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William Gibson/Bruce Sterling

 

#_Provò una fitta d’esultanza, gli ottagoni e l’adrenalina si mischiarono con qualcos’altro. “Te la stai godendo” pensò. “Sei pazzo”. Perchè in maniera strana ed approssimativa era simile ad una corsa nella Matrice. Bastava logorarsi un po’, trovarsi coinvolti in qualche casino disperato ma stranamente arbitrario, e allora era possibile vedere Ninsei come un campo di dati, un po’ come la matrice un tempo gli aveva ricordato i legami proteici delle singole specializzazioni cellulari. Allora potevi buttarti e planare, alla deriva, ad alta velocità, completamente coinvolto ma del tutto separato, e tutt’intorno a te la danza degli affari, delle informazioni che interagivano, dati che diventavano carne nei labirinti del mercato clandestino._/Neuromante, Pag.19 

 

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Il Neuromance(R) di William Gibson 

 

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Ci sono forse venti frequentatori regolari sull’F:F:F, e un numero molto più consistente, e incalcolabile, di saltuari. In questo momento stanno chattando in tre, ma finché non entra non può sapere chi sono, e lei non si trova per niente a suo agio nella chat room. E’ strano anche con gli amici, come sedersi in un sotterraneo buio pesto. (L’Accademia dei Sogni, pag. 11)

(Bigend ndr) “…adesso non abbiamo la minima idea di chi o che cosa abiterà il nostro futuro. In quel senso non abbiamo futuro. Non nel senso in cui lo hanno avuto i nostri nonni, o pensavano di averlo. Futuri culturali, interamente immaginati, erano il lusso di un’altra epoca, un’epoca in cui l’oggi aveva una durata molto maggiore. Per noi, come sappiamo, le cose possono cambiare così in fretta, con tale violenza, tanto in profondità, che il futuro nel senso inteso dai nostri nonni non ha abbastanza “presente”. Non abbiamo futuro perché il nostro presente è troppo mutevole.(…) Noi abbiamo solo rischi di gestione. La ricomposizione degli scenari a partire dai singoli eventi. L’individuazione dei modelli.(…) La storia è il racconto più attendibile sul cosa e sul quando è accaduto ciò che ci precede (…) Chi ha fatto cosa a chi. Con cosa. Chi ha vinto. Chi ha perso. Chi si è trasformato. Chi si è estinto.”

“Il futuro è lì” si lascia sfuggire Cayce, “che si gira a guardarci. Cercando di rintracciare un filo nel racconto che saremmo diventati. E dal punto dove si trovano loro, il passato dietro di noi non somiglierà per niente al passato che immaginiamo di avere adesso (…) So solo che l’unica costante nella storia è il mutamento: il passato si trasforma. La nostra versione del passato riguarderà il futuro più o meno come il passato in cui credevano i vittoriani riguarda noi. Non sembrerà rilevante, punto e basta.” (L’Accademia dei Sogni, pag. 63)

Primo romanzo post 9/11 di William Gibson, L’Accademia dei Sogni (pubblicato nel 2003 con il titolo Pattern Recognition in lingua originale),  è ambientato nel 2002 nei passaggi di scala e velocità tra Londra, Tokyo e Mosca, città globali la cui urbanistica è segnata, nel racconto, dalla pubblicità dei loghi delle grandi corporate, e dagli ambienti spaziali attraversati dalla protagonista, raccontati in terza persona, al tempo dell’eterno presente del turbocapitalismo degli anni duemila.

Cayce Pollard, il filoconduttore o vettore di Pattern Recognition, è una freelance newyorkese trentaduenne, consulente di marketing, cacciatrice di tendenze culturali (coolhunter), molto apprezzata per la sua spiccata sensitività, intuitiva e patologica, ai limiti dell’allergicità alla moda, ai marchi ed ai loghi aziendali, che diventa vera e propria fobia verso alcune forme o gadget, come l’omino della Micheline, il celebre Bibendum.

Ingaggiata da una potente agenzia, la Blue Ant, con base a Londra e personale distribuito “post-geograficamente” in tutto il pianeta, per valutare il restyling di un logo aziendale, commissionato ad una grossa società di grafica pubblicitaria da uno dei più importanti marchi di scarpe sportive, Cayce, in un capitolo del romanzo il cui titolo eloquente è “Una Stronza”, entra inevitabilmente in conflitto con la personalità di Dorotea Benedetti, disapprovando il disegno per la cui consulenza è stata incaricata, la quale è costretta a commissionare un altro logo alla società di grafica pubblicitaria per cui lavora.

