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Archivio mensile:dicembre 2015

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“Che fai preghi?” gli chiedo. “E prega” gli dico “prega pure! Più entri nella Zona, più ti avvicini al cielo…” (pag.27)

“Temer si dee di sole quelle cose | c’hanno potenza di fare altrui male; | de l’altre no, ché non son paurose.” (Dante, Inferno, II, 88-90)

Romanzo seminale della letteratura fantascientifica mondiale, un genere che nella letteratura sovietica, dominata dal realismo socialista (in cui la rappresentazione del domani doveva al massimo essere individuata nel presente),  la SF stessa  considerata nell’ex URSS un ramo del genere fantastico-scientifico (naučnaja fantastika), Picnic sul ciglio della strada, scritto nel 1971 e pubblicato sulla rivista Avrora in tre puntate nel 1972 (per otto anni, fino al 1980, non ha avuto l’autorizzazione ad essere pubblicato in formato libro, la versione integrale senza tagli e censure è stata pubblicata solo nel 1990), dei fratelli Arkadi e Boris Strugatski,  linguista l’uno e astronomo l’altro, è uno squarcio metafisico sull’incubo nucleare, sulla decadenza del mondo occidentale, in cui echeggia, anche contro le intenzioni dichiarate degli autori, la stagnazione economica, etica e morale del periodo brezneviano, condizione ideale per generare Utopia; un romanzo ai confini dell’umano, in cui l’ideale illuministico della ragione universale, della centralità dell’uomo perfettibile, onnipotente ed autodeterminato, è posto davanti al riflesso di una vera e propria crisi epistemologica e morale.

Poco incoraggiata dall’establishment sovietico, preoccupato per il potenziale sovversivo della letteratura utopistica, definita come un idealismo profondamente e strutturalmente avverso alla politica (in: F. Jameson, Archeologies of the Future, infatti la caratteristica fondamentale di ogni Utopia sta nella dialettica tra identità e differenza), a partire dagli anni ’70, i pochi titoli di fantascienza disponibili in URSS, nonostante il vaglio della censura, iniziarono a raggiungere il rango di opere di culto presso un pubblico limitato ma significativamente rappresentativo della intelligentsia tecnica, che iniziava a cogliere nei romanzi di SF, come quelli dei fratelli Strugatski, le avvisaglie premonitrici di un un sistema prossimo al suo crollo, in una società dove i sogni diventavano necessariamente utopie, in una percezione del mondo dove tutto ciò che aveva un significato accadeva altrove.

Se si considerano le due caratteristiche fondamentali del discorso della SF classica, una cronotopia in cui l’effetto di straniamento cognitivo è sviluppato principalmente nelle aree del Landscape (il paesaggio o l’ambiente) e dei Corpi (l’aspetto umano o non umano dei personaggi), la fantascienza sovietica degli anni ’70, in particolare la strategia testuale che troviamo nella fabula di Picnic sul ciglio della strada, indagata sotto l’aspetto della creazione di altri mondi, è uno spazio dell’Eterotopia, più che dell’Utopia o della Distopia, un luogo altro, una specie di contestazione al contempo mitica e reale dello spazio in cui vivevano gli autori ed i lettori, intesi anche come lettori modello. Una visione escatologica di apocalittica grandezza, un’intersezione fatale di tempo e spazio in cui il rapporto tra Immaginazione e Fantasia non può essere disgiunto dal suo essere storicamente determinato dai rapporti di produzione che, nel caso sovietico, spingevano verso una semplificazione drammatica il compito dell’immaginazione letteraria.  All’Utopia, e solo all’Eterotopia, poteva competere il compito di abbattere quel modo di produzione, ed era proprio l’Utopia che la censura combatteva con le sue polizie intellettuali e spie.

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