Uno scandalo qualunque… uno scandalo italiano. Coop, camorra e servizi segreti

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Lo scandalo della CPL Concordia ha investito il mondo delle cooperative italiane, tra Corruzione, Mafia e Servizi Segreti. Nelle intercettazioni pubblicate sono emersi gli inquietanti retroscena di un’evoluzione del sistema mafioso di controllo degli appalti, che non si basa più sulle tangenti ma sulle sovvenzioni alle fondazioni private e sulla costituzione di fondi neri all’estero. 

La CPL di Concordia sulla Secchia è un’impresa modello del mondo della cooperazione emiliana e non si può non riconoscere che sia diventata, in 116 anni di storia, un’azienda importante e di livello nazionale. Come si può leggere sul sito, è “un gruppo cooperativo multiutility fondato nel 1899”, attivo in Italia e all’Estero con 1800 addetti, 67 società, 17 sedi e un fatturato consolidato nel 2013 di 415 milioni di Euro.” La “ditta” vanta un volume d’affari che, nonostante la crisi, si è più che raddoppiato dal 2007, quando l’azienda chiuse con 200 milioni di euro di fatturato consolidato, mentre il portafoglio lavori attuale dell’azienda si aggira sui 900 milioni di euro, grazie a contratti con centinaia di clienti, sia pubblici che privati, in Italia ed in diversi paesi esteri, tra cui Grecia, Romania, Algeria, Tunisia, Polonia e paesi del Sud Est asiatico e del Medio Oriente.

Poca roba in verità, se messa a confronto con i dati dei colossi delle cooperative italiane di consumo, come la Unicoop Firenze e Coop Adriatica, che hanno avuto nel 2013 un fatturato netto di 11,2 miliardi di euro, con un ricavo (sotto la voce proventi finanziari) di 431 milioni di euro.

Nel campo sociale, invece, la Legacoop ha un fatturato complessivo di 3,7 miliardi di euro e può contare su 115mila addetti, poco più della metà di Confcooperative, la centrale a cui fa riferimento gran parte del mondo delle cooperative di ispirazione cattolica.

Le tre centrali cooperative, LegacoopConfcooperative e AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane) hanno dato vita, nel 2011, all’Alleanza delle Cooperative italiane, una specie di Confindustria del mondo delle cooperative, che rappresenta circa il 90% delle imprese, 43.000 per un totale di 140 miliardi di euro di fatturato con l’obiettivo di adeguare la cooperazione italiana alle normative europee sulla concorrenza. Sul totale complessivo delle tre centrali, la Legacoop vale il 51% dei ricavi ed il 43% degli occupati.

E’ un mondo, quello della cooperazione, da considerarsi uno dei motori anticiclici dell’economia del paese, potendo contare anche su alcuni privilegi di “settore”, come quelli sul costo del lavoro. In media un’impresa cooperativa sopporta un costo del lavoro inferiore del 21% rispetto a una impresa non cooperativa, potendo contare anche sulla non applicabilità dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Grazie ad una legge ad hoc infatti (l’art. 2 della legge 142/2001), la reintegra del socio-lavoratore licenziato per ingiusta causa non si applica perché vale il vincolo associativo. Una norma che è stata rimessa in discussione solo negli ultimi mesi, con l’applicazione del rito Fornero, come nel caso dell’ordinanza del Tribunale del Lavoro di Roma. (Fonte Dati: L’anomalia delle coop, il 10% del Pil tra affari e politica, di Paolo Bricco, Corriere della Sera, 1 aprile 2015)

Altri vantaggi esclusivi che riguardano il mondo della cooperazione sono indiretti, e riguardano la bassa conflittualità sindacale, in quanto le cooperative, nei fatti, sono delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, essendo loro stessi i propri “datori di lavoro”, almeno in teoria.

Anche la governance delle cooperative non sempre è tutta rose e fiori, al punto che la legge che delegava al governo la riforma del diritto societario, per cercare di contrastare il fenomeno delle cooperative spurie, o letteralmente finte, la L. 366/2001, all’art. 5 comma 1 lettera d affidava al legislatore il compito di “ favorire la partecipazione dei soci cooperatori alle deliberazioni assembleari e rafforzare gli strumenti di controllo interno sulla gestione”; al comma 2, lettera c “prevedere norme che favoriscano l’apertura della compagine sociale e la partecipazione dei soci alle deliberazioni assembleari, anche attraverso la valorizzazione delle assemblee separate e un ampliamento della possibilità di delegare l’esercizio del diritto di voto, sia pure nei limiti imposti dalla struttura della società cooperativa e dallo scopo mutualistico”.