Sorta di cartina di tornasole umana ad alta definizione, Cayce per contratto non è tenuta a motivare la sua disapprovazione per un logo, essendo apprezzata per la sua capacità istintuale di individuare le radici dei trend culturali; un motivo che solo apparentemente è l’unico a farla entrare in conflitto con Dorotea, ben presto si scoprirà infatti che tra le due consulenti non c’è solo rivalità professionale. Nella casa dove alloggia Cayce, di proprietà del suo compagno Damien, qualcuno è entrato lasciando delle tracce che portano maldestramente a Dorotea.

Damien è un giovane documentarista inglese che si trova da mesi in Russia per girare un film sui lavori di scavo “archeologico” sul campo di battaglia di Stalingrado. Il contatto tra Cayce e Damien è di tipo epistolare, via email, e sporadico, con il tenore di una relazione di tipo post-adolescenziale.

La consulenza affidata a Cayce si risolve positivamente, con l’approvazione del nuovo logo, durante una riunione di lavoro in cui Dorotea fa capire a Cayce, con un piccolo incidente, di conoscere uno dei suoi segreti più intimi. Le ossessioni di Cayce la portano però a farsi coinvolgere in un nuovo incarico dal fondatore della Blue Ant, il miliardario Hubertus Bigend, un carismatico e potente uomo d’affari belga.

Anche se non avevi siglato un accordo, Bigend ti faceva sentire come se lo avessi fatto ma in qualche modo te ne fossi scordato. Nella sua volontà c’era qualcosa di amorfo, nebuloso. Si propagava attorno a lui, tenue, quasi invisibile; misteriosamente ti ritrovavi a cedere a iniziative diverse da quelle che ti appartenevano. (L’Accademia dei sogni, pag. 75)

Bigend vuole che Cayce trovi l’artefice, la fonte delle misteriose video-sequenze renderizzate, ognuna di pochi secondi di durata, diffuse nel web anonimamente, per le quali si è sviluppata una sub-cultura virale, una vera e propria ossessione per migliaia di persone sparse per il pianeta, disseminata in sotto-culti che utilizzano diversi forum, nei quali i frequentatori usano false identità e Genderbait*, per individuare e discutere l’esatta cronologia delle sequenze e per comprenderne il significato e l’origine, come quello su cui Cayce è una delle più attive protagoniste, il F:F:F (Fetish:Footage:Forum).

Per Bigend la ricerca della fonte delle sequenze è solo un affare commerciale, che vuole mettere a profitto per le sue strategie di marketing. Cayce accetta, benchè non creda alle intenzioni di Bigend, sperando di poter risolvere anche il mistero della scomparsa di suo padre, Win Pollard, un ex agente della CIA in pensione, scomparso a New York durante il crollo delle Twin Towers e dato per presunto morto.

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videodrome

Ma  la  triste  verità è che la fantascienza negli ultimi tempi non ha divertito molto.  Tutte le  forme  di  cultura  popolare  attraversano momenti di depressione. Se la fantascienza dei tardi anni Settanta era confusa, ripiegata su se stessa, stantia, non c’è da stupirsene. William  Gibson  è  uno  dei  nostri  migliori messaggeri di un futuro migliore.  (Bruce Sterling, prefazione a “La notte che bruciammo Chrome, Urania, 1993)

Dopo il racconto  “Frammenti di una rosa olografica”,  del  1977,  “Il continuum di Gernsback”,  “Johnny   Mnemonic” e “New   Rose   Hotel” ; “La notte che bruciammo Chrome” (Titolo originale “Burning Chrome”), pubblicato nel luglio del  1982 su Omni, la rivista di Fantasy, Parapsicologia e Science Fiction fondata da Kathy Keeton e Bob Guccione (editore di Penthouse), è il primo racconto in cui William Gibson struttura e definisce i concetti di Cyberspazio e Matrice, intorno a cui svilupperà la futura “Trilogia dello Sprawl”.

A Burning Chrome si deve anche l’incontro tra Gibson e Bruce Sterling, che nella convention di Science Fiction di Denver, Colorado, nell’autunno del 1981, fece parte dell’’audience di sole quattro persone che assistettero alla lettura del racconto.

