WikiLeaks. In un cable del 2008: “Mantenere Gaza sull’orlo del collasso economico”

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Un cablogramma ufficiale tra l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele (tra il 2008 ed il 2011), Cunningham, ed il Dipartimento di Stato degli USA, conferma che la politica degli israeliani a Gaza è stata concepita per mantenere la popolazione sull’orlo del collasso economico.

Un dispaccio diplomatico del 2008 dell’ambasciata USA in Israele, classificato con un alto livello di segretezza, rivela che membri del governo e degli apparati di sicurezza israeliani riferirono alle rappresentanze diplomatiche degli Stati Uniti che l’economia di Gaza sarebbe stata manipolata e mantenuta ad un livello di povertà, ai limiti del disastro umanitario. Il cable, datato 3 novembre 2008, ha preceduto di oltre un mese l’inizio dell’operazione Piombo Fuso dell’esercito israeliano (27 dicembre 2008-18 gennaio 2009), ed è stato inviato dall’ambasciatore statunitense a Tel Aviv, James B. Cunningham, al Dipartimento di Stato americano, non ancora insediatosi il presidente Barack Obama.

Pubblicato tra i file di WikiLeaks nel giugno del 2011, il testo, ripreso anche dal quotidiano progressista israeliano Haaretz, è un resoconto dei colloqui tenutisi tra l’ambasciata USA ed alti funzionari delle istituzioni israeliane.

Fin dalla vittoria elettorale di Hamas nelle elezioni legislative del 2006, Israele ha considerato la striscia di Gaza come “entità ostile” e anche le decisioni relative alla quantità consentita degli shekel in circolazione (la moneta israeliana, che viene usata anche nell’economia annessa dei territori occupati), sono trattate dal governo di Tel Aviv come questioni che interessano la sicurezza nazionale d’Israele.

Le richieste di trasferimento di denaro a Gaza, da parte delle banche operanti nell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che ha un proprio organismo di controllo monetario, l’Autorità Monetaria Palestinese, devono tuttora essere approvate dal Consiglio di Sicurezza Nazionale, anziché dalla Banca Centrale israeliana. Le autorità governative israeliane, che hanno sempre dubitato della capacità degli organismi dell’ANP di avere un effettivo controllo economico sulla striscia di Gaza, nei fatti, attraverso questa procedura che viene deferita direttamente agli organi militari e di intelligence, diversamente da quanto accade nei territori occupati della West Bank (Cisgiordania), consentono i trasferimenti finanziari in base alla valutazione di fattori che non hanno niente a che fare con le leggi dell’economia e della finanza, ma che riguardano invece la situazione umanitaria e politica nella striscia di Gaza, per cui la popolazione di quel territorio riceve la liquidità necessaria per i bisogni essenziali mese per mese, dopo le opportune valutazioni securitarie.

L’effetto di questa disparità di trattamento economico della striscia di Gaza, oltre a non permettere una condizione di normalità nelle relazioni commerciali e nelle transazioni finanziarie per i palestinesi che abitano in quel territorio, a parere dell’ambasciatore Cunningham veniva considerato anche un preoccupante “ulteriore esempio di come Gaza si stia progressivamenteisolando dalla West Bank, nonostante gli sforzi dell’ANP e di Al Fatah di mantenere l’unità nazionale. Questi problemi vengono allo scoperto alla fine di ogni mese quando l’ANP cerca di effettuare i pagamenti ai propri dipendenti a Gaza”.

Il dispaccio fa esplicito riferimento a dei colloqui tenuti con alcuni funzionari del governo israeliano, grazie ai quali la rappresentanza diplomatica statunitense ha ricevuto conferma delle intenzioni israeliane: mantenere l’economia della striscia di Gaza ad un livello il più basso possibile di sviluppo; il necessario per tenere la situazione “sull’orlo del collasso”.

Una richiesta dell’Autorità Palestinese per trasferire fondi per 100 milioni di shekel al mese a Gaza, alla data del cable (il 3 novembre 2008), risultava infatti essere stata bloccata e procrastinata fino a dopo il gennaio del 2009, quando “la situazione politica sarà diventata più chiara”.

Il blocco dei trasferimenti, secondo una considerazione di Cunningham, lungi da assicurare dei vantaggi ad Israele in termini di sicurezza, avrebbe potuto portare a deteriorare l’immagine dell’Autorità Nazionale Palestinese, minando la credibilità del fragile organismo parastatale, che a Gaza contendeva ad Hamas il suo prestigio anche attraverso la capacità di pagare regolarmente gli stipendi ai suoi dipendenti; una situazione che, secondo le parole del diplomatico, avrebbe potuto “causare un ulteriore deterioramento dei rapporti tra la fazione di Gaza di Al Fatah ed Hamas”.