La governance di CPL Concordia raccoglie le caratteristiche di un sistema aziendale tipico di un sistema cooperativo, diverso quindi da quello di una Società per Azioni quotata in borsa, ed è suddiviso in diversi organi di governo, dotati di funzioni e poteri diversificati: l’Assemblea dei Soci, il Consiglio di Amministrazione (CdA), il Comitato di Direzione, il Collegio Sindacale, l’Organismo di Vigilanza e la Società di Revisione. All’Assemblea dei Soci partecipano di diritto tutti i Soci cooperatori e, qualora previsto, anche i Soci sovventori e quelli onorari. Come previsto dallo statuto, l’assemblea approva il bilancio e l’elezione per il rinnovo parziale dei membri del CdA, inoltre procede alla nomina delle altre cariche sociali, adotta i regolamenti statutari interni di funzionamento della Cooperativa, delibera in merito alla costituzione di fondi per lo sviluppo dell’attività mutualistica e su ogni oggetto sottoposto al suo esame dal CdA.

All’Assemblea dei Soci si affianca l’Assemblea speciale degli Azionisti di Partecipazione Cooperativa, il cui Rappresentante comune può partecipare alle sedute dell’Assemblea dei Soci. Il CdA è l’organo che di fatto amministra CPL, rappresentando l’Assemblea dei Soci, da cui viene eletto in seduta ordinaria. E’ composto da 13 membri e, al fine di garantire trasparenza e condivisione al mondo cooperativo, alle sedute del CdA sono invitati in maniera permanente, senza diritto di voto, i rappresentanti territoriali delle principali associazioni cooperative.

In Italia le imprese cooperative collegate alla Legacoop valgono complessivamente il 2,5% del PIL, che sale al 5% se si considera l’indotto indiretto che generano. Un valore importante se messo a confronto con il peso che aveva la Fiat negli anni sessanta, il 3% del PIL. Negli ultimi anni, soprattutto a partire dal dal 2008, la cooperazione italiana ha dimostrato di avere delle doti di resilienza maggiori di altri settori del sistema produttivo nazionale, e la CPL ne è una dimostrazione. La governance della cooperazione ha sempre tratto vantaggio dalla maggiore informalità e dalla prossimità uomo a uomo che contraddistingue il mondo delle cooperative che, a seconda dei casi, non disdegnano di avvalersi di forme societarie più snelle, costituite allo scopo e se necessario per un tempo limitato.

Un approccio, quello “sociale”, come è stato descritto dal presidente della CPL Casari,in un’intervista di un anno fa, che è particolarmente attento a tenere nella debita considerazione i soggetti che governano un territorio dove la cooperativa accede agli appalti.

Tra le tante iniziative meritevoli di menzione, la CPL Concordia risulta essere tra le promotrici dell’Agenzia Cooperare con Libera Terra, “uno strumento attivo per accedere alla rete cooperativa, rendendo disponibili tutte le conoscenze necessarie alla crescita di un’economia che pone l’etica al suo centro, per dimostrare, con i fatti, che solo l’agire legittimo è fonte di sviluppo.” (L’uso sociale dei beni confiscati, Cap. 9, pag. 79-88)

 Un procacciatore d’affari in terre di mafia

Dall’inizio degli anni ‘60 CPL Concordia si occupa per conto terzi di reti di distribuzione, approvvigionamento e distribuzione alla vendita e contabilizzazione di gas metano, GPL ed elettricità, mediante sistemi tradizionali o impianti rinnovabili. Distribuisce gas metano, biogas e GPL, in Italia e all’Estero, in 150 comuni, attraverso reti canalizzate, seguendo tutte le fasi dell’attività: dalla costruzione, ispezione e manutenzione degli impianti alla gestione dei rapporti con le società di vendita e con i clienti finali. L’azienda opera in Campania, e nel resto del sud Italia,fin dagli anni ’80, dagli anni della ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia.

