When the child was a child, it was the time of these questions.
Why am I me, and why not you?
Why am I here, and why not there?
When did time begin, and where does space end?
Isn’t life under the sun just a dream?
Isn’t what I see, hear, and smell just the mirage of a world before the world?
Does evil actually exist, and are there people who are really evil?
How can it be that I, who am I, wasn’t before I was, and that sometime I, the one I am, no longer will be the one I am?

(Wings of Desire, Wim Wenders)

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Non c’è nessun nemico là fuori. Sanno di essere loro il nemico. (Millennium People, Pag.100)

La borghesia elimina sempre più la dispersione dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione, e ha concentrato in poche mani la proprietà. Ne è stata conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, legate quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi e dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, sotto un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, entro una sola barriera doganale. (Carl Marx, Manifesto del Partito Comunista)

Se il genere umano scomparisse improvvisamente, un giorno, lasciando però intatte le città in cui abita, un’eventuale civiltà aliena che, in un futuro non troppo lontano, venisse ad esplorare il nostro pianeta, ormai inabitato, potrebbe comprendere la psicologia dei terrestri osservando l’urbanistica e l’architettura delle città.

La città, secondo il sociologo urbano Robert Park, “dei tentativi fatti dall’uomo per rimodellare il mondo in cui vive secondo i propri desideri, è il più duraturo e nel complesso anche il più riuscito” (citato in David Harvey, “Il Capitalismo contro il diritto alla città”, pag. 2). L’uomo, creando la città ha di fatto creato sé stesso.

Prodotto di un cambiamento della geografia attraverso la produzione ed il consumo; mondo creato da sé, di conseguenza, la città, è il mondo in cui l’uomo è condannato a vivere.

Lo spazio urbano è tuttavia un mondo segmentato: abitare, circolare, lavorare, giocare, sono aspetti del vissuto che, nella visione di Deleuze e Guattari, sono segmentati spazialmente e socialmente:

La casa è segmentata secondo la destinazione delle sue stanze, le strade in funzione dell’ordine della città, la fabbrica secondo la natura delle mansioni e delle operazioni. Siamo segmentati binariamente, secondo grandi opposizioni duali: le classi sociali, ma anche gli uomini e le donne, gli adulti e i bambini, etc. Siamo segmentati circolarmente in cerchi sempre più vasti, in dischi o corone sempre più larghi, alla maniera della “lettera” di Joyce: i miei affari, quelli del mio quartiere, della mia città, del mio paese, del mondo…Siamo segmentati linearmente, su una linea retta, su linee rette, dove ogni segmento rappresenta un episodio o un “processo”: non appena abbiamo finito un processo ne iniziamo un altro, eternamente proceduristi o procedurati, famiglia scuola, Esercito, lavoro e a scuola ci dicono: “Non sei più in famiglia”, e nell’Esercito ci dicono: “Non sei più a scuola”. A volte i diversi segmenti rinviano a individui o a gruppi differenti, altre volte è lo stesso individuo o lo stesso gruppo a passare da un segmento all’altro, ma queste figure di segmentarietà, la binaria, la circolare, la lineare, sono sempre prese l’una nell’altra, si trasformano a seconda del punto di vista. (Deleuze, Guattari, “Mille Piani”, pag. 265)

Indispensabile per comprendere come si è configurato questo spazio urbano è il ruolo che vi ha svolto l’industrializzazione, il processo che nell’ultimo secolo ha formato e riformato il processo urbano, creando e ricreando le forze sociali.

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Long long I lay in the sands

Sounds of trains in the surf
in subways of the sea
And an even greater undersound
of a vast confusion in the universe
a rumbling and a roaring
as of some enormous creature turning
under sea and earth
a billion sotto voices murmuring
a vast muttering
a swelling stuttering
in ocean’s speakers
world’s voice-box heard with ear to sand
a shocked echoing
a shocking shouting
of all life’s voices lost in night
And the tape of it
someow running backwards now
through the Moog Synthesizer of time
Chaos unscrambled
back to the first
harmonies
And the first light

(Lawrence Ferlinghetti)

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“…ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli…”

“So you begin to wonder if Leonia’s true passion is really , as they say, the enjoyment of new things, and not, instead, the joy of expelling, discarding, cleansing itself of a recurrent impurity. The fact is that street cleaners are welcomed like angels.” (Italo Calvino, Invisible Cities)

A sailor’s wife had chestnuts in her lap,
And munch’d, and munch’d, and munch’d:–
‘Give me,’ quoth I:
‘Aroint thee, witch!’ the rump-fed ronyon cries.
Her husband’s to Aleppo gone, master o’ the Tiger:
But in a sieve I’ll thither sail,
And, like a rat without a tail,
I’ll do, I’ll do, and I’ll do.
(Shakespeare, Macbeth)

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A ghost, though invisible, still is like a place
your sight can knock on, echoing; but here
within this thick black pelt, your strongest gaze
will be absorbed and utterly disappear:

just as a raving madman, when nothing else
can ease him, charges into his dark night
howling, pounds on the padded wall, and feels
the rage being taken in and pacified.

She seems to hide all looks that have ever fallen
into her, so that, like an audience,
she can look them over, menacing and sullen,
and curl to sleep with them. But all at once

as if awakened, she turns her face to yours;
and with a shock, you see yourself, tiny,
inside the golden amber of her eyeballs
suspended, like a prehistoric fly.

(R.M. Rilke, Black Cat)