Un problema secondario invece per Israele, secondo le cui stime ufficiali gran parte dei 77.000 dipendenti dell’ANP nella striscia di Gaza risultavano essere membri o affiliati di Hamas. Gli analisti della sicurezza israeliana avevano stimato inoltre che una porzione considerevole degli impiegati di Gaza erano stipendiati da Hamas attraverso il proprio sistema parallelo di procacciamento dei fondi, rigettando di conseguenza le richieste dell’ANP per consentire i trasferimenti monetari nella striscia, con la motivazione che così sarebbe stata limitata la possibilità di avere a disposizione una quantità maggiore di risorse da destinare all’acquisto di armamenti e razzi da parte del movimento islamico di resistenza.

Secondo le stime degli analisti della Banca Centrale d’Israele, la circolazione degli shekel nella striscia di Gaza, in conseguenza di queste restrizioni, non ha comunque impedito l’accesso ai generi di prima necessità che – secondo una valutazione dell’International Crisis Group – nel settembre del 2008 impegnavano circa il 30% delle uscite economiche mensili della striscia di Gaza, benché la cifra che usciva complessivamente della massa di moneta fuori dalle statistiche ufficiali, secondo fonti della sicurezza israeliana, si aggirasse intorno ad 1.8 miliardi di shekel. Queste restrizioni invece hanno sicuramente rafforzato, a giudizio dell’ambasciatore, la necessità di scavare i tunnel verso la penisola del Sinai per l’approvvigionamento dei generi di prima necessità, aumentando così, inevitabilmente, la percentuale del commercio illegale ed il contrabbando nella striscia di Gaza.

Gaza prima dell’operazione Piombo Fuso

Nel periodo in cui si colloca il cable dell’ambasciatore Cunningham, a partire dal giugno 2008, l’Egitto si era offerto nel ruolo di mediatore per una tregua di sei mesi tra Hamas e Israele, con l’impegno per la cessazione dei lanci di razzi Qassam dalla striscia di Gaza, in cambio dell’attenuazione dell’embargo e dello stop delle incursioni dell’esercito israeliano. Il cessate il fuoco fu violato da parte palestinese, dopo poche settimane, con tre episodi di lancio di razzi da parte di fazioni estranee ad Hamas, mentre da parte israeliana l’IDF, nel mese di ottobre, effettuò l’arresto di due civili gazawi nei pressi del confine, il ferimento di un bambino che si trovava in una scuola di Khuza, quando questa è stata colpita da alcuni soldati israeliani per ragioni non conosciute, ed il ferimento di un pescatore da parte delle unità navali israeliane, nelle acque antistanti Gaza.

Nel periodo in questione, tuttavia, la conflittualità tra israeliani e palestinesi aveva raggiunto il più basso livello dall’inizio dell’Intifada di Al Aqsa del 2000, al punto che la segretaria di Stato Condoleezza Rice avrebbe inviato un messaggio ufficiale a Khaleed Meshaal, uno dei leader di Hamas. Nel messaggio (in realtà sarebbe stata una “comunicazione verbale”) si riconoscevano all’organizzazione islamica gli sforzi che stava sostenendo per garantire la pace. Benché smentita ufficialmente da entrambe le parti, questa comunicazione fu intepretata dai commentatori più in contatto con gli ambienti di Hamas come il primo riconoscimento effettivo dell’organizzazione da parte degli Stati Uniti.

La tregua fu rotta improvvisamente il 4 novembre, quando Israele lanciò un’incursione militare nell’area centrale della striscia di Gaza, a Dayr al Balah, allo scopo di distruggere dei tunnel sotterranei scavati dai miliziani di Hamas. I combattimenti tra l’IDF ed i miliziani, iniziati il 4 novembre, furono seguiti da un’escalation di provocazioni e risposte militari, con un progressivo uso sproporzionato della forza da parte di Israele, fino alla rottura ufficiale della tregua e l’inizio dell’operazione militare Piombo Fuso, che causò oltre 1400 morti e 5000 feriti.

Articolo pubblicato su Agoravox

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Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia

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4 commenti
    • …grazie a te, per la tua attenzione e sensibilità…mi dai anche la possibilità di precisare, a quei lettori anonimi che ogni giorno capitano su queste pagine virtuali, che si può usare il web anche solo, semplicemente, per credere che sia un mezzo per condividere il bisogno di una democrazia delle informazioni e dei saperi…con l’umiltà di chi cerca di capire il mondo, senza dare giudizi sommari, o morali… 😉

      • ti seguo sempre perché sei un raro esempio, non sei mai superficiale e sei un osservatore attento, fai un lavoro encomiabile, e imparo sempre qualcosa 🙂

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