Francesco Simone, il personaggio chiave su cui ruota l’indagine dei carabinieri del NOE e dai PM Henry John WoodcockGiuseppina Loreto e Celeste Carrano, non è però un dirigente della CPL Concordia, non risulta in nessuna carica sociale, è un imprenditore che gestisce una Società a Responsabilità Limitata, la CPL Distribuzioni srl, una costola della cooperativa CPL, ed era di fatto il responsabile relazioni esterne della “ditta”, in quanto la sua società è delegata a gestire gli impianti di distribuzione in Campania, Calabria e Sicilia, per un totale di 120 Comuni e oltre 60.000 utenti attivi.

raccontare ai Pm la storia di Francesco Simone è Diego Solari, responsabile commerciale della CPL Concordia: “Sono stato io a presentare Francesco Simone al presidente Roberto Casari; tra i due si è stabilito un rapporto strettissimo dal quale io in qualche modo sono rimasto fuori. (…) Simone mi fu presentato da Saro Munafò, ex segretario del ministro Claudio Martelli (…); nasce come segretario di Bobo Craxi“.

Solari ha raccontato di aver presentato Francesco Simone a Casari quando la CPL voleva inserirsi nel mercato tunisino, paese nel quale, sempre secondo Solari, la CPL accumulerebbe dei fondi neri.

La CPL Distribuzione srl opera in Italia in aree difficili, come il bacino Campania 30, con sede a San Cipriano d’Aversa; i bacini Sicilia 12 e 17, con sedi a Capaci, nel palermitano, e Corleone; i bacini Calabria 20, 30 e Polistena, nei comuni di RosarnoVilla San Giovanni; aree ad alta densità mafiosa, in cui è praticamente quasi impossibile non aver rapporti con gli “interessi” delle imprese locali. La società ha realizzato la condotta sottomarina che collega Bacoli a Ischia Porto, per una lunghezza di 12 km, e per una rete terrestre di 45 km sull’isola, per conto della Ischiagas, un Project Financing del valore di 24 milioni di eurocompletato nel 2009. Il 23 aprile 2007, per realizzare la metanizzazione dell’isola di Procida, la CPL ha costituito la società di scopo Progas Metano srl. La società, con capitale sociale di 220.000 euro, era per il 70% delle quote di proprietà di CPL (che li ha avuti in prestito dalla Banca della Campania) e per il 30% della Naturgas (66.000 euro). La società di scopo è finita poi nell’inchiesta che ha coinvolto l’ex parlamentare di AN Luigi Muro, poi passato alla formazione finiana di Futuro e Libertà (FLI), dopo che nel 2013 sono iniziate le opere di metanizzazione, per un investimento di 2.200.000 euro. Il 22 dicembre 2014, il capitale sociale della Progas Metano srl risultava avere un valore di 5.010.000 euro, con il 100% delle quote in possesso di CPL Concordia.

La CPL Distribuzione è titolare inoltre della gestione della rete di distribuzione di gas metano nel comune di Marigliano (Na), per conto della Mariglianogas, la rete di distribuzione del metano nel comune di San Giuseppe Vesuviano per conto della Naturgas srl, e gestisce la rete di trasporto e distribuzione del gas nei comuni pugliesi coperti dalla Grecanicagas.

A descrivere le difficoltà delle aziende che operano nelle zone difficili del sud è stato Antonio Iovine in persona, uno dei boss apicali del cartello dei Casalesi, divenuto un collaboratore di giustizia. Il 7 giugno del 2014 durante l’udienza di un processo pubblico, contro il consigliere regionale del PD, Enrico Fabozzi, ex sindaco di Villa Literno, a proposito dei rapporti tra CPL Concordia e aziende subappaltatrici, Antonio Iovine ha così riferito:

“Si sa nelle nostre zone gli appalti chi li gestisce, ma si fa finta di non capire (…) La metanizzazione riguardava i comuni di San Marcellino, Frignano, Villa Literno, Casapesenna, Casal di Principe, San Cipriano e Villa di Briano. Ci fu un accordo con la CPL Concordia, una società di Modena. Poi decidemmo i subappalti. A Casale e a Villa Literno per il subappalto c’era Claudio Schiavone, a Casapesenna e a Villa di Briano Antonio Piccolo, a S. Cipriano Pietro Pirozzi e a Frignano Di Tella. Io mi accordati con Di Tella per 10 euro al metro per un guadagno di circa 300 mila euro. Questi lavori risalgono al 2002-2003 e durarono qualche anno (…) E’ mai possibile che un sindaco non sapeva l’appalto a chi andava? ” (Fonte: Antonio Iovine Svela l’Affare, Giuseppe Tallino, Casertace, 7 giugno 2014)

