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Archivio mensile:maggio 2015

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Lo scandalo della CPL Concordia ha investito il mondo delle cooperative italiane, tra Corruzione, Mafia e Servizi Segreti. Nelle intercettazioni pubblicate sono emersi gli inquietanti retroscena di un’evoluzione del sistema mafioso di controllo degli appalti, che non si basa più sulle tangenti ma sulle sovvenzioni alle fondazioni private e sulla costituzione di fondi neri all’estero. 

La CPL di Concordia sulla Secchia è un’impresa modello del mondo della cooperazione emiliana e non si può non riconoscere che sia diventata, in 116 anni di storia, un’azienda importante e di livello nazionale. Come si può leggere sul sito, è “un gruppo cooperativo multiutility fondato nel 1899”, attivo in Italia e all’Estero con 1800 addetti, 67 società, 17 sedi e un fatturato consolidato nel 2013 di 415 milioni di Euro.” La “ditta” vanta un volume d’affari che, nonostante la crisi, si è più che raddoppiato dal 2007, quando l’azienda chiuse con 200 milioni di euro di fatturato consolidato, mentre il portafoglio lavori attuale dell’azienda si aggira sui 900 milioni di euro, grazie a contratti con centinaia di clienti, sia pubblici che privati, in Italia ed in diversi paesi esteri, tra cui Grecia, Romania, Algeria, Tunisia, Polonia e paesi del Sud Est asiatico e del Medio Oriente.

Poca roba in verità, se messa a confronto con i dati dei colossi delle cooperative italiane di consumo, come la Unicoop Firenze e Coop Adriatica, che hanno avuto nel 2013 un fatturato netto di 11,2 miliardi di euro, con un ricavo (sotto la voce proventi finanziari) di 431 milioni di euro.

Nel campo sociale, invece, la Legacoop ha un fatturato complessivo di 3,7 miliardi di euro e può contare su 115mila addetti, poco più della metà di Confcooperative, la centrale a cui fa riferimento gran parte del mondo delle cooperative di ispirazione cattolica.

Le tre centrali cooperative, LegacoopConfcooperative e AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane) hanno dato vita, nel 2011, all’Alleanza delle Cooperative italiane, una specie di Confindustria del mondo delle cooperative, che rappresenta circa il 90% delle imprese, 43.000 per un totale di 140 miliardi di euro di fatturato con l’obiettivo di adeguare la cooperazione italiana alle normative europee sulla concorrenza. Sul totale complessivo delle tre centrali, la Legacoop vale il 51% dei ricavi ed il 43% degli occupati.

E’ un mondo, quello della cooperazione, da considerarsi uno dei motori anticiclici dell’economia del paese, potendo contare anche su alcuni privilegi di “settore”, come quelli sul costo del lavoro. In media un’impresa cooperativa sopporta un costo del lavoro inferiore del 21% rispetto a una impresa non cooperativa, potendo contare anche sulla non applicabilità dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Grazie ad una legge ad hoc infatti (l’art. 2 della legge 142/2001), la reintegra del socio-lavoratore licenziato per ingiusta causa non si applica perché vale il vincolo associativo. Una norma che è stata rimessa in discussione solo negli ultimi mesi, con l’applicazione del rito Fornero, come nel caso dell’ordinanza del Tribunale del Lavoro di Roma. (Fonte Dati: L’anomalia delle coop, il 10% del Pil tra affari e politica, di Paolo Bricco, Corriere della Sera, 1 aprile 2015)

Altri vantaggi esclusivi che riguardano il mondo della cooperazione sono indiretti, e riguardano la bassa conflittualità sindacale, in quanto le cooperative, nei fatti, sono delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, essendo loro stessi i propri “datori di lavoro”, almeno in teoria.

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