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#Post_City_And_Shadows

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Non c’è nessun nemico là fuori. Sanno di essere loro il nemico. (Millennium People, Pag.100)

La borghesia elimina sempre più la dispersione dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione, e ha concentrato in poche mani la proprietà. Ne è stata conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, legate quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi e dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, sotto un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, entro una sola barriera doganale. (Carl Marx, Manifesto del Partito Comunista)

Se il genere umano scomparisse improvvisamente, un giorno, lasciando però intatte le città in cui abita, un’eventuale civiltà aliena che, in un futuro non troppo lontano, venisse ad esplorare il nostro pianeta, ormai inabitato, potrebbe comprendere la psicologia dei terrestri osservando l’urbanistica e l’architettura delle città.

La città, secondo il sociologo urbano Robert Park, “dei tentativi fatti dall’uomo per rimodellare il mondo in cui vive secondo i propri desideri, è il più duraturo e nel complesso anche il più riuscito” (citato in David Harvey, “Il Capitalismo contro il diritto alla città”, pag. 2). L’uomo, creando la città ha di fatto creato sé stesso.

Prodotto di un cambiamento della geografia attraverso la produzione ed il consumo; mondo creato da sé, di conseguenza, la città, è il mondo in cui l’uomo è condannato a vivere.

Lo spazio urbano è tuttavia un mondo segmentato: abitare, circolare, lavorare, giocare, sono aspetti del vissuto che, nella visione di Deleuze e Guattari, sono segmentati spazialmente e socialmente:

La casa è segmentata secondo la destinazione delle sue stanze, le strade in funzione dell’ordine della città, la fabbrica secondo la natura delle mansioni e delle operazioni. Siamo segmentati binariamente, secondo grandi opposizioni duali: le classi sociali, ma anche gli uomini e le donne, gli adulti e i bambini, etc. Siamo segmentati circolarmente in cerchi sempre più vasti, in dischi o corone sempre più larghi, alla maniera della “lettera” di Joyce: i miei affari, quelli del mio quartiere, della mia città, del mio paese, del mondo…Siamo segmentati linearmente, su una linea retta, su linee rette, dove ogni segmento rappresenta un episodio o un “processo”: non appena abbiamo finito un processo ne iniziamo un altro, eternamente proceduristi o procedurati, famiglia scuola, Esercito, lavoro e a scuola ci dicono: “Non sei più in famiglia”, e nell’Esercito ci dicono: “Non sei più a scuola”. A volte i diversi segmenti rinviano a individui o a gruppi differenti, altre volte è lo stesso individuo o lo stesso gruppo a passare da un segmento all’altro, ma queste figure di segmentarietà, la binaria, la circolare, la lineare, sono sempre prese l’una nell’altra, si trasformano a seconda del punto di vista. (Deleuze, Guattari, “Mille Piani”, pag. 265)

Indispensabile per comprendere come si è configurato questo spazio urbano è il ruolo che vi ha svolto l’industrializzazione, il processo che nell’ultimo secolo ha formato e riformato il processo urbano, creando e ricreando le forze sociali.

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commune

Conosciuto per il suo sguardo ironico, satirico, ed esploratore delle utopie radicali sviluppatesi negli Stati Uniti a partire dagli anni ’60; nato in California nel 1918, figlio di un militante del Socialist Labour Party, di cui divenne anch’egli un importante attivista a livello nazionale; tra gli scrittori di Science Fiction, Mack Reynolds (Dallas McCord “Mack” Reynolds), è tra coloro che hanno dato il contributo più significativo nell’indagine delle tendenze sociali nella letteratura fantascientifica, profetizzando l’avvento di fenomeni sociologici, economici e tecnologici, come l’adozione della credit card per i pagamenti, il sistema di controllo panottico e di accumulazione dei dati statitistici ed informazioni personali, ed il sistema di connessione digitale che collega tra loro i computer in “Le Comuni del 2000” , scritto nel 1974.

