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A ghost, though invisible, still is like a place
your sight can knock on, echoing; but here
within this thick black pelt, your strongest gaze
will be absorbed and utterly disappear:

just as a raving madman, when nothing else
can ease him, charges into his dark night
howling, pounds on the padded wall, and feels
the rage being taken in and pacified.

She seems to hide all looks that have ever fallen
into her, so that, like an audience,
she can look them over, menacing and sullen,
and curl to sleep with them. But all at once

as if awakened, she turns her face to yours;
and with a shock, you see yourself, tiny,
inside the golden amber of her eyeballs
suspended, like a prehistoric fly.

(R.M. Rilke, Black Cat)

 

 

“An idea comes, and you see it, and you hear it, and you know it…

We don’t do anything without an idea. So they’re beautiful gifts. And I always say, you desiring an idea is like a bait on a hook — you can pull them in. And if you catch an idea that you love, that’s a beautiful, beautiful day. And you write that idea down so you won’t forget it. And that idea that you caught might just be a fragment of the whole — whatever it is you’re working on — but now you have even more bait. Thinking about that small fragment — that little fish — will bring in more, and they’ll come in and they’ll hook on. And more and more come in, and pretty soon you might have a script — or a chair, or a painting, or an idea for a painting.

[They come], more often than not, in small fragments.”

David Lynch

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Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia

 

#_Provò una fitta d’esultanza, gli ottagoni e l’adrenalina si mischiarono con qualcos’altro. “Te la stai godendo” pensò. “Sei pazzo”. Perchè in maniera strana ed approssimativa era simile ad una corsa nella Matrice. Bastava logorarsi un po’, trovarsi coinvolti in qualche casino disperato ma stranamente arbitrario, e allora era possibile vedere Ninsei come un campo di dati, un po’ come la matrice un tempo gli aveva ricordato i legami proteici delle singole specializzazioni cellulari. Allora potevi buttarti e planare, alla deriva, ad alta velocità, completamente coinvolto ma del tutto separato, e tutt’intorno a te la danza degli affari, delle informazioni che interagivano, dati che diventavano carne nei labirinti del mercato clandestino._/Neuromante, Pag.19 

 

Leggi anche:

Il Neuromance(R) di William Gibson 

 

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Adele “Vera” Hall, nata a Livingston, Alabama, il 6 aprile 1902 e morta a Tuscaloosa, Alabama, nel gennaio del 1964; è considerata dagli appassionati di blues e spirituals una delle più belle e brillanti voci “non addestrate” della musica afro-americana. Il suo corpus di canti vocali, che ancora oggi continuano ad influenzare i musicisti di tutto il mondo, è stato registrato prevalentemente da etnomusicologi.

Interprete straordinaria e di grande umiltà, Vera Hall perse il marito, un minatore ucciso in uno scontro a fuoco nel 1923, pochi anni dopo il matrimonio, e la sua unica figlia, morta di epatite nel 1940; ha vissuto facendo la cuoca e la lavandaia, senza mai diventare una cantante professionista. I suoi blues e spirituals parlano di esperienze di vita e fanno luce sul contesto sociale del periodo successivo alla grande depressione.

Tutte le sue canzoni le sono state trasmesse oralmente senza registrazioni o spartiti, di conseguenza le variazioni di versi, tipiche nella tradizione blues e spiritual del field holler, un canto solitario (solitamente una worksong), sono da attribuire eventualmente a Vera Hall.

La gente si chiede spesso da dove viene il blues. Beh, quando ero ragazzo, la gente cantava nei campi più che da ogni altra parte. Quando andavano al campo iniziavano a cantare vecchie canzoni. Uno urlava al vecchio mulo “Forza muoviti!”, e mentre andava appresso al mulo iniziava ad arare e a cantare. Si cantava al mulo a chiunque altro, non faceva differenza. Le chiamavamo old corn songs, le vecchie canzoni del grano, canzoni con lunghi motivi. E suonavano bene, altro che. Potevi sentirle a mezzo miglio di distanza, per come cantavano forte. Specialmente appena prima del tramonto. Sicuramente avevano fatto molta strada. Così iniziarono a chiamarle got the blues. Ecco cos’è che chiamiamo blues. (…) Non si usavano strumenti. Solo la voce. (…) Cantavano della loro ragazza o di qualsiasi altra cosa, il mulo, qualsiasi cosa. Parlavano di tutto, perché l’importante era cantare. (Vincenzo Martorella, Il Blues, pag. 37)

La registrazione originale di Black Woman è in un tempo perfetto di 63 Bpm, e in una struttura formale del classico giro di blues in A.

Black Woman

Ahum. 
I’m gonna get an old  Black woman
Ahum
And sit all day.
Ahum
Well, I got something to tell you pretty mama
Ahum
Don’t you holler, please.
Ahum
Well, I’m gone up the country
Ahum
Don’t you want to go
Ahum
Well, I’m gone out to Texas
Ahum
To hear that water moan
Ahum
If he don’t want to suit me Black woman
Ahum
I’m gonna try my best down home
Ahum
So don’t your kitchen feel lonesome
Ahum
When your biscuit roller gone

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