Le dichiarazioni di Iovine hanno portato i pm della DDA, Cesare Sirignano, Catello Maresca e Maurizio Giordano, coordinati da Giuseppe Borrelli, a verificare i lavori eseguiti a Casal di Principe dalla CPL, appoggiandosi alle ditte indicate dai vertici del clan, riscontrando che non furono eseguiti a norma di legge. Le tubazioni risultano infatti essere state interrate a 30 centimetri di profondità dal manto stradale, e non a 60 centimetri, mettendo a repentaglio la sicurezza della popolazione. Tuttavia, in una nota della CPL Concordia inviata alla redazione de Il Fatto Quotidiano, in merito alle dichiarazioni di Antonio Iovine, veniva precisato che:

“Per i lavori, come è sua prassi in tutta Italia, CPL ha privilegiato le manovalanze locali, scegliendo esclusivamente appaltatori in possesso delle necessarie certificazioni antimafia e qualifiche richieste per svolgere le attività di metanizzazione. Non ha avuto a che fare con subappaltatori che notoriamente sono gestiti dagli appaltatori.”

Le dichiarazioni di Iovine sono del periodo maggio-giugno 2014, e riguardano fatti relativi ad opere i cui lavori sono stati eseguiti dieci anni prima, e sono ancora oggetto di accertamento, tra queste anche l’ipotesi che il boss Michele Zagaria abbia rilevato delle quote societarie della CPL Concordia, attraverso un suo tramite, individuato nell’imprenditore Antonio Piccolo.

Evoluzione del sistema camorristico

Nell’ultima requisitoria tenuta al processo Fabozzi, il PM della DDA di Napoli, Antonello Ardituro, attualmente membro del CSM, l’evoluzione del sistema di controllo degli appalti pubblici da parte della mafie è descritta efficacemente:

“La camorra si è arresa, ma la politica e l’imprenditoria non si arrendono. Fabozzi avrebbe dovuto arrendersi e invece Iovine lo ha fatto, Fabozzi no. La politica e l’imprenditoria hanno più da perdere, evidentemente, rispetto alla camorra. A mio avviso la politica è ancor più responsabile della camorra. Malinconico e Mastrominico non sono imprenditori da poco. Hanno operato a livello nazionale in grandi circuiti. E ancora, le mafie, la camorra si inseriscono e proliferano in un tessuto corrotto”.

L’utilizzo legale dei meccanismi basati sul massimo ribasso, nella gare d’appalto (la teoria di Ardituro), pur sembrando un meccanismo inattaccabile e capace di spiazzare imbrogli e corruzione, ha consentito di aggirare la legge attraverso la predisposizione di cartelli di aziende colluse con le mafie, con i clan che si inserivano direttamente con le aziende “pulite”, o indirettamente attraverso i subappalti.

Servizi segreti e marchette

Altro personaggio chiave dell’inchiesta sulla CPL Concordia è Nicola Verrini, responsabile area Campania, Lazio e Sardegna per la CPL. Verrini, entrato come tecnico di cantiere nella cooperativa, ha poi ha fatto carriera fino a diventare responsabile commerciale per l’area del Tirreno e membro del consiglio di amministrazione. Quando, nel 2013, scoprì di essere finito sotto indagine, insieme a Francesco Simone, per le commesse ottenute in Campania, in particolare per la metanizzazione di Ischia, chiese di essere spostato in un’altra zona commerciale, per non continuare ad avere interessi professionali nell’area di competenza della Procura di Napoli. Una decisione che però non lo ha salvato dall’arresto.

La disinvoltura con la quale i dirigenti della CPL Concordia hanno continuato ad agire, ritenendo di avere sufficienti coperture, emerge chiaramente dagli stralci delle intercettazioni pubblicati sui principali quotidiani. Francesco Simone e Nicola Verrini si sarebbero accorti solo nel 2013 di essere indagati.