…lo spirito di Robert Owen sopravvive…

Romanzo del genere Fantascienza Sociologica (Social Science Fiction), Le Comuni del 2000 (titolo originale: Commune 2000 a.D., pubblicato in Italia da Urania nell’agosto del 1981) è ambientato negli Stati Uniti alla fine del secondo millennio, in una società completamente automatizzata, i cui processi produttivi richiedono l’impegno di solo il 10% della forza lavoro disponibile, mentre il restante 90% vive grazie al Fondo Assistenza Universale (FAU): un reddito di cittadinanza garantito a tutti i cittadini americani. L’automazione investe ogni aspetto della vita sociale e riguarda anche la raccolta dati sulle persone, effettuata dalla Banca Nazionale Dati (BND), un potente istituto nazionale di statistica che raccoglie informazioni in un gigantesco database informatico, a cui si può accedere con dei computer connessi in rete anche da casa. Attraverso i visori dei computer che usano la tecnologia touch screen è possibile accedere a dati, informazioni ma anche ad opere d’arte, musica e testi digitalizzati. Il sistema telematico di raccolta dati della BND seleziona anche il personale necessario per le attività lavorative e ha una funzione marcatamente securitaria:

In breve, ogni cittadino degli Stati Uniti venne schedato, anche se la sua carriera criminale si riduceva a un’infrazione del codice stradale. E quello era solo l’inizio. Vennero ben presto aggiunte le informazioni di carattere medico. Contemporaneamente, altre categorie si servivano delle Banche Dati: le università, le biblioteche, i giornali, insomma tutti i depositari delle conoscenze umane. E anche loro, molto presto, cominciarono a fornire informazioni. In breve si strutturò una gigantesca Banca Dati di libri, enciclopedie, archivi di giornali. Vi si poteva trovare di tutto, dalle opere di Einstein al ricettario di cucina. Il passo maggiore venne fatto quando si decise di includere anche la Biblioteca del Congresso e, pochi anni dopo, grazie ad un accordo con il governo di Sua Maestà, la biblioteca del British Museum. Alla fine, tutto quel materiale educativo venne fuso con le informazioni sui singoli individui già a disposizione del governo federale, e così nacque la BND. (…) Ogni rivista, ogni giornale, ogni opuscolo e libro pubblicato nel mondo intero, in qualsiasi lingua, venne tradotto dal computer ed archiviato, sia nell’originale che nella traduzione. Di pari passo con questi sviluppi procedevano quel nel campo delle attività bancarie e di credito; si andava formando una società senza denaro, senza assegni, basata su un sistema di crediti. Il computer ed il videotelefono portatile resero possibile un sistema nazionale di credito che eliminava il denaro nel vecchio senso della parola. (…) Bastava appoggiare il ricetrasmettitore tascabile sullo schermo di pagamento di ogni negozio, ristorante, mezzo di trasporto pubblico, perché la spesa venisse dedotta dai crediti accumulati. (Le Comuni del 2000, pag. 27)

In questa società è impossibile vivere senza il ricetrasmettitore che il governo fornisce a ogni cittadino. E’ il telefono portatile, è il documento d’identità, è il mezzo per mettersi in contatto con le Banche Dati, è la cabina di voto. Senza il ricetrasmettitore non si può comperare niente. Non si può ricevere il Fondo Assistenza Universale. Non si può noleggiare un’auto. Non si può fare niente. (Le Comuni del 2000, pag. 74)

La società immaginata da Reynolds ha raggiunto il benessere, al punto di consentirsi di non far lavorare la maggioranza della popolazione,  ha abbandonato da tempo ogni vincolo morale o sessuale, ed è una società trasparente, un sistema biopolitico che esclude la massa dell’Altro in esubero per costituire una élite uniformata e totalitaria, funzionale al sistema. Il meccanismo sociale coincide con un vuoto di senso in cui la BND funge da strumento di controllo e manipolazione sociale, esercitato in nome della libertà, inducendo le persone a ritenersi libere, sia se accettano la conformità elitaria del sistema produttivo, sia se invece deviano verso l’esclusione sociale.

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Yona Friedman

Nel mondo la crisi durerà a lungo e tutto ciò che potremo fare contro di lei, a destra come a sinistra, non cambierà niente.

L’impoverimento generale sarà considerevole nel mondo un tempo ricco e toccherà tutte le classi della società occidentale.

A livello edilizio, in particolare, la catastrofe sarà spaventosa.

La gente non potrà più trovare casa e si ritroverà poco a poco in alloggi sempre più abbandonati a sé stessi e di cattiva qualità.

