Peter Schlemihl. L’uomo senza ombra

peter schlemihl

Nella lingua Yiddish, l’idioma degli ashkenaziti derivato dal tedesco e infarcito di parole dell’antico aramaico ed ebraico biblico, ancora oggi parlato in Europa orientale, oltre che negli Stati Uniti, esistono due espressioni per indicare lo sfortunato cronico (il “loser” della lingua anglosassone), lo stupido, l’incompetente, lo sciocco: schlemihl ( שלימיל) e schlemazel ( שלימזל).

Lo schlemihl, per esemplificare e per dare un’idea di come oggi venga interpretato, è un loser attivo, ed è colui che quando va in un caffè, ordina una tazza di bevanda bollente e, cercando un posto per sedersi tra i tavoli, inciampa e la rovescia addosso al primo malcapitato che si trova sulla traiettoria.

Lo schlemazel, è invece il malcapitato che si trova sempre lungo la traiettoria della tazza del caffè.

Il periodo che ci sta dinanzi presenta il miscuglio più bizzarro di contraddizioni stridenti: costituzionali che cospirano apertamente contro la Costituzione; rivoluzionari che sono, per loro confessione, costituzionali; un’Assemblea nazionale che vuol essere onnipotente e rimane esclusivamente parlamentare; una Montagna che fa della sopportazione la sua professione e mette riparo alle disfatte presenti con la profezia di vittorie future; (…) un potere esecutivo che trova la sua forza nella sua debolezza stessa, e la sua rispettabilità nel disprezzo che ispira;(…) battaglie la cui prima legge è la mancanza di decisione; in nome dell’ordine una agitazione confusa e senza contenuto; in nome della rivoluzione la più solenne predicazione di pace; passioni senza verità, verità senza passione, eroi senza azioni eroiche, storia senza avvenimenti; una evoluzione la cui unica molla sembra essere il calendario, e che stanca per la ripetizione costante degli stessi momenti di tensione e di distensione; contrasti che sembrano acutizzarsi periodicamente soltanto per attutirsi e precipitare, senza riuscire a risolversi; sforzi presuntuosi e ostentati e paure della borghesia davanti al pericolo della fine del mondo, e da parte dei salvatori del mondo, in pari tempo, i più meschini intrighi e le commedie di palazzo più meschine, che nel loro laisser aller ricordano piuttosto i tempi della fronda che il giorno del giudizio universale (…) Se mai epoca della storia è stata dipinta in grigio su grigio, è ben questa. Uomini e avvenimenti appaiono come degli Schlemihl a rovescio, come ombre cui è stato tolto il corpo. La rivoluzione stessa paralizza i suoi fautori e riempie di violenza e di passione soltanto i suoi avversari. Quando finalmente appare lo “spettro rosso”, continuamente evocato e scongiurato dai controrivoluzionari, esso non appare col berretto frigio dell’anarchia sul capo, ma nell’uniforme dell’ordine, in pantaloni rossi. (Karl Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, pag. 41-43)

La parola schlemihl, che già prima del XIX secolo era usata in diverse leggende popolari aventi per oggetto patti con il diavolo, ha conosciuto fortuna letteraria in Europa ed in America dopo che, nel 1814, è diventata il nome del protagonista di un breve romanzo proto-kafkiano di Adalbert Von Chamisso, “Storia straordinaria di Peter Schlemihl”, in cui Peter Schlemihl, incaricato all’inizio del racconto di consegnare una lettera al ricchissimo sig. Thomas John, viene invitato a partecipare ad una festa durante la quale fa la conoscenza di un uomo grigio, attepato e smilzo, dai poteri fuori dal comune. L’uomo infatti, per quanto impacciato e ossequioso appaia, è in grado di materializzare qualsiasi desiderio del signor Thomas John e dei suoi amici. Cannocchiali pregiatissimi, tappeti persiani, tende e perfino cavalli di razza, semplicemente invocati dal signor John, o dai presenti, appaiono così d’incanto, dal nulla, tirati fuori da una piccola tasca.