Se i  poeti  sono  i  legislatori  non  riconosciuti  del  mondo,  gli  scrittori  di  fantascienza  sono  i suoi buffoni di corte.  Noi siamo Pazzi Saggi che fanno capriole,  pronunciano profezie e si grattano in  pubblico.  Possiamo  scherzare  delle  Grandi  Idee  perché  le nostre sgargianti origini nelle riviste popolari ci fanno apparire innocui.  Come scrittori di fantascienza  abbiamo  ogni  ragione  di  godercela: abbiamo  influenza  senza  responsabilità.  Pochissimi  si  sentono in  obbligo di prenderci sul serio,  e tuttavia le nostre  idee  penetrano nella cultura, si diffondono in maniera invisibile come una radiazione di fondo. (…) La  pubblicazione (…) sulla   rivista   “Omni”   mostrò  un  livello  di concentrazione e  immaginazione  che  diede  uno  scossone  all’intero genere fantascientifico.  Queste storie densissime e barocche meritano di essere lette più volte,  per la loro cupa e  implacabile  passione, per i dettagli intensamente precisi. Il  trionfo  di  questi  pezzi  sta  nella loro capacità di evocare un futuro credibile.  Un compito difficilissimo,  che molti scrittori  di fantascienza  hanno evitato di affrontare per anni.  Questo fallimento intellettuale spiega lo spaventoso proliferare  di  storie  sul  dopo-olocausto,  di  fantasie  di  spada-e-magia,  e di quelle onnipresenti “space opera” in cui imperi galattici  crollano  molto  opportunamente nella  barbarie.  Tutti  questi  sotto-generi  sono  il  prodotto  del desiderio  impellente  da  parte  degli  scrittori  di  non  occuparsi realisticamente del futuro. (Bruce Sterling, prefazione a “La notte che bruciammo Chrome, Urania, 1993)

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Tim Samaras

E’ il mese di maggio 2031 e l’ecosistema del pianeta è stato irrimediabilmente alterato da decenni di effetto serra, di abbassamento del livello di CO2 e dal surriscaldamento degli oceani. Al confine tra Messico e Stati Uniti, in un’area tra il Texas e l’Oklahoma, chiamata la Tornado Alley, un gruppo di inseguitori di tempeste è alla caccia di un fenomeno disastroso mai verificatosi prima, un ciclone classificato forza F-6 che starebbe per verificarsi in base alle simulazioni matematiche sviluppate da loro. Capo carismatico dell’impresa è Jerry Mulcaney, intorno alla cui figura ruota tutta la vita del “Progetto Tempesta” e dei suoi membri, uno strano mix tra tecno-fanatici meteorologi, ex sabotatori, hacker dei fenomeni climatici ed ereditieri che inseguono i fronti temporaleschi con una carovana di mezzi e tende yurta, in completa autonomia ed indipendenza dal progetto SESAME, un dipartimento governativo di monitoraggio ambientale.

La formazione dei tornado, di cui si conosce la potenza sprigionata al grado massimo F-5, origina in ambienti fortemente instabili e caotici, caratterizzati da venti variabili in base all’altezza di masse di aria calda e umida, sovrastate da correnti fredde e secche ad una altezza di circa 1500 metri. L’aria calda a bassa quota, costretta a risalire, si raffredda ed innesca la condensazione in vapore acqueo formando dei cumulonembi. Le parti d’aria condensate si espandono e si riscaldano ulteriormente fino ad una temperatura maggiore quella dell’ambiente, risalendo a velocità elevatissime (anche 250 km orari) disponendosi nella classica forma di torre. L’aria che si raffredda quindi ridiscende avvolgendosi a vortice ai lati della torre, dando così luogo al tornado (o tromba d’aria), che si generano dal contrasto tra le correnti ascensionali e quelle discendenti dei temporali. In Atmosfera Letale, l’F-6, secondo i calcoli di Jerry Mulcaney, può originarsi con le “correnti a getto” (jet stream), le correnti polari che sovrastano l’atmosfera ad alta quota, ad 11 km di superficie, a velocità fino a 400 kmh ed a temperature fino a 55° sotto lo zero. L’ipotesi terrificante è che, a causa dell’alta instabilità dovuta al surriscaldamento globale, qualora dovesse verificarsi che la massa d’aria ascendente possa raggiungere le correnti polari, si genererebbero dei flussi d’aria discensionali di potenza dirompente, causando un evento catastrofico mai verificatosi in precedenza.