Conclusione: poiché le baraccopoli invaderanno il nostro ambiente, invece di costruire degli immobili e delle città, bisogna immaginare alla svelta delle nuove baraccopoli, confortevoli, funzionali e simpatiche, per limitare i danni. (La Strega Mascherata, pag. 154)

La Strega Mascherata (titolo originale Le rat débile et les rats méchants), secondo romanzo noir, fantapolitico, post-situazionista, della fortunata serie iniziata con Ammazza un Bastardo (titolo originale: Tuez un Salaud), pubblicato nel 1987 in Francia da Gallimard dal duo Colonel Durruti (Emmanuel Jouanne, scrittore di fantascienza e traduttore in francese di Philip K. Dick e Yves Frémion, ecologista radicale poi diventato parlamentare europeo), distribuito in italia dalla Edizioni Spartaco di Santa Maria Capua Vetere, è dedicato non a caso a Yona Friedman, architetto ungaro-israelo-francese.

Il disordine non esiste, esiste solo un ordine complicato (Yona Friedman)

Architetto, designer e urbanista (e fumettista), sociologo e studioso di matematica e fisica, utopista, Yona Friedman, ancora residente in Israele, dove si era trasferito per sfuggire ai rastrellamenti nazisti, nel 1956 iniziò la sua critica alle forme dell’abitare, per un’architettura in grado di comprendere la mobilità sociale e per l’adattamento delle infrastrutture ai cambiamenti sociali, con un Manifesto per l’Architettura Mobile, portato al Congresso Internazionale di architettura moderna di Dubrovnik. Nel 1958 fondò il GEAM, Groupe d’Etudes de Architecture Mobile. A partire dagli anni ’70, Friedman si è dedicato alle problematiche degli slum, producendo anche un manuale di sopravvivenza per gli abitanti delle bidonville, per l’Unesco.

Nella struttura nomadica di La Strega Mascherata, la cui azione è principalmente ambientata in Italia tra Bologna, Napoli, Palermo, Roma, Venezia, la Svizzera e la Francia, con protagonista l’utopia anarco-situazionista del collettivo rivoluzionario “Soviet”, vengono riecheggiati alcuni dei temi della critica all’architettura funzionalista, cari a Friedman e alle teorie per la fondazione dell’Urbanismo Unitario del movimento Situazionista, in particolare l’utopia rivoluzionaria dell’umanità nomade della New Babylon dell’Homo Ludens di Constant.

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Ci sono forse venti frequentatori regolari sull’F:F:F, e un numero molto più consistente, e incalcolabile, di saltuari. In questo momento stanno chattando in tre, ma finché non entra non può sapere chi sono, e lei non si trova per niente a suo agio nella chat room. E’ strano anche con gli amici, come sedersi in un sotterraneo buio pesto. (L’Accademia dei Sogni, pag. 11)

(Bigend ndr) “…adesso non abbiamo la minima idea di chi o che cosa abiterà il nostro futuro. In quel senso non abbiamo futuro. Non nel senso in cui lo hanno avuto i nostri nonni, o pensavano di averlo. Futuri culturali, interamente immaginati, erano il lusso di un’altra epoca, un’epoca in cui l’oggi aveva una durata molto maggiore. Per noi, come sappiamo, le cose possono cambiare così in fretta, con tale violenza, tanto in profondità, che il futuro nel senso inteso dai nostri nonni non ha abbastanza “presente”. Non abbiamo futuro perché il nostro presente è troppo mutevole.(…) Noi abbiamo solo rischi di gestione. La ricomposizione degli scenari a partire dai singoli eventi. L’individuazione dei modelli.(…) La storia è il racconto più attendibile sul cosa e sul quando è accaduto ciò che ci precede (…) Chi ha fatto cosa a chi. Con cosa. Chi ha vinto. Chi ha perso. Chi si è trasformato. Chi si è estinto.”

“Il futuro è lì” si lascia sfuggire Cayce, “che si gira a guardarci. Cercando di rintracciare un filo nel racconto che saremmo diventati. E dal punto dove si trovano loro, il passato dietro di noi non somiglierà per niente al passato che immaginiamo di avere adesso (…) So solo che l’unica costante nella storia è il mutamento: il passato si trasforma. La nostra versione del passato riguarderà il futuro più o meno come il passato in cui credevano i vittoriani riguarda noi. Non sembrerà rilevante, punto e basta.” (L’Accademia dei Sogni, pag. 63)

Primo romanzo post 9/11 di William Gibson, L’Accademia dei Sogni (pubblicato nel 2003 con il titolo Pattern Recognition in lingua originale),  è ambientato nel 2002 nei passaggi di scala e velocità tra Londra, Tokyo e Mosca, città globali la cui urbanistica è segnata, nel racconto, dalla pubblicità dei loghi delle grandi corporate, e dagli ambienti spaziali attraversati dalla protagonista, raccontati in terza persona, al tempo dell’eterno presente del turbocapitalismo degli anni duemila.

