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I tre elementi principali delle pubbliche relazioni sono praticamente vecchi quanto la società: informare le persone, persuadere le persone o integrarle con altre persone. Naturalmente, i mezzi e i metodi per raggiungere questi scopi sono cambiati con il cambiamento della società.”

(Edward Bernays)

Padre degli Influencer e degli Spin Doctor, pioniere delle pubbliche relazioni e della moderna propaganda politica e commerciale, nominato dalla rivista Life tra le persone più influenti del ‘900, Edward Bernays è stato ideatore (o sviluppatore) di molte delle tecniche per influenzare l’opinione pubblica usate nel secolo passato, ed ispiratore di molte delle attuali tecniche di manipolazione dell’informazione. Può essere considerato certamente tra i primi ad aver esteso quello che era ancora un concetto ristretto di “agente di stampa”, andando oltre l’obiettivo di influenzare la politica del governo o dei politici, spingendosi invece nel progetto molto più ambizioso e controverso di sfruttare le conoscenze in psicologia per produrre una comunicazione persuasiva e di massa, con l’obiettivo di influenzare e cambiare l’opinione pubblica e il comportamento delle persone attraverso i mass media.

Nato a Vienna, nel 1891, da una famiglia ebraica (il bisnonno, Isaac Bernays, era rabbino capo di Amburgo), Edward Bernays era nipote di Sigmund Freud: da parte di sua madre, sorella di Freud, e da parte della sorella di suo padre, Martha Bernays Freud, che sposò Sigmund.

Cresciuto fin da giovanissimo a New York, dove suo padre si occupava di import-export di grani al Manhattan Produce Exchange, nel 1912 si laureò alla Cornell University con una laurea in agricoltura, ma scelse il giornalismo come prima carriera, diventando presto co-editore del Medical Review of Reviews e della Dietetic and Hygienic Gazette, le cui copie venivano diffuse gratuitamente a migliaia di medici in tutti gli USA. In seguito si occupò anche di produzioni teatrali, settore in cui lavorò fra il 1913 e il 1917, quando entrò a far parte del Committee on Public Information, conosciuto anche come Creel Committee (dal nome del giornalista George Creel): un comitato sull’informazione pubblica con a capo il presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson, istituito con il fine di conquistare il consenso dell’opinione pubblica americana in merito all’entrata in guerra degli USA. Il Creel Committee era un vero e proprio mezzo di propaganda bellica che sfruttava tutti i media allora disponibili: dalla stampa ai volantini, dalla radio ai film. Durante la sua esperienza in questa organizzazione, Bernays lavorò fianco a fianco con Walter Lippmann, scrittore e giornalista americano che esercitò un’ enorme influenza nel ‘900, autore per il Council on Foreign Relations, famoso per aver ideato il concetto di “guerra fredda”, di aver coniato il termine “stereotipo” nel significato psicologico moderno.

Durante la prima guerra mondiale, Bernays fu assunto dal Commitee for Public Information (CPI) per lavorare nell’ufficio per gli affari latinoamericani, con sede a New York, dove, insieme al tenente F. E. Ackerman, si concentrò sulla costruzione del sostegno alla guerra, un’attività che in seguito lui stesso definì di “guerra psicologica”, a livello nazionale e all’estero, concentrandosi in particolare sulle imprese che operavano in America Latina. Dopo la fine dela guerra fece poi parte di un gruppo pubblicitario di sedici persone che lavorava per il CPI alla Conferenza di pace di Parigi.

Alla fine del primo conflitto mondiale, Edward Bernays era già un uomo di successo, con molti appoggi politici, influenzato dalle teorie dello zio, Sigmund Freud, dal pensiero di Gustave Le Bon e dai suoi studi sulla Psicologia delle folle (1895), e da Walter Lippmann, che nel 1922 aveva pubblicato Public Opinion, dopo essere diventato un consulente di fiducia del presidente Wilson, svolgendo un ruolo importante nel Board of Inquiry dopo la prima guerra mondiale, come direttore della ricerca.

Nel 1922, Bernays Sposò Doris E. Fleischman, attivista per i diritti civili delle donne nella Lucy Stone League, la quale mantenne il cognome diventando la prima donna americana ad ottenere il passaporto, da sposata, senza il cognome del marito.

Nel corso degli anni, Bernays è stato determinante nella formazione di metodi per modellare l’opinione pubblica che sono stati in seguito utilizzati da imprese e industrie, istituzioni accademiche, da gruppi politici e sociali e governi.

