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Archivio mensile:settembre 2014

solaris_12

È piacevole, quando nel grande mare i venti sconvolgono le acque tranquille,
guardare dalla terra la grande fatica di altri;
non perché il tormento di qualcuno sia un godimento gradevole,
ma perché è piacevole vedere da quali mali tu stesso sia immune.
Piacevole è anche contemplare grandi scontri di guerra
che si svolgono nella pianura senza che tu partecipi al pericolo.
Ma nulla è più piacevole che star saldo sui templi sereni,
ben fortificati dalla dottrina dei sapienti,
donde tu possa volgere lo sguardo laggiù, verso gli altri,
e vederli vagare qua e là e sperduti cercare una via della vita,
gareggiare d’ingegno, rivaleggiare di nobiltà,
affannandosi notte e giorno con fatica tremenda,
per assurgere a somma ricchezza e impadronirsi del potere.
(Lucrezio, De Rerum Natura, Libro II, Proemio)

Ma tu pensi che sia…l’oceano? Pensi che sia lui? Ma perché? Lasciamo pure perdere il come; ma perché, in nome del cielo? Credi davvero che voglia giocare con noi? O forse punirci? Ma qui si sconfina nella più bieca demonologia primitiva: un pianeta dominato da un enorme diavolo che soddisfa il suo satanico umorismo… (Solaris, pag. 109-110)

Scritto tra il 1959 ed il 1960, Solaris, di Stanislaw Lem, romanzo di SF filosofica, classico della letteratura del ‘900, solo con l’edizione del 2013 della casa editrice Sellerio, curata da Francesco Cataluccio, nella traduzione di Vera Verdiani, ha avuto in Italia la prima versione integrale dal polacco, rendendo finalmente giustizia alle precedenti edizioni, a loro volta tradotte dall’inglese, in alcuni casi vistosamente tagliate di alcune delle più importanti parti narrative  (nel 1971 la prima traduzione di J.Kilmartin e S.Cox, tradotta dall’edizione francese di Jean Michel Jasienski).

Per me Solaris, in sostanza, è lo scisma tragico fra l’atto conoscitivo, concepito come curiosità interminabile e inappagabile che condiziona il comportamento e l’attività, ed i soggetti inconsci, cioè i personaggi stessi, gli esseri mentalmente minuscoli e non adulti che compiono il vano sforzo di superare i propri limiti antropomorfici. Per dirla in breve, si tratta di un dramma gnoseologico, nel cui centro focale sta la tragicità dell’imperfezione dell’apparato umano conoscitivo. (Stanislaw Lem su Solaris)

L’incontro con l’ignoto, il mistero della scoperta, dello sconosciuto, tema che attraversa la letteratura d’avventura e gran parte della SF, è rappresentato in Solaris da un mondo a sé, nella forma fluida e gelatinosa dell’oceano, principio originario, antroposcosmico, insieme femminile e maschile:

Il simbolo, per sua intima struttura, ha molteplici sensi (spesso addirittura contraddittori fra loro) che noi moderni intendiamo separati e interpretiamo separatamente, ma che gli antichi percepivano nel loro complesso organico. Il fluido in movimento, il mare, le acque hanno via via il senso di fonte di vita e di generazione (nascita), come si è visto, ma anche di passaggio e di transizione (dall’informale al formale, dall’indefinito al definito: “attraversare le acque” significa nascere, venire al mondo; “tornare al mare” significa morire, regredire nell’indistinto; una nascita imminente è annunciata da un segno fisico inequivocabile che nel linguaggio popolare si definisce “rompersi delle acque”; una “barriera liquida” – fiume, sorgente, lago, mare – divide spesso nei racconti magici tradizionali questo mondo dall’Altro, quello fatato, e per giungerci – e rinascere ad una nuova vita – occorre superarla), di morte e scomparsa temporanea che prelude ad una rigenerazione, ad una “nuova era” e ad “uomini nuovi” (è quanto avviene a molti eroi del mito che s’immergono in elementi liquidi a questo scopo – Achille, Sigfrido ecc. – così come nel cristianesimo soltanto con la rigenerazione delle acque in modo fisico o simbolico, con il battesimo, si può essere purificati dal peccato originale e avere la possibilità di accedere al regno dei cieli; dopo il Diluvio universale che sommerge il mondo, Manu nella cosmologia indù, Noé in quella biblica e Deucalione in quella greca, si salvano dalle acque e possono così dare un nuovo inizio alla vita sulla Terra). (Gianfranco De Turris, Solaris o dell’irrazionale)

