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Un fumetto sulle Mafie dei colletti bianchi, ambientato a Napoli, in una pizzeria dei quartieri spagnoli, con protagonista indiretta la pizza, vero monumento alla dieta mediterranea. Ogni riferimento a fatti, cose, situazioni, persone e soprattutto animali è puramente casual

Il denaro come mero segno, come simbolo sociale, come idea a priori, il denaro come soggetto:

La mutua e generale dipendenza degli individui reciprocamente indifferenti costituisce il loro nesso sociale. Questo nesso sociale è espresso nel valore di scambio, e solo in esso, per ogni individuo, la propria attività o il proprio prodotto diventano un’attività o un prodotto fine a se stessi; egli deve produrre un prodotto generico — il valore di scambio o — considerato questo per sé isolatamente e individualizzato, — denaro. D’altra parte il potere che ogni individuo esercita sulla attività degli altri o sulle ricchezze sociali, egli lo possiede in quanto proprietario di valori di scambio, di denaro. Il suo potere sociale, così come il suo nesso con la società, egli lo porta con sè nella tasca. L’attività, quale che sia la sua forma fenomenica individuale, e il prodotto dell’attività, quale che sia il suo carattere particolare, è il valore di scambio, vale a dire qualcosa di generico in cui ogni individualità, proprietà, è negata e cancellata. In realtà questa è una situazione molto diversa da quella in cui l’individuo, o l’individuo naturalmente o storicamente allargatosi a famiglia e a tribù (e poi a comunità), si riproduce su basi direttamente naturali, o in cui la sua attività produttiva e la sua partecipazione alla produzione è indirizzata ad una determinata forma di lavoro e di prodotto, e il suo rapporto con gli altri è altrettanto determinato. Il carattere sociale dell’attività, così come la forma sociale del prodotto e la partecipazione dell’individuo alla produzione, si presentano qui come qualcosa di estraneo e di oggettivo di fronte agli individui; non come loro relazione reciproca, ma come loro subordinazione a rapporti che sussistono indipendentemente da loro e nascono dall’urto degli individui reciprocamente indifferenti. Lo scambio generale delle attività e dei prodotti, che è diventato condizione di vita per ogni singolo individuo, il nesso che unisce l’uno all’altro, si presenta ad essi stessi estraneo, indipendente, come una cosa. Nel valore di scambio la relazione sociale tra le persone si trasforma in rapporto sociale tra cose; la capacità personale, in una capacità delle cose. Quanto minore è la forza sociale del mezzo di scambio, quanto più esso è ancora legato alla natura dei prodotto immediato del lavoro e ai bisogni immediati di coloro che scambiano, tanto maggiore deve essere la forza della comunità che lega insieme gli individui, il rapporto patriarcale, la comunità antica, il feudalesimo e la corporazione. Ciascun individuo possiede il potere sociale sotto la forma di una cosa. (…) I rapporti di dipendenza personale (all’inizio su una base del tutto naturale) sono le prime forme sociali, nelle quali la produttività umana si sviluppa soltanto in un ambito ristretto e in punti isolati. L’indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale è la seconda forma importante in cui giunge a costituirsi un sistema di ricambio sociale generale, un sistema di relazioni universali, di bisogni universali e di universali capacità. La libera individualità, fondata sullo sviluppo universale degli individui e sulla subordinazione della loro produttività collettiva, sociale, quale loro patrimonio sociale, costituisce il terzo stadio. Il secondo crea le condizioni del terzo. Sia le condizioni patriarcali che quelle antiche (ed anche feudali) crollano perciò con lo sviluppo del commercio, del lusso, del denaro, del valore di scambio, nella stessa misura in cui di pari passo con essi si innalza la società moderna. (Karl Marx, Grundrisse)

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Ben prima del suo debutto cinematografico, nel 1918, prima di otto versioni senza sonoro, cui seguì lo strepitoso successo del 1932, Tarzan l’uomo scimmia (Tarzan the Ape Man), diretto da W.S. Van Dyke, grazie anche alla scelta del campione olimpico di nuoto, Johnny Weissmuller, nel ruolo di protagonista (Il film verrà proiettato in Italia solo nel 1957), Tarzan era apparso per la prima volta nella serie dal titolo Tarzan delle Scimmie (Tarzan of the Apes), di Edgar Rice Burroughs, pubblicata su All Story Magazine nel 1912.

E.R. Burroughs, prima di ideare Tarzan, aveva iniziato la sua carriera di scrittore con un romanzo a metà strada tra il genere Fantasy e la Fantascienza, Sotto le lune di Marte (Under the Moons of Mars), anch’esso pubblicato a puntate nel 1912 su All Story Magazine, per poi essere pubblicato in volume nel 1917 con il titolo, The Princess of Mars. La serie di Science Fantasy, dopo l’insuccesso iniziale, per cui l’autore, già reduce da altri insuccessi lavorativi, arrivò addirittura a meditare l’ipotesi del suicidio, ha poi dato vita, dopo l’enorme successo di Tarzan (che ha venduto oltre 200 milioni di copie nel mondo), alla fortunata saga dei Planetary Romance.