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Appignani (Cavallo Pazzo) alle spalle di Pasolini

Settembre 1991. Tutto pronto per la serata finale del 48° festival del Cinema di Venezia e per la consegna dei Leoni d’oro. La diretta da Piazza S.Marco,  trasmessa in eurovisione, vede nel parterre ospiti d’eccezione, con mezzo cinema italiano presente, oltre ad autorevoli esponenti del cinema straniero, tra cui i registi ed attori in concorso Nikita Mikhalkov, Manoel De Oliveira, Zhang Yimou, Gus Van Zandt, Terry Gilliam, Philippe Garrel, River Phoenix, ed altri. In prima fila siedono l’uno accanto all’altro il ministro degli esteri tedesco  Hans Dietrich Genscher e quello italiano, Gianni De Michelis, e poi ambasciatori dell’India, del Giappone, dell’Indonesia e del Sudafrica.

Una celebrazione in pompa magna, con le sedie disposte nell’intera piazza, ed uno schieramento di carabinieri e polizia per garantire l’ordine pubblico. Attraverso i teleschermi di mezza Europa, dopo la sigla, un’inquadratura  panoramica di piazza S.Marco, gremita, passa dopo poco ad una più stretta sul palco sul quale avanza il Pippo Baudo nazionale, in elegante  giacca bianca e cravatta grigia su pantaloni neri. Appena il tempo però per un rispettoso inchino al pubblico, un saluto per dare inizio alla serata conclusiva, ed ecco che irrompe la figura imprevista di un uomo che si avvicina trafelato al presentatore che, sorpreso, si difende con il braccio sinistro cercando di allontanarlo dal microfono. L’uomo esclama concitatamente “Sono Cavallo Pazzo, Pippo  ti prego, ho bisogno di parlarti…ti voglio parlare Pippo, non mi mandare dalla Polizia…ti prego Pippo…ti prego, ti prego…non mi abbandonare qua…”.  Ormai tutte le telecamere sono partite ed il regista, con la tecnologia esistente all’epoca, non può effettuare un’interruzione video prima che trascorra un minuto. La scena va quindi in onda in eurovisione, in diretta, per circa una trentina di secondi, mentre sul palco gli addetti alla sicurezza si avventano con violenza sul guastatore che nel frattempo continua a gridare nel microfono di Pippo Baudo “Fammi parlare…fammi parlare…”, mentre un’opportuna inquadratura panoramica della piazza risolve poi la regia dall’imbarazzo.

L’autore dell’azione si chiamava  Mario Appignani, autoproclamatosi Cavallo Pazzo, uno degli ex leader degli Indiani Metropolitani, l’ala creativa nata tra gli odori acri dei lacrimogeni del movimento del ’77  e tra le dita minacciose a forma di P38 di quanti non avevano capito la differenza tra la seduzione paranoica del confronto militare con lo Stato ed il dislocarsi altrove e nomadicamente. L’interruzione della diretta televisiva causò un black-out di ben sei minuti, un’enormità se si considera la compressione spazio temporale dei tempi televisivi, dove non solo non è ammesso che lo spettacolo venga contraddetto da nessuno, ma dove il tempo spettacolare stesso è il tempo del consumo.

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La controversa figura di Gabriele D’Annunzio, trasgressivo profeta del Decadentismo italiano, giornalista, pioniere aeronautico, pittore, musicista, cineasta, drammaturgo, esteta, donnaiolo, nonché ispiratore di gran parte del linguaggio assiomatico, retorico, simbolista e figurativo, utilizzato in seguito come arma di persuasione di massa da Benito Mussolini, è da annoverarsi assolutamente tra gli intellettuali che hanno contribuito ad alimentare la mitologia post-risorgimentale su cui si fusero le basi culturali del fascismo, alla quale ideologia D’Annunzio stesso approdò in seguito, pur non iscrivendosi mai al Partito Nazionale Fascista.

Nessun potere, né divino né umano, eguaglia il potere del sacrifizio che si precipita nell’oscurità dell’avvenire a suscitarvi le nuove immagini e l’ordine nuovo. (…) Avete avuto fino ad oggi la passione di patire. Abbiate ora la passione di vivere. Il dramma del mondo è spaventoso. La guerra ha tutto scoperchiato, e non per la resurrezione. Ha scoperchiato tutte le tombe ov’erano sepolte le vecchie cose maledette. Ma ha anche suscitato il getto delle sorgenti occulte. Il pugnale di Caposile. (Gabriele D’Annunzio, Taccuini, CXXXIX, Visita al Lazzaretto, 1920)

Asso della prima guerra mondiale, per i meriti sul campo D’Annunzio riuscì a conseguire il grado di tenente colonnello nonostante non fosse un militare di carriera. Protagonista di memorabili, ed a volte cruente, imprese navali ed aree, fu l’ideatore del celebre volo su Vienna, durante il quale furono lanciate 50.000 copie di un minaccioso volantino, rigorosamente in lingua italiana, scritto da D’Annunzio, e 350.000 copie di un ben più efficace volantino scritto in lingua tedesca da Ugo Ojetti, la prima azione spettacolare di propaganda psicologica della storia moderna. Il contenuto del volantino scritto da Ojetti informava la popolazione del carattere pacifico dell’iniziativa: “Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà.Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne”.