Come nella battaglia cosmica tra Achab e Moby Dick, in cui la lotta dell’ossessione per il “bene”, nel mare, è l’immagine rovesciata del dissesto originario, della perdita del punto equinoziale, della contaminazione originaria del cosmo, da cui derivano gran parte delle mitologie bibliche e pre-bibliche della caduta degli “angeli”, o degli esseri primigeni descritti da Aristofane nel Simposio di Platone, a loro volta originati dagli astri (i maschi, il Sole; le femmine, la Terra; il neutro, la Luna); in Solaris, è l’oceano primordiale, il mare senziente ed in perpetuo movimento, l’elemento acquatico e generativo, l’oggetto della rivelazione cognitiva dell’Altro. Al cospetto dell’oceano, classificato come Metamorpha, l’uomo di Lem è fuori dal suo mondo, fuori di sesto, e l’Altro è un oggetto confuso con il mondo circostante, fino a divenire oggetto uguale all’io, ma da esso diverso, un Altro interiore, che viene interrogato e percepito con il linguaggio che solo gli umani possono comprendere, attraverso l’esperienza del proprio mondo. L’oceano è pertanto un alieno la cui esistenza è incomprensibile, una “cosa” designata come un oceano, una macchina protoplasmica, una massa gelatinosa, un immenso organismo unicellulare, benché non sia nessuno di questi in realtà.

Una vera e propria “precessione dei simulacri” in Solaris determina la cartografia del doppio, generando una situazione iperreale, nella quale l’equipaggio della stazione orbitale viene disorientato dalla presenza di “visitatori”, “ospiti”, copie perfette che, pur avendo fattezze umane, si manifestano come prodotti della mente, non-reali e non-umani, manufatti extraterrestri che hanno una presenza nel tempo e nello spazio, prodotti dalla proiezione materializzata della psiche dei personaggi circa una determinata persona appartenente alla memoria individuale di ognuno.

Il protagonista, Chris Kelvin, è uno psicologo inviato dalla navicella spaziale Prometeo su Solaris, per capire cosa sta succedendo all’equipaggio della stazione orbitante, composto dagli scienziati Snaut, Sartorius, e Gibarian. I tre hanno appena condotto un esperimento sulla massa plasmatica di Solaris, bombardando alcuni punti con i raggi X, all’insaputa della comunità scientifica e nonostante questo tipo di esperimenti sia vietato da una convenzione dell’ONU, a causa dei suoi effetti nocivi. Poco dopo il suo arrivo, Kelvin scopre così che il dott. Gibrarian si è da poco suicidato e che l’esperimento sembrerebbe aver prodotto delle conseguenze psicologiche sulla stazione orbitante.

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In un cable segreto del 1988, inviato dal consolato USA a Gerusalemme, un fotogramma preciso del modus operandi e degli obiettivi di Hamas durante la prima Intifada. Lo sviluppo del movimento fondamentalista islamico, oppositore dell’OLP, potrebbe essere stato indirettamente aiutato nella sua ascesa dagli israeliani.