I turbini non erano esseri viventi. I turbini non possedevano volontà né desideri, non provavano gioia né dolore. Per dire tutta la verità, i tornado erano solo grossi temporali. Semplici vortici atmosferici, organizzazione naturale di aria che si spostava rapidamente, e obbedivano ciecamente alle leggi della fisica. Alcune di quelle leggi erano strane e complesse e non lineari, così il loro comportamento a volte era mutevole, ma i tornado non erano magici, né mistici, obbedivano alle leggi della natura, e Jerry comprendeva quelle leggi. Lui aveva pazientemente dimostrato il loro funzionamento, durante ore e ore di simulazione al computer.”

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#_Per evocare un demone devi imparare il suo nome. Un tempo gli uomini l’hanno sognato, ma adesso è vero in modo diverso. Tu lo sai bene, Case. E’ il tuo mestiere quello di apprendere i nomi dei programmi, i lunghi nomi formali, i nomi che i proprietari cercano di nascondere. I nomi veri…

– Un codice di Turing non è il tuo nome.

-Neuromante – disse il ragazzo, socchiudendo i lunghi occhi grigi per proteggerli dal sole che stava sorgendo. – Il sentiero che porta alla terra dei morti. Dove ti trovi tu (…) Neuro, dai nervi, i sentieri d’argento. Neu…romante. Negromante. Io evoco i morti. (…) Io sono i morti, e la loro terra._/Neuromante, Pag. 243

#_What is used in a machine, is in fact an element in the machine_/Norbert Wiener

Plot essenziale

Primo romanzo di William Gibson, pubblicato per la prima volta dalla Ace Book di New York nel 1984, la distopia di Neuromante (Neuromancer, nel titolo originale), diventata in pochi anni la voce di una nascente generazione influenzata dall’uso dei primi computer domestici, dalle droghe e dalle subculture urbane punk e post-punk, è il libro radice che diede inizio al Cyberpunk, un genere di Science Fiction negli anni a seguire eletto a pieno titolo nell’accademia del romanzo postmoderno.

Nella complessa trama di Neuromante (per linee essenziali), il protagonista, Henry Dorsett Case, è un hacker illegale, tossicodipendente, tra i più apprezzati dello Sprawl, l’immenso ambiente urbanizzato che si estende lungo tutta la costa orientale degli Stati Uniti. Sorpreso a rubare informazioni della società per cui lavorava e privato della possibilità di accedere alla Matrice (Matrix nel testo originale), il  “paradiso del Cyberspazio”, a causa di una micotossina creata dai sovietici ed immessa nel suo sistema nervoso, Case, che vive il rapporto con il suo corpo come un’entità aliena, una prigione di carne, in cui il soggetto è “prigioniero del cranio” (Neuromante, Pag.33), si trova da un anno nella città giapponese di Chiba City, famosa per la medicina abusiva delle sue Dark Clinics, cliniche clandestine specializzate in innesti, giunzioni neurali e microbionica, alla ricerca disperata di una cura a buon mercato per eliminare il “virus”.

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“My art, science fiction writing, is pretty new as literary arts go, but it labors under the curse of three thousand years of literacy. In some weird sense I’m in direct competition with Homer and Euripides” (Bruce Sterling)

“Signori e signore , ecco a voi l’Artificial Kid. Questa registrazione è stata resa possibile da Richter Money Manies e dall’Artificial Kid. Copyright Anno della Società di Reverie 499 di Artificial Kid per la Dissenso Cognitivo S.p.A., Reverie”

Secondo romanzo di Bruce Sterling, scritto nel 1980, ben prima quindi della pubblicazione dell’antologia Cyberpunk “Mirrorshades”, “The Artificial Kid” è ambientato su un pianeta immunizzato e colonizzato dagli umani da appena cinque secoli, Reverie, la cui fondazione è dovuta al leggendario pioniere Moses Moses, che intendeva creare un mondo senza disuguaglianze sociali dove nessuno avrebbe dovuto lavorare. Moses Moses si fece poi ibernare in una cripta crionica programmata per scongelarlo cinquecento anni dopo, diventando una sorta di totem per gli abitanti del pianeta.

Il tentativo di costruzione di un mondo senza caste si rivela però un esperimento malriuscito, Reverie si ritiene infatti sia governato da una plutocrazia invisibile conosciuta come la Cabala, nello sviluppo del romanzo si scoprirà inoltre che nel pianeta agisce una oscura materia chiamata “La Massa”.

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