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David Nelson, Mirth & Girth, 1988

La storia di una controversia  su un dipinto, raccontata attraverso la poesia di Jack Hirschman, dietro la quale emerge il carattere politico delle battaglie per i diritti civili a Chicago, la città dove è nato e cresciuto politicamente il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

#_David Nelson, irriverente artista (ex)ragazzino, finito in mezzo ad una guerra

Pochi mesi dopo la morte di Harold Washington, primo sindaco nero della storia di Chicago, deceduto durante il suo mandato, nel novembre del 1987,  David Nelson, un giovane studente dell’Art Institute of Chicago, un bianco, realizzò il ritratto dell’ex primo cittadino, uno dei simboli delle lotte per i diritti civili delle minoranze americane, raffigurandolo nudo con reggiseno e mutandine da donna.

Intervistato sul Chicago Sun-Times, David Nelson dichiarò di aver dipinto Mirth & Girth (un titolo ispirato probabilmente al nome di una organizzazione di gay extra-large), in mutande, nel corso di una notte, in risposta alla “deificazione” della figura del popolare sindaco afro-americano appena scomparso. Il dipinto diventò il pretesto per uno scandalo, alimentato dalle voci sulla presunta omosessualità di Harold Washington, fatte circolare artatamente da un consigliere di opposizione, Edward Vrdoljak, da sempre suo acerrimo nemico.

Esposta l’11 maggio del 1988 in una esibizione privata, all’interno dell’Istituto d’Arte, la raffigurazione provocò nei giorni successivi un violento dibattito sulla stampa e nel Chicago City Council, durante il quale un consigliere, Bobby Rush, pose ai voti una risoluzione nella quale si chiedeva il taglio dei contributi comunali all’istituto, almeno finché il dipinto non venisse rimosso ed il direttore non chiedesse pubblicamente scusa alla città per l’offesa recata alla memoria di Harold Washington. Nella risoluzione si faceva riferimento a presunte “dementi e patologiche capacità mentali” di David Nelson, un ragazzo che però non risulta abbia mai sofferto di nessuna patologia psichiatrica. Dopo l’approvazione della risoluzione, la stessa fu consegnata personalmente al direttore dell’istituto d’arte da un gruppo di consiglieri comunali, i quali intendevano procedere loro stessi alla rimozione del dipinto.

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Le poesie non vanno solo scritte, andrebbero urlate”

(A. Brener)

Alexander Davidovic’ Brener (Александр Бренер), classe 1957, non è solo un vandalo dei manufatti artistici, è un attivista politico ostile al business dell’arte contemporanea in tutte le sue espressioni. Nel 1997 diventò celebre a livello mondiale per aver disegnato con la vernice spray il simbolo del dollaro su un dipinto di Kazimir Malevic’, “Suprematismo” (croce bianca su sfondo bianco), esposto al museo Stedejlik di Amsterdam. Arrestato e portato in giudizio, prima della sentenza che lo condannò a cinque mesi di reclusione dichiarò alla corte: “La croce è un simbolo di sofferenza, il dollaro è un simbolo del mercanteggiamento. Sul piano umano l’idea di Gesù Cristo ha un significato superiore a quello del denaro. Quello che ho fatto non è contro la pittura. Vedo il mio atto come un dialogo con Malevic‘”.

Ex studente di filologia a San Pietroburgo, emigrato con la sua famiglia in Israele agli inizi degli anni ’80; nel 1992, dopo il collasso del socialismo, Brener ritornò a Mosca, ambiente ideale per fondare il suo progetto artistico basato sulla disillusione nei confronti di qualsiasi sistema politico esistente. La situazione dell’arte contemporanea, secondo la filosofia di Brener, altamente politicizzata (nel senso che i paesi economicamente più forti controllano ed abusano del valore di bene comune e spirituale ereditato dall’arte del ’900) pone l’artista nella condizione di mero meccanismo di implementazione del sistema dell’arte, la sua opera un giocattolo nelle mani dei mercati e delle ideologie.

Le performance di Brener attraversano il campo del linguaggio fisico diretto del corpo. Tra le più memorabili azioni: nel 1994, al museo Puskin di Mosca, si esibì davanti ad un quadro di Van Gogh defecando nei propri pantaloni e rimanendo per due ore in stato di trance, ripetendo ossessivamente “Vincent, Vincent”. In seguito l’artista russo spiegò la sua azione come un dialogo con gli inizi del modernismo, laddove gli escrementi nei pantaloni rappresentavano sia il piacere nei confronti della manifestazione artistica, sia la simbolica materializzazione della monolitica ideologia della pittura modernista, della quale Van Gogh va ritenuto uno dei fondatori.

