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Archivio mensile:luglio 2017

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Non c’è nessun nemico là fuori. Sanno di essere loro il nemico. (Millennium People, Pag.100)

La borghesia elimina sempre più la dispersione dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione, e ha concentrato in poche mani la proprietà. Ne è stata conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, legate quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi e dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, sotto un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, entro una sola barriera doganale. (Carl Marx, Manifesto del Partito Comunista)

Se il genere umano scomparisse improvvisamente, un giorno, lasciando però intatte le città in cui abita, un’eventuale civiltà aliena che, in un futuro non troppo lontano, venisse ad esplorare il nostro pianeta, ormai inabitato, potrebbe comprendere la psicologia dei terrestri osservando l’urbanistica e l’architettura delle città.

La città, secondo il sociologo urbano Robert Park, “dei tentativi fatti dall’uomo per rimodellare il mondo in cui vive secondo i propri desideri, è il più duraturo e nel complesso anche il più riuscito” (citato in David Harvey, “Il Capitalismo contro il diritto alla città”, pag. 2). L’uomo, creando la città ha di fatto creato sé stesso.

Prodotto di un cambiamento della geografia attraverso la produzione ed il consumo; mondo creato da sé, di conseguenza, la città, è il mondo in cui l’uomo è condannato a vivere.

Lo spazio urbano è tuttavia un mondo segmentato: abitare, circolare, lavorare, giocare, sono aspetti del vissuto che, nella visione di Deleuze e Guattari, sono segmentati spazialmente e socialmente:

La casa è segmentata secondo la destinazione delle sue stanze, le strade in funzione dell’ordine della città, la fabbrica secondo la natura delle mansioni e delle operazioni. Siamo segmentati binariamente, secondo grandi opposizioni duali: le classi sociali, ma anche gli uomini e le donne, gli adulti e i bambini, etc. Siamo segmentati circolarmente in cerchi sempre più vasti, in dischi o corone sempre più larghi, alla maniera della “lettera” di Joyce: i miei affari, quelli del mio quartiere, della mia città, del mio paese, del mondo…Siamo segmentati linearmente, su una linea retta, su linee rette, dove ogni segmento rappresenta un episodio o un “processo”: non appena abbiamo finito un processo ne iniziamo un altro, eternamente proceduristi o procedurati, famiglia scuola, Esercito, lavoro e a scuola ci dicono. “Non sei più in famiglia”, e nell’Esercito ci dicono: “Non sei più a scuola”. A volte i diversi segmenti rinviano a individui o a gruppi differenti, altre volte è lo stesso individuo o lo stesso gruppo a passare da un segmento all’altro, ma queste figure di segmentarietà, la binaria, la circolare, la lineare, sono sempre prese l’una nell’altra, si trasformano a seconda del punto di vista. (Deleuze, Guattari, “Mille Piani”, pag. 265)

Indispensabile per comprendere come si è configurato questo spazio urbano è il ruolo che vi ha svolto l’industrializzazione, il processo che nell’ultimo secolo ha formato e riformato il processo urbano, creando e ricreando le forze sociali.

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A: Dreaming is saying
B: Yeah…is saying everything
C: And it’s not a verbal Landscape
B: It’s like seeing but with the eyes of the language
C: It’s production
A: Production?
C: In a dreams you’re like inside a Factory. In dreams, you can produce your desires by yourself.
A: What I can do with Desire?
C: At your time you will realize it. Now just repeat with me:
All: If you’re trapped in the dream of the Other, you’re Fucked!