Cayce Pollard, il filoconduttore o vettore di Pattern Recognition, è una freelance newyorkese trentaduenne, consulente di marketing, cacciatrice di tendenze culturali (coolhunter), molto apprezzata per la sua spiccata sensitività, intuitiva e patologica, ai limiti dell’allergicità alla moda, ai marchi ed ai loghi aziendali, che diventa vera e propria fobia verso alcune forme o gadget, come l’omino della Micheline, il celebre Bibendum.

Ingaggiata da una potente agenzia, la Blue Ant, con base a Londra e personale distribuito “post-geograficamente” in tutto il pianeta, per valutare il restyling di un logo aziendale, commissionato ad una grossa società di grafica pubblicitaria da uno dei più importanti marchi di scarpe sportive, Cayce, in un capitolo del romanzo il cui titolo eloquente è “Una Stronza”, entra inevitabilmente in conflitto con la personalità di Dorotea Benedetti, disapprovando il disegno per la cui consulenza è stata incaricata, la quale è costretta a commissionare un altro logo alla società di grafica pubblicitaria per cui lavora.

Sorta di cartina di tornasole umana ad alta definizione, Cayce per contratto non è tenuta a motivare la sua disapprovazione per un logo, essendo apprezzata per la sua capacità istintuale di individuare le radici dei trend culturali; un motivo che solo apparentemente è l’unico a farla entrare in conflitto con Dorotea, ben presto si scoprirà infatti che tra le due consulenti non c’è solo rivalità professionale. Nella casa dove alloggia Cayce, di proprietà del suo compagno Damien, qualcuno è entrato lasciando delle tracce che portano maldestramente a Dorotea.

Damien è un giovane documentarista inglese che si trova da mesi in Russia per girare un film sui lavori di scavo “archeologico” sul campo di battaglia di Stalingrado. Il contatto tra Cayce e Damien è di tipo epistolare, via email, e sporadico, con il tenore di una relazione di tipo post-adolescenziale.

La consulenza affidata a Cayce si risolve positivamente, con l’approvazione del nuovo logo, durante una riunione di lavoro in cui Dorotea fa capire a Cayce, con un piccolo incidente, di conoscere uno dei suoi segreti più intimi. Le ossessioni di Cayce la portano però a farsi coinvolgere in un nuovo incarico dal fondatore della Blue Ant, il miliardario Hubertus Bigend, un carismatico e potente uomo d’affari belga.

Anche se non avevi siglato un accordo, Bigend ti faceva sentire come se lo avessi fatto ma in qualche modo te ne fossi scordato. Nella sua volontà c’era qualcosa di amorfo, nebuloso. Si propagava attorno a lui, tenue, quasi invisibile; misteriosamente ti ritrovavi a cedere a iniziative diverse da quelle che ti appartenevano. (L’Accademia dei sogni, pag. 75)

Bigend vuole che Cayce trovi l’artefice, la fonte delle misteriose video-sequenze renderizzate, ognuna di pochi secondi di durata, diffuse nel web anonimamente, per le quali si è sviluppata una sub-cultura virale, una vera e propria ossessione per migliaia di persone sparse per il pianeta, disseminata in sotto-culti che utilizzano diversi forum, nei quali i frequentatori usano false identità e Genderbait*, per individuare e discutere l’esatta cronologia delle sequenze e per comprenderne il significato e l’origine, come quello su cui Cayce è una delle più attive protagoniste, il F:F:F (Fetish:Footage:Forum).

Per Bigend la ricerca della fonte delle sequenze è solo un affare commerciale, che vuole mettere a profitto per le sue strategie di marketing. Cayce accetta, benchè non creda alle intenzioni di Bigend, sperando di poter risolvere anche il mistero della scomparsa di suo padre, Win Pollard, un ex agente della CIA in pensione, scomparso a New York durante il crollo delle Twin Towers e dato per presunto morto.