Oltre alle arti visive, Brener si è dedicato anche in azioni di protesta nei confronti dello stato della poesia in Russia. In un reading a Mosca contestò Dimitry Prigow, poeta d’avanguardia il cui stile vuole ottenere una “analisi fredda” della società, saltando sullo stage, gridando “Sta bruciando! Sta bruciando!” e grattandosi le natiche. Successivamente, in un altro reading di poesia, è stata la volta di una leggenda della poesia russa, Evgenij Evtušenko, interrotto da Brener durante la manifestazione al grido di “Silenzio! Mia madre vuole dormire!”. In questo caso Evtušenko, infastidito dall’esibizione, fece intervenire le sue guardie del corpo.

Durante una iniziativa organizzata dall’artista russo Velikanov, fu arrestato mentre si masturbava pubblicamente sulla piattaforma per i tuffi di una piscina costruita durante il socialismo, sul sito dove sorgeva una chiesa ortodossa distrutta. Le sue azioni hanno preso di mira anche il senso della morale pubblica, come quando si esibì in un amplesso con sua moglie, in piazza Puskin, a Mosca. Va menzionata senz’altro la sua azione più politica, quando al centro della Piazza Rossa, durante la guerra in Cecenia, si esibì in completo da pugile gridando “Eltsin, vieni fuori!”. In un’altra occasione invece lanciò tre bottigliette di ketchup sulla facciata dell’ambasciata bielorussa.

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Selling Ice to Eskimos

James Sterling Moran (Jim Moran), nato il 1° gennaio del 1908, a Woodstock, morto nel 1999 a Eglewood, New Jersey, è stato attore, autore ed interprete di canzoni e, soprattutto, un pubblicitario visionario e immaginativo. Nell’arco di cinquant’anni è stato l’inventore ed il maestro di una vera e propria fenomenologia del marketing pubblicitario, da Moran stesso inventata, alla quale nel 1989 anche il prestigioso Time, con un articolo firmato da Bob Thomas, riconobbe un meritato tributo coniando per lui la definizione di Publicity-Stunt.

Nel 1938 riuscì a trasformare un aforisma in realtà, andando fin tra i ghiacci dell’Alaska a vendere, con successo, gelati agli eskimesi. Nella sua vita, tutta all’insegna del punto esclamativo e del segno del dollaro, ha saputo combinare abilmente il folklore americano con le esigenze di un mercato di beni non essenziali fortemente concorrenziale ed in espansione, catturando la curiosità e l’attenzione del pubblico pagante e sfruttando al massimo le possibilità tecniche dei media dell’epoca per far risaltare le situazioni che inscenava.

Tra le imprese pubblicitarie di maggior successo realizzate da Moran va sicuramente ricordata la volta in cui è stato seduto per 19 giorni, 4 ore e 32 minuti, su un uovo per pubblicizzare un libro The Egg and I (L’uovo ed io), un best seller divenuto in seguito un film. Durante un turno di elezioni presidenziali, in Nevada, mise in scena il salto da un cavallo in corsa ad un altro, rappresentando davanti alla folla l’esigenza di cambiamento nella leadership politica del paese. Altra celebre performance mediatica di Moran fu il ritrovamento di un ago in un pagliaio, immortalato anche in questo caso dai giornali dell’epoca.

Consapevole del carattere innovativo delle sue performance, durante un tentativo di far volare dei pannelli pubblicitari attaccati ad un aquilone sul Central Park di New York, alla polizia che gli impedì di compiere l’impresa, davanti una folla di persone e giornalisti dichiarò lapidariamente “E’ un triste giorno per il capitalismo americano!”

Negli anni ’40 ha partecipato a diverse trasmissioni radiofoniche, quali People Are Funny. Ha composto anche una canzone intitolata George Washington Bridge, il cui testo era composto solo dalle parole “George Washington Bridge” ripetute ossessivamente. In seguito creò uno studio di registrazione che è stato frequentato da membri del Congresso per registrare discorsi da utilizzare nelle radio locali o nelle campagne elettorali.

Ha partecipato con ruoli minori a diversi film di successo, quali The Body Snatcher (L’invasione degli ultracorpi) 1945, Specter of the Rose (1946), The Mask (1961), Is There Sex After Death? (1971). Con l’avvento della televisione ha partecipato come pannellista al TV quiz “What’s in a Word?” Ha effettuato alcune apparizioni nel 1964 al The Mike Douglas Show ed allo Yellowbeard, nel 1983, fino al celebre Late Night with David Letterman.

Su di lui hanno scritto Burl Ives, Lee J. Cobb, John Henry Faulk e l’umorista H. Allen Smith, che ha citato diversi episodi della vita di Moran nelle pubblicazioni Lost in the Horse Latitudes (1944) and The Compleat Practical Joker (1953).

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