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Stanislaw Lem

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È piacevole, quando nel grande mare i venti sconvolgono le acque tranquille,
guardare dalla terra la grande fatica di altri;
non perché il tormento di qualcuno sia un godimento gradevole,
ma perché è piacevole vedere da quali mali tu stesso sia immune.
Piacevole è anche contemplare grandi scontri di guerra
che si svolgono nella pianura senza che tu partecipi al pericolo.
Ma nulla è più piacevole che star saldo sui templi sereni,
ben fortificati dalla dottrina dei sapienti,
donde tu possa volgere lo sguardo laggiù, verso gli altri,
e vederli vagare qua e là e sperduti cercare una via della vita,
gareggiare d’ingegno, rivaleggiare di nobiltà,
affannandosi notte e giorno con fatica tremenda,
per assurgere a somma ricchezza e impadronirsi del potere.
(Lucrezio, De Rerum Natura, Libro II, Proemio)

Ma tu pensi che sia…l’oceano? Pensi che sia lui? Ma perché? Lasciamo pure perdere il come; ma perché, in nome del cielo? Credi davvero che voglia giocare con noi? O forse punirci? Ma qui si sconfina nella più bieca demonologia primitiva: un pianeta dominato da un enorme diavolo che soddisfa il suo satanico umorismo… (Solaris, pag. 109-110)

Scritto tra il 1959 ed il 1960, Solaris, di Stanislaw Lem, romanzo di SF filosofica, classico della letteratura del ‘900, solo con l’edizione del 2013 della casa editrice Sellerio, curata da Francesco Cataluccio, nella traduzione di Vera Verdiani, ha avuto in Italia la prima versione integrale dal polacco, rendendo finalmente giustizia alle precedenti edizioni, a loro volta tradotte dall’inglese, in alcuni casi vistosamente tagliate di alcune delle più importanti parti narrative  (nel 1971 la prima traduzione di J.Kilmartin e S.Cox, tradotta dall’edizione francese di Jean Michel Jasienski).

Per me Solaris, in sostanza, è lo scisma tragico fra l’atto conoscitivo, concepito come curiosità interminabile e inappagabile che condiziona il comportamento e l’attività, ed i soggetti inconsci, cioè i personaggi stessi, gli esseri mentalmente minuscoli e non adulti che compiono il vano sforzo di superare i propri limiti antropomorfici. Per dirla in breve, si tratta di un dramma gnoseologico, nel cui centro focale sta la tragicità dell’imperfezione dell’apparato umano conoscitivo. (Stanislaw Lem su Solaris)

L’incontro con l’ignoto, il mistero della scoperta, dello sconosciuto, tema che attraversa la letteratura d’avventura e gran parte della SF, è rappresentato in Solaris da un mondo a sé, nella forma fluida e gelatinosa dell’oceano, principio originario, antroposcosmico, insieme femminile e maschile:

Il simbolo, per sua intima struttura, ha molteplici sensi (spesso addirittura contraddittori fra loro) che noi moderni intendiamo separati e interpretiamo separatamente, ma che gli antichi percepivano nel loro complesso organico. Il fluido in movimento, il mare, le acque hanno via via il senso di fonte di vita e di generazione (nascita), come si è visto, ma anche di passaggio e di transizione (dall’informale al formale, dall’indefinito al definito: “attraversare le acque” significa nascere, venire al mondo; “tornare al mare” significa morire, regredire nell’indistinto; una nascita imminente è annunciata da un segno fisico inequivocabile che nel linguaggio popolare si definisce “rompersi delle acque”; una “barriera liquida” – fiume, sorgente, lago, mare – divide spesso nei racconti magici tradizionali questo mondo dall’Altro, quello fatato, e per giungerci – e rinascere ad una nuova vita – occorre superarla), di morte e scomparsa temporanea che prelude ad una rigenerazione, ad una “nuova era” e ad “uomini nuovi” (è quanto avviene a molti eroi del mito che s’immergono in elementi liquidi a questo scopo – Achille, Sigfrido ecc. – così come nel cristianesimo soltanto con la rigenerazione delle acque in modo fisico o simbolico, con il battesimo, si può essere purificati dal peccato originale e avere la possibilità di accedere al regno dei cieli; dopo il Diluvio universale che sommerge il mondo, Manu nella cosmologia indù, Noé in quella biblica e Deucalione in quella greca, si salvano dalle acque e possono così dare un nuovo inizio alla vita sulla Terra). (Gianfranco De Turris, Solaris o dell’irrazionale)