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Twilight of the City - Charles Platt

“…una volta insediata, una città è, o pare, una sorta di grande meccanismo che…inesorabilmente seleziona come propria popolazione quegli individui più idonei a vivere in una particolare regione o in un particolare ambiente.” (Robert Park, Human Communities: The City and Human Ecology,1952)

A partire dall’inizio degli anni ’70, poco dopo la decisione della presidenza di Richard Nixon di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, mettendo fine agli accordi di Bretton Woods del 1944 ed inaugurando il sistema degli scambi flessibili tra le diverse valute nazionali, il modello di urbanizzazione che aveva caratterizzato lo sviluppo americano dopo il secondo dopoguerra iniziò a declinare spaventosamente anche per l’effetto combinato del pesante indebitamento della spesa pubblica, causata sia dalla guerra del Vietnam, sia dalle politiche di defiscalizzazione e di sostegno all’acquisto della casa da parte del governo USA.

Ad aggravare la crisi inflattiva che investì rapidamente tutto il mondo occidentale, a partire dal 1973 intervenne poi la crisi energetica causata dalla decisione dell’OPEC di interrompere le forniture di petrolio, dopo la guerra dello Yom Kippur 5734 (6 ottobre 1973),  tra Israele, ed Egitto e Siria.

I mutamenti dei paradigmi produttivi, che avevano già provocato la perdita di parte del settore manifatturiero, non compensati dalla crescita del settore finanziario ed assicurativo, e l’esplosione della bolla immobiliare, contribuirono all’indebitamento di città come Chicago e San Francisco, portando al fallimento di Cleveland, ed alla crisi di New York, già inghiottita nello sprawl di oltre 40 milioni di abitanti che la conurbava fino a Washington. La grande mela, in particolare, tra il 1974 ed il 1975, esposta per oltre 1,2 miliardi di dollari dell’epoca, con le banche che rifiutavano i crediti, con la crisi del sistema di raccolta dei rifiuti, il black out del 13 luglio 1977, e le cronache quotidiane di episodi di violenza urbana, diventò l’emblema della crisi del modello delle grandi metropoli, per eccellenza. Le conseguenze per ristrutturare i debiti e l’organizzazione economica ed immobiliare delle città non furono indolori e costrinsero a pesanti tagli all’assistenza sociale, al sistema scolastico, ai servizi sanitari, persino alle forze di polizia locali.

La crisi delle città colpì anche l’Europa, in particolare i paesi più dipendenti dall’estero dalle risorse energetiche. Nel lessico politico e mediatico italiano cominciò a fare la sua apparizione la parola austerità, furono introdotte le “domeniche senza auto” e incominciò ad incrinarsi il mito di un modello di sviluppo inarrestabile, concepito per gli stili di vita delle metropoli dei baby boomers. Un modello di crescita basato sull’uso del petrolio, sulla produzione delle automobili, sulla figura dell’operaio massa, sul mantenimento statale di un ceto medio impiegatizio, sull’acquisto della prima casa, dei beni durevoli, sulla disattenzione per i rischi ambientali, sull’uso disinvolto degli elettrodomestici e su una dieta alimentare basata sull’intensificazione degli allevamenti animali e delle produzioni cereagricole.

Negli Stati Uniti, allo shock culturale conseguente la necessità di mutare repentinamente lo stile di vita della classe media, si aggiunse anche lo scandalo del Watergate che, insieme al fallimento della guerra in Vietnam, contribuì ad incrinare definitivamente l’atmosfera psicologica di un paese le cui giovani generazioni iniziavano a dubitare seriamente delle competenze e delle capacità della propria classe politica.

Proprio in quegli anni incominciò a diffondersi, attraverso i mezzi d’informazione, nel cinema e nella letteratura popolare, un nuovo clima culturale reazionario, sotteso ad una visione autoritaria, come risposta alla crisi, basato su una concezione apocalittica del futuro e su uno scetticismo nella ragione, nel progetto umanistico e nell’uomo. A proporre una visione positiva della crisi le controculture dei movimenti urbani  ed ecologisti, che proponevano di rivedere il sistema dei valori sociali, improntati sull’individualismo, sottoponendo a critica i modelli di consumo dominanti, mettendo in atto percorsi di liberazione del desiderio dai dispositivi di controllo sull’immaginario, contestando la visione della centralità dell’uomo in rapporto con la natura.