Peter Schlemihl è l’unico a percepire un’angosciante sensazione osservando quello strano individuo, la cui attività sembra non interessare nessun altro invece. Nessuno sembra chiedersi infatti da dove vengano tutti i costosi oggetti che entrano in scena come per magia, nè sembrano interessati all’identità dello strano individuo.

Mentre sta andando via, lasciandosi l’allegra comitiva alle spalle, Schlemihl viene raggiunto dallo strano personaggio che, dopo un breve ed ossequioso colloquio, gli propone uno scambio insolito:

Durante il poco tempo nel quale ho avuto la fortuna di rimanerle accanto, caro signore, ho avuto l’agio di osservarla più volte, e con indicibile ammirazione – mi consenta di dirlo – la bella, davvero bella ombra che lei proietta al sole con un certo qual nobile disdegno, quasi senza prestarvi attenzione. Sto parlando proprio di quella straordinaria ombra che adesso si trova lì, ai suoi piedi. Mi perdoni la proposta certamente temeraria: avrebbe qualcosa a vendermela, quella sua ombra?

In cambio della sua ombra, a Schlemihl viene offerta una borsa dei desideri dalla quale può prelevare ogni volta che vuole una quantità infinita di monete d’oro. Una volta concluso l’affare, però, Peter Schlemihl inizia a rendersi conto delle gravi conseguenze della sua decisione.

Camminando alla luce del sole alcuni passanti si accorgono dello strano fenomeno, l’assenza della sua ombra, e glielo fanno notare, mentre un gruppo di giovani inizia a  schernirlo fino a costringerlo alla fuga, lanciandogli contro oggetti e pietre.

Le persone perbene stanno attente a portarsi dietro l’ombra quando camminano al sole.

Di fronte alla reazione degli altri, inquietati e disturbati dall’assenza dell’ombra del suo corpo, Schlemihl inizia a rendersi conto del rischio di ostracizzazione e di stigmatizzazione sociale a cui si è esposto accettando lo scambio con quell’uomo misterioso, e dell’inutilità dei vantaggi e delle ricchezze che ne derivano. Dopo aver assunto un servitore personale, un uomo di nome Bendel, ed una corte di servi tenuta opportunamente lontana da lui, Schlemihl è costretto così a dedicarsi ad una vita appartata, fuori dalla luce.

Ero sempre sospeso in angoscianti interrogativi attorno alla mia condizione. Non osavo muovere un passo al di là della porta, alla sera davo l’ordine di far accendere nella sala quaranta candele prima di emergere dalla mia oscurità. Con raccapriccio, il ricordo andava ogni momento a quell’orribile scena con gli scolari. Alla fine mi risolsi, per quanto mi fosse necessario un coraggio enorme, a compiere ancora un tentativo di mostrarmi apertamente al pubblico. Si era in notti di luna quasi piena. Quando arrivò la sera inoltrata, mi misi addosso un ampio mantello, calai il cappello fin su gli occhi e, strisciando uscii. Tremavo come un ricercato. Solo allorché raggiunsi un luogo deserto emersi dall’ombra delle case che, fino a quel momento, mi avevano fatto da riparo, e avanzai al chiarore della luna, pronto a conoscere la mia sorte dalle parole dei passanti.

Impossibilitato a nascondere l’assenza della sua ombra, Schlemihl si pente di quello che ha fatto ed incarica il suo fedele servitore Bendel di cercare (vanamente) l’uomo in grigio che lo ha raggirato.

Come possono le ali giovare a chi se ne sta inchiodato a salde catene di ferro? Alimenteranno in lui la disperazione più nera, e nient’altro. Io ero come Faffner davanti al tesoro, lontano da ogni conforto umano; mi sentivo un miserabile accanto a tutto quell’oro che avevo troppo presto finito di sedurre il mio cuore. Oro che, adesso, rifuggivo perché a causa sua mi vedevo separato dalla vera vita. Conservavo l’ultimo oscuro segreto solo per me, anche l’ultimo dei miei servitori mi incuteva dei timori e, insieme, per lui provavo invidia, giacchè possedeva un’ombra e poteva lasciarsi liberamente guardare in pieno sole, mentre io passavo giorni e notti nella mia stanza, in solitudine, come colpito da un lutto, e l’angoscia andava avanti nel consumarmi l’anima.

