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Archivio mensile:aprile 2016

 

Adele “Vera” Hall, nata a Livingston, Alabama, il 6 aprile 1902 e morta a Tuscaloosa, Alabama, nel gennaio del 1964; è considerata dagli appassionati di blues e spirituals una delle più belle e brillanti voci “non addestrate” della musica afro-americana. Il suo corpus di canti vocali, che ancora oggi continuano ad influenzare i musicisti di tutto il mondo, è stato registrato prevalentemente da etnomusicologi.

Interprete straordinaria e di grande umiltà, Vera Hall perse il marito, un minatore ucciso in uno scontro a fuoco nel 1923, pochi anni dopo il matrimonio, e la sua unica figlia, morta di epatite nel 1940; ha vissuto facendo la cuoca e la lavandaia, senza mai diventare una cantante professionista. I suoi blues e spirituals parlano di esperienze di vita e fanno luce sul contesto sociale del periodo successivo alla grande depressione.

Tutte le sue canzoni le sono state trasmesse oralmente senza registrazioni o spartiti, di conseguenza le variazioni di versi, tipiche nella tradizione blues e spiritual del field holler, un canto solitario (solitamente una worksong), sono da attribuire eventualmente a Vera Hall.

La gente si chiede spesso da dove viene il blues. Beh, quando ero ragazzo, la gente cantava nei campi più che da ogni altra parte. Quando andavano al campo iniziavano a cantare vecchie canzoni. Uno urlava al vecchio mulo “Forza muoviti!”, e mentre andava appresso al mulo iniziava ad arare e a cantare. Si cantava al mulo a chiunque altro, non faceva differenza. Le chiamavamo old corn songs, le vecchie canzoni del grano, canzoni con lunghi motivi. E suonavano bene, altro che. Potevi sentirle a mezzo miglio di distanza, per come cantavano forte. Specialmente appena prima del tramonto. Sicuramente avevano fatto molta strada. Così iniziarono a chiamarle got the blues. Ecco cos’è che chiamiamo blues. (…) Non si usavano strumenti. Solo la voce. (…) Cantavano della loro ragazza o di qualsiasi altra cosa, il mulo, qualsiasi cosa. Parlavano di tutto, perché l’importante era cantare. (Vincenzo Martorella, Il Blues, pag. 37)

La registrazione originale di Black Woman è in un tempo perfetto di 63 Bpm, e in una struttura formale del classico giro di blues in A.

Black Woman

Ahum. 
I’m gonna get an old  Black woman
Ahum
And sit all day.
Ahum
Well, I got something to tell you pretty mama
Ahum
Don’t you holler, please.
Ahum
Well, I’m gone up the country
Ahum
Don’t you want to go
Ahum
Well, I’m gone out to Texas
Ahum
To hear that water moan
Ahum
If he don’t want to suit me Black woman
Ahum
I’m gonna try my best down home
Ahum
So don’t your kitchen feel lonesome
Ahum
When your biscuit roller gone

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