Il 16 luglio 2013 Francesco Simone viene intercettato mentre parlava con un certo Giorgio. Nella conversazione si fa riferimento all’ambasciatore del Kazakistan in Italia ed al dissidente kazako Mukhtar Abiyazov e, secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino (in data 8 aprile 2015), Simone informerebbe l’interlocutore di essere a conoscenza del fatto che alcuni dirigenti della Questura di Roma sarebbero a libro paga dell’ambasciatore kazako. La vicenda dell’espulsione della moglie di Abiyazov, Alma Shalabayeva, e della figlioletta, sarebbe sorta da un’iniziativa della Digos romana:

“In Questura per fargli una marchetta, hanno operato senza che il ministro ne sapesse nulla (…) E’ a libro paga più di qualcuno lì dalle parti della Questura, capito? Quindi quello è andato, gli ha detto che è un pericoloso delinquente, senza dirgli che è un rifugiato politico. Quelli si sono scappellati e gli han fatto ‘sta marchetta, senza che veramente il ministro sapesse un caz…”

Sempre Francesco Simone, in un’altra intercettazione con il presidente della CPL Concordia, Roberto Casari, in viaggio d’affari nella capitale degli Emirati, Dubai, dimostra di avere rapporti con uomini dell’intelligence italiana:

Simone: “Che si dice a Dubai, presidente?”

Casari: “Si senti volevo telefonare lì al nostro…uomo”

Simone: “Ce l’hai il numero? Paolo si chiama. Colonnello Cosentino, ma non dire ai tuoi interlocutori che è dei servizi.”

Il personaggio in questione è il colonnello Paolo Cosentino, a cui Francesco Simone attribuisce un ruolo a Dubai per i servizi segreti italiani. Relazioni legate sicuramente ai rischi per gli imprenditori che operano nei Paesi in via di sviluppo, anche se proprio la capitale degli Emirati è il rifugio dorato dell’ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, il parlamentare di Forza Italia ed armatore reggino, sfuggito ad una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, trattato come un rifugiato politico, condizione giuridica che invece nel caso di Abiyazov non è stata per niente rispettata.

Per mettere in allarme i dirigenti della CPL Concordia sulle indagini ha dovuto pensarci Massimo Ferrandino, fratello del sindaco di Ischia, Giosi Ferrandino, arrestato nell’ambito dell’inchiesta. Anche le telefonate dell’avvocato Ferrandino che collaborava con CPL grazie ad una consulenza, sono finite agli atti, come quelle in cui fa sapere a Francesco Simone e Nicola Verrini di essere sotto intercettazione:

“Però ragazzi stiamoci attenti, state attenti… no dico, stiamo attenti tutti quanti… cioè voi fate le cose troppo facili… le cose non sono così semplici come le fate voi…parlate al telefono….”

“Io dico… di che cazzo stavate parlando… tu che gli dici… eh… di sto cazzo… non è un periodo che…dobbiamo stare attenti Nicola… io lo dico per te… Io lo dico per te perché ti voglio bene sennò se eri un altro manco te lo dicevo… tu non dire niente, non li fare spaventare, digli: ragazzi stiamo attenti a non parlare… Soprattutto non parlate al telefono…”

Francesco Simone, secondo un’altra intercettazione, appresa la notizia dell’indagine, chiede quindi a Nicola Verrini di ordinare la bonifica degli Uffici della CPL per scovare eventuali cimici e microfoni. Nella conversazione però emerge un altro particolare interessante:

“Ho parlato con un assistente di Adinolfi… Serve fare una bonifica Nicò. Quando mi autorizzi chiamo il Generale, ce la facciamo fare, però ovviamente ci farà un prezzo di riguardo. Però facciamola. Ho visto adesso la sua donna, che è avvocato ed è intima amica di Adinolfi, del Generale della Guardia di Finanza, m’ha detto che lì già ce l’hanno monitorata quella cosa”.

Ad essere intercettati però sono i telefoni. Come potevano non immaginarlo? E’ probabile, secondo una precisa strategia praticata con insuccesso anche da Buzzi e Carminati nello stesso periodo, nell’inchiesta Mafia Capitale, che gli indagati, nelle conversazioni telefoniche, in realtà stavano consapevolmente alzando la posta, cercando di far arrivare agli inquirenti il messaggio di avere amicizie “altolocate”.