Schlemihl trova nel suo servitore l’unica persona di cui potersi fidare e inizia una nuova vita sociale grazie al fatto che il suo servo, di mole imponente, è disposto a camminargli vicino, tanto da permettere alla luce proiettare un’ombra che nasconda quella assente del suo padrone agli occhi delle persone. Insieme si recano in un villaggio, dove Schlemihl acquista casa, scambiato dalla comunità locale per un ricco conte. Sarà però la passione per una giovane donna a tradire Schlemihl che, sul punto di chiederla in moglie, viene scoperto e denunciato da un’altro servitore, Rascal il quale reclama immediatamente il suo diritto alle dimissioni in quanto non può volere di restare agli ordini di un uomo che non ha l’ombra.

Davanti alla necessità di spiegare il significato di quella che agli occhi di tutti appare come una maledizione, Schlemihl, in preda alla disperazione, invoca l’uomo grigio, il quale finalmente appare, nella data esatta che aveva promesso un anno prima ed un giorno. L’uomo grigio propone a Schlemihl di restituirgli l’ombra, in cambio però di un’altra cosa, l’anima.

Guardavo ammutolito e inebetito ora lo scritto, ora quell’uomo grigio, sconosciuto. Lui, nel frattempo, aveva intinto una penna d’oca appena appuntita in una goccia del mio sangue (…) – Ma voi chi siete dunque? – gli domandai alla fine.
– E che cosa importa? – fu la risposta – Forse non si vede? Un povero diavolo, o una specie di scienziato. O una sorta di fisico che dagli amici tante, troppe volte non raccoglie che irriconoscenza in cambio di eccellenti prestazioni e che, per quanto riguarda la sua persona, sulla terra non trova nessun vero svago, al di là di questi esperimentucci…Ma ora firmi. In basso a destra: Peter Schlemihl.

Questa volta però Schlemihl rifiuta, umiliato dal tono irridente di quell’individuo demoniaco.

Dopo essere venuto in possesso in maniera rocambolesca di un nido magico, in grado di far diventare invisibile chi lo possiede, Schlemihl entra non visto nella casa della sua promessa sposa, scopre che Rascal, aveva accumulato ingenti ricchezze rubandole dalla sua borsa magica, e che era addirittura stato promesso in sposa alla sua amata dai genitori della ragazza.

Nel frattempo la casa dove si era trasferito, viene assaltata dagli abitanti del villaggio. Schlemihl decide così di lasciare tutto ciò che possedeva al suo servitore, Bendel, sopravvissuto all’assalto e di andare via a cavallo.

All’ennesima offerta del diavolo, apparsogli durante il tragitto, Schlemihl rifiuta risolutamente e decide di abbandonare tutto, getta anche la borsa magica, e sceglie di accettare la condizione di miserabile che il destino di uomo senza ombra gli promette. Con le ultime monete acquista degli stivali che, dopo averli indossati, scoprirà essere gli stivali delle sette leghe, capaci di portarlo in ogni continente alla velocità del pensiero. Inzia così a spostarsi dalla Cina all’Egitto, dall’Indonesia alle Americhe, osservando la natura dei luoghi e gli animali.

Le ultime pagine del racconto ci consegnano uno Schlemihl dedito allo studio della natura, collezionando licheni e foglie, spostandosi tra i continenti, finché, malato e sull’orlo della follia, si ritrova in un letto d’ospedale, chiamato con il nome di un numero, il numero dodici. Quando si risveglia vede il suo ex servitore, Bendel, e Mina, la sua ex amata, rimasta vedova di Rascal nel frattempo. Scambiato inizialmente per ebreo, per via della sua folta barba, accudito con amore, scopre che l’ospedale è intestato a lui, si tratta infatti di uno Schlemihlium, e che è stato realizzato con parte del denaro lasciato a Bendel.