Il movimento fondamentalista islamico Hamas (in italiano “Entusiasmo”, “Zelo nel sentiero di Allah”), acronimo di Ḥarakat al-Muqāwamah al-ʾIslāmiyyah (Movimento di Resistenza Islamica), è stato costituito nel 1987, durante la prima Intifada, come costola palestinese dei Fratelli Musulmani (al-Ikhwān al-Muslimūn), l’organizzazione panislamica fondata in Egitto 1928 e strutturatasi in Palestina sin dal 1935, sotto l’influenza del gran Mufti di Gerusalemme, Al-Hajj Amin al-Husseini, e dell’islamista e patriota antibritannico ‘Izz al-Din al-Qassam

Lo sceicco Ahmed Yassin, uno dei cofondatori di Hamas e guida spirituale del movimento fino alla sua tragica morte, il 22 marzo 2004, quando fu assassinato a Gaza da un missile lanciato da un elicottero israeliano, nel patto dell’organizzazione del 18 agosto 1988, indicò chiaramente, tra gli obiettivi del movimento, la lotta alla secolarizzazione nel nome dei precetti fondamentali dell’Islam, la liberazione della Palestina storica dall’occupazione israeliana e l’instaurazione di uno Stato islamico.

Netto il giudizio sull’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), nell’art. 27 della “carta” di Hamas:

L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ci è più vicina di ogni altra organizzazione: comprende i nostri padri, fratelli, parenti e amici. Come potrebbe un buon musulmano respingere suo padre, suo fratello, il suo parente o il suo amico? La nostra patria è una, la nostra tragedia è una, il nostro destino è uno, e il nemico è comune.

A causa delle circostanze in cui è avvenuta la formazione dell’OLP, e la confusione ideologica che prevale nel mondo arabo a causa dell’invasione ideologica che lo ha colpito dopo le Crociate e che è proseguita con l’orientalismo, il lavoro dei missionari e l’imperialismo, l’OLP ha adottato l’idea di uno Stato laico, ed ecco quello che ne pensiamo. L’ideologia laica è diametralmente opposta al pensiero religioso. Il pensiero è la base per tutte le posizioni, i modi di comportamento e le decisioni.

Pertanto, nonostante il nostro rispetto per l’OLP – e per quello che potrà diventare in futuro –, e senza sottovalutare il suo ruolo nel conflitto arabo-israeliano, ci rifiutiamo di servirci del pensiero laico per il presente e per il futuro della Palestina, la cui natura è islamica. La natura islamica della questione palestinese è parte integrante della nostra religione, e chi trascura una parte integrante della sua religione certamente è perduto.

Quando l’OLP avrà adottato l’islam come il suo sistema di vita, diventeremo i suoi soldati e la legna per i suoi fuochi che bruceranno i nemici. Fino a quando questo non avvenga – ma preghiamo Allah perché avvenga presto – la posizione del Movimento di Resistenza Islamico rispetto all’OLP è quella di un figlio di fronte al padre, di un fratello di fronte al fratello, di un parente di fronte al parente che soffre per il dolore dell’altro quando una spina gli si è conficcata addosso, che sostiene l’altro nella sua lotta con il nemico e gli augura di essere ben guidato e giusto.

Tralasciando altre questioni, oggetto di durissime critiche, come l’art. 6, che recita testualmente che “Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento palestinese unico. Offre la sua lealtà ad Allah, deriva dall’islam il suo stile di vita, e si sforza di innalzare la bandiera di Allah su ogni metro quadrato della terra di Palestina”, interpretabile come un impegno solenne a non riconoscere l’esistenza di Israele; oppure l’art. 32, in cui si attribuisce credibilità e verità storica ad un fantomatico piano per il dominio globale degli ebrei contenuto nei Protocolli dei Savi di Sion – il quale è in realtà un documento con finalità di propaganda antisemita prodotto probabilmente dalla polizia segreta russa tra 1903 ed il 1905, riadattando un libello scritto contro Napoleone III nel 1864 -; all’art. 14, il movimento di resistenza islamica individua chiaramente la strategia per la liberazione della Palestina storica nella necessaria azione concomitante dei palestinesi, degli arabi e dell’intero mondo islamico, indicando la questione nazionale palestinese come parte integrante della Jihad, ovvero parte integrante degli obiettivi che ogni musulmano si deve dare nella sua tensione verso l’adesione ai precetti dell’Islam. Nello statuto di Hamas, tutta la Palestina storica è considerata un waqf, un bene comune, proprietà di Dio, inalienabile e soggetto al diritto coranico.

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