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Tra le prime opere ad anticipare i temi che andranno a costituire il paesaggio della letteratura Cyberpunk, City Come A-Walkin’, pubblicato nel luglio del 1980 da John Shirley (in Italia uscirà nel n. 902 di Urania, nell’ottobre del 1981, con il nome “Il rock della città vivente”), scritto durante il periodo in cui l’autore era front-man di un gruppo punk di Portland,  è da considerarsi uno dei principali prototipi del genere,  un debito letterario riconosciuto da William Gibson stesso nella prefazione ad una nuova edizione del romanzo, pubblicata negli USA nel 1996, nella quale attribuisce a John Shirley il titolo di “Patient Zero del Cyberpunk”, ed a City Come A-Walkin’ il carattere di un romanzo precursore nel quale è possibile osservare alcuni elementi tipici del non ancora nato movimento letterario, del quale ha inoculato per primo il virus.

Il debito dell’autore di Neuromante nei confronti di John Shirley non è solo letterario, l’incontro con lo scrittore in una convention di Science Fiction a Vancouver e la pubblicazione di City Come A-Walkin’, in versione paperback originale, edito dalla Dell Publishing di George T. Delacorte, incoraggiò Gibson a proseguire nella scrittura e contribuì anche a gettare le basi per la costituzione dello spazio narrativo-editoriale per un nuovo tipo di racconto SF.

La città si alza e cammina reclama ciò che è suo, gli indù e le loro incarnazioni, Catz e le sue chitarre Zeus un cigno per Leda… A volte il mondo prende la forma degli dei a volte gli dei prendono la forma d’uomini a volte gli dei camminano sulla Terra come mortali… E stanotte la città si è alzata, ha camminato, e noi siamo tutti obsoleti…(Pag. 11)

Terzo lavoro dell’autore, dopo Transmaniacon e Dracula in Love, salutato da Robert Silverberg come “la voce senz’altro più promettente della fantascienza USA per gli anni ’80”,  City Come A-Walkin’ è ambientato in un futuro vicino e possibile, bizzarro, in cui la tecnologia costituisce una logica evoluzione di quella conosciuta nel tempo presente. Il racconto, influenzato dalle controculture punk della Bay Area di San Francisco, si muove in un ambiente urbano violento, caratterizzato dalla minacciosa presenza della Mafia e da sistemi tecnocratici di sorveglianza panottica, tra organizzazioni private di vigilanti fascisti e dal consumo di droghe,  diventerà parte dell’intelaiatura dei temi sui quali Gibson stava cercando di sviluppare la sua ricerca narrativa proprio in quegli anni.

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Cevahir Mall- Istanbul

“…un flusso è sempre di credenza e di desiderio. Le credenze ed i desideri sono il fondamento di ogni società perché sono flussi, a questo titolo quantificabili, vere e proprie quantità sociali, mentre le sensazioni sono qualitative e le rappresentazioni semplici risultanti…” (G. Deleuze – F.Guattari “Mille piani”, pag. 275)

“Io desidero, io credo, dunque io possiedo” (Gabriel Tarde, Monadologia e Sociologia, pag. 98)

“Queste New Towns sono completamente dipendenti dal sistema di autostrade che circonda Londra e fornisce una via di fuga costante, creando un diffuso senso di irresponsabilità. Per come sono concepite queste aree residenziali non ci può essere alcun sentimento di radicamento e quindi di fedeltà da parte di chi le abita. L’unica fedeltà è verso il posto in cui si va a fare shopping, ipermercati enormi come ne avete anche voi in Italia, per lo più in periferia. Si guida una decina di miglia, si mette la macchina in un grande parcheggio, si entra in un centro commerciale, si prende il carrello, lo si riempie per bene, e poi si ritorna in macchina verso casa, senza alcun legame sociale con il luogo in cui si vive. Tutto questo non può essere alla base di una società sana. Per il momento  può essere accettabile, ma cosa succederà se le cose dovessero mutare e prendessero un’altra direzione? Questo è ciò che mi preoccupa. Perchè sono luoghi, dal punto di vista sociale, senza difese.” (J.G.Ballard intervistato da Valentina Agostinis in “Londra Chiama”, 2009, pag. 51)

Vero e proprio testamento dell’intera opera letteraria di J.G.Ballard, Regno a Venire (“Kingdom Come”), pubblicato nel 2006, è uno sguardo apocalittico sulla “vera Inghilterra”, quella che si è sviluppata negli “Housing Estate” delle New Town sorte in seguito al thatcherismo lungo l’autostrada M4 che si allontana da Londra, oppure intorno all’immenso anello orbitale della M25 (lungo 188 km) che circonda la capitale britannica.

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