Le cure gli permettono di rimettersi in sesto in breve tempo e di riprendere il suo viaggio di studio intorno alla terra, grazie al quale può dedicarsi alla scritture di opere, compreso il racconto della sua vita, che giunge nelle mani di Chamisso dopo la sua morte.

E ho eletto te, mio caro Chamisso, a depositario della mia storia straordinaria, in maniera tale che, forse, quando io non starò più su questa terra, a qualcuno dei suoi abitanti la vicenda possa offrire utili insegnamenti. Ma tu, amico amio, se vuoi davvero vivere con gli uomini, impara ad essere rispettoso in primo luogo della tua ombra, e poi del tuo denaro. Ma se, al contrario, vuoi vivere solo con te stesso, allora non ti serve proprio nessun consiglio.

Note

Ma anche l’ebreo rispetto allo Stato può comportarsi soltanto da ebreo, cioè come straniero rispetto allo Stato, poichè alla nazionalità reale contrappone la sua nazionalità chimerica, alla legge reale la sua legge illusoria, poichè egli si immagina autorizzato ad isolarsi dell’umanità, poichè egli per principio non prende parte alcuna al movimento storico, poiché egli spera in un futuro che non ha nulla in comune con il futuro generale dell’uomo, poiché egli ritiene sè stesso membro del popolo ebraico, e il popolo ebraico il popolo eletto (…) La forma più rigida del contrasto tra l’ebreo ed il cristiano è il contrasto religioso. Come si risolve un contrasto? Rendendolo impossibile. Come rendere impossibile un contrasto religioso? Eliminando la religione. Quando ebreo e cristiano riconosceranno che le reciproche religioni non sono altro che differenti stadi di sviluppo dello spirito umano, non sono altro che differenti pelli di serpente deposte dalla storia, e che l’uomo è il serpente che di esse si era rivestito, allora non si troveranno più in rapporto religioso, ma soltanto in un rapporto critico, scientifico, umano. (Karl Marx, La questione ebraica, pag. 48-50)

Scritto sotto forma di lettera-manoscritto rivolta all’autore, Adalbert von Chamisso, il diavolo che compra l’ombra di Peter Schlemihl, più che somigliare al Mefistofele di Goethe, è un povero diavolo. Allampanato, poco appariscente, magro tanto da sembrare in grado di poter passare per la cruna di un ago, vestito fuori moda ed anziano, grigio e servizievole come uno strozzino che però mostra tutto il suo potere quando presenta il conto al malcapitato, o propone un nuovo contratto; il ritratto del diavolo di Chamisso sembra quello di un uomo comune, uno spregevole “servo del potere” dei nostri giorni, nascosto dietro una fisionomia apparentemente tranquillizzante ed ipocrita.

Chamisso scrisse questo piccolo romanzo tra il maggio e l’ottobre 1813, mentre si trovava in Germania per studiare botanica, zoologia ed anatomia a Berlino, da emigrante francese rimasto in Germania anche dopo la sconfitta dell’esercito di Napoleone nella battaglia di Lipsia. Il libro fu pubblicato in lingua tedesca a Norimberga nel 1814 dall’editore Friedrich de la Motte Fouqué e fu seguito da una edizione francese nel 1821, ed una altrettanto fortunata edizione inglese nel 1824, illustrata da George Cruikshank, che aveva anche illustrato le prime edizioni in Inghilterra delle fiabe dei fratelli Grimm.

Se la funzione della scrittura è quella di dispiegarsi in un gioco che oltrepassa le proprie regole, passando all’esterno, non cessando di far sparire l’autorialità, Chamisso si può dire che ha compiuto degnamente la sua opera, la cui parentela con il sacrificio di Schlemihl adempie perfettamente al diritto di uccidere il suo autore, eclissando i caratteri del soggetto scrivente, dei litigi compiuti tra sè stesso e l’opera, di ogni interpretazione biografica.