Il ben più fortunato Tarzan rappresenta lo sviluppo di un archetipo sviluppato nel 1893 da Rudyard Kipling, nel Libro della Giungla (The Jungle Book), in cui Mowgli, un bambino, si perde e viene allevato dai lupi, dall’orso Baloo e dalla pantera Bagheera.

L’immagine del fanciullo allevato dagli animali  ha origini antiche. Leggende e miti popolari che trattano questo tema esistono un po’ in tutte le tradizioni, come il mito di Romolo e Remo, Ciro di Persia, Kaspar Hauser, oppure l’impatto che ha avuto la scoperta del selvaggio dell’Aveyron nel XVIII secolo, il cui ritrovamento fece formulare a Linneo l’ipotesi che si trattasse nientedimeno che di una varietà diversa dal resto della specie umana: l’Homo Sapiens Ferus .

Tarzan invece è un selvaggio allevato dalle scimmie, fin da bambino, in una inesplorata ed impenetrabile giungla. Venuto a contatto con la civiltà, decide poi di tornare alla vita avventurosa nella foresta. Il personaggio creato da Edgar R. Burroughs divenne poi la base di una serie di cloni letterari, cinematografici, televisivi, radiofonici, oltre che fumettistici e musicali, che nel corso del secolo, in particolare tra gli anni trenta e quaranta, ha prodotto una miriade di cosiddetti “Tarzanidi”, popolari soprattutto nel mondo dei fumetti, dopo il successo della striscia Tarzan disegnata da Hal Foster a partire dal 1929.

I Tarzanidi sono personaggi-cloni che somigliano a Tarzan per la loro intraprendenza e prestanza fisica. Vestiti in abiti succinti, sono capaci di comunicare con gli animali e di utilizzare al meglio la natura. Il filone fumettistico, basato su uno stereotipo che ha avuto un grande impatto nell’immaginario popolare, si è sviluppato con proprie e specifiche varianti nazionali, a partire da quello che è considerato il primo clone commerciale, il filippino Kulafu, seguito poi dal Jim della Giungla (Jungle Jim), di Alex Raymond (creatore di Flash Gordon). Altre celebri imitazioni furono poi Kioga, il falco della selva (Kioga, Hawk of the Wilderness), creato nel 1935 da William L.Chester, a cui fece seguito un serial cinematografico; L’uomo mascherato (The Phantom), nel 1936; Ka-Zar, nel 1936, che divenne poi un fumetto della Marvel Comics, nel 1939. Altri cloni si diffusero ben presto nel pianeta, contribuendo ad accrescere la popolarità di Tarzan. fino agli anni ’70, quando cambiarono decisamente i modelli culturali di riferimento per l’industria del fumetto.

Il genere ha avuto anche una variante femminile, con Sheena, Queen of the Jungle (Sheena, la regina della giungla), disegnata da Will Eisner, il cui successo costrinse gli autori di Tarzan ad introdurre a loro volta un personaggio femminile nella saga, la celebre Jane.

In Italia, nel 1948, la serie dei tarzanidi ebbe il suo boom proprio con un personaggio ispirato a Sheena, La Pantera Bionda, la prima tarzanella del fumetto italiano, disegnata da Enzo Magni (Ingam), con testi di Dalmasso, un fumetto che subì diverse volte la censura, indubbiamente un precursore delle storie ispirate all’erotismo dei fumetti dei decenni successivi. La Pantera Bionda ebbe un grosso successo di vendite (oltre 100.000 copie a numero), fino al 1950. Benché non ancora indagato il suo impatto nell’immaginario erotico italiano del dopoguerra, è indubbio che il successo della saga abbia costituito la base su cui è stata strutturata la figura femminile delle eroine del fumetto, negli anni successivi.

Altri Tarzanidi italiani furono Roal, il Tarzan del mare, pubblicato tra il 1947 ed il 1948, con testi di Roberto Renzi e disegni di Andrea Da Passano, ambientato tra i fondali marini, e Yorga, il dominatore della giungla, pubblicato inizialmente su Cow Boy, nel 1945, poi migrato su altri editori, con testi di Bonelli e disegni di Antonio Canale, il cui tratto in bianco e nero si ispirava a Milton Caniff.

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Si capo

Quando lavori senza contratto, il lavoro è nero. Quando muori sul lavoro invece, la morte è bianca. In Italia il settore edile, insieme all’agricoltura, ha il più alto numero di “caduti sul lavoro”, in gran parte per il mancato rispetto delle norme elementari sulla sicurezza. Oltre il 25% dei morti sul lavoro è costituito da lavoratori immigrati, rumeni, marocchini, ucraini, etc. Spesso a morire sono i più giovani, lavoratori inesperti appena assunti, ai quali nessuno si è preoccupato di fornire quel minimo di formazione che avrebbe potuto salvare loro la vita. In questo fumetto, ambientato in un cantiere edile del sud, tra lavoratori italiani e stranieri, proviamo a raccontare per immagini quello che può accadere ogni giorno, in qualsiasi momento, quando non si rispettano i diritti fondamentali e le norme relative alla sicurezza sul lavoro.

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