egli sceglie tra un’infinità di mondi ugualmente possibili, che non sono tuttavia compossibili tra loro. Nell’intelletto divino ci sono un’infinità di mondi possibili e Dio, tra questi mondi possibili che non sono compossibili, ne sceglierà uno. Quale?  (…) la risposta di Leibniz è facile da indovinare: Dio sceglierà il migliore, il migliore dei mondi possibili. Egli non può sceglierli tutti in un una volta, essendo questi incompossibili. Sceglierà quindi il migliore dei mondi possibili – idea, questa, assai curiosa. Ma che vuol dire “il migliore”? Sarà necessario ricorrere a una specie di calcolo! Quale è il migliore dei mondi possibili e come lo si sceglie? Sembra che Leibniz finisca per inscriversi in quella lunga tradizione di filosofi per i quali l’attività superiore è il gioco. Ma, quando si dice che per molti filosofi l’attività superiore o divina è il gioco, non si dice granché, perché bisogna sapere di che gioco si tratta: a seconda della natura del gioco, tutto cambia. (Gilles Deleuze, seminario su Leibniz, Cours Vincennes – 27/01/1987)

La relazione che permette di definire la compossibilità o l’incompossibilità tra due punti è quella che avviene, secondo il modello matematico di Leibniz, quando tra due singolarità il prolungamento di una fino alle vicinanze di un’altra dà luogo ad una serie convergente, ovvero la compossibilità, mentre al contrario, la serie se è divergente dà luogo all’incompossibilità. Il criterio del miglior mondo possibile, cioè quello reale, è quindi quello che escluderebbe la divergenza, conservando il massimo grado di convergenza o di continuità. Il punto in cui in cui coincidono i punti singolari è, per Leibniz, il punto metafisico: l’individuo stesso.

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Mario Schifano, Futurismo Rivisitato

Mario Schifano, Futurismo Rivisitato

Le prime formazioni paramilitari finanziate dalla Confindustria e dalla FIAT. Il progetto neogollista ed atlantista di Sogno e Pacciardi. La propaganda psicologica di Luigi Cavallo contro la FIOM ed il PCI. La vicenda di Roberto Dotti e di Corrado Simioni. Il sequestro Moro sullo sfondo dello scontro tra Italia ed Israele. L’ombra di Gladio.

Nel 1944, a guerra quasi perduta per la Repubblica di Salò, con gli eserciti alleati che erano già arrivati a Roma, l’annuncio della nazionalizzazione e socializzazione delle imprese, come quelle per l’energia elettrica, portò alcuni settori dell’industria italiana, in particolare le famiglie imprenditoriali milanesi PirelliFalck e Crespi, a decidere di finanziare segretamente le attività del Comitato di Liberazione Nazionale attraverso l’ing. Giorgio Valerio, direttore amministrativo della Edison, rifugiatosi in Svizzera dopo l’8 settembre del 1943; il quale poi proseguì la sua battaglia “antitotalitaria” e liberale anche nel dopoguerra, fino agli anni ’60, opponendosi strenuamente al centrosinistra e all’ingresso dei socialisti nel governo.

Durante la Resistenza, la preoccupazione principale degli industriali era legata al rischio che, a guerra finita, non sarebbe più stato possibile rientrare in possesso delle proprietà perdute. A destare ulteriore allarme, inoltre, nelle zone che venivano liberate dai nazifascisti, i partigiani garibaldini stavano imponendo nelle fabbriche proprio quei consigli operai contro i quali vent’anni prima gli industriali si erano schierati con i fascisti, mentre la propaganda del CLN attaccava il provvedimento dei repubblichini come un’operazione demagogica.

In base ad un carteggio del luglio 1945, tra il responsabile della Psychological Warfare Branch di Genova, Lovering Hill, e l’ambasciatore americano a Roma (documentato da Aldo Giannuli nel libro Il noto Servizionel giugno 1945, a guerra terminata, si tenne una riunione, a Torino, presenti Pierluigi Roccatagliata (per la Nebiolo), Pietro Pirelli, Rocco PiaggioAngelo Costa (poco dopo diventato presidente di Confindustria), l’ingegner Falck ed il commendator Vittorio Valletta (per la Fiat), durante la quale fu deciso lo stanziamento di 120 milioni di lire dell’epoca per l’attuazione di un piano anticomunista, comprendente una campagna stampa e la costituzione di squadre armate la cui organizzazione fu affidata a Tito Zaniboni, un massone che nel 1925 aveva tentato di assassinare Benito Mussolini. Il servizio era noto a Milano come servizio I degli industriali ed era diretto dal tenente colonnello Boncinelli, il quale era tra gli organizzatori dell’AIL, l’Armata Italiana di Liberazione.

L’Armata Italiana di Liberazione fu costituita all’indomani del referendum sulla repubblica ed era composta da reduci della X Mas, delle Brigate Nere e da formazioni partigiane “bianche”, come la brigata Osoppo, la quale poi confluì in larga parte nella Stay Behind italiana. Tra gli aderenti si contavano alti ufficiali come i generali CaffarattiZameGrossoAssantiRaffaele Cadorna, l’ex ministro del governo Badoglio Antonio Sorice; il sottosegretario Alfredo Guzzoni e il capo di Stato Maggiore Giovanni Messe; il capo del servizio segreto tra il 1945 ed il 1948, Ettore Musco e l’ammiraglio Stone (USA). L’organizzazione poteva contare su 20.000 aderenti a livello nazionale, ed un nucleo di 500 paramilitari altamente addestrati, oltre che su una rete estesa fino ai vertici dei comandi militari.

Il golpismo bianco. Vittorio Valletta, Edgardo Sogno e Pace e Libertà

All’inizio degli anni ’50, il Ministro dell’Interno Mario Scelba tentò di creare un’organizzazione di Difesa Civile, allo scopo fittizio di proteggere la popolazione in caso di alluvioni o terremoti, nei fatti invece con l’intenzione di organizzare elementi civili di appoggio alle forze dell’ordine in caso di disordine pubblico, da affidare alla Direzione generale dei servizi anti-incendi, guidata dal generale dei carabinieri Giuseppe Pieche, che rivestiva l’incarico dal 1941. Il progetto di legge presentato da Scelba, nell’ottobre del 1950, che prevedeva la creazione presso il ministero dell’Interno di una “Direzione generale per i Servizi di Difesa”, la quale avrebbe dovuto essere affidata a Pieche, fu duramente contestato dalle opposizioni, che ravvisavano l’evidente fine paramilitare di questa struttura, nella possibilità prevista dal disegno di legge che questa si occupasse di compiti non meglio precisati di difesa in caso di emergenza interna. Il progetto, approvato alla Camera con pochi voti di scarto, non arrivò mai ad essere votato al Senato, anche per l’ostilità dei vertici militari, che erano contrari ad affidare ulteriori compiti di Difesa e protezione civile al ministero dell’Interno, mentre era già in fase di strutturazione l’organizzazione coperta “Gladio”.

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