Da E.T.A. Hoffmann ad Andersen, da Marx fino Leopold von Sacher Masoch, fino a Thomas Pynchon (in V), diversi autori hanno citato la figura di Schlemihl come metafora o per farne la matrice di un personaggio. Il filosofo ed antropologo sociale Ernest Gellner, nel suo libro “Nazioni e Nazionalismo” (pubblicato nel 1983), ha invece paragonato la figura dell’uomo senza ombra, Peter Schlemihl, a quella dell’apolide dell’800, l’uomo senza nazione, la cui figura, nell’epoca della nascita dei nazionalismi, era diventata una singolarità in quanto la condizione umana dell’uomo europeo doveva avere una nazionalità, come uno stato di natura, come avere un naso e due orecchie. Non avere questa caratteristica, una nazione di appartenenza, poteva essere solo la conseguenza di una sciagura, tanto da diventare, come per Schlemihl, una sciagura non avere l’ombra. Una sfida alle categorie universalmente riconosciute, lo stigma di una maledizione, come la condizione stessa di un popolo escluso dal consesso civile e condannato all’esclusione sociale.

Diversi riferimenti nel romanzo echeggiano tematiche riguardanti la condizione ebraica, agli albori della nascita del movimento sionista e del socialismo in Germania, eventi che originano anche alla luce della questione ebraica in Europa. Oltre al nome Schlemihl ed al suo significato, Il numero 12, con il quale viene chiamato ad un certo punto del racconto mentre si trova sul letto del sanatorio a lui dedicato, ricorda le dodici tribù d’Israele; così come la scelta di dedicarsi al viaggio, grazie agli stivali delle sette leghe, che ricorda la figura leggendaria dell’ebreo errante.

Il romanzo di Chamisso potrebbe essere considerato un’espressione di “letteratura minore”, estendendo l’interpretazione di Deleuze e Guattari dei testi di Kafka. Nell’Uomo senza Ombra, la condizione di migrante dell’autore, benchè nobile, nel pieno sviluppo del nazionalismo europeo, non lo pone in una condizione tanto diversa dagli intellettuali ebrei dell’Europa centrale, nell’800. Una letteratura minore è necessariamente politica, viene ad assumere positivamente su di sé il ruolo e la funzione di enunciazione collettiva e rivoluzionaria, in quanto “affare di popolo”, lo scrittore rimanendo ai margini, nella misura in cui non è la “letteratura di una lingua minore ma quella che una minoranza fa in una lingua maggiore” (Deleuze-Guattari, Kafka. Per una letteratura minore, pag. 29), la lingua in sè diventa un coefficiente di deterritorializzazione in cui la coscienza incerta di un autore passa attraverso la letteratura. Ogni singolo fatto si trova così immediatamente innestato sulla politica. Il campo politico contamina ogni enunciato dal momento che la coscienza nazionale o collettiva è inattiva e nella vita esterna e sempre in via di disgregazione.

Il nome di Schlemihl è come un dito puntato verso una condizione, più che una descrizione, situandosi così ai due poli della designazione e della descrizione. Modo di esistenza e circolazione nella società.

Il regno del benessere, dalle false apparenze, radiosamente solari, scambiato per una borsa magica che produce monete d’oro, porta all’autodistruzione ed alla scoperta di un’altra dimensione umana, deterritorializzata da un patto diabolico, che però svela al protagonista la qualità effimera del suo desiderio di ricchezza e potere. Una leggerezza che in un frangente spinge Schlemihl sempre più in basso verso l’abisso, scivolando sempre più giù senza freno, non lasciandogli altra scelta che consegnarsi alla nemesi.

Più avanti nel tempo, io mi sono riconciliato con me stesso. Ho imparato, in primo luogo, a tenere in alta considerazione la necessità: e che cosa le appartiene più dei fatti già compiuti, degli eventi accaduti senza rimedio? E mi sono abituato a rispettarla profondamente, quella stessa necessità, ma questa volta intesa come una Provvidenza che anima l’intero, gigantesco meccanismo in cui noi entriamo a far parte solo per cooperare: siamo ruote che mettono in moto altre ruote, e queste sono, a loro volta, messe in movimento da altre, ancora. Quanto deve avvenire, avverrà: mai potrà prescindere da quella Provvidenza, il cui valore appresi, dunque, a valutare come merita sia riguardo al mio destino, sia riguardo al destino altrui che il mio ebbe a toccare.

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