“Generalissimo… abbiamo bisogno di te, urgentissimo, poi ti spiego”

Francesco Simone agli inizi di dicembre prende quindi contatto con il generale dell’esercito, in pensione, Matteo Giuseppe Lopez, titolare della Sigint Srl di Milano, un’agenzia specializzata in sicurezza elettronica il cui nome nel gergo militare significa Signals Intelligence. La bonifica degli uffici viene effettuata per la somma di 3 mila euro, regolarmente fatturati.

Nel gennaio 2014 è sempre Francesco Simone a tentare di agganciare il generale Michele Adinolfi ex Capo di Stato Maggiore del Comando Generale della Guardia di Finanza (già indagato e prosciolto in una precedente inchiesta di Woodcock sulla P4 per cui dovette dare le dimissioni dal comando delle fiamme gialle) per consegnargli un dossier sull’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), relativamente ad una gara persa dalla CPL Concordia. Il tramite è David Cucuzzoli, la cui compagna, Bianca Maria d’Ugo, è amica della moglie del generale Adinolfi. L’8 gennaio le due donne si incontrano a cena. Alcuni giorni dopo, gli esiti dell’incontro finiscono agli atti in una conversazione intercettata tra Cucuzzoli e Simone: “Dapprima i due parlano dell’inchiesta giudiziaria sull’Asi; successivamente Cucuzzoli dice che ci dovrebbero essere dei ‘risvolti’ per la ‘faccenda’ di Napoli, annuendo a Simone che chiede se si tratti di ‘indagini’”

Simone quindi viene messo a conoscenza anche da Cucuzzoli di un’indagine che lo riguarda. Evidentemente preoccupato, in una successiva conversazione, lo informa di avere in mente una exit strategy efficace:

Simone: “Se ne parli con qualcuno di quello che ti ho detto prima aspetta che ti parlo io perché io chiesi aiuto a quell’amico che tu sai… dobbiamo parlare a voce di questa cosa (…) Ma sono già sul pezzo?” (si riferisce probabilmente all’inchiesta a suo carico, ndr)

Cucuzzoli: “Non so”

Vicende che dovranno essere accertate, anche se è rimarcabile che l’ennesima inchiesta a carico del generale Adinolfi sia capitata in un momento di scontro interno agli apparati di sicurezza, per la nomina del vice direttore dell’AISE, l’agenza che si occupa di sicurezza estera.

Tra le fondazioni finanziate dalla CPL Concordia c’è anche l’ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis), una delle agenzie private di ricerca ed analisi collegate al mondo dei servizi segreti e degli apparati militari, nata nel 2009 e voluta fortemente da Francesco Cossigae dall’esponente dalemiano Marco Minniti, sottosegretario con delega ai servizi. La CPL Concordia risulta aver versato un contributo regolarmente fatturato di 20mila euro, ma soprattutto, secondo gli inquirenti, Francesco Simone e Nicola Verrini avevano nel segretario generale dell’ICSA, Giovanni Santilli, un interlocutore importante. Santilli finisce nelle intercettazioni, infatti, mentre parla con Nicola Verrini, cercando di rassicurarlo sulle indagini in corso: “Tieni conto che a Napoli adesso va a comandare la Campania, un mio amico, il generale Carrarini della Guardia di Finanza”, aggiungendo di conoscere chi stava effettuando le indagini.

Francesco Simone e Nicola Verrini hanno un tramite all’interno dell’ICSA, un componente del consiglo scientifico della Fondazione: l’ex ambasciatore italiano a Washington, Teheran e Canberra, Giovanni Castellaneta, presidente della gruppo assicurativo e finanziario SACE dal 2009. Castellaneta ha avuto anche altri incarichi, Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio dei Ministri, e suo Rappresentante Personale (sherpa) per i Vertici del G-8, Consigliere Diplomatico del Ministro del Tesoro, Portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Vice Rappresentante Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra. È stato inoltre responsabile dell’Ufficio per il Coordinamento dell’Attività Internazionale delle Regioni italiane e Coordinatore del programma per la ricostruzione in Albania. Ha ricoperto la carica di Vicepresidente del Gruppo Finmeccanica e in precedenza è stato Presidente del Comitato scientifico della Regione Lazio per le tecnologie innovative e la ricerca avanzata.