Come nella battaglia cosmica tra Achab e Moby Dick, in cui la lotta dell’ossessione per il “bene”, nel mare, è l’immagine rovesciata del dissesto originario, della perdita del punto equinoziale, della contaminazione originaria del cosmo, da cui derivano gran parte delle mitologie bibliche e pre-bibliche della caduta degli “angeli”, o degli esseri primigeni descritti da Aristofane nel Simposio di Platone, a loro volta originati dagli astri (i maschi, il Sole; le femmine, la Terra; il neutro, la Luna); in Solaris, è l’oceano primordiale, il mare senziente ed in perpetuo movimento, l’elemento acquatico e generativo, l’oggetto della rivelazione cognitiva dell’Altro. Al cospetto dell’oceano, classificato come Metamorpha, l’uomo di Lem è fuori dal suo mondo, fuori di sesto, e l’Altro è un oggetto confuso con il mondo circostante, fino a divenire oggetto uguale all’io, ma da esso diverso, un Altro interiore, che viene interrogato e percepito con il linguaggio che solo gli umani possono comprendere, attraverso l’esperienza del proprio mondo. L’oceano è pertanto un alieno la cui esistenza è incomprensibile, una “cosa” designata come un oceano, una macchina protoplasmica, una massa gelatinosa, un immenso organismo unicellulare, benché non sia nessuno di questi in realtà.

Una vera e propria “precessione dei simulacri” in Solaris determina la cartografia del doppio, generando una situazione iperreale, nella quale l’equipaggio della stazione orbitale viene disorientato dalla presenza di “visitatori”, “ospiti”, copie perfette che, pur avendo fattezze umane, si manifestano come prodotti della mente, non-reali e non-umani, manufatti extraterrestri che hanno una presenza nel tempo e nello spazio, prodotti dalla proiezione materializzata della psiche dei personaggi circa una determinata persona appartenente alla memoria individuale di ognuno.

Il protagonista, Chris Kelvin, è uno psicologo inviato dalla navicella spaziale Prometeo su Solaris, per capire cosa sta succedendo all’equipaggio della stazione orbitante, composto dagli scienziati Snaut, Sartorius, e Gibarian. I tre hanno appena condotto un esperimento sulla massa plasmatica di Solaris, bombardando alcuni punti con i raggi X, all’insaputa della comunità scientifica e nonostante questo tipo di esperimenti sia vietato da una convenzione dell’ONU, a causa dei suoi effetti nocivi. Poco dopo il suo arrivo, Kelvin scopre così che il dott. Gibrarian si è da poco suicidato e che l’esperimento sembrerebbe aver prodotto delle conseguenze psicologiche sulla stazione orbitante.

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“Io m’ero illuso” riprese Pangloss, “di poter ragionare un pochino con voi delle cause e degli effetti, del migliore dei mondi possibili, dell’origine del male, della natura dell’anima e dell’armonia prestabilita.” (Voltaire, Candido)

 “The art of putting hypothetical premises into the very complicated stream of sociopsychological occurences” (S. Lem, On the structural analysis of Science Fiction)

Medico, Futurologo, studioso di Fisica, di Filosofia, di Logica Matematica, di Informatica, scrittore e saggista, Stanislaw Lem è stato uno dei pochi scrittori di SF ad avere una solida conoscenza degli argomenti scientifici di cui trattava nei suoi romanzi e saggi.

Fedele al principio per cui uno dei compiti principali di uno scienziato non sia tanto quello di definire le dimensioni del sapere acquisito quanto invece le dimensioni dell’ignoranza (l’invisibile Atlante del sapere), l’interesse nello sviluppo dei mondi letterari di Lem si è orientato prevalentemente sul tema del “primo contatto” con gli alieni e della sfida relativa all’entrata in comunicazione con le civiltà extraterrestri.

Una delle costanti dei romanzi di Lem sta proprio nel rapporto comunicativo tra uomo ed alieno, che non può essere compreso finché rimane alieno, cioè finché non viene “compreso” nella dimensione culturale e delle proiezioni di immagini di senso della comunicazione umana.

L’attenzione per il rigore scientifico nei suoi testi, e la forte critica agli altri autori di SF non dotati di adeguata preparazione scientifica, provocò una ingiusta radiazione di Lem dalla SFWA (Science Fiction Writers of America), con motivazioni pretestuose. Fu accusato anche di essere uno scrittore al soldo del regime socialista polacco. In seguito la SFWA offrì più volte le scuse e l’iscrizione in qualità di membro onorario a Lem, che ha però sempre declinato l’invito.

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