E’ Francesco Simone a cercare di convincere Verrini sulla bontà della sua exit strategy, in una conversazione dell’11 marzo 2014 si parla di affari, e forse della ricerca disperata di qualcuno molto potente che li tirasse fuori dai guai:

Simone: ma diglielo tu di non farlo, dalli in beneficenza, cioè sono soldi buttati, preferisco dare venticinquemila euro a Italiani Europei di D’Alema che sta per diventare Commissario Europeo…

Omissis

Simone: omissis…poi l’altro giorno sono stato a pranzo con il Colonnello Paolo Cosentino che è stato Capo dei Servizi Segreti italiani finora a Dubai… guerra del Golfo…Marco Mancini cioè adesso l’hanno nominato il nuovo Direttore Generale dei Servizi, omissis.

Simone: ma se io non ne so niente che vai a omissis, che vi interessa omissis dove so che c’è Solari con la loro compagnia. Il problema è sempre (…) chi conosciamo chi possiamo conoscere, ti chiedo più soldi di quello che mi dai. Sono sempre quelli…

Verrini: non è quello dei soldi, non hai capito. Il mio problema….

Simone: sei occhi guardano meglio di quattro..

Verrini: il problema è uno solo quello di centrare….

Simone: l’obiettivo..

Verrini: ok. Se devo fare le gare di SACE, io dicevo ma non facciamo la gara di SACE, è una cagata….

Simone: io mica t’ho detto di farla? Io t’ho detto la gara di SACE?.

Verrini: noo facciamo….(ine.) SACE c’ha pagato venti milioni, li conosciamo tutti cioè ….

Simone: li conosciamo tutti è venuto il Presidente però è una cosa al massimo ribasso di cui poi alla fine l’ha anche data, c’eravamo noi…(ine.)…voci sovrapposte…

Verrini: non era al massimo ribasso era comunque…

Simonema te l’ho detto io di fare la SACE?

Verrini: è si che me l’ hai detto tu..

Simone: ma quando mai…facciamola perchè abbiamo qualcuno che conosciamo ci ha appena dato dato ventimilioni

Verrini: perfetto!..

Simone: il presidente non te l’ho portato a Concordia?.

Verrini: perfetto! Allora io cioè a differenza di quelli che sono i rapporti che hai che sono importanti…

Simone: …che abbiamo i miei sono tuoi non è che io sono geloso..

Verrini: Francesco io voglio far gol….

Simone: che dire….

Verrini: ma se tu mi dici

Simone: ma senza di me o con me (ine.)…voci sovrapposte… è difficile fare gol! (…) poi se facciamo gol o non facciamo gol non dipende da me dipende da voi…dipende dalle situazioni oggettive, dipende dalla concorrenza. Tu mi dici omissis?.

Verrini: Francesco ti sto dicendo…(ine.).

Simone: e questo costa ventimila euro la presentazione a omissis?.

Verrini: è importante bisogna che ci capiamo poi parliamo anche di omissis. Allora, SACE, ASI….

Simone: all’ASI abbiamo vinto la gara che vuoi da me se hanno…(ine.)….

Verrini:… (bestemmia)….

omissis

Verrini: il mio problema però è questo…queste persone poi quando è ora le mani nella merda ce le mettono o no?.

Omissis

Simone: se dobbiamo pagarlo perchè ci porta questo e chiudiamo questo no venti ma anche duecento, non è che sono contrario a priori perchè sono ventimila euro io ho il senso del danaro c’ho cinque figli..

Verrini: ma è vero il tuo senso del denaro ma infatti….

Simone: è molto più…è molto più utile investire negli Italiani Europei dove D’Alema sta per diventare Commissario Europeo capito..

Verrini: …(ine.)….

Simone: D’Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi ci ha dato delle cose.

Verrini: la domanda che io ti faccio, questi qua, io non ho mai visto ne sentito

Simone: omissis non mettono le mani nella merda..

Verrini: certo…certo…li hai visti li hai conosciuti…è la prima volta che li vedi?.

Simone: in continuazione.

…(ine.)…voci sovrapposte…

omissis (Fonte Dagospia)

 Articolo originale pubblicato su Agoravox

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Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia

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